La distanza che separa Roma da Algeri va ben oltre il paio dโore di volo necessarie per collegare le due capitali. Pur condividendo da sponde opposte lo stesso mare e una parte della storia antica, lโAlgeria rimane un Paese avvolto dal mistero, di cui poco si parla e ancor meno si conosce.
Le sofferenze della storia allungano ancora oggi le loro ombre, un potere impegnato al mantenimento del regime e dellโindipendenza non ne favorisce lo sviluppo nonostante enormi risorse disponibili, cercando a sua volta di non finire coinvolto nella confusione che aleggia fra le contrade del globo. Rimanendo ai margini tanto dellโevoluzione che dellโinvoluzione, lโAlgeria non disdegna affatto un atteggiamento prudente di fronte al (dis)ordine planetario, cercando di mantenere un equilibrio in politica estera giร solidificatosi negli scorsi decenni.
Le difficoltร intrinseche nel mantenere unita una societร poco incline al concetto di Stato hanno imposto una non difficile ricerca di nemici esterni ai quali affibbiare il ruolo dei cattivi di turno a seconda di tempi ed eventi. Lโorganizzazione tribale che in qualche modo ancora vige nelle regioni desertiche del centro e del sud, unita alla dottrina islamica e in genere alla cultura araba storicamente poco orientate alla nozione di Stato territoriale, hanno impedito all’Algeria di concepirsi in quanto tale.
Quello di Stato รจ un concetto fatto passare in forma coercitiva dai francesi e successivamente dai primi governi indipendenti a popolazioni tanto inclini allโorgoglio etnico quanto meno al culto della Nazione. Frammentazione degli abitanti in tribรน e la difficoltร di penetrazione legata a un territorio ostile e desertico hanno fatto sรฌ che i vari imperi susseguitisi siano mai stati in grado di riunire lโAlgeria in un solo territorio; la stessa Francia vi riuscรฌ appena allโinizio del secolo scorso nonostante lโoccupazione del nord avvenne a partire dal 1830.
Il โpouvoirโ, ovvero il sistema militare-politico (non viceversa) che regge lโAlgeria fin dalla sua nascita quale Stato indipendente, presenta un modello specifico dove non รจ tanto un uomo forte o un gruppo dirigente a governare manovrando lโesercito, quanto il potere militare a plasmare e legittimare quello civile.
Il governo algerino รจ da sempre emanazione proveniente dai gangli delle Forze Armate, incaricato di fronteggiare lโimpopolaritร nei periodi di crisi per non intaccare il livello superiore, quello che muove realmente le leve del potere e che non puรฒ essere messo in discussione, pena lo sfaldamento di tutta la struttura.
Per impedire che ciรฒ accada sono stati identificati alcuni Paesi ostili che ne minerebbero la stabilitร interna, avversari a intensitร variabile il cui ordine puรฒ cambiare a seconda dei momenti e delle situazioni: il Marocco, la Francia e Israele. Il Paese confinante rappresenta il nemico del quale lโAlgeria necessita per coalizzare intorno a sรฉ il nazionalismo.
Le frontiere sono chiuse dal 1994 e i rapporti restano tesi principalmente a causa del conflitto sulla sovranitร nel Sahara Occidentale; ma in generale del regno di Muhammad VI si parla male in ogni occasione possibile, fin nelle piรน piccole dispute legate allโorigine della musica rai, piuttosto che la primogenitura di un certo tipo di ceramiche.
Una forte diaspora ebraica giunse in Algeria a seguito della Reconquista nel sul della Spagna da parte dei Reyes Catolicos alla fine del XV secolo, facendo del nord una base di commerci e contribuendo allo sviluppo economico. La fine della colonia e la radicalizzazione religiosa degli anni โ90 del secolo scorso hanno sostanzialmente generato una nuova diaspora, questa volta in uscita, con conseguente chiusura delle sinagoghe.
Convenienze strategiche hanno poi trasformato Israele in un nemico utile a livello popolare in ottica di supporto alla causa filopalestinese, versando ulteriore benzina sul fuoco dopo la firma degli Accordi di Abramo da parte del Marocco: due nemici al prezzo di uno, ma con rischi piรน che raddoppiati.ย Sulle bancarelle dei mercati algerini oggi si trovano ciondoli e portachiavi con la bandiera palestinese, cosรฌ come abbondano i murales inneggianti la causa in nome dalla fratellanza religiosa.
