“Maggioranza mondiale” è un’espressione entrata in voga nel linguaggio diplomatico russo e parte del repertorio propagandistico della Federazione. Enunciata dal funzionario di politica estera Alexey Drobinin nella rivista Russia nella Politica Globale il 20 febbraio 2023 ed è stata ripresa recentemente dall’ambasciatore Jurij Ushakov in un’intervista presso la sede diplomatica russa in Italia.[1]
La “maggioranza mondiale”, di cui il Movimento dei Paesi non allineati è parte, sottende quella moltitudine di Stati eterogenei e spesso non confinanti che si propone come alternativa all’ordine ideologico di Washington. Dalla prospettiva del Cremlino, una maggioranza incapace di emergere per via di un Occidente che osteggia «il libero sviluppo delle altre civiltà», come ribadito dal presidente Vladimir Putin al forum di Valdai del 2022.[2]
Alimentando questa retorica, Ushakov ha sostenuto, nell’intervista del 5 marzo 2024, che le crescenti richieste di adesione ai Brics dimostrano quanto il movimento (dunque la Russia, che ne ha assunto la presidenza annuale) sia vicino alla sensibilità della “maggioranza mondiale”.[3] Tuttavia, non sono pochi gli elementi che stridono con la narrazione semplicistica del Cremlino: in primis, la predisposizione dell’universo non allineato a riconoscere il ruolo guida di Mosca.
Lo scenario ucraino rivela l’ambiguità dei Paesi non allineati
Secondo l’agenzia di stampa Interfax, nei primi dieci mesi del 2024 le esportazioni della Russia verso l’Europa sono diminuite del 23,4%, mentre quelle verso l’Asia e l’Africa sono aumentate, rispettivamente, del 6,9% e del 14,9%, per un incremento totale di circa 288 miliardi di dollari.[4] Sono segnali di una crescente proiezione del Cremlino verso le direttrici “meridionale” e “orientale” del mondo all’indomani della frattura economica con l’Occidente.
L’approfondimento dei rapporti con i Paesi del Non-aligned movement (Nam), nati dalla conferenza di Bandung del 1955 come polo alternativo agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica, muove dalle esigenze connesse a questo mutamento nelle coordinate di politica estera. Di fatto, in risposta alle sanzioni occidentali, la Russia elabora una strategia di sopravvivenza volta a soddisfare tre esigenze fondamentali: la crescita economica, l’espansione della propria sfera di influenza e la sicurezza. Il potenziamento delle esportazioni di idrocarburi verso l’India, il progetto di costruzione della più grande raffineria dell’Africa occidentale in Mali e il sostegno ai regimi golpisti del Sahel esprimono il tentativo di soddisfare queste priorità rafforzando i legami con l’universo dei non allineati.
Questa strategia ha consentito alla Federazione di ottenere un parziale successo politico già il 7 aprile 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando buona parte dei Paesi del Nam non ha sostenuto la risoluzione Onu sulla sospensione della Russia dal Consiglio dei diritti umani (Unhrc): 58 Paesi astenuti, 18 assenti, 24 contrari.
Tuttavia, la successiva risoluzione del 12 ottobre sull’Integrità territoriale dell’Ucraina e difesa dei princìpi della Carta delle Nazioni Unite smentisce la posizione filorussa che i Paesi del Nam sembravano aver espresso nella precedente. Si registrano 143 voti favorevoli, solo cinque contrari e 35 astenuti; con un sorprendente sostegno da parte dei Paesi africani non certo filo-occidentali quali Libia, Congo, Costa d’Avorio, Liberia; ma anche di alcuni membri Brics quali Egitto e Brasile, in contrasto con la retorica anti-occidentale del Cremlino.
Tale dissonanza esprime in tutta evidenza la postura politica dei Paesi del Nam, favorevole a un assetto multipolare a geometrie variabili, dove i rapporti tra Stati seguono logiche di convenienza senza imporre scelte di campo ideologiche o altre affiliazioni. Una posizione che preserva la vocazione originaria del movimento alla neutralità tra i grandi blocchi, sostenendo l’innovativa tesi di una globalizzazione economica priva di uni/bi-polarismo politico. Un caso emblematico è quello dell’India, che beneficia della cooperazione con gli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale grazie all’unificazione dei mercati, ma senza rinunciare al petrolio russo.
