fbpx
a

Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

a

Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

La “guerra fredda” tra Corea del Nord e del Sud: dallo spazio alla cyber warfare
Da sempre fulcro di tensioni, il 38° Parallelo sta vivendo un’evoluzione del conflitto congelato tra Seoul e Pyongyang, con un ampliamento delle dimensioni dello scontro verso nuove frontiere

Al termine della Guerra Fredda non tutte le barriere (fisiche e ideologiche) cadevano tra i due schieramenti: un muro è rimasto eretto in Estremo Oriente, al 38º parallelo: quello tra le due Coree. il collasso dell’Unione Sovietica, benché abbia contribuito a marginalizzare sensibilmente la posizione di Pyongyang nello scacchiere internazionale negli anni Novanta, non ha comunque posto fine alla dinastia Kim e al regime instauratosi.

Nonostante le dissonanti vedute, le relazioni intercoreane sembravano comunque procedere verso un timido disgelo; ciò era dovuto soprattutto a causa della mancanza di un garante della posizione intransigente assunta negli anni da Pyongyang e alla grave carestia che attanagliava il Paese in quegli anni.

La Sunshine Policy, di cui alfiere indiscusso è stato il Primo Ministro sudcoreano Kim Dae-jung (1998 -2003), sembrava poter sortire quell’effetto catalizzatore tra i due lati del 38º parallelo. Tuttavia, l’avvento del nuovo Millennio e la guerra al terrore perpetrata da Washington, a seguito degli eventi dell’11 settembre, con conseguente iscrizione della Corea del Nord nel novero dei Paesi facenti parte dell’Asse del Male, ha destabilizzato l’appeasement coreano, fornendo a Pyongyang l’assist per finalizzare il proprio programma atomico.

Quest’ultimo agli occhi dei Kim si rivelava fondamentale per schermare il Paese da un eventuale ribaltamento violento di regime come avvenuto in Iraq con Saddam e in Libia con Gheddafi.

Da Bush a Biden, il declino inesorabile delle relazioni

La pesante sterzata imposta da Bush jr. aveva sbriciolato il paziente lavoro diplomatico svolto dall’Amministrazione Clinton nel tentare di riavvicinare Pyongyang, in un contesto unipolare a trazione statunitense. Le relazioni rimarranno tese anche sotto i due mandati di Obama. Con all’avvento di Trump ci saranno concreti tentativi di disgelo, arenatisi però sullo scoglio del nucleare nordcoreano.

La presidenza del Tycoon ha basato la sua politica estera nel convogliare gli sforzi diplomatico-militari contro la minaccia cinese. Per potenziare l’accerchiamento di Pechino l’amministrazione repubblicana del magnate newyorkese ha tentato di avvicinare la Corea del Nord a Washington, salvo però scontrarsi con l’intransigenza del regime a un eventuale abbandono dell’elemento atomico.          

Lo storico incontro del 2019 tra Donald Trump, Kim Jong Un e Moon Jae-in presso la zona de-militarizzata tra le Coree

Il possesso dell’arma nucleare era ed è tutt’oggi elemento imprescindibile per la sopravvivenza della dittatura instauratasi a Pyongyang dal lontano 1948. Il ricambio verticistico a Washington e Seoul, con il binomio Biden/Yoon Suk-yeol, ha contribuito sensibilmente a esacerbare le già complicate relazioni con Pyongyang.

La politica estera dell’ottuagenario presidente americano nei confronti della Corea del Nord si è posta in netta contrapposizione a quella di Trump. Mentre The Donald ha ricercato un approccio volto al disgelo delle relazioni con Pyongyang, nonostante la strenua opposizione al programma nucleare nordcoreano, l’amministrazione Biden ha mostrato una chiusura pressoché totale nei confronti di Kim, complice anche una congiuntura internazionale sempre più simile a una “Guerra fredda 2.0”.

Biden ha invece rafforzato le relazioni con i principali antagonisti di Pyongyang, cementando l’alleanza con Giappone e Corea del Sud per il tramite degli Accordi di Camp David.

