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Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

100 anni di Aeronautica Militare: l’arma azzurra tra presente, passato e futuro
Storia, capacità bellica, il ruolo nella Nato, le lezioni apprese dalla guerra in Ucraina e sfide del futuro dell'Aeronautica Militare

Con l’emanazione del Regio Decreto del 28 marzo 1923, veniva fondata la Regia Aeronautica, la cosiddetta “Arma Azzurra”. Fino a quel momento l’Aviazione era stata una costola del Regio Esercito, ma da allora l’Aeronautica Militare costituisce una delle quattro Forze Armate incaricate per la Difesa della Repubblica, insieme a Esercito Italiano, Marina Militare e Arma dei Carabinieri.

Proprio oggi ricorre il centenario dalla sua costituzione e sono tantissime le manifestazioni organizzate in suo onore che, supportate anche da una notevole campagna mediatica, servono a ricordare al Bel Paese che la propria sicurezza, per quanto silenziosa e a tratti scontata, è un processo che necessita di continui sforzi di implementazione, impiego di risorse e impegno da parte di istituzioni e cittadini. Ora che le sfide sono moltissime e in notevole crescita, ancor più di prima, nulla può essere lasciato al caso.

Leggendo tra le righe di una serie di interviste ai vertici delle Forze Armate italiane, a partire da quelle del Capo di Stato Maggiore della Difesa – l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone – e concludendo con quella del Generale Luca Goretti – Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica – è possibile svelare storie, capacità, impegni, progetti futuri, necessità, ambizioni, nonché lezioni apprese dai teatri operativi in cui oggi la Forza Armata resta impegnata senza sosta.

Le missioni principali dell’Aeronautica Militare sono, in primis, la sicurezza e difesa dello spazio aereo nazionale; il trasferimento di queste capacità di difesa in ambito Nato, garantendo funzioni di deterrenza all’interno dello spazio euro-atlantico; il trasporto aereo di Stato e il soccorso alla popolazione in caso di calamità naturali.

Si ricordi, ad esempio, lo straordinario impegno profuso nel contesto dell’emergenza sanitaria, che già aveva contribuito a puntare i riflettori in tempi recenti, sull’Arma Azzurra. A questo si aggiunge, poi, il supporto alle forze dell’ordine in occasione dei grandi eventi ospitati dal nostro Paese, da ultimo il G20 di Roma nel 2021.

Le capacità dell’arma azzurra

Naturalmente, non di soli piloti si compone la forza armata, come non di sole spettacolari Frecce Tricolori, peraltro esempio di vera perfezione e motivo di vanto del Paese tutto, è composta la sua flotta. Per assolvere gli svariati compiti, l’Aeronautica Militare si serve dalla componente cosiddetta “aerotattica” quella, cioè, dei velivoli da combattimento, suddivisi a loro volta in “bombardieri” (votati all’attacco aereo) e “intercettori” (incaricati in prima battuta della difesa aerea).

bombardieri nascono per sviluppare capacità offensive, sganciando armamento contro i bersagli a terra. Tra essi si ricordano i velivoli di tipo “Tornado”, nonché la linea F35. Quest’ultima è composta dagli F35A e gli F35B. I secondi, a decollo e atterraggio corto o verticale, sono stati al centro della celebre diatriba che ha visto protagoniste in anni recenti l’Arma Azzurra e la Marina Militare, proprio per la loro capacità di operare su portaerei e piste ridotte. La linea intercettori ha, invece, quale compito primario la difesa aerea, ossia la protezione contro velivoli ostili, tramite gli F2000 (cosiddetti “Eurofighters”).

Caccia multiruolo F-35 | da Wikimedia Commons

Oltre alle capacità di attacco e difesa, non sono da trascurare le altre linee per il trasporto (C130J e C27J), il rifornimento in volo (KC767), il controllo dello spazio aereo (G550 CAEW), e i mezzi ISR (Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione), di cui fanno parte anche i “Predator”. In particolare, questi mezzi a pilotaggio remoto sono impiegati in attività di monitoraggio e pattugliamento in svariati luoghi; dai Balcani al Mediterraneo, per controllare movimenti sia in cielo, che in superficie.

Ultime, ma non per importanza, le componenti SAR (Ricerca e Soccorso) e Combat SAR, che assolvono invece le proprie funzioni tramite gli elicotteri HH139 e HH101, senza trascurare i già citati trasporti di Stato.

Dove è attiva l’Aeronautica Militare?

