fbpx
a

Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

a

Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Etiopia, Somalia, Gibuti: perchè l’Italia non può dimenticare il Corno d’Africa
La visita di Meloni in Etiopia e gli interessi di Roma nel Corno d'Africa. Tra possibilità economiche e imperativi geopolitici

Lo scorso 14 aprile la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è recata in Etiopia per una due-giorni di colloqui volta a rilanciare il ruolo dell’Italia nel Corno d’Africa. Meloni ha incontrato l’omologo etiope Abiy Ahmed Ali, il Presidente della Repubblica Federale di Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, e il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat.

Al centro degli incontri il rafforzamento dei rapporti bilaterali con l’Etiopia in materia di investimenti e sviluppo, la questione migratoria e la stabilità complessiva del Corno d’Africa, definito “cruciale in molte materie”.

Etiopia: nuovi dialoghi dopo l’Accordo di Pretoria

Il primo ministro italiano e quello etiope si erano già incontrati lo scorso febbraio a Palazzo Chigi, quando Ali aveva ottenuto da Roma un pacchetto complessivo di 182 milioni di euro da investire nelle filiere del e del caffè e nello sviluppo di infrastrutture idriche. La più recente visita ad Addis Abeba di Meloni si inserisce nel quadro di rafforzamento dei rapporti bilaterali con quelle nazioni africane ritenute strategiche nella politica estera dell’attuale esecutivo. 

L’Etiopia, da sempre in una posizione egemonica all’interno del Corno d’Africa, è vista come partner privilegiato per la stabilità della regione, piattaforma di varie aziende italiane e soprattutto snodo dei flussi migratori che attraverso Sudan e Libia si dirigono in Italia.  In linea con Stati Uniti ed Unione Europea, la riapertura dei canali di dialogo con il Paese africano arriva dopo la cessazione della guerra in Tigrè – tema cui non è stato fatto però alcun riferimento – causa di circa 800 mila morti e 2 milioni e mezzo di sfollati. 

L’arrivo di Giorgia Meloni in Etiopia, 14 aprile 2023 | foto da Governo.it

Dopo la firma dell’Accordo di Pretoria a novembre 2022 tra il governo etiope ed il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (TPLF), Stati Uniti ed Unione Europea hanno fatto pressione affinché la fragile pace fosse rafforzata. Diversi segnali importanti si sono avuti in tal senso: a gennaio 2023 è stato registrato un progressivo ritiro dalla regione tigrina delle forze eritree che avevano sostenuto il governo etiope contro il TPLF, e ancora presenti nella zona poiché l’Eritrea non era tra i firmatari dell’accordo.

A marzo 2023, poi, a seguito della visita del Segretario di Stato americano Antony Blinken, è stato formato un governo ad interim nel Tigré, fondamentale per garantire l’accesso agli aiuti umanitari; negli stessi giorni, inoltre, il parlamento etiope ha votato a favore dell’eliminazione del TPLF dalla lista delle organizzazioni terroristiche.

In ultimo, il 24 aprile scorso il governo federale ha annunciato che per la prima volta avranno inizio delle trattative con l’Oromo Liberation Party,  partito che rappresenta un’altra importante etnia etiope, la Oromo, da decenni in contrasto con il governo centrale. I tempi sembrerebbero dunque maturi per riprendere i rapporti economici con Addis Abeba sulla base di tutele e garanzie dei diritti umani, oltre che di una parziale stabilità interna. 

Sono tante le aziende italiane presenti in Etiopia e i maggiori investimenti che l’esecutivo vuole incoraggiare si inseriscono in quel “Piano Mattei per l’Africa” dai contorni ancora poco definiti che potrebbe essere presentato in ottobre in occasione del summit intergovernativo Italia-Africa. Per un rilancio del protagonismo italiano nel Corno d’Africa sarà importante la collocazione di spese per la ricostruzione o implementazione di infrastrutture.

Attualmente un’azienda italiana che occupa una posizione strategica negli investimenti infrastrutturali in Etiopia è WeBuild (ex Salini Impregilo), appaltatrice della GERD (Grand Ethiopian Reneissance Dam), diga al centro di dispute decennali tra Sudan, Egitto ed Etiopia per il controllo delle quote idriche del Nilo Blu. Opera, questa, finanziata anche dalla Cina, attore che da tempo investe massicciamente nelle infrastrutture del Paese africano, considerato snodo fondamentale per le Vie della Seta.

Pechino, appellandosi al principio di non ingerenza, ha continuato a sostenere economicamente e diplomaticamente il Paese anche durante il conflitto in Tigrè e ad oggi è il primo partner commerciale dell’Etiopia, con un debito del paese africano verso il Dragone di 13,7 miliardi di dollari. Pensare di equiparare l’impegno economico cinese è fuori discussione, ma presentarsi agli occhi di Addis Abeba come partner affidabile e potenziale rappresentante delle sue istanze in seno alle istituzioni europee ed atlantiche è senz’altro nell’interesse di Roma.

