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Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Traffico di droga e Vie della Seta, quanto vale il Myanmar per la Cina
La guerra civile permanente nell'ex Birmania e le leve dell'influenza del Dragone tra infrastrutture, commercio e energia

Lo scorso primo febbraio, la giunta militare alla guida del Myanmar (Birmania) ha celebrato il secondo anniversario della sua salita al potere. Sono trascorsi due anni da quando il Tatmadaw (esercito birmano) prese il controllo del Paese con un colpo di stato che delegittimò il governo guidato dalla National League for Democracy di Aung San Suu Kyi, vero simbolo della democrazia birmana, eletto dal popolo nel 2020.

Il Tatmadaw, autoproclamatosi “custode supremo della nazione”, denunciò presunti brogli, che lo costringevano “ad intervenire per preservare paradossalmente la democrazia”. Molteplici i motivi che hanno spinto l’esercito ad agire: la storica influenza militare sugli apparati burocratici, l’intensificarsi dei conflitti etnici interni alla nazione, la cocente sconfitta alle urne del braccio politico dell’esercito (USDP), l’allora prossimo pensionamento del comandante in capo delle Forze armate e lo sfruttamento delle risorse monetarie concesse dal Fondo Monetario Internazionale per fronteggiare la crisi pandemica.

Conquistato il potere con la forza, la giunta militare proclamò lo stato di emergenza per dodici mesi e, secondo costituzione, lo prorogò di un altro anno. Tuttavia, arrivata la data di scadenza dell’ultima proroga, il governo non ha ritenuto il Paese pronto ad una nuova tornata elettorale, prolungando di ulteriori sei mesi le misure straordinarie. Ma non è stata indicata nessuna data, nemmeno probabile, per le prossime elezioni: ciò prefigura nuove violazioni del testo costituzionale ed una sempre più difficile transizione verso un regime democratico, mentre lo stesso Stato rischia di dissolversi nel turbinio delle forze centrifughe interne.

La guerra civile scoppiata tra il Sac (State Administration Council) e il Governo di Unità Nazionale (governo democratico in esilio) ha esacerbato i latenti conflitti interni al Paese. Il Myanmar difatti affronta, dal 1948, un permanente stato di guerriglia interna, alimentata da fazioni armate rappresentanti i numerosi gruppi etnici componenti la nazione, i quali ambiscono a separarsi dallo Stato birmano oppure alla conquista di un maggiore grado di autonomia all’interno dello stesso.

La più grande attività militante si osserva negli stati orientali come Kachin, Karen e Shan, dove operano diverse formazioni armate indipendenti dal governo centrale. In particolare, nello stato nord-orientale dello Shan, è attiva la United Wa State Army, ramo militare dell’autoproclamato Stato di Wa. La Divisione Auto-Amministrata Wa è un territorio compreso nell’entità federata dello Shan, caratterizzata dalla prevalenza del gruppo etnico Wa. Metà della popolazione Wa abita però oltre confine, nella provincia cinese dello Yunnan. Ciò in parte spiega le forti relazioni tra Pechino e questo gruppo etnico e i suoi rappresentanti in Myanmar.

Ad oggi, l’Uwsa non è direttamente coinvolta nel conflitto civile birmano, ma mantiene forti relazioni con le forze avverse al regime. Come parte di queste alleanze, essi forniscono armi ed attrezzature alle bande amiche. Supportando i gruppi etnici, lo Stato di Wa mira alla creazione di una zona cuscinetto tra i propri territori e quelli dove permangono combattimenti attivi, scoraggiando possibili incursioni del Tatmadaw. Inoltre, così agendo, lo Stato di Wa contrasta l’influenza dello Stato di Shan, che si oppone alla loro autonomia.

Fonte: Rybar.ru

Lo Stato di Wa e lo speciale rapporto con la Cina

I punti di forza dello Stato di Wa sono molteplici, a cominciare dalla preminente posizione nel cosiddetto “Triangolo d’oro”, sito tra Thailandia, Myanmar e Laos, noto per il traffico di droga. Wa è infatti produttore di droghe, come eroina e metanfetamine, sul proprio territorio, attraverso la cui vendita finanzia le proprie formazioni militari. A seguire, è importante notare come vi sia una forte influenza cinese che permea il tessuto economico e sociale della regione: lo yuan è utilizzato come moneta di scambio, la lingua cinese è molto diffusa tra la popolazione, comunicazioni mobili ed Internet sono forniti da provider cinesi.

Conseguentemente, lo Stato di Wa è diventato uno degli strumenti di influenza di Pechino sulle autorità birmane, al fine di controllare l’importante rotta logistica verso l’Oceano Indiano. Negli ultimi anni, la Repubblica Popolare Cinese ha investito molto nelle infrastrutture di trasporto per facilitare la spedizione di merci da Singapore attraverso il Myanmar e verso il Sichuan. Altre leve dell’influenza cinese si rinvengono nei gasdotti ed oleodotti che collegano l’Impero di Mezzo alle forniture energetiche del Golfo di Bengala; ed infine nell’adesione del Myanmar alle Nuove Vie della Seta (Belt and Road Initiative).

L’Occidente, dal canto suo, incentiva l’isolamento internazionale della Birmania, procedendo ad applicare nuove sanzioni per minarne la stabilità economica ed internazionale. L’ascendente dello Stato di Wa, trainato dal commercio di droghe e dalle forniture di armi agli alleati, accresce proporzionalmente l’influenza cinese nella regione, consentendole di svolgere un ruolo sempre maggiore nelle questioni interne allo Stato del Myanmar. Questo è una delle pedine dello scacchiere su cui si gioca la “partita del secolo” tra Cina e Stati Uniti. E Pechino è intenzionata a non lasciare nulla al caso.

Foto in evidenza: “DSC_0112_2” by anevillemorgan is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

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Giulio Caravaggio

Giulio Caravaggio

Pescarese di nascita, mi occupo di analisi geopolitica e militare, con un focus particolare sul continente africano e sullo sviluppo di conflitti. Sono convinto che ognuno di noi debba essere consapevole dei meccanismi politici e storici che muovono il mondo. Per questo contribuisco a comunicare attraverso i mezzi del giornalismo l’importanza dello studio del rischio e della sicurezza internazionale.

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