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Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Evgeny Messner: l’antirivoluzionario che “inventò” la guerra ibrida
Evgeny Messner e la myatezrievoyna: storia e dottrina del padre dei conflitti asimmetrici contemporanei
Evegny Messner

Nel XXI secolo, c’è una tendenza a voler sfumare la distinzione tra guerra e pace. Le guerre non vengono più dichiarate e una volta iniziate non seguono il modello a cui siamo abituati.

Valerij Vasil’evič Gerasimov al Voenno-promyshlennyi kur’er (Corriere Militare-Industriale)

I russi e la guerra ibrida

Il concetto di guerra ibrida è estremamente complesso. Esistono numerose teorie e concezioni che variano in base alla percezione sociopolitica di una determinata collettività: esiste la guerra senza limiti (Unrescrited Warfare) dei colonnelli cinesi Qiao Liang e Wang Xiangsui, la guerra di quarta generazione (4GW; Fourth-generation War) di William Lind e la famigerata “dottrina Gerasimov”, quella che, secondo i giornalisti, ha permesso all’esercito russo di occupare la Crimea nel 2014. Ma questa presunta teoria militare non esiste.

Il tutto è nato da un fraintendimento di Mark Galeotti, esperto di Russia e criminalità transnazionale, che aveva analizzato una serie di dichiarazioni del generale Valerij Gerasimov rilasciate sul Corriere Militare-industriale (Voenno-promyshlennyi kur’er). Galeotti ha estrapolato alcune conclusioni, creando una presunta dottrina militare che spiegasse l’occupazione della Crimea.

Nel 2014, gli analisti e i comandati occidentali erano molto inquieti e non sapevano spiegarsi la way of hyrid warfare del Cremlino, dandone interpretazioni esagerate o errate, Galeotti non fece eccezione. Lo stesso esperto si è scusato più volte in pubblico per aver generato tale teoria e ha chiesto più volte di smettere di nominare la sua “creatura”.

L’attuale dottrina militare russa è stata sviluppata principalmente dal precedente capo di Stato maggiore di Mosca, il generale Nikolay Makarov. Ma il pensiero di Makarov è il prodotto di altri teorici. I tratti del generale Makhmut Akhmetovich Gaarev (If war comes tomorrow), Alexander Dugin (Net-Centric War), Igor Panarin (Information War and Geopolitics) e Leonid Savin (Coaching War) hanno fortemente influenzato il concetto di guerra ibrida. I generali russi, a differenza di quello che si può pensare, sono i migliori allievi di Carl von Clausewitz e Sun Tzu. La guerra è un fenomeno sociopolitico camaleontico e i russi lo comprendono.

Colonna armata di separatisti filorussi in Donbass | Wikimedia Commons

Ma questi teorici  sono il prodotto di un individuo per lo più sconosciuto agli analisti occidentali: Yegveny Messner, ufficiale zarista, patrigno della hybrid war occidentale e creatore della myatezrievoyna.

Evgeny Messner: l’osservatore del Caos

Eugene Eduardovich Messner nasce il 3 settembre del 1894 a Kherson, il trisnonno era un nobile di Württemberg che emigrò in Russia durante il regno di Caterina II. Dopo gli studi liceali a Odessa, tenterà per due volte di entrare nella Scuola di Artiglieria Mikhailovsky (San Pietroburgo), ma la tifoide e una gamba rotta gli impediscono di iscriversi.

Si immatricola alla facoltà di fisica e matematica di Novorossiya, ma ci rimase solo un anno, per poi tentare nuovamente l’esame come studente esterno alla Mikhailovsky. Nel settembre 1910 si arruola nell’esercito e viene assegnato alla 15ª brigata di artiglieria a Odessa. Nell’aprile del 1912, passa l’esame finale all’Accademia Mikhailovsky.