Le sfide che attraversano il Corno d’Africa, tuttavia, non si limitano all’Etiopia: Somalia e Sudan sono regioni caratterizzate da gravi instabilità e ciononostante fondamentali nella ridefinizione di una politica estera italiana proattiva.

L’Italia in Somalia tra cooperazione economica ed influenza turca

In Somalia il presidente Hassan Sheikh Mohamud è impegnato in una guerra da lui stesso definita “totale” contro il gruppo terroristico jihadista sunnita di Al-Shabaab. Il paese è inoltre martoriato da siccità e carestie, con il 70 % della popolazione che vive sotto la soglia di povertà.

L’Italia è vista da Sheikh come interlocutore chiave per contribuire allo sviluppo economico della Somalia. Questo è stato evidenziato dalla sua partecipazione ai colloqui di Adis Abeba ed ancor prima da una sua visita di Stato a Roma lo scorso febbraio, occasione durante la quale si è discusso di cooperazione in materia di sicurezza e sviluppo

Il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud | foto da Wikimedia Commons

Il rapporto Roma-Mogadiscio può offrire importanti opportunità ad entrambe le parti, con l’Italia che attraverso gli investimenti e i programmi di formazione delle proprie aziende può contribuire alla creazione di posti di lavoro per la Somalia, limitando la necessità di espatrio e assicurandosi una propria “influenza” in un paese strategico per la propria posizione geografica, tra Mar Rosso e Oceano Indiano.

A tal scopo Roma ha convocato per maggio un Business Forum da tenersi proprio a Mogadiscio. Una eventuale tattica italiana in Somalia dovrà tener conto, però, della consolidata influenza della Turchia, resa plasticamente dall’imponenza della sua ambasciata – la più grande in tutta l’Africa ­– e rivelatasi essenziale quando nel 2019 i servizi di intelligence turchi (MIT) collaborarono al rilascio di Silvia Romano, fotografata non a caso con il giubbotto antiproiettile con mezzaluna e stella sopra (nonostante per molti si trattò di un fotomontaggio delle fonti turche).

Gibuti: caserma di potenze straniere

Con il Sudan che proprio in queste ore è attraversato dallo scontro armato tra i generali Hemedti e al-Burahn, Gibutisembra essere l’unico angolo felice del Corno d’Africa. Piccolissimo stato, Gibuti è “grande” per la sua posizione strategica sullo stretto di Bab-el-Mandeb, collo di bottiglia da cui transita il 40% del commercio globale e i 3,6 milioni di barili di greggio che arrivano in Europa dal Golfo Persico.

Le necessità securitarie legate a questi elementi spiegano la presenza di numerose basi logistico-militari straniere, che negli ultimi giorni stanno giocando un ruolo fondamentale per l’evacuazione di cittadini stranieri presenti in Sudan. E’ il caso anche dell’Italia, presente a Gibuti con la base militare interforze “Amedeo Guillet”.

Questa ospita 117 militari e costituisce un importante centro logistico per operazioni che coinvolgo l’intero Corno d’Africa, dall’addestramento delle forze di sicurezza locali (MIADIT Somalia ed EUTM Somalia) alle missioni di contrasto alla pirateria (EUNAVFOR ATALANTA). Attore geopolitico sempre più incisivo a Gibuti è anche in questo caso la Cina, la quale ha costruito qui la sua prima base militare all’estero, coniugando il suo storico approccio economico di win-winad una vera e propria proiezione militare.

È evidente, dunque, come il Corno d’Africa sia una regione da considerare prioritaria in una visione di ampio respiro della politica estera italiana, per anni ignorata. È necessario un concreto approccio di lungo periodo nella cooperazione allo sviluppo di tali aree: gli investimenti sono utili laddove oltre all’aiuto pecuniario si sviluppa la capacità di comprendere le dinamiche sociopolitiche interne a questi stati e gli interessi particolari che li contrappongono in dispute regionali. 

Ignorare conflitti e criticità presenti in Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia e Gibuti perché geograficamente “lontani” è un errore geopolitico che ci allontana dalle potenzialità che questi Paesi hanno, spingendoli tra le braccia di altri attori con interessi distanti dai nostri. Ragioni, queste, sufficienti a farci capire che non possiamo dimenticarci del Corno d’Africa. 

Foto in evidenza: “Africa map” by Original: Faigl.ladislavDerivative work: JCRules is licensed under CC BY-SA 3.0.”The Flag of Italy” by Joshua Martin Hull is licensed under CC BY 2.0.

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

Cristina Milanese

Cristina Milanese

Nata in terra salentina, mi occupo di geopolitica perché son convinta della necessità di approfondire e far conoscere le ragioni culturali, storiche e strategiche che informano le dinamiche globali. Le mie analisi si concentrano prevalentemente sugli Stati Uniti. Scrivo per mettere nero su bianco e chiarire (in primis a me stessa) le cose di cui mi interesso.

Dello stesso autore

📩 La newsletter di Aliseo

Ogni settimana, sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sull’Italia

In evidenza

Aliseo sui social