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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Guerra in Ucraina: la posizione degli intellettuali russi contro il conflitto
Chi condanna aspramente la Russia, chi sostiene la resistenza ucraina, con e senza scetticismo

La guerra genera posizioni eterogenee e variegate. Chi condanna aspramente la Russia, chi sostiene la resistenza ucraina, ma con qualche scetticismo. Chi si definisce pacifista (chi non lo è, se non un criminale?). Chi è più critico nei confronti della NATO, chi fervente atlantista. Ma tutte queste fazioni sono soprattutto occidentali e conformistiche. Piuttosto, cosa ne pensano gli intellettuali russi?

Fortunatamente, non ci sono sorprese. La maggior parte dell’intellighenzia russa non ha dubbi: la guerra in Ucraina è un’atrocità. Non è possibile affermare “tutti gli intellettuali, artisti e pensatori russi” sono ostili al conflitto. Per una motivazione molto semplice: vi è un’evidente difficoltà nel conoscere le reali dinamiche all’interno del regime russo.

Tutti coloro che si oppongono al Cremlino ricevono il trattamento che hanno subito i dissidenti dei totalitarismi. Lo stesso Navalny ne è un esempio. L’attivista russo, dopo essere stato avvelenato, si ritrova chiuso in cella a fissare per ore il ritratto di Putin.

Ciò nonostante, fortunatamente, vi è un’eco mediatica per coloro i quali hanno la forza di resistere. Diversi scrittori e poeti hanno usata la potenza della parola per denunciare la violenza delle armi. Gli intellettuali russi sono schierati dalla parte della pace. E “combattono” con l’eloquenza affinché cessi questa tragedia immane.

Scrittori contro la guerra: Lebedev e Glukovski

«Russia, troppi intellettuali hanno chiuso gli occhi sul regime». Questa è l’accusa di Lebedev, quarantenne scrittore moscovita, indignato per l’omertà degli intellettuali russi. Ritiene che “nel recente passato la cultura ha evitato di trattare quei temi”. Inoltre, sostiene che vi sia “in Russia soltanto la profonda negazione della realtà, l’impotenza o la lealtà verso i criminali”.

La guerra, secondo Lebedev, “non è solo la guerra di Putin ma un crimine di Stato su vasta scala. […] Anche se la caduta del regime potrà ripulire l’immagine della Russia, per rimetterci in marcia verso la democrazia abbiamo bisogno di giustizia, di chiarezza e di punizioni esemplari nei confronti di chi si è macchiato di crimini contro l’umanità“.

Accusato di “discredito dell’esercito russo” e ricercato dalla polizia russa, Dmitri Glukovski non si arrende. Ribadisce il suo messaggio a gran voce: “Stop alla guerra in Ucraina, Mosca ritiri le truppe“. Glukovski è uno scrittore russo molto popolare, anche tra i giovani. Infatti, è un suo post di Instagram ad avergli procurato un mandato di cattura. Quanto condiviso sui social recita: “No alla guerra in Ucraina. Ammettete che questa è una vera guerra contro l’intero popolo ucraino. Fermatela”.

Olga Sedakova, la più grande poetessa russa contro la guerra

Non poteva mancare la sua voce. La sua parola, così penetrante e mordace, scuote ancora le coscienze. Olga Sedakova, la più importante poetessa russa vivente, riesce a trasmettere l’essenza della vera Russia. Quella di Tolstoj, e soprattutto di Dostoevskij. E riesce a dipingere l’orrore della guerra, lo strazio dell’inganno. “La guerra è stato uno choc assoluto per tutti”, confessa Sedakova, “sembrava che semplicemente non potesse più accadere”.

Nessuno meglio di lei sa cosa significa opporsi al sistema sovietico. Arrestata quando aveva vent’anni per il suo mancato attivismo politico e per le sue convinzioni religiose, pubblica clandestinamente i primi versi. Viene gettata in un ospedale psichiatrico dal regime e vi resta per cinque mesi, con lo scopo di assimilarla alla dittatura. Ma nessuna manipolazione mentale raggiunge lo scopo sperato. Una volta uscita, si laurea in Filologia nel 1976, senza poter pubblicare nulla nel suo Paese. Intanto, però, le sue opere circolavano nel mondo. Solo nel 1989, con l’imminente caduta dell’URSS, Sedakova riscuote il successo che merita (e di cui gode tuttora) anche in Russa.

Sedakova: “La guerra causa un clima depresso e teso”

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, la poetessa è tranchant. “Quando è cominciata la guerra non dichiarata, perché in Russia si chiama «operazione militare speciale», nel Paese era stata completamente distrutta qualsiasi opposizione“. E aggiunge: “In televisione non c’era altro che propaganda. Propaganda viziosa e totalmente falsa”.

Sulla repressività dello Stato, la scrittrice conferma quando si può ipotizzare. “Le persone con una chiara posizione contro la guerra si sentono come ostaggi: la forza militare dello Stato è diretta contro di loro. Molte persone della mia cerchia stanno lasciando il Paese. Con varie motivazioni: la paura delle rappresaglie, la riluttanza a partecipare, il desiderio di salvare i bambini”.

Inoltre, il suo acume le permette di scorgere una nuova natura nella Russia putiniana: “Molto oggi assomiglia all’Urss dei suoi giorni stalinisti più repressivi. Come allora c’è la richiesta di un sostegno pieno e incondizionato a qualsiasi decisione delle autorità. Ma c’è anche qualcosa di nuovo. Gli slogan e lo stile sono spesso presi direttamente dal Terzo Reich. Il regime sovietico camuffava la sua brutalità. Oggi la brutalità della soppressione forzata di elementi esterni e locali è praticata apertamente e non nascosta”.

L’appello di 80 intellettuali di tutto il mondo

Dalle colonne di Le Monde, lo scorso aprile, molti intellettuali sono risultati firmatari di un appello pacifista. Tra questi, Noam Chomsky e Tahar Ben Jelloun. Di seguito un estratto della lettera aperta:

Tutti e tutte coloro che rivendicano per sé la libertà, che credono nel diritto dei cittadini di scegliere i propri leader e di rifiutare la tirannia, oggi devono schierarsi con gli ucraini. La libertà va difesa ovunque. Da parte nostra, rifiutiamo di sostenere qualsiasi dittatura con il pretesto che i suoi avversari sono nostri nemici. Difendendo la guerra di Putin, ci priviamo del nostro diritto di essere liberi“.

CREDIT FOTO: EPA/CHAMILA KARUNARATHNE

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Davide Chindamo

Davide Chindamo

Nato nel 1998, sono caporedattore della sezione Cultura. Sono laureato in Scienze dei Beni Culturali, laureando in Filologia moderna e futuro dottore di ricerca in Letteratura. Sono un dandy appassionato di letteratura, filosofia e storia dell’arte. Ma la mia più grande vocazione è la scrittura: ho pubblicato due raccolte di poesie, intitolate "Apollo" (2020) e "Allegrezza solitaria" (2021), e un romanzo, "Il trionfo dell’Arte" (2022). Collaboro con Aliseo per dimostrare l'assoluta modernità delle materie umanistiche e per difendere la loro natura profetica.

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