Le capacità elencate, come è noto, sono sfruttate sia dentro che fuori dai confini nazionali. All’estero, l’Arma Azzurra oggi invia intercettori per garantire la difesa aerea nei paesi dell’Est Europa, a turnazioni di quattro mesi con gli altri paesi della Nato, attraverso la cosiddetta attività di “Air Policing”. Attualmente le nostre forze aeree sono schierate in Romania nell’ambito di dispositivi gestiti dall’Alleanza Atlantica.

Per quanto riguarda il Medioriente, l’Aeronautica è molto impegnata in Iraq a partire dalle basi poste in Kuwait. Fondamentale è stato negli anni passati il suo contributo nella lotta contro l’ISIS, soprattutto per quanto ha riguardato le attività di ricognizione e sorveglianza, rivelandosi determinante nella raccolta di informazioni e nello sviluppo di processi di targeting, ovvero nell’identificazione e designazione dei bersagli; per non parlare delle capacità di guerra elettronica impiegate al fine di disturbare le comunicazioni interne allo Stato Islamico.

Vengono costantemente svolte attività di rifornimento in volo in supporto alla coalizione, e cioè ad aerei di altre nazioni. L’Aeronautica Militare ha fatto molto anche nei trasporti di materiali a supporto dell’Ucraina, così come per tutti i teatri in cui opera, assicurando gli avvicendamenti dei nostri soldati in tutti i luoghi del mondo in cui l’Italia interviene.

Il ruolo dell’aviazione nelle guerre condotte dalla Nato e la lezione ucraina

Nelle guerre combattute dalla Nato negli ultimi trent’anni, si può affermare che le forze aeree abbiano giocato un ruolo fondamentale, se non predominante.

La guerra del Kosovo è stata una campagna aerea di circa due mesi a valle della quale i Serbi si sono ritirati da esso, senza che ci siano stati combattimenti sul terreno; la prima guerra irachena del 2003 fu condotta nello stesso modo: con una serie di bombardamenti aerei che fiaccarono gli avversari, così che l’invasione dell’Iraq avvenne in maniera relativamente facilitata. Simili dinamiche si verificarono tanto in Libia, quanto in Afghanistan.

Insomma, in tutti i conflitti condotti dall’Occidente, la cosiddetta supremazia aerea, o quanto meno una circoscritta e locale superiorità aerea, è stata un prerequisito per qualsiasi altra forma di operazione che poi ne è seguita.

Il conflitto attuale in Ucraina è abbastanza interessante da questo punto di vista perché la componente aerea è stata, fino ad ora, meno protagonista. All’inizio del conflitto, gli osservatori esterni si sarebbero aspettati un tentativo da parte della Russia di acquisire la supremazia aerea, tuttavia non si può dire che l’Orso l’abbia mai conquistata, cosa che, a dire il vero, non ha forse nemmeno cercato. Non c’è stata una fase iniziale di bombardamenti intensi e, anche successivamente, attacchi dal cielo sono stati principalmente condotti attraverso droni, non aerei. Forse questo il motivo dello stallo?

Analisti militari sostengono che una delle principali lezioni che la Federazione Russa dovrebbe trarre dal conflitto debba essere proprio quella per cui senza un’integrazione in termini di pianificazione tra l’impiego del mezzo “aereo” (compresa la capacità di interdizione in profondità) e la capacità di limitare le forze avversarie sul campo di battaglia, non si va molto lontano. Dal punto di vista puramente militare, alla Russia mancherebbe una vera integrazione di carattere “interforze” o, per usare una terminologia più moderna, “multidominio” – in sintesi, Aviazione in cielo ed Esercito sul campo.

La Federazione non sembra riuscire in questo, e continua tutt’ora a non implementarlo; si può al limite osservare un occasionale supporto aereo ravvicinato alle truppe sul suolo e un ricorso agli attacchi in profondità, ma niente di più. Errore fatale? Scelta tattica? Difficile scrutare le menti degli strateghi del Cremlino.

Sicuramente, il fatto che la coalizione a guida statunitense stia fornendo a Kiev capacità di controllo dello spazio aereo, intelligence, sorveglianza e ricognizione potrebbe spostare gli equilibri, e non di poco.

Ha ricordato in un’intervista il Generale Goretti, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, che per quanto riguarda la nostra Aeronautica Militare la lezione fondamentale di questa guerra «riguarda l’importanza di avere alle spalle un’organizzazione performante e preparata, capace di rispondere agli eventi con grande rapidità.

Il compito dei nostri equipaggi era duplice: rispettare rigide regole di ingaggio e non accettare provocazioni dell’altra parte, dimostrando allo stesso tempo la risolutezza e la compattezza dell’Alleanza nel sostegno a Kiev. Un compito di deterrenza aerea che ha fatto sì che i Russi si siano ben guardati dal violare lo spazio aereo Nato, attenendosi al rispetto di certe regole che, peraltro, conoscono molto bene».