Infine, nonostante siano trascorsi piรน di 60 anni, la ferita provocata dal colonialismo francese rimane latente ma soprattutto viene mantenuta viva in virtรน delle recenti fratture sviluppatesi su temi di immigrazione, visti e il riconoscimento di Parigi alla sovranitร marocchina sul Sahara occidentale. Non ultima la richiesta di revisione dello stesso trattato che sancรฌ lโindipendenza, considerato come profondamente ineguale.
Impossibilitata a gestire lo Stato su basi autonome, nel 1962 lโAlgeria si vide costretta ad accettare lโaccordo di Evian su posizioni dโinferioritร ; una ricostruzione che dovette partire dallโaspetto militare, con il Paese che poteva contare solo su milizie guerrigliere, seppur ben motivate.
Gli anni successivi videro il regime convergere verso lโUnione Sovietica, senza finire tuttavia nellโorbita dei satelliti piรน prossimi; fermo restando che ora come allora la grande maggioranza di rifornimenti di armi e mezzi per le Forze Armate continuano a provenire da Mosca. La quale, se da un lato rappresenta un partner utile, non sempre offre garanzie affidabili a causa di altre prioritร contingenti: la guerra in Ucraina ha distratto menti e mezzi, tanto che lโArmenia ne ha fatto le spese durante il conflitto con Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh, e lโAlgeria non puรฒ restarne rassicurata.
Conviene cosรฌ mantenere buone relazioni con il mondo Occidentale, dove unโEuropa affamata dโidrocarburi post decisione di affrancarsi dalle forniture di gas russo, vede di buon occhio il riavvicinamento e la collaborazione, disposta a chiudere un occhio sul fatto che lโAlgeria non possa considerarsi esattamente una democrazia compiuta. Caratteristica invero poco comune fra i Paesi esportatori di risorse fossili.
LโItalia รจ stata in prima linea nel cercare di stringere accordi tramite i suoi esponenti piรน rilevanti, intensificando le importazioni di gas dallโAlgeria e di conseguenza la sua dipendenza energetica. Di fronte al delinearsi di nuovi parametri i dossier piรน spinosi devono restare in disparte: in questo momento sarebbe difficile sedersi al tavolo dei negoziati per trovare un compromesso che riduca le ambizioni di Algeri in materia di Zee (Zona Economica Esclusiva), i cui limiti sono stati unilateralmente estesi fino a lambire le coste della Sardegna.
La regolamentazione prevede che i confini marittimi (non stiamo parlando di acque territoriali) debbano essere frutto di accordi fra gli Stati, ma lโAlgeria ha giocato dโanticipo mentre lโItalia ha temporeggiato perdendo anni preziosi.
La propaganda locale mette in buona luce il Belpaese, lodando le relazioni attuali senza dimenticare le consulenze tecniche di Enrico Mattei e del team Eni sul tema idrocarburi in occasione delle trattative che portarono alla firma dei trattati dโindipendenza di Evian, nonchรฉ il mantenimento di un dialogo aperto durante il โDecennio violentoโ (1991โ2002), quando molti altri Paesi voltarono le spalle ad Algeri. In ogni caso il riferimento in materia per Roma resta sempre la Francia: quasi nemici in terra algerina, un competitor nel quadrante afro-mediterraneo.
LโOccidente contempla anche (o ancora) gli Stati Uniti, che in questa fase potrebbero sparigliare le carte con scelte di campo piรน spregiudicate, uno stile politico verso il quale il governo maghrebino รจ sempre risultato refrattario. Un Marocco diplomaticamente piรน aperto e dinamico ha sistemato colpi che non hanno certo fatto piacere ad Algeri, la cui politica equilibrista rischia di non essere piรน redditizia alla luce delle recenti svolte: il secondo avvento di Trump con le sue ondivaghe politiche di accordi politici basati su interessi mercantilistici o partenariati a geometria flessibile potrebbe richiedere un cambio di passo.