La guerra in Ucraina come occasione per la Corea del Nord

Dopo lo shock iniziale dovuto all’oscuramento della pratica coreana in favore del dossier Ucraina, Pyongyang ha saputo trarre vantaggio dal contesto formatosi sia sul piano diplomatico che militare. La distrazione internazionale, con le opinioni pubbliche e gli apparati catalizzati sul conflitto in est Europa, ha permesso alla Corea del Nord di muoversi nell’ombra e attendere il momento giusto per sfruttare a proprio vantaggio la rinnovata congiuntura internazionale.

Il decantato incontro settembrino con Vladimir Putin ha schiuso a Pyongyang le porte di un partenariato, quello con Mosca, ormai sommerso da anni di polvere. Le forniture militari che Kim ha portato in dote (metaforicamente) con il suo treno blindato in Russia si sono presto ripagate.

Il recente lancio del satellite spia Malligyong-1 ha verosimilmente giovato dell’aiuto russo nella risoluzione delle problematiche vettoriali dei missili nordcoreani. Parimenti le ottiche del satellite potrebbero aver subito un restyling grazie a Mosca.

La rinnovata collaborazione tra Mosca e Pyongyang è quello che può definirsi un win-win agreement geopolitico. Mosca trova nei floridi arsenali nordcoreani l’ossigeno bellico che le serve per poter proseguire a martellare l’Ucraina. Per contro Pyongyang intravede in Mosca un’importante sponda diplomatica e militare (oltre che alimentare) per smarcarsi dalla pesante relazione con Pechino, che la vede relegata al ruolo di bizzoso satellite cinese.

Spazio e cyberspazio, le nuove frontiere della contesa tra Corea del Nord e del Sud

Le relazioni bilaterali Mosca-Pyongyang travalicano l’aspetto economico e politico, con la Russia che funge anche da piattaforma di scambio per le criptovalute rubate dai gruppi di hacker nordcoreani parastatali come il Kimsuky, diffondendo malware e intrufolandosi nei vari sistemi informatici, principalmente sudcoreani e americani.

I proventi delle criptovalute vengono poi reinvestiti dal governo di Pyongyang per finanziare il proprio programma nucleare. Tecniche di hacking come lo spear-phishing, che bersagliano politici o ricercatori statunitensi e sudcoreani, sono funzionali a raccogliere preziosi dati da riutilizzare nello sviluppo delle armi di distruzione di massa della Corea del Nord.

È una nuova dimensione dello scontro tra Seoul e Pyongyang, che, come per la corsa spaziale, travalica la dimensione terragna della contesa tra i due lati del 38° Parallelo, sfociando nel cyberspazio.

A cavallo tra dicembre 2022 e marzo 2023 un altro gruppo di hacker patrocinati da Pyongyang, l’Andariel ha rubato oltre un terabyte di dati da decine di compagnie della Difesa sudcoreane. Le informazioni sottratte ricomprendono dati tecnici su armi di ultima generazione come tecnologie antiaeree basate sul laser. Un attacco potenzialmente devastante se si pensa che la Corea del Sud si sta trasformando in uno dei principali fornitori di armamenti a livello globale.

Nel solo 2023 Seoul ha registrato un export di armi e armamenti per un controvalore di circa 14 miliardi di dollari, con le nazioni europee (Polonia su tutte) capofila per gli acquisti dei prodotti made in Korea. Varsavia da sola ha chiuso un contratto multimiliardario con la Corea del Sud per la fornitura di nuovi mezzi blindati, incluso l’Mbt Black Panther K-2 e l’aereo d’attacco leggero FA-50.

Non solo un danno economico e d’immagine: il furto di dati potrebbe svelare a Pyongyang eventuali punti deboli nelle tecnologie belliche sudcoreane, rendendo il sofisticato arsenale di Seoul meno minaccioso in caso di riacutizzazione del conflitto. Il governo sudcoreano, i media, le istituzioni finanziarie e altri enti privati come le industrie della difesa, ​​hanno subito in molteplici occasioni le conseguenze degli attacchi informatici della Corea del Nord negli ultimi due decenni.

Permane l’interrogativo su come la Corea del Nord sia riuscita a creare una rete di hacking tanto sofisticata, considerando la sua debole infrastruttura informatica e tecnologica. I nordcoreani sono tagliati fuori dal mondo esterno a livello di comunicazioni, non essendo autorizzati ad avere accesso a Internet.

