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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Spie, investimenti e (forse) armi: come nasce l’asse tra Russia e Emirati
I documenti secretati dell’intelligence fatti circolare negli Stati Uniti dimostrano una vicinanza non solo economica tra Abu Dhabi e Mosca

La diffusione di informazioni secretate dell’intelligence americana ad opera (pare) di Jack Teixeira, avvenuta nelle scorse settimane, ha messo in mostra molte delle dinamiche “oscure” in atto nel contesto internazionale. L’impatto maggiore di queste informazioni, ovviamente, è stato sul contesto bellico ucraino ma il Medio Oriente non è uscito indenne da questa attività di diffusione e numerosi paesi dell’area sono stati chiamati in causa dai documenti americani.

Oltre a varie intercettazioni, piuttosto innocue, riguardanti tra gli altri membri dell’establishment iraniano e giordano, anche altri importanti attori come Turchia, Israele ed Egitto sono stati colpiti da questi leaks, spesso in maniera piuttosto imbarazzante. Di particolare interesse sono quei report che riguardano il posizionamento geopolitico degli Emirati Arabi Uniti, finiti al centro di una controversia di natura geostrategica a seguito di una serie di intercettazioni.

Stando a quanto divulgato da Teixeira, infatti, in alcune intercettazioni svolte ai danni di agenti dei servizi segreti russi, nello specifico dell’FSB, si parlerebbe di un’operazione di persuasione svolta da quest’ultimi nei confronti dei loro omologhi emiratini. Tale operazione sarebbe stata svolta per convincere la controparte a partecipare attivamente al contrasto alle agenzie di spionaggio inglesi e americane nell’area mediorientale e confermerebbe, qualora l’informazione fosse veritiera, la rinnovata vicinanza tra Emirati Arabi Uniti e Federazione Russa.

Gli UAE sono da tempo un attore molto rilevante in Medio Oriente, piuttosto abile nello sfruttare in maniera efficiente le sue limitate risorse militari e diplomatiche. Il contesto internazionale post guerra in Ucraina ha dato al paese un’ulteriore possibilità per districarsi tra le maglie geopolitiche e per ritagliarsi maggiori spazi di manovra, sia in campo economico che in quello diplomatico e strategico. La tanto pubblicizzata “indipendenza” geopolitica del paese permette infatti agli Emirati di rimanere neutrali nell’attuale scontro globale e di sfruttarne i contendenti.

Turismo, banche e tech: come Mosca si avvicina ad Abu Dhabi

Dall’inizio della guerra in Ucraina, sulla scia delle sanzioni occidentali contro Mosca, i legami tra gli Emirati e la Russia sono aumentati in maniera esponenziale. Nei nove mesi successivi all’offensiva, infatti, l’interscambio economico non legato al settore petrolifero è aumentato di circa il 60%, rendendo Mosca uno dei principali partner economici del paese mediorientale. Anche il turismo, nello stesso periodo, ha visto una crescita simile, con quasi un milione di russi che hanno scelto gli Emirati come meta per le proprie vacanze.

Ma ad aumentare non sono stati solo i commerci e il turismo: nel 2022 la banca centrale di Abu Dhabi ha permesso l’apertura di una filiale locale ad una banca russa, MTS, permettendo di fatto un più stretto legame tra i due paesi ed un aggiramento parziale delle sanzioni occidentali. L’apertura di queste filiali, solo recentemente contestata dagli Stati Uniti, permette anche a molti magnati russi di cominciare ad investire sul mercato immobiliare locale, settore in cui stanno rapidamente diventando molto rilevanti.

il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Al Nahyan, e il Presidente Putin nel 2022 | da Wikimedia Commons

A raggiungere Dubai ed Abu Dhabi non sono però solo i magnati, ma anche una fetta consistente di aziende tech russe particolarmente colpite dalle sanzioni, che hanno deciso di spostare le proprie attività nelle due città emiratine. Questo fenomeno, nel lungo periodo, potrebbe permettere agli Emirati di reinventarsi come l’hub tecnologico della regione, con le dovute ricadute geopolitiche del caso. Il piano emiratino in questo senso è stato più volte ribadito: arrivare entro il 2031 ad avere almeno 20 società dal valore di un miliardo di dollari stanziate nel paese.

