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Spagna, Sánchez non molla: cambia “Solo sì es sì” con il voto della destra
La legge sulla libertà sessuale aveva ridotto le pene a centinaia di stupratori. A Madrid inizia la campagna elettorale

Alla fine è successo davvero: la riforma della legge “Solo sì es sì” sulla libertà sessuale è stata presentata formalmente con il voto dell’opposizione di centrodestra e con il voto contrario di Unidas Podemos (UP). Il presidente del Governo spagnolo, il socialista Pedro Sánchez, ha deciso di andare avanti con la sua scelta e di tirare la corda con il suo alleato più radicale. L’esecutivo non sembra comunque a rischio, mentre a Madrid si entra nel vivo di un importante anno elettorale.

Il boomerang di “Solo sì es sì”

Avevamo già parlato qualche settimana fa del boomerang della legge sulla libertà sessuale nota come “Solo sì es sì”. In breve, questa legge approvata nel 2022 elimina la distinzione tra molestia sessuale e stupro, facendo sì che qualsiasi atto sessuale senza un consenso chiaramente manifestato possa essere equiparato a uno stupro. Tenendo insieme fattispecie di reato di gravità oggettivamente differente però, la norma prevede anche un range di pene più ampio rispetto alla normativa precedente.

Qui sta il problema. Molti avvocati difensori di stupratori e molestatori hanno fatto ricorso per abbassare la pena ai loro assistiti: in virtù della nuova legge infatti il minimo per lo stupro è diminuito, proprio per includere anche le molestie. Spesso hanno vinto e a 724 stupratori è stata ridotta la condanna, mentre 74 sono stati addirittura liberati.

Sánchez ha ammesso la propria responsabilità per l’effetto indesiderato di quella che continua a considerare «una buona legge» e ha chiesto al suo gruppo parlamentare di presentare delle modifiche, che tra l’altro prevedevano il ritorno della distinzione tra aggressione violenta e non violenta, con pene maggiorate nel primo caso. Questo è risultato inaccettabile per Unidas Podemos, secondo il quale «la modifica fa tornare il fardello sulle spalle delle vittime».

Il partito del ministro dell’Uguaglianza Irene Montero (proponente della legge e tra l’altro moglie dell’ex leader Pablo Iglesias) ha dunque scelto di votare contro la presentazione delle modifiche. Il Partito Socialista ha scelto di farla passare comunque con i voti del Partito Popolare, di alcuni partiti regionalisti e, significativamente, con l’astensione della destra radicale di Vox. La riforma sarà dunque al vaglio del parlamento nelle prossime settimane, con ampie probabilità di passare.

Il risiko della politica spagnola

Inutile dire che tale scelta non è stata presa bene dalle parti di Podemos. Il segretario di Stato contro la violenza di genere, Ángela Rodríguez Pam, ha dichiarato che «da parte nostra c’era volontà di accordo, è chiaro che votare una legge femminista con la destra peggiora solamente il problema». L’esecutivo tuttavia non sembra a rischio, con ministri di entrambi i partiti che hanno dichiarato che la coalizione progressista terminerà certamente la legislatura unita e «possibilmente andrà oltre».

Già, perché in dicembre in Spagna ci sono le elezioni e la situazione è tutt’altro che decisa. I due partiti principali, socialisti e popolari, non sono molto lontani nei sondaggi, con un leggero vantaggio dei secondi. Entrambi però se vorranno governare avranno quasi certamente bisogno dei rispettivi “partner scomodi”: Podemos e Vox.

Nonostante l’acqua sul fuoco gettata dai ministri negli ultimi giorni, il governo di coalizione tra i socialisti e Podemos, il primo dal ritorno della democrazia in Spagna nel 1975, non si può dire che sia stato privo di burrasche. Oltre a “Solo sì es sì” i due partner hanno litigato e poi faticosamente ricucito su una riforma del sistema pensionistico. Un altro pesante scontro recente è stato sulla consegna di armi all’Ucraina, con i socialisti che sono schierati su posizioni più nettamente a favore di Kiev.

Più in generale, Unidas Podemos è un partito di sinistra radicale, in passato evidenziato come il classico esempio europeo di populismo di sinistra. Il nome sta a indicare l’unione con i comunisti di Izquierda Unida (con cui eventualmente il patto elettorale andrà rinnovato) e il femminismo della compagine (“Unite Possiamo”, prima era “Unidos Podemos” al maschile). Pur essendo un progressista, Pedro Sánchez rimane invece un politico pragmatico, spesso alieno alle istanze radicali di UP.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Il Partito Popolare, che sotto la guida di Alberto Núñez Feijóo ha ritrovato slancio con un messaggio moderato, molto difficilmente potrà governare da solo. Avrà bisogno dei voti della destra radicale di Vox, anche se Feijóo in pubblico continua a negare la possibilità. «La coalizione tra noi e Vox può essere evitata e io certamente farò di tutto perché questo avvenga», ha dichiarato il leader popolare. La coperta però è corta e a meno di un clamoroso exploit del centrodestra un qualche tipo di accordo con il partito di Santiago Abascal è quasi inevitabile se Feijóo vorrà andare alla Moncloa.

Come in molti altri ambiti, anche dal punto di vista politico Spagna e Italia si somigliano, con i partiti tradizionali che per andare al potere hanno bisogno di partiti radicali o populisti. A Madrid si aggiunge però anche il fattore dei partiti regionalisti e indipendentisti: i governi di tutti i colori politici hanno avuto bisogno del loro supporto in maggioranza, accordato in cambio di concessioni ai rispettivi territori. Questo non ha certamente mitigato le loro richieste: anzi, secondo gli studiosi sono state le sempre maggiori autonomie concesse per esempio alla Catalogna a stimolarne la causa indipendentista. A proposito di boomerang.

Foto in evidenza: “Pedro Sanchez” by Party of European Socialists is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

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Rodolfo Fabbri

Rodolfo Fabbri

Giornalista, da sempre affascinato da storia, geografia e politica. Milanese con esperienze in giro per l'Europa, ho una passione che sfiora la maniacalità per mappe e dati. L'obiettivo che mi pongo è quello di raccontare con equilibrio quel che ci succede intorno. Perché se è vero che nel giornalismo l'oggettività non esiste, ritengo che il nostro dovere sia di fare tutto il possibile per avvicinarvisi

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