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Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Cosa ci aspetta? Il 2023 dell’Europa tra difficoltà ed elezioni
Le conseguenze della guerra in Ucraina, le fragilità della Germania e i dilemmi della Francia di Macron

Lasciato alle spalle un a dir poco burrascoso 2022, l’Europa si prepara ad affrontare il 2023. La guerra ai confini dell’Ue non è più uno shock senza precedenti, ma la tragica normalità con cui fare i conti. Il conflitto ha poi esacerbato le problematiche energetiche e contribuito al boom dell’inflazione. Se ci aggiungiamo la recessione incombente è chiaro che il 2023 non sarà certamente un anno semplice per il Vecchio continente. 

Le difficoltà di Berlino

Un anno difficile lo sarà quasi certamente per la locomotiva d’Europa, la Germania. Stretta in una morsa perfetta tra il taglio delle forniture di gas russo (Mosca forniva quasi la metà dell’energia utilizzata dai tedeschi) e le problematiche di un governo fragile e litigioso, Berlino dovrà in qualche modo trovare la quadra. 

I primi giorni del nuovo anno hanno confermato le difficoltà: i Verdi continuano con una linea fermamente pro-Ucraina (la leader ecologista Annalena Baerbock è stata il primo ministro degli Esteri europeo a visitare Kharkhiv e ha ottenuto un ok di massima all’invio di carri armati Leopard a Kiev), mentre il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz è più esitante. Il taglio delle forniture di gas russo poi, unito al rifiuto di una marcia indietro sull ’addio al nucleare dei Verdi, ha obbligato il governo a riaprire alcune centrali a carbone. 

Il caso più famoso è quello di Lützerath, paese del Nord-Reno Vestfalia demolito per far posto all’allargamento della locale miniera.  Migliaia di giovani ecologisti sono andati sul posto per protestare: tra loro anche Greta Thunberg, che è stata addirittura fermata dalla polizia. Insomma non è la legislatura che i Grȕnen si aspettavano per il ritorno al governo dopo 16 anni, anche se bisogna dire che la perdita del consenso dei giovani più intransigenti sul cambiamento climatico è stata più che ripagata da altri elettori che apprezzano il nuovo pragmatismo della dirigenza verde e il sostegno all’Ucraina. 

Macron tra storia e contingenze

Sostegno all’Ucraina che viene anche dalla Francia, dove il governo ha annunciato che invierà i carri armati Amx 10-RC a Kiev entro i prossimi due mesi. Emmanuel Macron però rimane anche l’unico importante leader occidentale a mantenere contatti costanti con il presidente russo Vladimir Putin, che pare provi un sincero rispetto per il francese.

In patria l’inquilino dell’Eliseo è ora alle prese con la riforma delle pensioni: il presidente e il suo primo ministro Élisabeth Borne si sono spesi per innalzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni (in Italia è a 67), ma nel Paese le resistenze sono fortissime, da destra a sinistra. L’esecutivo va però avanti sulla sua strada, forte dell’appoggio parlamentare del centrodestra dei Les Républicains, che aveva l’aumento dell’età pensionabile nel proprio programma elettorale lo scorso anno. 

Il secondo e ultimo mandato di Macron all’Eliseo (nel 2027 non potrà ricandidarsi), in cui teoricamente può dedicarsi ad un’azione politica senza il timore di perdere consensi in vista di una futura elezione, è però azzoppato dall’assenza di una maggioranza parlamentare. Se sulla riforma delle pensioni può contare sull’appoggio del centrodestra, non è scontato che questo possa avvenire su altre questioni, anche perché i Républicains hanno eletto come loro leader Éric Ciotti, una figura piuttosto radicale, politicamente più vicina a Le Pen che a Macron. 

L’Unione europea tra Qatargate e un occhio al 2024 

Dicembre ha portato a Bruxelles uno scandalo senza precedenti, il cosiddetto Qatargate. Alcuni deputati del Parlamento europeo, tra cui la vicepresidente dell’aula Eva Kaili, sono accusati di aver preso tangenti dal Qatar e probabilmente anche dal Marocco, per difendere le posizioni non sempre limpide di questi Paesi sui diritti umani. Lo scandalo per ora è confinato al gruppo dei Socialisti e Democratici, ma non è da escludere che dopo la fine delle indagini della polizia belga si allarghi ad altre figure ed eventualmente anche ad altri gruppi politici. 

Ad ogni modo una pessima figura per il Parlamento europeo, l’istituzione comunitaria che più di spende (almeno a parole) per il rispetto dei diritti umani. L’anno prossimo poi ci saranno le elezioni per il suo rinnovo e sono già incominciate le manovre politiche. Lo scorso 5 gennaio il leader del Partito Popolare Europeo Manfred Weber ha incontrato a Palazzo Chigi Giorgia Meloni, che è anche presidente del partito dei Conservatori e Riformisti Europei.

All’ordine del giorno una possibile futura collaborazione tra i due gruppi nella prossima legislatura europea, con la possibilità di spezzare la tradizionale alleanza tra popolari e socialisti che governa l’Ue dalla sua fondazione. L’alleanza di destra non sarà comunque semplice, sia per motivi numerici sia per l’opposizione di alcuni importanti partiti tra i popolari, come la Coalizione Civica polacca e la CDU tedesca

L’anno elettorale 

Al voto però non si andrà solo nel 2024. Quest’anno non sarà come il 2022, in cui sono andati alle urne pesi massimi come Francia e Italia, ma ci saranno appuntamenti sicuramente interessanti. Il principale sarà l’ultimo: in dicembre si vota in Spagna. Il presidente Pedro Sánchez è un modello per le sinistre del continente, ma al momento nei sondaggi è dietro il candidato popolare Alberto Núñez Feijóo, che sta puntando su una strategia più moderata e centrista per non schiacciarsi sulle posizioni di Vox. Solo pochi giorni fa, Feijóo ha ribadito che cercherà di evitare di governare con il partito di Santiago Abascal, anche se obiettivamente sembra quasi impossibile che se la destra tornerà al governo a Madrid potrà farlo senza la sua fazione più radicale. 

Ma non c’è solo la Spagna. Ad aprile si vota in Finlandia, dove la primo ministro “pop” socialista Sanna Marin cerca la riconferma. Tre mesi dopo, in luglio, sarà la volta della Grecia, dove il presidente conservatore Kyriakos Mitsotakis è ancora alle prese con il caso di spionaggio sui suoi avversari politici, oltre che con le crescenti tensioni con la Turchia. In autunno poi ci sono le elezioni parlamentari polacche.

Il braccio di ferro tra Varsavia e la Commissione europea sullo stato di diritto ancora in corso, con importanti conseguenze sull’economia polacca per l’ancora non certo il libera di Bruxelles al Recovery Fund del Paese. Infine le presidenziali ceche e cipriote, le elezioni locali nelle principali regioni tedesche e italiane, un nuovo voto in Irlanda del Nord…no, nel 2023 non ci annoieremo. 

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Rodolfo Fabbri

Rodolfo Fabbri

Giornalista, da sempre affascinato da storia, geografia e politica. Milanese con esperienze in giro per l'Europa, ho una passione che sfiora la maniacalità per mappe e dati. L'obiettivo che mi pongo è quello di raccontare con equilibrio quel che ci succede intorno. Perché se è vero che nel giornalismo l'oggettività non esiste, ritengo che il nostro dovere sia di fare tutto il possibile per avvicinarvisi

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