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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

Tren de Aragua: storia della “megabanda” più potente del Venezuela
Dalle ferrovie al crimine: le vicende della gang venezuelana che ha conquistato il Sudamerica. L'espansione, la violenza brutale e la battuta d’arresto.

Lo Stato di Aragua, uno dei 23 che costituiscono la Repubblica venezuelana, ha una geografia particolare. Dal litorale caraibico con acque scintillanti e palmeti, si insinua verso l’interno per circa 200 chilometri: in mezzo, numerosi rilievi che rendono il territorio prevalentemente montuoso, le sponde orientali del Lago di Valencia, specchio d’acqua funestato dall’inquinamento, e il capoluogo Macaray.

Queste peculiarità geografiche, non dissimili peraltro da molte altre regioni dell’America Latina, non giustificano naturalmente la notorietà mondiale che questo luogo ha assunto. È qui infatti che è nata una delle organizzazioni criminali più importanti e temute del Sudamerica, che da questo piccolo Stato venezuelano è stata capace di proiettare i suoi tentacoli verso i Paesi circostanti.

La nascita del Tren de Aragua

Le origini di questa megabanda, per utilizzare il gergo venezuelano, non sono certe, ma si possono senz’altro ricondurre a quel vuoto di potere che ha contrassegnato il Venezuela dalla crisi del regime chavista in avanti: il contesto ideale per la proliferazione, appunto, di queste gang forti di probabili legami con gli stessi vacillanti apparati governativi. Si pensi all’istituzione informale delle cosiddette zonas de paz, ovvero luoghi interdetti alle forze di polizia e dunque di fatto amministrati dalle organizzazioni criminali.

Evidenziato in rosso, lo Stato di Aragua in Venezuela

Occorre tornare indietro alla metà degli anni Duemila, quando il governo venezuelano aveva lanciato un piano di sviluppo ferroviario dal nome altisonante (Plan Socialista Nacional de Desarrollo Ferroviario) che coinvolgeva anche la regione di Aragua; in concomitanza, si era formato nella regione un sindacato di lavoratori ferroviari che avrebbe appunto preso il nome di Tren de Aragua.

In tale contesto sarebbero dunque maturate le prime attività criminose, come corruzione ed estorsioni; poi, con il successivo abbandono del piano di sviluppo ferroviario, legato alla grave crisi economica del Paese, l’organizzazione avrebbe continuato ad operare, senza più il paravento dell’attività sindacale.

Il salto di qualità dell’ex sindacato avviene negli anni successivi, indubbiamente grazie al contatto con la figura di Hector Guerrero Flores, detto Niño Guerrero. Classe 1983, già noto criminale di Macaray, tra 2012 e 2013 viene internato nel centro penitenziario di Tocorón, sempre nello Stato di Aragua.

Da lì, Guerrero assume la leadership del Tren e prende di fatto il controllo del carcere, trasformandolo, insieme al barrio di San Vincente di Macaray, in roccaforte ed heartland della megabanda: durante l’ “amministrazione” di Guerrero, il carcere si diventa in una sorta di ameno luogo di villeggiatura dotato di vari comfort quali piscina, discoteca, stadio da baseball e zoo.

L’espansione

Tuttavia, per quanto detto sin qui, il fenomeno potrebbe considerarsi circoscritto al Venezuela e a certe sue dinamiche che lo avvicinano ad un Failed State; occorre senz’altro aggiungere un elemento, che spiega come il Tren abbia cominciato il suo viaggio in tutto il suo subcontinente. In particolare dopo il 2014, il peggioramento generale delle condizioni di vita in Venezuela provoca un massivo esodo di popolazione dal Paese, con conseguente crisi migratoria.

Immancabilmente, tra i milioni di venezuelani in fuga si trovano anche affiliati alla megabanda, che allo stesso tempo individua nel traffico di migranti e nella gestione dei flussi illegali un’importante fonte di reddito. È così che del Tren di Aragua inizia a diventare tristemente famoso anche in Brasile, Colombia, Perù, Bolivia e Cile.

È sicuramente un punto di forza dell’organizzazione quella di riuscire a mantenere i collegamenti tra la cosiddetta Casa Grande di Tocorón e gli altri Paesi latinoamericani. Altro punto di forza, è quello di non dedicarsi esclusivamente al narcotraffico, ma a una vasta gamma di attività criminali, fra i quali estorsione, rapina, sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione, oltre al già citato traffico e taglieggiamento dei migranti.

È nota anche la particolare efferatezza della megabanda, con la quale riesce ad incutere terrore in possibili organizzazioni concorrenti e più generalmente nella popolazione. Ad esempio, nell’estate 2022, un’ondata di omicidi a Bogotà viene ricondotta alla lotta del Tren de Aragua per il controllo del territorio: pare che a due sicari venezuelani, poi arrestati, fosse stato affidato il compito di uccidere gli obiettivi per poi farli a pezzi e abbandonarli per strada all’interno di sacchi della spazzatura.

