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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Pavarotti, una stella per il tenore nella Walk of Fame
Luciano Pavarotti apparirà nella Walk of Fame di New York. In memoria del grandissimo tenore modenese, verrà aggiunta una stella recante il suo nome nella famosa "passeggiata delle celebrità". Questa sera, ore 20:30 italiane, in diretta da Los Angeles, si svolgerà la cerimonia.

Luciano Pavarotti è stato l’essenza dell’Italia nel mondo. Nessuno meglio di lui ha saputo rappresentare il nostro Paese, con il tipico sorriso di chi diffonde il valore universale dell’Arte e ne diventa ambasciatore.

Ma Pavarotti non era soltanto il più grande tenore di sempre, la voce più celestiale del Novecento. Era anche la celebrità rimasta “normalità“, una luce immensa che non ha mai brillato per gettare gli altri nell’ombra. Ha sempre conservato quel tratto genuino e semplice, che lo ha reso un mito del popolo. Un gigante simpatico e carismatico, che non faceva sentire le persone comuni come dei piccoli nani.

In qualsiasi parte del mondo, Pavarotti ha sempre rivendicato le sue origini contadine, il suo amore viscerale verso l’Italia e verso quel cibo onesto e frugale che tanto lo rappresentavano. Indifferente alle critiche dei puristi della musica classica, ha messo il suo talento al servizio della gente, con concerti pop di beneficenza e raccolte fondi di vitale importanza. Un uomo rimasto tale, nonostante riscuotesse un successo esorbitante.

Luciano Pavarotti, breve storia di un grande uomo

Luciano era figlio di Fernando Pavarotti, un umile fornaio, ma anche tenore amatoriale nella “Corale Gioacchino Rossini” di Modena. “Mio padre è un tenore e io sarò un tenorino”, diceva quel piccolo bambino, mentre canticchiava La donna è mobile di Giuseppe Verdi su uno sgabello più grande di lui.

Nonostante Luciano fosse già maestro elementare, la madre Adele ha battagliato affinché facesse del canto la sua professione: dopo aver studiato con Arrigo Pola ed Ettore Campogalliani, il 26 aprile 1961 ha vinto il concorso “Achille Peri” e ha ottenuto il ruolo di Rodolfo nella Bohème di Giacomo Puccini. Un trionfo: il nome di Pavarotti rimbalzava sui giornali e questo giovane ragazzo aveva fin da subito la parvenza di un fuoriclasse.

Passione e voglia d’imparare hanno permesso a Pavarotti di spiccare il volo. Dopo le ovazioni in Italia, le sue ampie braccia, sempre spalancate dopo la fine di una performance, accoglievano l’entusiasmo dei loggioni stranieri. Intrepretare di nuovo Rodolfo a Covent Garden a Londra nel 1963, al posto di un indisponibile di Stefano, è stato determinante: Pavarotti era il cantante d’opera che suscitava maggior interesse, considerata la giovane età e il talento indecifrabile. Nel 1965 volava negli Stati Uniti, per mettere in scena Lucia di Lammermoor di Donizetti, ed esordiva alla Scala con L’elisir d’Amore dello stesso Donizetti. Nel 1972 la prima volta all’Arena di Verona con Un ballo in maschera di Verdi, mentre continuava la sua straordinaria carriera negli Stati Uniti.

Da questo momento, Pavarotti non sarà più chiamato Luciano, bensì Maestro e il Nessun dorma dalla “Turandot” di Puccini diventerà il suo marchio di fabbrica.

Pavarotti canta Nessun dorma (1990, Roma)

La voce di Pavarotti? “Quando nacque, Dio gli baciò le corde vocali” (H. von Karajan)

La voce di Pavarotti aveva, e vanta tuttora, un grandissimo pregio: è sempre riconoscibile. Morbida, avvolgente e armoniosa, allo stesso tempo robusta, struggente e passionale. Sembrava che fosse accompagnata dagli strumenti anche quando cantava senza orchestra, proprio perché conteneva una serie di sfumatura capaci di elevarla oltre il possibile. Tutte le volte che emetteva un suono, era come se si potessero contare le molecole che lo componevano, come se la sua voce fosse materica e malleabile.