Durante la Grande Guerra scalò velocemente i gradi: il 15 aprile del 1915 è promosso poruchik (tenente) e il 23 ottobre del 1916 diventa stabs-kapitan (capitano di Stato maggiore). Ha partecipato alla svolta di Brusilov e all’assalto di Lutsk come comandante della 15ª divisione di fanteria. Le sue azioni temerarie attirarono l’attenzione del capo della divisione, il maggiore generale Pyotr LomnovskyI, che lo nominò aiutante di Stato maggiore. Colpiti dal talento di Messner, tra il novembre del 1916 e il gennaio 1917, gli alti comandi lo indirizzano a un corso di formazione accelerato per ufficiali di Stato maggiore all’Accademia Militare Imperiale Nicholas di San Pietroburgo.

Nel febbraio 1917, scoppia la rivoluzione a Pietrogrado. La Russia è in subbuglio. La nuova repubblica, retta dal governo provvisorio di Aleksandr Kerenskij, sta perdendo la guerra, mentre l’impero si sta sfaldando. I movimenti politici interni lottano tra di loro per decidere il futuro del paese. Tra il 6 e il 7 novembre del 1917, i bolscevichi, con un magistrale colpo di mano, prendono il potere. Inizia il periodo della rivoluzione bolscevica che durerà fino al 1924, quando Stalin prenderà il potere.

L’Armata rossa a Mosca | da Wikimedia Commons

Nella primavera del 1918, dopo i disastrosi accordi di Brest Litovsk, Messner e la sua divisione, che si trovano sul fronte rumeno, vengono smobilitati. La guerra, per il momento, è ufficialmente finita. Ma secondo Leon Trockij, il fondatore dell’Armata Rossa, la pace stabilita dagli accordi è una fase di «non pace e di non guerra».

Evgeny Messner, dopo quattro anni al fronte, è scandalizzato dal caos politico che corre in Russia. Si rifiuta di accettare le decisioni del governo dei “rossi” di smembrare l’Impero Russo per un presunto progetto di rivoluzione mondiale. Nel marzo 1919 decide così di arruolarsi nell’Armata dei Volontari del Sud. Messner considerava vergognosa l’appropriazione indebita portata avanti dall’’etmanato di Pavlo Skoropadskij di Odessa e della Novorossiya, perché questi: «non avevano mai fatto parte della Piccola Russia».

Durante la guerra civile si dimostrerà un comandante capace, dando filo da torcere alle forze bolsceviche a Tsaritsyn, la futura Stalingrado. Tra l’ottobre del 1919 e il gennaio 1920, gli viene affidata la sezione del dipartimento di propaganda di Kiev per imparare i rudimenti della guerra psicologica. Nel novembre del 1920, con la guerra civile agli sgoccioli, Messner abbandona la Russia. La sconfitta dei Bianchi, insieme al crollo dello zarismo, è un trauma da cui non si riprenderà mai.

Messner, esule, si stabilisce in Jugoslavia per continuare la sua professione di teorico militare. Insegnò all’accademia militare di Belgrado e scrisse per svariate testate di émigrées bianchi. Durante la permanenza si unisce al gruppo “Unione dei militari russi” di Pyotr Wrangel, ex generale delle armate dei bianchi soprannominato “Barone Nero”.

Nel 1941, quando i nazisti invadono la Jugoslavia, da ardente anticomunista si arruola nel corpo di volontari russi della Wermacht. Dato il suo precedente a Kiev, viene assegnato alla sezione per la propaganda e l’indottrinamento. A marzo 1945, diventa direttore della sezione di propaganda della divisione Russland del generale Boris Smylosvky. A maggio del 1945, si rifugia nel Liechtenstein e successivamente, nel 1947, si trasferisce nella comunità russa in Argentina.

Dal Sud America ha una visione privilegiata della Guerra Fredda, mentre il continente latino diventa l’arena di scontro tra i due blocchi. Per gli Usa è il laboratorio per sperimentare le tecniche di controguerriglia e repressione contro i partiti di sinistra sudamericani. Probabilmente, Messner ha avuto il piacere di assistere alle “prodezze” degli allievi della Scuola delle Americhe di Fort Benning (Messner avrà da ridire sulla «troppa morbidezza» degli argentini).

