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Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

L’Ue in America Latina: materie prime, investimenti e nodo Cina
L'Ue incontra l'America Latina. Sul tavolo l'influenza cinese, l'accordo con il Mercosur, e l'approvvigionamento di materie prime

Nei giorni 17 e 18 luglio, a Bruxelles, si è tenuto il terzo summit tra l’Unione Europea e la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (Celac), l’organismo che riunisce i Paesi dell’America Latina e della limitrofa regione dei Caraibi, escludendo invece Stati Uniti e Canada.

Considerando che il precedente si era svolto nel 2015, tale incontro assume un valore primario, perché destinato a inaugurare una nuova era dei rapporti tra queste due aree del mondo alla luce di un quadro geopolitico oggi profondamente mutato, con l’affermazione sulla scena internazionale di Pechino e lo scoppio della guerra in Ucraina.

Già in giugno la Presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, in preparazione di tale evento, era stata in America Latina visitando Brasile, Argentina, Cile e Messico, tutti Paesi cruciali per l’approvvigionamento di materie prime indispensabili nel prossimo futuro, tra cui il litio.

Durante il vertice le dinamiche più rilevanti sono state sicuramente i reciproci tentativi di avvicinamento e soprattutto l’intenzione europea di recuperare l’influenza su questa regione, segnalata anche dal nuovo piano di investimenti da 45 miliardi di euro lanciato dalla Commissione europea.

Al tempo stesso, non sono mancati gli attriti legati a questioni di diritto internazionale e politica estera, in particolare per quanto riguarda il sostegno a Kiev: nel 2014 Cuba e Nicaragua avevano riconosciuto il referendum per l’annessione della Crimea alla Russia, e alcuni Paesi sudamericani si sono rifiutati di appoggiare le due risoluzioni di condanna contro quest’ultima presso le Nazioni Unite.

È stato questo il tema più divisivo dell’intero vertice, tale di per sé da mettere i bastoni tra le ruote di una relazione potenzialmente benefica per entrambe le parti, ma al tempo stesso indice di una sostanziale differenza di visioni che riflette il diverso ruolo posseduto dalle due regioni nell’attuale scena politica internazionale.


La guerra in Ucraina divide America Latina e Europa

Le pressioni degli Stati europei, con Polonia e Baltici in testa, per strappare la più ferma condanna contro l’invasione russa hanno incontrato la resistenza di diversi Stati dell’America Latina guidati dal Nicaragua, storico alleato del Cremlino e fortemente ostile agli Stati Uniti; per questo motivo, la presenza in videocollegamento del presidente ucraino Zelensky è stata infine evitata.

La dichiarazione finale che si proponeva di comunicare una posizione condivisa dai Paesi delle due aree del mondo in merito a numerose tematiche, nonché alla conflitto in Europa, esprime soltanto una “profonda preoccupazione” (al posto della più esplicita “condanna”, come avrebbero preferito i Paesi Ue), e dalla quale il Nicaragua ha scelto comunque di dissociarsi.

Già nei mesi precedenti la riluttanza di molti Paesi latinoamericani a fornire supporto militare a Kiev aveva segnalato una posizione poco decisa e molto distante da quella dell’Occidente tipicamente inteso. Argentina, Cile e Brasile e persino Colombia, uno dei più stretti alleati di Washington nella regione, avevano respinto la richiesta di sostegno, mentre il Presidente messicano Obrador aveva criticato la Germania per l’invio di carri armati in Ucraina.

Nel corso del vertice, tali posizioni sono state ribadite, a conferma del fatto che l’America Latina non desidera essere coinvolta in quello che reputa un conflitto tra bianchi occidentali, né intende allineare le proprie politiche estere agli interessi europei e statunitensi.

Tuttavia, forse ancora più suggestivo è stato il palesarsi di una sorta di autocoscienza regionale andata lentamente maturando negli ultimi decenni, che porta Paesi con storie e caratteristiche diverse a percepirsi come legati da obiettivi e interessi comuni. Durante il summit, la critica mossa dal Presidente brasiliano Lula alla scelta degli Stati europei di finanziare il conflitto in Ucraina ha cozzato con la volontà occidentale di “convincere i più scettici” delle ripercussioni che la guerra scatenata dalla Russia sta avendo e avrà sul resto del mondo.

D’altra parte, presso i paesi dell’America Latina resta salda la convinzione che il principale impatto della guerra sia dovuto alle sanzioni occidentali imposte a Mosca, che hanno prodotto un picco dell’inflazione e un vertiginoso innalzamento dei prezzi dell’energia.

L’accordo Ue-Mercosur

Paragrafo Ucraina a parte, sono state affrontate anche altre questioni cruciali per i rapporti tra le due regioni. I memorandum d’intesa con i singoli Paesi latinoamericani si sono incentrati sull’approvvigionamento energetico e di materie prime critiche, coinvolgendo principalmente Argentina, Cile e Uruguay. Il presidente argentino Alberto Fernandez si è espresso molto positivamente: “Non abbiamo mai potuto portare a casa tanti accordi come oggi”.

D’altra parte, la mancata convergenza politica rientra probabilmente tra le ragioni per cui anche il fronte commerciale non ha soddisfatto le aspettative: infatti, il punto più urgente e rimasto senza soluzione era l’accordo di libero scambio con il Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale, fondato nel 1991 e composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.