La prova del talento di Pavarotti, a patto che ce ne fosse bisogno, è arrivata nel 1972. Luciano vestiva i panni di Tonio nella Figlia del reggimento di Donizetti al Metropolitan Opera House di New York.

Piccola curiosità. La partitura originale prevede l’aria “Ah mes amis”, all’interno della quale vi è l’esecuzione da parte del tenore di nove Do di petto (in inglese high ‘C). Di solito i cantanti lirici saltavano quel passaggio, per evitare di confrontarsi con una sfida così difficile, e continuavano a cantare senza eseguirlo, come se non fosse previsto dallo spartito. Il rischio era quello di stonare o di emettere un grido stridulo, in quanto il Do di petto richiedeva uno squillo molto alto, vibrante e pulito.

Pavarotti aveva 37 anni. Senza averlo mai tentato alle prove, effettua nove Do di petto durante lo spettacolo: netti, tenaci e brillanti, gli acuti del Maestro conquistavano gli Stati Uniti, stabilendo il record di 17 chiamate al sipario.

Luciano Pavarotti interpreta Tonio nella Figlia del reggimento di Donizetti (1972): effettua 9 Do di petto, perfettamente riusciti.

Pavarotti in Cina, I Tre Tenori e il Pavarotti & Friends

Memorabile la tournée in Cina del 1986, prima volta per un tenore italiano in terra cinese, così come i concerti de “I Tre Tenori”, insieme a Placido Domingo e José Carreras (il primo nel 1990 alle Terme di Caracalla a Roma). Indimenticabili le apparizioni del 1994 a Los Angeles, di fronte a un commosso Frank Sinatra, e del 1998 a Parigi.

Degna di lode è l’iniziativa del Pavarotti & Friends. Promossi a partire dal 1992, questi mega concerti, spesso a Modena, radunavano alla corte di Re Luciano tutti i più grandi artisti viventi. Alcuni nomi? Queen, U2, Sting, Michael Jackson, James Brown, Eric Clapton e tanti altri. Tutti i fondi venivano devoluti in beneficenza, per arginare le conseguenze drammatiche di malattie e guerre, a tutela dei più fragili (edizione del 1992 contro l’anemia mediterranea, 1995 contro la guerra in Bosnia, insieme a Lady Diana, 1998 a favore dei bambini in Liberia).

Nel 2001, per i suoi atti di filantropia, Pavarotti ha ricevuto il “Nansen Refugee Award“, risultando il privato cittadino che maggiormente ha contribuito a raccogliere fondi.

La stella nella Walk of Fame: ancora Italia nel mondo

La motivazione della stella è la seguente:

The legendary Maestro Pavarotti, whose voice transcended generations, will always be a gift to the world and a legend for eternity. We are proud to honor this icon and give his fans the opportunity to celebrate him when they visit his star on the Hollywood Walk of Fame.

Ana Martinez, Producer of the Hollywood Walk of Fame

Questo riconoscimento postumo concesso dalla Camera di Commercio di Hollywood, comitato addetto all’assegnazione delle “stelle” nella Walk of Fame, dimostra come questo gigante della lirica sia intramontabile. Dichiara come il suo nome, sebbene siano passati 15 anni dalla sua scomparsa (6 settembre 2007), abbia tutto il diritto di sfilare tra quello delle donne e degli uomini più illustri in ogni ambito della cultura. E concede all’Italia, ancora una volta, di apparire nel mondo con il suo abito migliore.

di Davide Chindamo

LINK PER LA DIRETTA DA LOS ANGELES: https://youtu.be/WvCuZtwnF2M

Foto: https://www.ondamusicale.it/wp-content/uploads/2017/06/pavarotti.jpg

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Davide Chindamo

Davide Chindamo

Nato nel 1998, sono caporedattore della sezione Cultura. Sono laureato in Scienze dei Beni Culturali, laureando in Filologia moderna e futuro dottore di ricerca in Letteratura. Sono un dandy appassionato di letteratura, filosofia e storia dell’arte. Ma la mia più grande vocazione è la scrittura: ho pubblicato due raccolte di poesie, intitolate "Apollo" (2020) e "Allegrezza solitaria" (2021), e un romanzo, "Il trionfo dell’Arte" (2022). Collaboro con Aliseo per dimostrare l'assoluta modernità delle materie umanistiche e per difendere la loro natura profetica.

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