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Presidenzialismo: le proposte per l’Italia e le lezioni dall’estero
Il centrodestra vuole riformare la Costituzione: modelli esteri e idee per adattare il presidenzialismo al nostro paese.

Con una certa mancanza di tatto istituzionale e con la consueta capacità di reclamare su di sé l’attenzione dell’opinione pubblica italiana, Silvio Berlusconi ha portato al centro della campagna elettorale il tema delle riforme istituzionali e, in particolare, del presidenzialismo in Italia. Lo ha fatto tirando in ballo il Quirinale nel peggiore dei modi, asserendo che Sergio Mattarella dovrebbe dimettersi in caso di entrata in vigore della riforma.

Sgrammaticatura istituzionale sufficiente a scatenare una ridda di accuse contro il centrodestra. “Cesarismo”, il reato. Repentino il passo indietro del Cavaliere che, però, un effetto lo ha ottenuto: il presidenzialismo è ora su tutti i giornali e mai, in Italia, i suoi sostenitori hanno avuto una simile occasione di realizzarlo.

Proviamo ad analizzare la questione a mente fredda. La Repubblica Presidenziale è una forma di governo (e per “forma di governo” si intende l’assetto dei pubblici poteri, il modo in cui sono ripartiti tra le Istituzioni e i rapporti che intercorrono tra di essi) che si distingue per due principali caratteristiche: primo, il Capo dello Stato, il Presidente, è eletto direttamente dal popolo; secondo, proprio in virtù di tale legittimità, il Capo dello Stato è anche capo dell’Esecutivo e non è vincolato dalla fiducia del Parlamento.

È bene precisare la distinzione tra queste due figure. Storicamente, il Capo dello Stato (monarca o presidente) rappresenta l’unità della Nazione ed è il garante dell’ordinamento. Viceversa, il Capo dell’Esecutivo è colui che determina gli indirizzi generali della politica di Governo assumendosene la responsabilità. Distinzione di massima declinata in molteplici modi a seconda dell’ordinamento che si va ad analizzare.

Nel mondo esistono una sessantina di Repubbliche presidenziali o semipresidenziali, il numero varia a seconda delle classificazioni. I casi più rilevanti sono senza dubbio due: Stati Uniti e Francia. Vediamo brevemente le caratteristiche di entrambi i sistemi in modo da inquadrare meglio cosa voglia dire Repubblica Presidenziale.

Il presidenzialismo in Stati Uniti e Francia

Negli Stati Uniti, il Presidente è eletto dai Grandi Elettori, a loro volta eletti direttamente dal popolo. È una carica dall’alto valore simbolico e la cui elezione rappresenta il culmine della democrazia americana con una campagna elettorale lunga e complessa. Il Presidente degli Stati Uniti è il capo delle forze armate, può firmare trattati internazionali, detiene il potere esecutivo e può esercitare un veto su tutte le proposte di legge provenienti dal Congresso il quale, per farle passare, deve approvarle di nuovo a maggioranza di 2/3. Tale diritto di veto conferisce al Presidente anche un potere di indirizzo legislativo nei confronti del Congresso.

Bisogna però evidenziare che, a fronte di tali rilevanti poteri, la figura del Presidente degli Stati Uniti è sottoposto a pesanti contrappesi (checks and balances). In primis, gli USA sono una federazione in cui l’autorità centrale ha solo una parte delle funzioni pubbliche mentre le restanti sono delegate ai singoli Stati. Secondo, negli USA una parte del Congresso viene rinnovata dopo due anni dal voto presidenziale con le elezioni di Midterm che spesso determinano una maggioranza di colore politico diverso da quello del Presidente.

Inoltre, il Congresso può seriamente mettere in difficoltà l’inquilino della Casa Bianca, rifiutandosi di approvare il bilancio fino ad arrivare al cosiddetto “Shutdown” cioè il blocco dell’attività amministrativa. Infine, tra i principali check and balances che limitano i Presidenti americani va ricordata la possibilità di Impeachment da parte del Congresso.

Differente è la situazione al di là delle Alpi. In Francia vige un sistema che i politologi definiscono “semipresidenziale” poiché nell’ordinamento è prevista anche la figura del Primo Ministro. Il Presidente della Repubblica, eletto direttamente dal popolo, oltre a garantire l'”indipendenza nazionale e l’integrità territoriale” ha un ampio spettro di poteri senza eguali nelle altre democrazie europee. Il Presidente è il perno delle istituzioni in quanto nomina il Primo Ministro e gli altri membri del Governo sulla base delle elezioni legislative e ha il potere di sciogliere il Parlamento.

Egli è anche capo dell’Esecutivo e presiede il Consiglio dei Ministri svolgendo, de facto, quella funzione di impulso politico che in Italia è appannaggio del Presidente del Consiglio. Il Presidente detiene il comando delle forze armate, il potere di ratificare trattati e concedere la grazia. È inoltre titolare di una clausola di salvaguardia nazionale, contenuta nell’art.16 della Costituzione, che gli attribuisce poteri eccezionali in caso di minaccia alla sovranità nazionale. In questa architettura, il Primo Ministro viene ad assumere un ruolo di comprimario e la sua funzione principale è quella di detenere  il rapporto fiduciario con il Parlamento.