Continuò a scrivere fino al 1974, anno della sua morte, per i giornali degli esuli russi anticomunisti come Russkoye Slovo, Chasovoy e Nashi Vesti. Messner dopo aver osservato i risultati della guerra civile russa, dei conflitti mondiali e del terrore nucleare, condensa la sua teoria in tre articoli: Lik Soveremennoy Voyni (Il volto della guerra moderna,1959), Myatezh Imya Tret’yey Vseminoy (Ribellione – il nome del terzo mondo, 1960) e Vseminaya Myatezhevoyna (La guerra mondiale degli ammutinati, 1971).

I cinque punti della “guerra sovversiva”

Secondo Messner, la myatezrievoyna (che si può tradurre a grandi linee in “guerra sovversiva”), in altre parole, la “via della guerra” secondo le forze comuniste, è il prodotto di processi materiali e sociali che hanno sconvolto il mondo e l’arte militare, che possiamo riassumere in cinque punti.

La prima rivoluzione è la morte della dicotomia clausewitziana di Pace-Guerra e Guerra-Pace prodotta dalla pace di Westfalia (1648). Le guerre non vengono più dichiarate, ma semplicemente si iniziano, magari per non concludersi mai. L’attuale struttura di potere (multipolarismo, globalizzazione, ONU) e i moderni sistemi d’arma (le armi nucleari che rendono impossibile qualsiasi guerra tra grandi potenze) alimentano lo stato latente di guerra non dichiarata. L’impossibilità di scatenare un conflitto classico costringe le fazioni in campo a sublimare il conflitto verso vie alternative.

Le operazioni militari del futuro saranno coperte, come le operazioni militari condotte dalle PMC europee e russe in Africa, o avranno nomi “politicamente accettabili” come le operazioni di peacekeeping, o la stessa “operazione militare speciale”.

Il secondo mutamento è la «rivoluzione dei centri di gravità». Riprendendo la teoria dello schwerpunkt (punto critico) di von Clausewitz, Messner teorizza che dopo la Rivoluzione Bolscevica, insieme allo sviluppo tecnologico del mondo, i centri di potere si sono separati dal sistema statale per trasferirsi nella popolazione, atomizzando e decentralizzando il attività decisionale.

La distribuzione caotica del potere rende ogni attacco diretto contro a un singolo schwerpunkt, e dunque la vittoria sul campo di battaglia, una chimera. La vittoria campale non garantisce un progresso strategico. In sintesi, nel futuro non esisteranno più battaglie come quella di Kursk o di Stalingrado da combattere.

Il terzo cambiamento è il continuo, e incontrollato, sviluppo della complessità del campo di battaglia. I conflitti non saranno più locali con schieramenti ben definiti. All’interno degli schieramenti si avrà una pluralità di attori, con obiettivi e ambizioni diverse tra di loro. I volontari stranieri stravolgono le logiche di potere locale, le grandi potenze si affidano ad aziende e mercenari per espandere il proprio potere.

Secondo Messner «i conflitti locali sono solo “incidenti”, mentre la guerra è un fenomeno mondiale o quasi universale». Basti riflettere sul caso jugoslavo: la guerra civile era iniziata come “affare interno”, ma ben presto si assiste all’ingresso in campo di una miriade di attori, dalla Nato alla mafia russo-ucraina, che hanno stravolto l’equazione del conflitto .

La quarta «rivoluzione negli affari militari» è la cessazione della linea di demarcazione tra fronte militare e fronte interno. Questo stravolgimento è dovuto allo sviluppo dei primi bombardieri e al concetto di guerra totale. L’aviazione ha eliminato fisicamente il confine tra militare e civile. Ora, tramite i droni e gli attacchi aerei, si possono colpire i centri logistici e di produzione dietro le linee, creando la dimensione air del conflitto.