L’Aeronautica Militare e le sfide del futuro

«Il futuro è il motto del Centenario» ha dichiarato sempre Goretti. Ovviamente l’AM, come ogni Forza Armata, richiede un costante adeguamento ai tempi, alle nuove tecnologie e ai nuovi domini, come lo spazio, il cyber o il mondo dei droni, in un contesto in continuo e repentino mutamento e dove, spesso, la coperta è ancora molto corta.

Di particolare importanza, l’aspetto di raccolta, gestione e diffusione dei dati, specialmente in connessione con l’impiego dell’intelligenza artificiale. Il mezzo aereo, per sua intrinseca natura, gode del vantaggio di quota, ossia ha una “visuale” maggiore rispetto a un mezzo basato a terra e dispone senz’altro di un vantaggio nel raccogliere segnali, immagini, informazioni, necessitando di conseguenza di capacità di connettività, analisi e trasmissione di dati quasi simultanea, al fine di sviluppare quella che è chiamata “superiorità conoscitiva” o “superiorità decisionale”. Sviluppi obbligati, insomma.

L’industria della Difesa ha l’arduo compito di sostenere le nuove sfide in termini di sviluppo tecnologico e di approvvigionamento, ma ciò richiede tempo, denaro e sostenibilità a 360 gradi. Il capo di SMA ha rimarcato quanto non sia tanto la questione dei contratti l’elemento fondamentale, bensì il rateo di produzione che può sostenere l’industria, specialmente se lo stesso prodotto è domandato da più parti. 

Un altro tema importante riguarda la catena di fornitura delle materie prime. «Non è detto che le industrie in tempi di pace abbiano le capacità e maestranze sufficienti a soddisfare il monte delle richieste». La questione è quindi molto più complessa di quanto sembri e non ha a che fare solo con aspetti di natura finanziaria.

Altro argomento politicamente scottante e perfettamente attuale, è quello relativo all’organico della Difesa.La recente Legge 119/2022, che permette di incrementarlo, è venuta in soccorso del gap accumulato negli ultimi decenni. Essa si innesta sulla Legge 244/2012, che nasceva in un contesto contraddistinto da una durissima crisi economica e dalla necessità di “alleggerire” gli oneri della finanza pubblica.

Da allora, le esigenze e il contesto sono cambiati e la guerra in Ucraina ha definitivamente accentuato l’esigenza di invertire la tendenza. In una Forza Armata, infatti, non è possibile sostituire una persona da un giorno all’altro, perché i nuovi entrati devono necessariamente addestrarsi; diventare bravi professionisti e bravi militari.

Uno dei primi modelli del Tempest (oggi Gcap), il caccia di sesta generazione co-sviluppato dall’Italia | da Wikimedia Commons

È necessario ragionare almeno con dieci o quindici anni di anticipo, ed è quanto sta avvenendo, ad esempio, con il programma italo-giapponese-inglese GCAP (ex-TEMPEST), per lo sviluppo di un velivolo caccia di sesta generazione. Si tratta di un progetto molto rilevante per il futuro, su cui l’AM sta puntando tanto, anche in relazione al comparto industriale, molto seguito dall’attuale governo.

Insomma, la sfida è grande, le incombenze tante, la cooperazione con le altre Forze Armate fondamentale, ma anche il sostegno e la consapevolezza dei cittadini e dell’autorità politica che è chiamata a rappresentarli. Qualcuno diceva saggiamente che «se non ci occupiamo della guerra, sarà la guerra stessa a occuparsi di noi», tenendo sempre bene a mente che la forza più gande è quella in potenza, non quella davvero impiegata che, al contrario, può condurre alla catastrofe.

La deterrenza stessa è un’arma, ed è la più potente di tutte. L’Aeronautica Militare, con lo sguardo rivolto al futuro senza dimenticare il passato, si occupa proprio di questo, e la ricorrenza del Centenario è chiamata a ricordarlo riunendo grandi e piccini intorno all’elemento aria, la cui conquista da sempre affascina il genere umano.

Foto in evidenza: “Aeronautica Militare: air policing in Montenegro” by Ministero Difesa is licensed under CC BY-NC 2.0, LV Italian Air Force roundel color” by Luigib25 is licensed under CC BY-SA 4.0.

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Lara Montaperto

Lara Montaperto

Specializzata in Studi Strategici e Sicurezza Internazionale, dopo aver conseguito la laurea triennale in Storia e la magistrale in Relazioni Internazionali. Ho lavorato in ambito editoriale e, più recentemente, in ambito Difesa. Ho studiato a fondo la politica estera della Russia contemporanea.

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