Solo poche élite sono autorizzate ad accedervi e le loro attività informatiche sono attentamente monitorate dal regime. Secondo DataReportal, sito web che fornisce report sulle attività online della popolazione globale, il 99,9% dei nordcoreani è rimasto offline nel 2022.


Il regime, per ovviare alla carenza infrastrutturale e di risorse umane nel settore, si avvale di due componenti: una endogena e una esogena. Internamente ricerca i prodigi della matematica in giovane età e li forma attraverso una rigorosa istruzione avanzata a carattere indottrinante.

I programmatori scelti selettivamente vengono poi reclutati come hacker di regime nell’alveo dell’Unità 121, nota anche come Bureau 121, presso il General Bureau of Reconnaissance, che tra i vari gruppi annovera anche la succitata Andariel. 

A livello esogeno Pyongyang ovvia alla sua carente infrastruttura informatica “appoggiandosi” per le proprie operazioni di hacking a Paesi disposti a ospitare i gruppi di cyber warfare. Nazioni amiche come Bielorussia, Cina e Russia ospitano i collettivi, con le ultime due che forniscono finanche supporto alla formazione degli stessi.  

Un’escalation “stellare

Le azioni di disturbo perpetrate dal regime potrebbero fungere, nel peggior scenario ipotizzabile, da propulsore per un conflitto. E se guerra tra i due lati del 38° Parallelo sarà, la dimensione spaziale assumerà parte integrante dello scontro: al dispiegamento del satellite spia Malligyong-1, Pyongyang ha dato seguito tramite un ulteriore test missilistico a metà dicembre, con quello che lo stesso Consiglio Nazionale di Sicurezza sudcoreano ha identificato come il Hwasong-18.

L’Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) di ultima generazione nordcoreano è in grado di trasportare testate multiple capaci di colpire molteplici obiettivi nel raggio di circa 15mila chilometri. Il missile consente a Pyongyang di minacciare direttamente tutti gli Stati Uniti continentali.  

Proprio Washington, impegnata su più dossier, dalla lunga guerra russo-ucraina all’ennesimo conflitto israelo-palestinese, non può permettere l’apertura di un nuovo  fronte e flette i muscoli con varie dimostrazioni di forza con chiaro scopo deterrente: dall’invio del sottomarino Uss Missouri alla recentissima esercitazione aerea congiunta tra Usaf e aeronautiche di Giappone e Corea del Sud, con l’impiego di bombardieri strategici B-1B Lancer, mantiene alta la pressione su Pyongyang per dissuaderla dal proseguire nelle sue azioni provocatorie.

Poco dopo, il presidente nordcoreano ha esortato le forze armate a prepararsi il più rapidamente possibile per un conflitto. Per tutta risposta il capo di Stato sudcoreano Yoon Suk-yeol ha autorizzato le forze armate di Seoul a rispondere militarmente a ogni provocazione di Pyongyang, anche senza aspettare l’autorizzazione se necessario.


La rinnovata polarizzazione della contesa mondiale tra democrazie liberali e autocrazie ha avuto l’effetto collaterale di riacutizzare la tensione intercoreana. Pyongyang oggi risulta più spavalda, forte di una vicinanza a soggetti revisionisti come Russia e Cina e di un’egemonia americana messa in discussione a livello globale.

Spazio e cyberspazio sono solo gli ultimi tasselli di un conflitto congelato che potrebbe riacutizzarsi in ogni momento con effetti devastanti, comportando una sicura escalation a livello globale della contesa.

Foto in evidenza: By Driedprawns at en.wikipedia, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15854890

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

Carlo Andrea Mercuri

Carlo Andrea Mercuri

Analista geopolitico, specializzato nell’area Indopacifica. Autore del libro Verità a Stelle e Strisce(2017), collaboro con diverse testate per le sezioni esteri e geopolitica, occupandomi soprattutto dei Paesi dell’area asiatica. Sono appassionato di geografia, storia contemporanea e di Estremo Oriente.

Dello stesso autore

📩 La newsletter di Aliseo

Ogni settimana, sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sull’Italia

In evidenza

Aliseo sui social