Il bersaglio principale è la popolazione, il centro principale dello sforzo bellico. La guerra totale, cioè quel fenomeno sociopolitico di «forza totale» dove tutti devono contribuire alla vittoria finale, ha generato la quarta dimensione della guerra: l’aspetto psicologico. Per arrivare alla vittoria bisogna controllare la sfera emotiva del proprio avversario.

Il quinto sovvertimento è la «volgarizzazione della guerra». Dopo la guerra dei Trent’anni, le nazioni abbandonarono (momentaneamente) gli eserciti di mercenari e la diplomazia famigliare per creare eserciti professionali. Questa élite si ispirava a regole e a processi militari che si rifacevano a un fantasioso codice cavalleresco e allo jus in bellum (emblematico l’esempio del conte d’Auteurs:«Lascia che i tuoi uomini sparino! – Dopo di voi!»). La Rivoluzione francese (1789) ha trasformato poi gli eserciti professionali, rendendoli di massa e delle «macchine da guerra» fedeli alla nazione.

Tale approccio “regolato” ai conflitti, valeva solo entro i confini europei, entro i quali si combattevano guerre tra potenze “civili”. Le popolazioni che abitavano al di fuori del continente europeo, dai boeri agli herero, non meritavano una simile considerazione. In queste terre considerate “selvagge”, selvaggi sarebbero potuti essere anche i modi di fare la guerra.

Le guerre di decolonizzazione, e la privatizzazione degli interessi economici e della forza bellica, hanno cancellato il concetto di élite militare e di fedeltà nazionale. Lo sviluppo tecnologico ha brutalizzato le battaglie e ha semplificato l’accesso al conflitto. In altre parole, i sistema d’arma “primitivi”, da un semplice kalashnikov a un pacchetto per attacchi DDos(attacco di negazione del servizio), sono alla portata di tutti e possono provocare gravi danni.

Gran parte di queste intuizioni provengono dal mondo della guerriglia marxista e del terzomondismo. La «volgarizzazione della guerra»  è una declinazione dispregiativa della «guerra di popolo» teorizzata da Mao Zedong e Vo Nguyen Giap, con il primo che resta l’elemento più influente nella myatezhvoina. Il Grande Timoniere, a differenza di von Clausewitz, ha un’importante intuizione: la vittoria deriva solo per il 30% dalle operazioni militari, il 70% è una questione politica. In altri termini, chi vince in politica, vince la guerra. Ad esempio i Vietcong hanno perso pressoché tutte le battaglie campali contro gli Stati Uniti, ma hanno vinto la guerra raggiungendo l’obiettivo politico di riunificare il paese.

Il concetto di assenza di pace e guerra ha origine dal pensiero politico di Trotskij e la teoria dello «sviluppo ineguale e combinato» (Storia della Rivoluzione russa, 1929), partorita insieme ad Aleksandr L’vovič Parvus, è una lente utile per capire la globalizzazione e la diffusione della violenza disorganizzata.

Il capitalismo, il sistema di produzione industriale, il costante sviluppo tecnologico e la distruzione (unilaterale) delle barriere doganali permettono la diffusione di know-how, capitali e tecnologie in tutto il mondo. Gli stati arretrati, o gli attori non statali, possono recuperare il divario con le nazioni più avanzate per combattere alla pari. Grazie allo «sviluppo ineguale e combinato» il Giappone Meij ha sconfitto il gigante russo a Porth Arthur, più recentemente l’Iran ha sviluppato, tramite il commercio triangolare, una propria industria bellica nonostante l’embargo occidentale.

I droni suicidi, come lo Shahed 136 iraniano, sono assetti poco costosi ma efficaci, disponibili a moltissima attori, statuali e non | da Wikimedia Commons

Messner e lo “stile della donnola”

Secondo Messner, la myatezhvoina, o “stile della donnola” – «La donnola uccide più di quanto riesca a mangiare e si scatena in una furia di uccisioni senza scopo», – può essere applicato dalle sole le forze eversive del blocco comunista. In realtà questo approccio ai conflitti può essere applicato da tutti quanti gli attori. Alexander Dugin commette un simile errore nella net-centric warfare, secondo cui, la guerra per reti offensiva (essenzialmente controllare, diffondere e manipolare le informazioni sul web e sui social) la può fare solo l’Occidente.

