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Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

What if… nessuna Guerra civile spagnola
La guerra civile spagnola, agli occhi dei posteri, sembra l'antipasto di orrori ben più grandi. Ma se non fosse mai accaduta?

Cassetta degli attrezzi

Monarchia spagnola

Come si è arrivati alla Guerra civile spagnola? La monarchia iberica era une delle più antiche rimaste in un’Europa in cui i grandi imperi erano giunti al collasso alla fine del primo conflitto mondiale e si stavano diffondendo i totalitarismi. Nel 1931 era stata soppressa: la Seconda Repubblica spagnola venne proclamata il 14 aprile dello stesso anno, Alfonso XIII venne costretto all’esilio.

Come vedremo, Francisco Franco, convinto monarchico, restaurò la corona già nel 1947, lasciando appositamente il trono vacante per assumere il ruolo di reggente. Nel 1969 indicò come suo successore Juan Carlos I de Borbone. Esso lo sostituirà davvero dopo la morte e avvierà un processo di democratizzazione, fondando la monarchia parlamentare tutt’ora regnante in Spagna.

Francisco Franco

Franco fu il sanguinario dittatore e feroce reazionario che guidò la Spagna dal ’39, anno in cui vinse la guerra civile spagnola. Rimase al potere fino alla morte, avvenuta il 20 novembre 1975. Aveva iniziato la sua brillante carriera nell’esercito partendo da una famiglia povera e con una costituzione gracile. Scelse tuttavia di dedicarsi alla vita militare; a 33 anni era già generale di brigata grazie alle sue vittoriose campagne in Marocco. Fu il generale più giovane dai tempi di Napoleone che l’Europa avesse mai visto.

Sarà proprio dal Marocco che Franco fece scoccare la scintilla della rivoluzione contro la Seconda repubblica, insieme a José Sanjurjo ed Emilio Mola. Egli infatti, convinto nazionalista e anticomunista, non poteva tollerare che al governo fosse arrivato il Fronte popolare, l’alleanza di tutti i partiti di sinistra uniti per vincere le elezioni nel 1936. In realtà, dei tre leader, egli era il meno convinto e decise di partecipare al colpo di Stato all’ultimo secondo. Quando gli altri due morirono in guerra egli prese in mano la situazione e condusse i suoi “falangisti” alla vittoria della sanguinosissima guerra civile. La lotta durò tre anni, fino al ’39.

Totalitarismi all’alba della Guerra civile spagnola

I totalitarismi in Europa stavano già prendendo piede da alcuni anni. In Italia il fascismo governava dal 1922, anno della marcia su Roma, mentre Hitler aveva accentrato tutti i poteri su di sé nel 1933. I due dittatori non stettero solo a guardare, ma decisero di contribuire fattivamente, inviando truppe di volontari (per aggirare le leggi internazionali, come vedremo in seguito), materiali e aviazione.

Quando Franco arriverà al potere, prenderà spunto da Italia e Germania per instaurare un governo che durerà 36 anni e le cui ripercussioni avvertiamo ancora oggi. Fu uno spettatore della Seconda guerra mondiale e della Guerra fredda, durante la quale parteggiò sempre per gli USA. Assunse posizioni atlantiste, nonostante non entrò mai nella NATO.

«Francisco Franco ha lasciato in eredità l’ordine. In Spagna funziona tutto e funziona bene, ci sono educazione, pulizia, rispetto e poca burocrazia».

Fabio Capello, allenatore di calcio

Contesto storico

La Spagna stava fronteggiando un momento complicatissimo. Il paese era spaccato tra città floride e guidate da un ceto industriale ricchissimo, come Madrid, a campagne impoverite e periferie degradate che sorgevano intorno ai porti e alle principali città. Onnipotenti erano i “Grandi di Spagna”, i ricchissimi proprietari terrieri che possedevano gran parte delle coltivazioni e avevano enorme potere economico ed influenza politica. La perdita dei rimasugli del proprio impero coloniale era stato il colpo definitivo all’economia del paese, ormai in ginocchio e dilaniato dalle questioni sociali.

In questa polveriera Manuel Primo de Rivera attua un colpo di Stato nel settembre ’23. Egli scioglie il parlamento e forma un direttorio di tecnici e militari che guidano il paese. Le condizioni sono però così difficili, e le riforme tentate così fallimentari, che nel ’30 De Rivera rinuncia al suo ruolo. La monarchia è costretta ad allontanarsi e si indicono libere elezioni.