Se i Paesi del Nam non hanno sostenuto la risoluzione Onu di espulsione della Russia dall’Unhrc per il probabile ricordo, dalla crisi libica del 2009, dell’uso politico del diritto internazionale, l’eco dell’invasione dell’Ucraina ha toccato le corde più sensibili del movimento. L’ambasciatore del Kenya Martin Kimani ha infatti sostenuto di scorgere una somiglianza tra la postura offensiva della Russia e il colonialismo delle potenze occidentali in Africa, ritenendo legittima la condanna dell’invasione.[5]
Frammentazione (e riunificazione) della comunità internazionale
Nel tentativo di sanare questa divergenza, Mosca si è progressivamente appropriata della concezione egualitaria, anticolonialista e multipolare dell’universo dei Nam, in chiave anti-occidentale. Nel suo discorso al forum di Valdai del 2022, Putin ha accusato l’Occidente di aver rimosso i principi del libero scambio e della concorrenza paritaria quando non risultassero più funzionali ai propri interessi.[6]
Invero, la critica sembra più ampia, alludendo alla rimozione dei principi internazionali nel suo complesso, quali la sovrana uguaglianza tra Stati, l’autodeterminazione dei popoli e il divieto di uso della forza. Fondamenti della Carta delle Nazioni Unite, nonché della Dichiarazione del 1970 sulle relazioni amichevoli e la cooperazione tra Stati, e che delineano un ordinamento postbellico fondato sull’intangibilità dello Stato-nazione e sul diritto allo sviluppo.
Non casualmente, Drobinin ribadisce nel suo saggio la continuità dell’assetto multipolare con la salvaguardia dei diritti dei popoli, elemento fondamentale della Carta Onu, quindi del diritto internazionale liberale a cui quasi tutti gli Stati aderiscono.[7] Questo equilibrio, accusa Drobinin, è stato unilateralmente sostituito dall’Occidente con un diritto neoliberale, espressione di una nuova forma di colonialismo, basato su sfere di influenza, utilizzo discrezionale della forza con espedienti umanitari e sfruttamento delle risorse dei popoli.
Due documenti sostengono questa narrazione del Cremlino e affermano l’esigenza di ripristinare, a vantaggio della “maggioranza mondiale”, un diritto internazionale liberale: il Concetto di politica umanitaria della Federazione (2022) e quello di politica estera (2023). Entrambi esprimono una prospettiva volta a carpire il sostegno dell’universo non allineato in opposizione all’Occidente.
Nel primo la Russia afferma di riconoscere il valore della cooperazione, anteponendo la dimensione spirituale a quella materiale, su cui si radicherebbe il dominio politico dell’Occidente.[8] Gli articoli 10 e 11 enfatizzano il rigoroso rispetto della carta Onu mediante la protezione collettiva dei diritti umani, attribuendo alla loro strumentalizzazione politica la causa primaria della crisi dell’attuale ordine mondiale. Mentre nella terza parte compare un’implicita polemica contro il neocolonialismo occidentale, con la dichiarazione di impegno, da parte della Russia, al rispetto dei principi di uguaglianza, giustizia e non ingerenza negli affari interni degli altri Stati.[9]
Nel Concetto di politica estera si va anche oltre: la Russia si autodefinisce un Paese-civiltà, custode dell’equilibrio tra le nazioni per uno sviluppo pacifico dei popoli. Un’affermazione che esprime l’ambizione a svolgere un ruolo guida a favore dei Paesi in via di sviluppo, di cui si impegna a sostenere la partecipazione alla governance economica globale. Ma dal punto di vista oppositivo (qui il linguaggio si fa più diretto ed esplicito), la Russia sostiene lo sradicamento del dominio neocoloniale ed egemonico degli Stati Uniti nel mondo.[10] Gli effetti di questo softpower russo sono oggi riscontrabili, per esempio, nelle rivoluzioni anti-occidentali recentemente scoppiate nel Sahel, sostenute dai mercenari della Wagner.