La teoria di Messner si articola nei seguenti punti.

  • Non ortodossia: il conflitto tra forze militari è relegato sullo sfondo. Nella guerra sovversiva si preferiscono metodi nascosti e non ortodossi come assassini, proteste, transazioni economiche e terrorismo per raggiungere gli obiettivi predisposti. Queste azioni devono sembrare scollegate da un progetto politico preciso.
  • Ambiguità strategica: la violenza insensata, l’assenza di consequenzialità tra le varie operazioni e il caos generato servono a mascherare il vero disegno strategico.
  • Professionalità: Lenin, in Che fare? del 1902, afferna che i nuclei di «rivoluzionari di professione»  guideranno i proletari verso la vittoria. Ripartendo da questo principio, Messner teorizza un centro unico di comando occulto che manovrerà i diversi gruppi coinvolti, senza che quest’ultimi sappiano del quadro generale.
  • Principi della guerra: questa dottrina, con la grande varietà di strumenti pacifici e non letali, si basa sullo stesso preconcetto della guerra, cioè, la sottomissione della volontà del nemico. L’essenza della guerra e degli uomini, in sintesi, non è mai cambiata, sono solo cambiati i mezzi e le forme.
  • Nichilismo ideologico: le rivoluzioni sono caratterizzate da un principio fondamentale, vale a dire la volontà di creare un nuovo mondo e migliorare la condizione umana. Nel caso della guerra sovversiva è assente l’elemento ideologico (implicando un’incapacità di ragionare politicamente dei gruppi coinvolti), mentre le leggi e i valori sono concetti “obsoleti”. La myatezhvoina è pura violenza insensata tra (sub) umani.
  • Psicologia: le guerre futuro sono caratterizzate da una forte impronta psicologica. A differenza delle prime teorie della guerra ibrida occidentali, molto legate all’aspetto tattico-militare, la myatezhvoina dà enfasi alla propaganda per raggiungere gli obiettivi politici.

Le operazioni di guerra psicologica sono suddivise nella “propaganda delle parole”, la black propaganda di Joseph Goebbels esemplificata nella frase: «se dici una menzogna enorme e continui a ripeterla, poi il popolo ci crederà», e nella “propaganda dei fatti”, la white propaganda che esalta i successi concreti. Le azioni cinetiche e di psyops si devono basare sul massimo impatto emotivo. Infatti, gli obiettivi elencati da Messner sono ad alto impatto psicologico come, per esempio, distruggere oggetti, o personalità, di alto valore simbolico ed emotivo.

Gli “utili idioti” e i gruppi umani della guerra ibrida

Secondo una leggenda, Lenin scrisse che degli “utili idioti” avrebbero aiutato, inconsapevolmente, la rivoluzione bolscevica. Questo principio vale anche per la myatezhvoina. Il comando occulto si può avvalere dei più disparati gruppi umani, con i rispettivi capitali sociali (secondo la teoria dei campi di Pierre Bourdieu ogni classe sociale ha a disposizione quattro tipi di capitali: economico, sociale, culturale e simbolico).

Data la natura camaleontica della dottrina, possono muoversi sullo spettro della violenza e collaborare tra di loro. Una massa in rivolta può diventare un gruppo terroristico, viceversa, un gruppo terroristico può normalizzare i rapporti sociali fondando un partito politico per partecipare alle elezioni politiche, così da poter entrare nei meccanismi di potere. Oppure, gli apparati statali possono aiutare e manovrare i movimenti di protesta per operazioni di false flag.