Miniera di litio in Argentina, nella regione di Salar del Hombre Muerto | da Wikimedia Commons

La possibilità di stringere accordi privilegiati con questo mercato fa gola a molte potenze, tra cui la Cina. Dopo oltre 20 anni di negoziati, l’Unione Europea aveva effettivamente raggiunto un accordo nel 2019, ma la diffidenza latinoamericana nei confronti dei vincoli imposti dalla recente normativa europea in tema di tutela dell’ambiente ha impedito che questo venisse ratificato fino a oggi. La speranza di Spagna e Brasile, due tra i Paesi che più beneficerebbero da una simile dinamica, è di arrivare a una soluzione entro la fine dell’anno.

È stato lo stesso Fernandez a puntualizzare come la proposta europea sia «eccessivamente focalizzata sull’ambiente, senza alcuna registrazione delle tre dimensioni della sostenibilità: ambientale, economica e sociale». Tuttavia, ciò che i Paesi latinoamericani temono sopra ogni altra cosa è l’eventualità di finire vittima di una forma di protezionismo agricolo “camuffato”, che danneggerebbe l’export latinoamericano.

Tale dinamica rischia di compromette l’obiettivo della Ue di arginare l’influenza della Cina in America Latina, la cui cooperazione con la regione conosce in questo momento una fase dorata. «Non vogliamo imposizioni» ha dichiarato il Presidente Lula «è un accordo di partenariato strategico e nessun partner strategico punta una spada alla testa dell’altro».

Lo testimonia anche un ulteriore punto di attrito che riguarda un ipotetico accesso preferenziale delle imprese europee alle gare pubbliche nei in America Latina. Per i Paesi membri, infatti, il Mercosur non guarda solo al rapporto con l’Unione europea, ma al contrario resta aperto ad «esplorare nuovi fronti negoziali con partner come Cina, Indonesia, Vietnam e i Paesi dell’America centrale e dei Caraibi», strizzando quindi l’occhio ai Paesi del sud del mondo con un atteggiamento che è indice di un approccio multipolare.

Global Gateway: la ricetta dell’Ue per limitare l’influenza cinese

Come ha sottolineato Ursula von der Leyen, il risultato più decisivo raggiunto nel contesto del summit è senza dubbio il nuovo partenariato tutto economico consistente in 45 miliardi di euro di investimenti nell’ambito del Global Gateway, la strategia europea per creare un’alternativa alle vie della Seta cinesi ( e che nel complesso ammonta a 300 miliardi di euro).

Gli investimenti sono destinati a settori chiave quali infrastrutture, digitale, clima, energia, salute e istruzione. L’iniziativa è stata annunciata poco prima dell’inizio del vertice, rendendo chiaro come Bruxelles si sia presentata all’appuntamento con il fine di strappare “i vecchi amici” con gli “stessi valori” dalle grinfie del Dragone.

Sono già in cantiere più di 135 progetti, legati all’idrogeno pulito, alle rinnovabili, all’espansione della rete di cavi dati ad alte prestazioni e anche alla produzione dei vaccini a mRNA: tra i progetti più importanti figurano l’espansione delle reti di telecomunicazione nella regione amazzonica, ma anche l’elettrificazione del trasporto pubblico in Costa Rica o la costruzione di una linea metropolitana in Colombia. In cambio l’Ue spera di accedere al litio sudamericano e alle altre materie prime rare.

Tuttavia, un piano di investimenti così significativo deve poggiarsi su una solida base commerciale per essere veramente efficace, e per questo è importante che l’Unione Europea riesca a ratificare al più presto l’accordo con il Mercosur.

Quelli che sono stati definiti come otto anni di ‘assenza’ sono la prova di un disinteresse europeo nei confronti della regione, compensato dalla complementare espansione cinese nell’ultimo decennio che ha portato Pechino a diventarne il principale partner commerciale nonché a garantirsi un accesso sicuro alle materie prime essenziali per la transizione energetica.

Al tempo stesso, tale circostanza può costituire per l’America Latina un’occasione di guardarsi intorno e attrarre nuovi investimenti, creandosi attraverso l’alleanza strategica con l’UE un’alternativa alla dipendenza dalla Cina. L’Europa, a sua volta, può iniziare a esercitare un’influenza su una regione così cruciale per gli equilibri globali, tenendo però presente che l’intenzione attuale dei Paesi latinoamericani è di continuare a cooperare e a fare accordi commerciali secondo una logica multilaterale.


Resta l’incognita del Mercosur, premessa imprescindibile per la realizzazione di tale alleanza. Se l’Ue desidera dimostrare la propria serietà nelle relazioni con l’America Latina, rinunciando a un approccio percepito da quest’ultima come paternalistico e instaurando un dialogo tra pari, deve scendere a un compromesso sulle questioni ambientali e ratificare l’accordo Mercosur il prima possibile, evitando che passi invece troppo tempo con il risultato di doverlo rinegoziare.

Questo vertice rappresenta un buon punto di partenza per rafforzare le relazioni tra le due regioni, ma è vero che solo nei prossimi mesi si potrà capire fino a che punto queste decideranno effettivamente di cooperare al fine di rafforzare il proprio legame in un contesto multipolare.

Foto in evidenza: “12.06.2023 – Reunião com a Presidente da Comissão Europeia, Ursula von der Leyen, seguida de declaração à imprensa” by Palácio do Planalto is licensed under CC BY 2.0.

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Stefano Dal Canto

Stefano Dal Canto

Studente di Lingue e letterature straniere presso l’Università di Pisa e allievo del corso ordinario di Filologia, letteratura italiana e linguistica della Scuola Normale Superiore di Pisa. Inseguo un tipo di cultura capace di uscire dai grigi studioli accademici per suscitare un riscontro concreto nella realtà che ci circonda. Per Aliseo scrivo articoli dal taglio prevalentemente storico e sociologico, con una particolare predilezione per l'America Latina.

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