Crepe e incoerenze nella narrazione russa
Nonostante la critica all’Occidente possa far emergere elementi condivisibili, a uno sguardo più attento non può sfuggire l’impalcatura strumentale e contraddittoria della Federazione. Già i paragrafi 43 e 44 del Concetto di politica estera rivelano i dispositivi attraverso cui Mosca si riserva il diritto di intervenire negli affari degli altri Stati: il contrasto alle campagne russofobe, la protezione della lingua e della cultura russe, nonché della Chiesa ortodossa.
In tal modo, allo scopo di prevenire l’insorgere di un clima culturalmente ostile, il Cremlino legittima le interferenze nelle elezioni straniere. In Moldavia, per esempio, alcuni oligarchi russi avrebbero contrastato la candidata Maia Sandu alle elezioni del 2024, finanziando una campagna di disinformazione antieuropea.[11] In Georgia, secondo gli osservatori dell’Osce, le elezioni di ottobre sarebbero state compromesse dalla compravendita di voti e da intimidazioni a vantaggio del partito filo-russo Sogno Georgiano.[12] Ma si potrebbe citare anche la stessa guerra in Ucraina, motivata dall’esigenza di tutelare la popolazione russofona del Donbass.
Anche la trasformazione del vicino estero in un’oasi di pace, buon vicinato e prosperità (par. 49), in verità maschera un processo di assimilazione e controllo non proprio in sintonia con la cooperazione paritaria ostentata dai documenti ufficiali.
Il caso del partenariato con l’Abkhazia, repubblica autonoma filorussa del Caucaso, è emblematico. Questa è sprofondata in una dipendenza economica che il Cremlino sfrutta come strumento di pressione politica, minacciando l’aumento dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’assistenza finanziaria in caso di mancata rimozione delle restrizioni per gli investitori russi.[13]
Più in generale, è l’intero vicino estero russo a subire l’abbraccio mortale dell’Orso sotto la retorica della cooperazione. Per esempio, il Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto) vincola militarmente cinque nazioni dell’Asia Centrale, trasformandosi in una subordinazione a Mosca nella fornitura di armamenti e nella normativa.[14] Un aspetto riconoscibile dall’acquisto, da parte del Kirghizistan, di elicotteri russi Mil Mi-17 indispensabili per l’ammodernamento delle sue Forze armate, oppure nelle basi militari “extraterritoriali” della Federazione, di cui la più nota è la 201° in Tagikistan.
Gli stessi Stati della Csto (eccetto il Tagikistan) fanno anche parte dell’Unione Economica Eurasiatica (Eeu), che si rivela un dispositivo egemonico della Russia nel vicino estero. Lo conferma la sproporzione produttiva e di scambio, che vede il Pil russo all’86% di quello dell’intera Unione e solo il 3,1% dei flussi interni estranei al coinvolgimento di Mosca, al 2019.[15][16] I movimenti finanziari attuali dimostrano che la situazione non è cambiata: nel 2024, a fronte di 38,269 milioni di dollari investiti da Mosca verso i Paesi eurasiatici, un massimo di 2,625 milioni è stato mobilitato dal Kazakistan (e destinato alla Russia, per giunta).[17]
Svincolarsi da queste pressioni non è facile, perciò la politica russa non appare dissimile da quella dell’Occidente stigmatizzato. Lo strumento più diretto è il controllo delle infrastrutture energetiche attraverso la gestione tecnica degli impianti. Il probabile sabotaggio di Novorossiysk, nel 2022, è forse il caso più significativo: un danno all’oleodotto kazako, la cui manutenzione era in parte gestita da Mosca, allo scopo di impedire l’esportazione di greggio all’Europa in alternativa al petrolio russo.[18]
Quanto esposto stride con il contrasto alle ambizioni neocoloniali ed egemoniche presenti nel Concetto di politica estera e impone a quei Paesi un gioco di equilibri precari tra Russia e Occidente. Lo conferma l’economista Robin Brooks, secondo il quale le esportazioni europee verso il vicino estero russo sono aumentate di 1,3 miliardi di dollari al mese dall’invasione dell’Ucraina fino a ottobre 2023.[19] Impressionante è il dato della Germania, le cui esportazioni di componenti automobilistiche verso il Kirghizistan sono aumentate del 5.500% a settembre 2023 per compensare il mancato export verso Mosca.[20]
Sembrerebbe che gli “Stan” centroasiatici abbiano assunto quella posizione ambigua, tipica dei Paesi del Nam, poiché la crescita negli scambi commerciali è stata seguita dal timore di essere travolti dalle sanzioni di Mosca o di Bruxelles. Nel Kirghizistan, le esportazioni verso la Russia sono passate da 393 milioni di dollari nel 2021 a oltre 1,07 miliardi di dollari nel 2022. Un dato che rivela il coinvolgimento del Paese in una triangolazione russa finalizzata a eludere le sanzioni europee attraverso il Paese[21]. Mentre le restrizioni kazake alle esportazioni di materiale a impiego bellico verso la Russia indicano più il timore di essere economicamente emarginati dall’Europa.