Il primo gruppo sono le masse in rivolta (мятежные массы), i gruppi di civili o di funzionari pubblici che organizzano proteste e creano disordini sociali, spingendo, più o meno pacificamente, il governo a fare determinate scelte. Le forze occulte (мятежные колонны) sono invece i gruppi e gli individui, come mafiosi o uomini d’affari, che agiscono segretamente attraverso un ampio spettro di attività violente (terrorismo, stragismo, assassinio) e non (hacktivismo, lobbismo). I movimenti di resistenza (мятежное ополчение) sono le unità di guerriglieri che adottano tattiche di guerriglia o di guerra asimmetrica. E infine, le forze armate e gli apparati di sicurezza, che possono agire all’interno del tessuto statale.

Lo scopo finale della guerra sovversiva non è la conquista territoriale, ma è quello di rendere incapace il nemico di ragionare e agire. Agire secondo la filosofia di base di Sun Tzu e Carl von Clausewitz : sottomettere il nemico e distruggere la sua volontà.

Messner fornisce una serie di consigli su come combattere la myatezrievoyna: lavoro d’intelligence, elasticità strategica e adottare gli stessi metodi del nemico, in altre parole, combattere Mao contrapponendolo a Mao. Per questo, secondo Messner, bisogna essenzialmente militarizzare la collettività: «usare ogni singolo sforzo per raggiungere la vittoria» applicando le norme di guerra aulla società, militarizzando la polizia e sospendendo il diritto civile per eliminare «l’eccesso di democrazia».

La guerra che verrà

Messner ha influenzato inconsapevolmente numerosi pensatori delle guerre del futuro e le sue intuizioni restano sono attuali. Se si aggiungono le attuali tecnologie, dal deep learning alle intelligenze artificiali, la myatezhvoina diventa un cocktail esplosivo e incontrollabile.

Sean McFate, professore alla George Town University, ex mercenario e autore del libro The New Rules of War, è un tipico esempio di “intellettuale della guerra” influenzato da Messner. La teoria della age of durable disoder o la decostruzione della visione cinetica dei conflitti degli occidentali hanno enormi somiglianze con gli scritti del vecchio ufficiale bianco.

Guerriglieri ceceni di fronte a un elicottero russo Mi-8 abbattuto | da Wikimedia Commons

La guerra è cambiata, molti strateghi militari e politici non l’hanno ancora capito e preferiscono rimanere ancorati alla nostalgia del Varco di Fulda, la pianura dove, secondo i comandi Nato, sarebbero passati i T72 sovietici in caso di escalation tra i due blocchi. Si può affermare che tuttavia non saranno i Leopard II a fermare i conflitti del futuro. L’attuale sistema internazionale non è preparato alla nuova generazione di guerre, o meglio, l’attuale classe politica non riesce a comprendere le sfide del futuro.

Il passato recente ci ha regalato episodi emblematici per incoraggiare un cambiamento di mentalità: i talebani, armati di motociclette e armi di fabbricazione pakistana, hanno costretto alla fuga il primo esercito al mondo; gli ucraini, usando Starlink e droni ad uso civile modificati, hanno bloccato l’esercito russo; il genocidio del Rwanda è stato perpetrato davanti agli occhi del generale Roméo Dallaire perché, agli occhi dei burocrati, era “solo” un omicidio di massa.

La guerra in Ucraina, come afferma il professore Aldo Giannuli, è l’ultima guerra del XX secolo e la prima del XXI, perché è l’ultima che seguirà i canoni “classici” e la prima che ha incorporato degli elementi realmente innovativi. Le battaglie del futuro saranno però estremamente lontane da quelle che stiamo osservando in Ucraina. Gli scontri del XXI secolo saranno caratterizzati da paranoia, violenza e instabilità. Il concetto di pace eurocentrico sarà solo una vestigia del passato.

Bibliografia
Fridman, Ofer. Russian ‘Hybrid Warfare’: Resurgence and Politicisation. Londra: C. Hurst & Co., 2018McFate, Sean. The new rules of war: victory in the age of durable disorder. Avon, 2019

Sitografia
Klus, Adma. Myatezh Voina: The Russian Grandfather of Western Hybrid Warfare | Small Wars Journal

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