L’inizio della Guerra civile spagnola

Dopo una breve parentesi del centro sinistra e il bienio nigro, (1933-1935) in cui governano partiti di estrema destra, le elezioni del ’36 sono vinte dal Fronte popolare. In questo contesto Franco e i suoi alleati danno vita al golpe che nei loro piani doveva essere rapido e chirurgico, ma si tramuterà in una guerra civile lunga e spietata.

Gli altri Stati europei se ne chiamarono fuori. Tutti ricordavano gli orrori della Prima guerra mondiale, e si decise per una linea politica simile all’appeasement che si adotterà poi con Adolf Hitler, anche in quel caso fallimentare, per evitare l’escalation del conflitto. Per questo, malgrado la Guerra civile spagnola fu il primo conflitto davvero “mediaticizzato” della storia, con reportage dei maggiori giornali, foto, stampa martellante e aggiornamenti radio, si firmò un accordo che vietava a tutti i contraenti di intervenire a favore di uno o dell’altro fronte

Come accennato in precedenza, Italia e Germania, che provavano simpatia per Franco e il suo progetto dittatoriale reazionario, trovarono comunque il modo di supportarlo e aggirare i divieti.

«La difesa della pace interna e dell’ordine costituisce la sacra missione delle forze armate di una nazione e questo è ciò che abbiamo svolto».

Francisco Franco

What if…

Nessuna Guerra civile spagnola sul suolo europeo

Senza la guerra di Spagna, l’Europa non avrebbe visto scontri sul proprio territorio, almeno fino al secondo conflitto mondiale. Tuttavia, è difficile immaginare uno svolgimento della storia diverso solo per questo cambiamento. Hitler e Mussolini nutrivano comunque piano espansionistici, e soprattutto il primo con la sua teoria dello “spazio vitale” avrebbe con tutta probabilità scatenato un conflitto sul suolo europeo.

A cambiare sarebbe forse stata la Blitzkrieg, la guerra lampo con cui il dittatore del Reich sbaragliò la Francia in pochi giorni. La Spagna fu infatti un campo di prova importante per Hitler, soprattutto per quanto riguardava la neocostituita Luftwaffe, l’aviazione militare, fondata proprio nel 1935.

La stessa cosa si può dire, sebbene in misura minore, per l’Italia fascista, alla sua prima prova sul territorio europeo. Il duce parlò di «Crociata internazionale contro il comunismo». Dal nostro paese partirono, come volontari, 70mila uomini in favore di Franco, ma anche una sparuta minoranza di 3mila uomini per la fazione dei Repubblicani.

Alleanza tra totalitarismi

La guerra civile Spagnola fornì anche un buon pretesto per Mussolini e Hitler per combattere dallo stesso lato. Due anni prima della promulgazione da parte del Duce delle legge razziali, nel 1938, la guerra iberica fu uno dei primi, significativi, punti di contatto tra i due dittatori.

La scelta di schierarsi con un dittatore di destra, d’altronde, non poteva che essere naturale per entrambi, ma questo fenomeno fu comunque un importante termometro dei tempi che purtroppo gli altri Stati europei non seppero leggere, lasciando correre.

Anche nel nostro universo in cui la guerra civile non è mai avvenuta, però, le cose non sono andate diversamente. I contatti tra Hitler e Mussolini ci sono stati, l’autarchia e la politica coloniale decisa dal Duce ha comunque avvicinato l’Italia alla Germania, allontanandola dalla SDN (la Società delle Nazioni, l’organo costituito alla fine della Prima guerra mondiale per dirimere i confitti prima dell’escalation).

La seconda guerra mondiale si è svolta con gli stessi protagonisti, con la differenza che la Spagna socialista del Fronte popolare non ha sostenuto i totalitarismi ma gli altri Stati europei. Non si può sapere se sarebbe entrata in guerra con una parte attiva, rinunciando a quella tradizionale neutralità che neanche Franco ha voluto rompere.

Le foto di Capa e i dipinti di Picasso ispirati alla Guerra civile spagnola

Alzi la mano chi non ha mai visto, dal vivo o riprodotta, Guernica, il capolavoro di Picasso con cui il celeberrimo pittore dipinse proprio dopo il bombardamento dell’omonima cittadina da parte della Luftwaffe. Alla domanda di un generale tedesco, disgustato dall’opera, su chi avesse dipinto tale orrore, Picasso rispose «Siete stati voi».