Inoltre, il Presidente francese, benché affiancato da un Primo Ministro, non ha gli stessi contrappesi di quello americano. La Francia è uno stato unitario e piuttosto accentrato e non una federazione come gli Stati Uniti e, di conseguenza, i poteri sono concentrati a Parigi piuttosto che nei Dipartimenti. Inoltre, non esistono elezioni di medio mandato che possano indebolire la maggioranza parlamentare del Presidente.

Au contraire, le elezioni legislative avvengono un mese dopo di quelle presidenziali e quindi, solitamente, la maggioranza in Parlamento è dello stesso colore del Presidente. Infine, il rapporto tra Presidente e Primo Ministro è del tutto sbilanciato a favore del primo: infatti, il Presidente nomina il Primo Ministro e, anche se non può revocarlo, si viene comunque a creare una gerarchia tra le due figure.

Presidenzialismo: proposte di IV e FdI

Per realizzare una riforma presidenziale in Italia si possono seguire tre strade, due semplici e con il rischio di combinare disastri, una difficile e tortuosa ma che garantirebbe risultati migliori per le nostre istituzioni. La prima strada semplice è quella proposta da Italia Viva, il cosiddetto “Sindaco d’Italia”. L’idea è quella di riprendere il modello applicato per l’elezione dei primi cittadini nelle grandi città e replicarlo, con i dovuti (non ancora chiari) correttivi, a livello nazionale. In poche parole si rimarrebbe in una Repubblica Parlamentare ma con il Presidente del Consiglio eletto direttamente dai cittadini.

Modello indubbiamente fantasioso (in Europa non esiste una democrazia dove il Primo Ministro sia eletto dal popolo) ma che nasconde insidie. Ci limitiamo a indicarne alcune. Come si combinerebbe la legittimità popolare ottenuta in questo modo dal Primo Ministro con la necessità del voto di fiducia di ben due Camere?

Il Sindaco delle grandi città sceglie e nomina i suoi assessori mentre attualmente il Presidente del Consiglio è puramente un primus inter pares all’interno del Consiglio dei Ministri: come cambierebbe questo rapporto? Inoltre, per assicurare il controllo sul proprio Consiglio Comunale, il Sindaco di una grande città ottiene di diritto il 60% dei seggi in Consiglio Comunale: si pensa di replicare tale meccanismo anche a livello parlamentare?

La seconda strada semplice è quella di replicare il semipresidenzialismo francese in Italia. Strada prediletta dal Centrodestra tanto che, nella Legislatura corrente, FdI ha presentato una proposta che ricalca il modello d’oltralpe. La proposta contiene solo 13 articoli e si limita a modificare il Titolo concernente il Presidente della Repubblica e, in minima parte, quello riguardante il Governo.

Introduce l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, conferendogli il potere di presiedere il Consiglio dei Ministri e un non meglio specificato “Consiglio supremo per la politica estera e la difesa”. Inoltre è il Presidente della Repubblica che “dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile” coordinando l’attività dei ministri coadiuvato dal Primo Ministro.

Un presidenzialismo italiano

L’idea di replicare il modello francese in Italia è senza dubbio legittima e va approfondita, ma può essere limitante e non condurre ai risultati sperati. Una Costituzione è un organismo complesso, le sue parti comunicano tra loro come gli organi di un essere vivente.

Toccarne uno senza tenere conto degli altri è sintomo di superficialità. In particolare, nel caso della proposta di FdI, appare bizzarro che non venga modificato quasi per nulla il Titolo riguardante il Governo e, a maggior ragione, che non venga minimamente toccata la parte riguardante il Parlamento e la formulazione delle Leggi.

La Costituzione francese venne riscritta da capo nel 1958, tra l’altro durante un periodo di tensioni fortissime con la minaccia di un colpo di Stato militare a seguito della crisi di Algeria. La proposta di FdI, invece, si limita ad inserire nella nostra Carta un elemento che le sarebbe del tutto estraneo, cioè di impiantare l’elezione diretta del Presidente della Repubblica nei meccanismi di una Repubblica Parlamentare.

E questo ci conduce alla terza via. Quella tortuosa e difficile. Anziché guardare a modelli pensati in altre contingenze storiche, una riforma presidenziale in Italia dovrebbe ambire a ideare un nuovo sistema istituzionale, adatto alle nostre esigenze e a rispondere alle criticità che l’Italia sta affrontando.

La figura di un Presidente forte richiede un sistema di contrappesi in grado di limitarne i poteri. Tale sistema potrebbe prevedere, ad esempio, una riforma degli enti locali con la realizzazione di un vero e compiuto federalismo. Un altro correttivo che andrebbe apportato è il superamento del Bicameralismo Paritario con un riparto delle competenze tra Camera e Senato in modo da adeguare il Parlamento al nuovo sistema presidenziale.

Vaste programme, certo, ma il nostro Paese merita e necessita di un simile sforzo creativo. Continuare a operare per mimesis di modelli stranieri non ci rende giustizia. Sarebbe un bell’esempio di sincero e appassionato patriottismo.

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Davide Masciocchi

Davide Masciocchi

Appassionato di politica e storia sin da ragazzino, lavoro a Roma in BMTI (Borsa Merci Telematica Italiana) e studio alla Scuola di Geopolitica di Limes. Sono un lettore accanito, amante della letteratura e della cultura classica, amore che cerco di riversare anche nei miei scritti. Tra le mie passioni, mi piace sempre citare quella per gli scacchi e i giochi di strategia in generale.

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