La maturazione di una “svolta occidentale” in un contesto di perdurante influenza russa potrebbe alimentare le frizioni tra Mosca e gli Stati centroasiatici. Una contrapposizione che è sostenuta anche dalla ricerca di crescenti spazi di autonomia, anche linguistici, come emerge dalla volontà del presidente kirghiso Sadir Japarov di imporre l’utilizzo della lingua locale sul russo ai dipendenti governativi.[22] Pertanto, alla maggiore richiesta di indipendenza potrebbe seguire un rafforzamento dell’influenza russa, motivato dalla protezione della lingua e della cultura, come enunciato dal Concetto di politica estera della Federazione.
Il futuro della “Maggioranza mondiale”
Il consolidamento dell’identità nazionale russa è destinato ad approfondire i contrasti con la “maggioranza mondiale”. Di fatto, il progetto di una comunità multipolare e paritaria non può resistere alle spinte dell’imperialismo “organicista” di Aleksandr Dugin e Lev Gumilëv, le cui concezioni, attualmente molto diffuse in Russia, legano la sopravvivenza dello Stato agli elementi che ne costituiscono il “corpo”, ossia gli Stati del vicino estero.
In questa visione dai connotati anche spirituali, il perimetro di radicamento russo è l’Eurasia. La riunificazione dei popoli russi e la coesistenza di etnie e culture diverse, accomunate dall’elemento geografico-culturale della steppa, è ben visibile nel discorso di Putin all’Assemblea federale del 29 febbraio 2024, dove vengono elogiati i soldati cristiani, musulmani, buddisti, ebrei e di tutte le culture che lottano per la Russia.[23]
Una concezione da cui riemerge il mito della “Terza Roma”, quindi il ruolo guida, teso alla riunificazione, che Mosca si assume nei confronti dei popoli eurasiatici. Ne derivano l’attitudine a contrastare o assimilare le popolazioni che osteggiano questo disegno imperiale e l’impossibilità di ridurre la propria sfera di influenza per timore del “caos” della disgregazione. A confermarlo sono gli interventi militari in Ucraina, Siria e Kazakistan nell’ultimo decennio.
C’è poi l’incognita di Pechino, che ha già sostituito Mosca come partner commerciale privilegiato. Perfino in Kazakistan, nei primi nove mesi del 2023, il 21,3% dell’export è stato destinato alla Cina a fronte di un 18,6% alla Russia.[24] Una competizione che vede ciascuno agire nella sfera di influenza dell’altro: l’energia. Xi Jinping ha proposto la costruzione di un gasdotto attraverso il Kazakistan, in competizione con il russo Caspian Pipeline Consortium;[25] Putin, un accordo sul nucleare civile con il Vietnam, Paese in parte legato economicamente alla Cina attraverso la Regional Comprehensive Economic Partnership.[26] Sembrerebbe che la mitologia imperiale russa mal si concili con la Belt and Road Initiative, trovando proprio nell’Asia Centrale un terreno di frizione.