Come detto, il conflitto spagnolo è stato il primo a ricevere una copertura mediatica così estesa. Merito della miglior alfabetizzazione dei popoli europei ma anche del miglioramento delle tecniche di stampa e di reportage. I giornali potevano avvalersi di fotografie, inviati sul campo, mezzi di comunicazione e infrastrutture molto più efficienti e rapidi che durante gli ultimi conflitti europei, nell’Ottocento.

Tra i tanti inviati anche Robert Capa, uno dei primi inviati di guerra a raccontare davvero il terrore, la miseria, la disperazione. Legò per sempre il suo nome al conflitto spagnolo grazie alla foto più famosa della storia, quella in cui un soldato repubblicano è immortalato proprio nel momento in cui muore.

Lo scatto, diventato un manifesto contro la barbarie delle guerre, vede un uomo morente, ancora in piedi, le braccia spalancate, una mano che inizia a lasciar sfuggire il fucile che stringeva. Per descriverla basta il titolo: “miliziano colpito a morte”.

Senza il conflitto spagnolo non avremmo mai avuto questi capolavori, ma soprattutto il giornalismo europeo non sarebbe stato formato alla guerra. Se nei paesi dittatoriali come Italia e Germania questo e il secondo conflitto mondiale furono comunque raccontati dietro la lente della censura e quella della propaganda, negli altri ci furono reporter, inviati e fotografi che rischiarono la vita quotidianamente per raccontare il conflitto, anche grazie alle lezioni apprese in Spagna.

«Se le tue foto non sono buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino».

Robert Capa

Cosa possiamo imparare?

A parere di chi scrive, dalla Guerra civile spagnola si possono imparare due cose. La prima è che la politica di attesa utilizzata per evitare l’escalation, che poi diverrà l’appeasement usato per limitare le richieste di Hitler, è destinata al fallimento. Lasciare crescere i regimi autoritari non intervenendo, invece che agire quando sono ancora in via di formazione, porta solo a danni maggiori sul lungo periodo.

Questo non significa che l’unica forma di dialogo con paesi governati da regimi totalitari debba essere per forza violenta, anzi. Tuttavia, anche un’attesa passiva, con la speranza che le cose si sistemino da sole, non parrebbe una scelta valida: difficilmente porta a evitare un conflitto o un peggioramento della situazione.

Nello specifico, la dittatura di Franco è durata così tanto proprio perché ebbe tempo di battere i nemici interni. Potè consolidarsi e poi rendersi neutrale, cristallizzando la situazione politica del paese.

Questo porta al secondo ragionamento: quanto sarebbero durati i regimi senza la Seconda guerra mondiale? Franco non venne mai deposto, solo la morte spezzerà il suo governo. Come ci si sarebbe potuti liberare del fascismo se la sconfitta non avesse portato alle conseguenze che conosciamo è una domanda troppo complessa. Difficile rispondere senza basarsi su deduzioni troppo fumose e astratte.

Parrebbe comunque che  se i regimi autoritari, specie quelli personalisti, superano la fase di consolidamento, difficilmente cadono nel medio termine a meno di grandi sconvolgimenti.

Bisogna capire che difficilmente un regime dittatoriale può essere ribaltato una volta instaurato, e che le politiche di appeasement storicamente hanno sempre fallito. Altrettanto arduo però è supportare gli interventi sanguinosi come quelli degli americani in Libia, Siria, Iraq e Afghanistan, per cui il problema di come trattare con paesi totalitari e aggressivi rimane molto complesso.

«Lo hanno legato male».

Il commento di Franco alle foto del cadavere di Mussolini esposto in piazzale Loreto

Consigli letterari

La Guerra civile spagnola ha prodotto un’immensa letteratura. Ottimo testo quello di Paul Preston, “La guerra civile spagnola”, edito da Mondadori. Su Franco invece “Francisco Franco, appunti per una fenomenologia della potenza e del potere” da una lettura interessante del dittatore.

Se invece si è interessati all’aspetto giornalistico che la guerra ha rivestito, “Specchi di guerra” di Oliviero Bergamini, edito da Laterza. Racconta l’evoluzione del giornalismo di guerra, trattando anche la fase della guerra in Spagna.

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Foto in evidenza: Autore: Alerta digital – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Franciso_Franco.jpg

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Lorenzo Della Peruta

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