La scheda anagrafica di Héctor Rusthenford Guerrero Flores sul sito dell’Interpol

La fine della Casa Grande

La rinnovata spirale di violenza che i Paesi sudamericani si sono visti costretti ad affrontare in relazione all’espansione del Tren e delle sue ramificazioni ha certamente indebolito ulteriormente l’immagine del Venezuela di fronte ai suoi vicini, oltre a portare a un incremento della diffidenza nei confronti dei migranti venezuelani.

Un problema che ha finito per interessare anche il governo venezuelano, nonostante la sua intrinseca debolezza e i suoi compromessi con le megabandas del Paese. Che Guerrero dirigesse comodamente i suoi affari dal carcere di Tocoròn spargendo terrore in tutta l’America Latina era una situazione ormai insostenibile.

Nel settembre 2023, il governo venezuelano decide di mettere dunque fine al pranato a Tocoròn, ovvero quel sistema per cui un’organizzazione criminale prende il controllo di un carcere con l’acquiescenza delle istituzioni.

Con un’operazione intitolata al leggendario capo nativo Guaicaipuro, circa 10mila operativi delle forze armate e della polizia riprendono dunque il controllo del penitenziario, trovandovi tutti quei comfort che abbiamo sopra descritto, oltre naturalmente a un arsenale di tutto rispetto; fra gli oggetti sequestrati, vengono fotografate anche alcune macchine per l’estrazione di bitcoin. Il presidente Nicolàs Maduro, dal canto suo, si è congratulato per la riuscita dell’operazione, promettendo un Venezuela «libero dalle bande criminali».  

Non deve però sorprendere che fra i catturati non vi sia traccia di Guerrero, che sembra sia invece riuscito a darsi alla fuga attraverso un tunnel. È ipotizzabile che l’intervento nel carcere e la fuga di Guerrero siano infatti frutto di un negoziato tra gli apparati governativi venezuelani e i vertici del Tren.

Ad ogni modo, ormai in fuga dal suo quartier generale, Guerrero è diventato la primula rossa del Sudamerica: su di lui pendono, almeno, una taglia del Ministero dell’Interno peruviano e un ordine di cattura della magistratura cilena.

Nel febbraio 2024, il New York Post ha segnalato un aumento delle rapine di telefoni cellulari commesse a New York da affiliati al Tren de Aragua, aggiungendo che el Niño Guerrero potrebbe trovarsi proprio negli Stati Uniti.

Il futuro

Per quanto la sua leadership abbia potuto prendere il volo con una certa facilità, lo smantellamento della roccaforte nello Stato di Aragua rappresenta senz’altro un duro colpo per l’organizzazione, che è rimasta priva della sua “centrale operativa”, un luogo fisico da cui si potevano reggere i fili dei traffici e degli affiliati sparsi nell’America Latina.

A ciò si aggiungono le operazioni di law enforcement, svolte dai Paesi in cui il Tren si era espanso, che hanno portato alla cattura di decine di membri, anche se la presenza di questi soggetti nelle carceri colombiane, peruviane o cilene pone il rischio di un radicamento dell’organizzazione in qualche altro penitenziario.

Anche la diminuzione del flusso migratorio venezuelano verso i Paesi del Sudamerica e il suo riorientamento verso gli Stati Uniti potrebbe privare il Tren di una delle sue predilette fonti d’introito, giacché già altre organizzazioni controllano le rotte migratorie illegali verso gli Usa.

Quale sarà dunque la sorte dell’organizzazione? Senza più una sicura base d’appoggio in territorio venezuelano e con i vertici ricercati in tutto il mondo, è probabile che si assisterà a uno sfaldamento della struttura centrale, con la formazione di cellule indipendenti o debolmente collegate tra loro. Ciò non significa la fine della pericolosità del Tren nei luoghi in cui tuttora opera. Inoltre, la sua famigerata notorietà lo ha trasformato in un brand di cui già gang minori sembra si stiano in qualche modo appropriando, aprendo quindi ulteriori scenari.  

Resta comunque sbalorditiva e degna di ulteriori approfondimenti la concatenazione di cause che ha portato un sindacato di ferrovieri a trasformarsi, per usare le parole di InSight Crime, in una «minaccia alla sicurezza regionale».

Fonti:

https://insightcrime.org/venezuela-organized-crime-news/tren-de-aragua/

https://insightcrime.org/news/tren-de-aragua-spurs-imposter-criminals-outside-venezuela/

https://expansion.mx/mundo/2022/09/28/asi-es-la-vida-de-lujos-y-descontrol-en-las-prisiones-venezolanas

https://www.eluniverso.com/noticias/internacional/discoteca-piscina-y-zoologico-tiene-la-carcel-de-tocoron-donde-operaba-el-tren-de-aragua-nota/

https://larepublica.pe/mundo/venezuela/2023/09/20/penal-de-tocoron-esto-fue-lo-que-se-encontro-dentro-de-la-carcel-en-venezuela-lrtmv-258920

Foto in evidenza: Ramonjos, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons; Foto nell’articolo: De TUBS – Este mapa incluye elementos que han sido tomados o adaptados de esta:, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17372014

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Daniele Velicogna

Daniele Velicogna

Laureato in Scienze storiche, appassionato e studioso di geopolitica e conflitti globali

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