I capitali e il know-how russo potrebbero risultare vitali in questa corsa verso la creazione di una “Silicon Valley del Medioriente” in chiave emiratina e già l’anno scorso circa il 60% dei 9 miliardi di dollari d’investimenti tech in Medio Oriente sono stati attirati dagli Emirati, rendendo Dubai l’indiscussa leader regionale nel settore. In un contesto globale sempre più polarizzato è improbabile che questi legami vengano recisi drasticamente, a meno di un intervento massiccio da parte degli Stati Uniti, volto a limitare le possibilità d’azione russe nel paese.

Di spie e di armi, l’altro lato della collaborazione

Gli Emirati Arabi Uniti sono sempre stati una nazione votata alla prosecuzione dei propri interessi geopolitici a prescindere dall’inquadramento nelle alleanze internazionali ed il caso dei legami tra Abu Dhabi e Mosca conferma tale vocazione.

Dal 2019, infatti, gli Emirati intrattengono rapporti più o meno stabili, ma non ufficiali, con la vicina Repubblica Islamica d’Iran volti ad evitare lo scontro tra quest’ultima e varie nazioni occidentali, in primis gli Stati Uniti. Dopo gli accordi tra Riyadh e Teheran, gli Emirati sono stati i primi a intraprendere la via della normalizzazione ufficiale con gli iraniani, anche grazie al rapporto privilegiato costruito negli anni di discussioni informali con la Repubblica.

Questa tendenza all’ambiguità degli Emirati spaventa notevolmente gli americani, abituati ad avere voce in capitolo nella regione proprio tramite i forti legami di natura securitaria con le monarchie. In questo senso, un riavvicinamento tra i paesi del Golfo e l’Iran, così come l’arrivo prepotente di Cina e Russia nei mercati sauditi ed emiratini, ma anche qatarioti, rischia di minare i pilastri fondamentali della presenza americana nel Golfo: non dovendo più temere gli iraniani le monarchie del golfo potrebbero fare un domani a meno della protezione americana e tramite gli investimenti cinesi e russi potrebbero riuscire a svilupparsi in maniera autonoma rispetto alle industrie nordamericane.

Il caso delle intercettazioni rivelate da Teixeira è rilevante proprio sotto questo punto di vista: se quanto detto dagli agenti dell’FSB fosse vero significherebbe che gli Emirati non solo sono arrivati ad un punto tale da potersi svincolare dagli americani in materia d’intelligence e sicurezza, ma sarebbero addirittura passati all’offensiva. Starebbero cercando, in altre parole, non solo una via alternativa ai rapporti con Washington, ma anche di limitarne attivamente l’influenza in tutta l’area disturbando l’azione dei loro agenti locali.

Del resto, la vicinanza tra Emirati e Russia è stata dimostrata più volte in maniera palese, come successo alla recente International Defence Exhibition, tenutasi ad un anno dall’inizio della guerra in Ucraina. A questo evento, infatti, sono state invitate le industrie russe attive nel campo degli armamenti, le quali hanno quindi potuto esibire e vendere i loro armamenti nonostante le proteste che si sono levate da più parti del mondo. La collaborazione militare tra i due paesi non è ad oggi appurata, ma niente fa credere che sia impossibile nel prossimo futuro.

Tuttavia, il sistema economico, ed in particolar modo quello finanziario, degli Emirati resta ancora molto legato a quello americano e ci vorranno grandi sforzi da parte emiratina per svincolarsi in maniera decisa dalla potenza che per decenni è stata garante non solo della sua sicurezza, ma anche del suo benessere.

Vista la rilevanza geostrategica degli Emirati, e la rilevanza delle loro forze armate, la nuova vicinanza con la Russia non è comunque un buon segno per l’Occidente. Perdere gli Emirati, in un contesto globale sempre più incerto, sarebbe un durissimo colpo per l’architettura geopolitica e securitaria statunitense.

Foto in evidenza: “Mohammed bin Zayed Al Nahyan (2022-10-11) 01” by Presidential Executive Office of Russia is licensed under CC BY 4.0.”Al Nahyan-Putin meeting (2022-10-11) 4” by Presidential Executive Office of Russia is licensed under CC BY 4.0.

Foto nel testo: “Al Nahyan-Putin meeting (2022-10-11) 2” by Presidential Executive Office of Russia is licensed under CC BY 4.0.

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Leonardo Venanzoni

Leonardo Venanzoni

Laureato in "Investigazione, criminalità e sicurezza internazionale" presso l'Università Internazionale di Roma, mi occupo di affari militari e politici del Medio Oriente. In particolare, mi concentro sulle dinamiche delle milizie attive nella regione e sulle politiche portate avanti dall'Iran. Collaboro con Aliseo fin dalla nascita del giornale.

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