I Paesi minori, “corteggiati” da potenze rivali in competizione, potrebbero avvantaggiarsi di questa situazione sfruttando il supporto militare, energetico ed economico ricevuto. Tuttavia, sarà proprio lo sviluppo in senso multipolare del mondo a far emergere una progressiva diversificazione, in termini di capacità e risorse, tra i nuovi protagonisti internazionali, con il rischio di riprodurre le stesse dinamiche di vassallaggio sperimentate sotto il dominio dell’Occidente. Lo confermerebbe lo sfruttamento delle risorse minerarie in Africa da parte della Russia, che, sostituendosi alla presenza occidentale, sta dimostrando l’inconsistenza dell’associazione tra multipolarismo e rimozione delle sfere di influenza.
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[1] A. Drobinin, L’immagine di un mondo multipolare. Il fattore civiltà e la posizione della Russia nell’ordine mondiale emergente, Ambasciata della Federazione Russa in Italia e San Marino,27.02.2023 e J. Ushakov, I Brics, di fatto, esprimono gli interessi della maggioranza mondiale Ambasciata della Federazione Russa in Italia e San Marino,11.03.2024.
[2] Valdai International Discussion Club Meeting, Kremlin.ru, 27.10.2022.
[3] J. Ushakov, op. cit.
[4] Russia’s trade surplus rises 8.3% to $124.6 bln in 10M 2024 – Federal Customs Service, Interfax, 10.12.2024.
[5] A. Maran, Putin è uno spettro del passato in due universi che collidono, Il Foglio, 28.02.2022.
[6] Discorso del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin alla sessione plenaria conclusiva del XIX incontro del “Valdai Discussion Club”, Ambasciata della Federazione Russa in Italia e San Marino, 27.10.2022.
[7] A. Drobinin, op. cit.
[8] Concetto di politica umanitaria della Federazione Russa all’estero, Dipartimento Amministrativo del Presidente della Federazione Russa, 05.09.2022.
[9] Ibidem.
[10] Concetto di politica estera della Federazione Russa, approvato con Decreto del Presidente della Federazione Russa n.229 del 31 marzo 2023, Ambasciata della Federazione Russa in Italia e San Marino, 31.03.2023.
[11] M. Necsutu, Gli oligarchi moldavi in fuga sfruttano le debolezze online per diffondere disinformazione prima delle elezioni, BalkanInsight, 10.08.2024.
[12] T. Paternoster, Elezioni in Georgia: gli osservatori internazionali esprimono preoccupazione per il processo di voto, Euronews, 27.10.2024.
[13] Abkhazia, arriva l’ultimatum della Russia, Lettera da Mosca, 06.09.2024.
[14] Ne sono attualmente parte Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan.
[15]Eurasian Economic Integration 2019, report 52, Eurasian Development Bank, 2019.
[16] K. Wolczuk, R. Dragneva, J. Wallace, What is the Eurasian Economic Union?, Chatamhouse, 12.10.2022.
[17] Edb Monitoring of Mutual Investments — 2024. Eurasian Region, Eurasian Development Bank,18.12.2024
[18] C. Graziani, Kazakistan: oleodotti a regime ridotto, un rischio per l’Europa?, Ispi, 09.09.2022.
[19] R. Brooks, Exports from Ee countries to Central Asia, in $bn (last data point, Oct. 2023), X social network, 27.02.2024.
[20] R. Brooks, Germany’s mounthly exports of goods to Kyrkyzstan in Eur mn (last data point: September 2023), X social network, 26.11.2023.
[21] I. Lahiri, Come il Kirghizistan è diventato l’intermediario di Mosca, Euronews, 30.09.2024.
[22] B. Iskender, Occhio a come parli, Internazionale, 21.06.2024.
[23] Discorso del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin all’Assemblea Federale, Ambasciata della Federazione Russa in Italia e San Marino,24.02.2024.
[24] China eclipses Russia as Central Asia’s top trade partner in 2023, Eurasianet, 28.12.2023.
[25] Kazakhistan-Cina: in corso discussioni sulla realizzazione di un nuovo gasdotto transfrontaliero, Agenzia Nova, 02.10.2024.
[26] Hanoi firma accordo con la russa Rosatom sull’energia nucleare, Asianews, 15.01.2025.
