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Litio in Iran: tanto entusiasmo, ma ancora poche certezze
Il futuro dell'approvvigionamento di litio per la transizione energetica occidentale passa per le "autocrazie orientali"

Com’è facilmente intuibile in Europa il litio scarseggia come tutte le commodities più richieste. Oggi a dominare la produzione globale del minerale è il Sud America, nello specifico sono l’Argentina e il Cile, i due Paesi che controllano insieme oltre metà dell’offerta mineraria mondiale. Sappiamo che depositi sfruttabili di litio sono stati individuati in molti paesi nel mondo (anche in Italia), ma le ricchezze maggiori – in gran parte ancora da sviluppare – sono in America Latina, nel cosiddetto “triangolo del litio”, di cui oltre al Cile fanno parte ArgentinaBolivia.

L’America latina disporrebbe di risorse per circa 50milioni di tonnellate su un totale di 89 milioni nel mondo, ad oggi note. Il litio non è un materiale raro sulla crosta terrestre, ma la produzione rischia concretamente di non tenere il passo con il fabbisogno.

Il dibattito riguardante la proposta europea di stop alla vendita di automobili con motore endotermico dal 2035, vede tra i sostenitori del no coloro che ritengono che se oggi ci siamo scoperti troppo dipendenti dalla Russia, domani lo saremmo dalla Cina. Di fatti nella supply chain del prezioso metallo un ruolo critico è ricoperto proprio dal gigante asiatico. Il Celeste Impero detiene il primato della raffinazione del litio, con una quota del 65% a livello mondiale. 

Il litio in Iran: pochi numeri, tante incertezze

In questo contesto complesso che vede l’Ue totalmente dipendente dall’esterno per l’approvvigionamento del litio essenziale per la transizione ecologica, desta preoccupazione la notizia della scoperta di un enorme deposito nella molto “amichevole” Repubblica Islamica dell’Iran, che potrebbe entrare in produzione nel giro di un paio d’anni.

Da molto tempo l’Iran è un paese isolato a causa di severe sanzioni occidentali e difficilmente questa situazione cambierà stante il sostegno che Teheran presta alla Russia fornendole droni per la guerra in Ucraina. Intorno al litio persiano aleggia ancora una certa vaghezza, sulle risorse individuate non sono ancora state fornite indicazioni, se non a parole e in modo vago e, visto il clima politico nella regione, difficilmente qualche autorità indipendente potrà fare maggiori chiarimenti sul tema.

Forse dovremmo prendere la notizia con le dovute cautele, avendo sempre presente che nel caso in cui venisse verificata la sostanza della scoperta, potrebbe aumentare sensibilmente l’offerta globale del prezioso minerale, viste le proiezioni di aumento vertiginoso della domanda globale di litio, ancora difficilmente sostituibile nelle batterie per via delle tecnologie alternative non ancora mature.

La scoperta annunciata dall’Iran con grade clamore mediatico ha dimensioni davvero rilevanti, che in teoria potrebbero cambiare gli equilibri in un mercato già soggetto a fortissime tensioni, tanto che il prezzo del carbonato di litio (la forma utilizzata per la costruzione delle batterie) è addirittura decuplicato in due anni, salvo poi arretrare di quasi il 40% nel 2023.

I depositi persiani sono stati individuati nell’area montuosa nordoccidentale della Repubblica islamica, nella provincia di Hamedan (l’Ecbatana di Erodoto)e consisterebbero in circa 8,5 milioni di tonnellate di litio, stante le dichiarazioni delle autorità iraniane rese ai media nazionali. Una conferma di queste quantità potrebbe scompaginare l’assetto dei fornitori globali. Certo, le riserve di Argentina, Cile e Australia sono risorse certificate a differenza di quelle iraniane. 

A questo punto non possiamo non evidenziare che comunque, “risorse” è un concetto differente rispetto a quello di “riserve”: solo queste ultime, secondo la definizione tecnica, possono concretamente essere sottoposte a processi di estrazione in maniera economicamente sostenibile con i prezzi attuali e le attuali tecnologie. Proprio la sostenibilità economica dovuta agli ingenti investimenti necessari e la lunghezza dei tempi per la loro remunerazione impongono di frenare il sensazionalismo e l’entusiasmo in caso di scoperte minerarie, anche quando queste avvengono in Paesi ritenuti affidabili (ad esempio nel recente caso dei giacimenti di terre rare in Svezia).

I dettagli forniti da Teheran al momento sono davvero pochi. Sappiamo che il litio sarebbe contenuto in due diversi depositi, che si trovano in un’area di 11 chilometri quadrati a Qahavand. Sono stati individuati in rocce argillose dopo quattro anni di prospezioni e l’obiettivo è di arrivare alla produzione nel 2025, con il contributo di investitori privati.

Resta da vedere che ruolo potranno avere Russia e Cina nell’industria mineraria iraniana. Da anni, specie con i negoziati di Vienna sul nucleare iraniano impantanati, russi e cinesi hanno stretto legami politici e commerciali molto solidi con la Repubblica Islamica, non solo non applicando sanzioni ma addirittura criticandone le ragioni. Il rischio che le “autocrazie orientali” ottengano il pieno controllo delle maggiori riserve di commodities è più che concreto. 

Foto in evidenza: “Iranian Flag with Sheikh Lotfollah Mosque at Rear – Imam Square (Naqsh-e Jahan) – Isfahan – Iran” by Adam Jones, Ph.D. – Global Photo Archive is licensed under CC BY 2.0.

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Alessandro Gorgoni

Alessandro Gorgoni

Giurista di formazione, ho sviluppato conoscenze trasversali tra economia e diritto sviluppando un’accurata conoscenza della Pubblica Amministrazione e del settore energetico. Sono dottore di ricerca del Dottorato di Interesse Nazionale per la Pa presso l’Università del Salento e lavoro in un’impresa statale.

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