Il problema รจ che lโAlgeria non ha molto da offrire agli interessi della potenza americana, al contrario puรฒ essere vista quale concorrente in materia di forniture di gas allโEuropa. Il sostegno al Marocco da parte dellโamministrazione americana va proprio in questa direzione, iniziando dal sostegno nella questione saharawi (Sahara Occidentale) nellโambito โ o in cambio โ della sigla dei giร citati Patti di Abramo.

Infine Cina e Turchia approfittano delle larghe maglie createsi per rafforzare la penetrazione commerciale, creando cosรฌ i presupposti per ulteriori riavvicinamenti politici. Nel Paese si vedono in larga misura mezzi e prodotti con marchio cinese, molti dei quali sono almeno di seconda mano.
Senza correre il rischio di mischiare il profano col sacro, la Grande Moschea di Algeri, la terza piรน grande del mondo e costata 1,5 miliardi di dollari, รจ stata interamente opera di progettisti e operai cinesi, consegnata chiavi in mano nel febbraio 2024 al governo algerino e inaugurata con solenne cerimonia; evento non particolarmente gradito da gran parte della popolazione che avrebbe ritenuto piรน utile investire in altre opere infrastrutturali.

I rischi di unโapertura esterna sono pericolosamente connessi a quella interna, dove il malessere affiora sotto ceneri mai sopite. Oggi la prima aspirazione dei giovani รจ quella di lasciare il Paese per dirigersi in Europa (non per adottarne il suo modello), non intravedendo prospettive di lavoro concrete, con totale sfiducia nel governo e nella sua gestione del potere: un controllo che puรฒ trasformarsi in qualsiasi momento in repressione qualora la retorica nazionale non bastasse piรน.
Il visitatore straniero viene tenuto sotto costante sorveglianza con la scusa di protezione da non si sa bene che cosa, a conferma di ulteriore fragilitร di un sistema ormai anacronistico; a titolo di esempio lโAlgeria riceve in un anno il numero di turisti che il Marocco ospita in una settimana.
Se la matrice politica dellโestremismo islamico non sembra rappresentare un pericolo reale, il โpouvoirโ teme che i rischi possano arrivare direttamente dalla societร civile, in forma strisciante e pacifica ma coerente, come lo sono state le manifestazioni denominate แธคirฤk; originate nel 2019 contro lโennesima candidatura dellโallora Presidente Abdelazizย Bouteflika e chiamate anche Rivoluzione dei Sorrisi, la popolazione continuรฒ a scendere in piazza con regolaritร per chiedere cambiamenti, per reclamare che i profitti delle risorse economiche provenienti dal sottosuolo potessero essere redistribuite sotto forma dโinvestimenti e sviluppo; gli algerini sono 45 milioni ed essi stessi non pretendono lo stesso grado di benessere garantito dalle Petromonarchie arabe ai loro cittadini.
Occorre vedere se il collante della retorica continuerร a far presa, corroborato dallo sterminato numero di dipendenti pubblici legati allo Stato a doppia mandata, inclini allo status quo per garantirsi la continuitร lavorativa e pertanto con limitati margini di opposizione al regime stesso.

La sua economia resta dipendente dagli idrocarburi e la cosa non risulta sgradita allโAmministrazione centrale: tramite la Sonatrac, lโazienda statale operante nel settore petrolifero, il governo รจ in grado di direzionare i flussi monetari in unโottica di finanziamento delle filiere utili, quali i dipendenti pubblici, opere o investimenti che assicurino la stabilitร . Flussi che uno sviluppo economico di prospettiva imprenditoriale non potrebbe garantire in termini di gestione.
Lโoculata politica estera ha finora consentito allโAlgeria di mantenere lโindipendenza strategica, prima con lโadesione al Movimento dei Paesi non Allineati (di cui รจ stata tra fondatori), successivamente ammiccando ai Brics, candidatura presentata nel 2022 e ritirata due anni dopo, tuttavia sostenendo sempre la multipolaritร nelle relazioni internazionali.
Lโesperienza dellโimplosione istituzionale libica rimane un monito tangibile tanto per lโEuropa quanto per la stessa Algeria, tale da indurre entrambe a derogare sulle istanze di una piena partecipazione alla vita politica. Ma i problemi persistono, a oltre mezzo secolo dallโindipendenza non tutti i mali dellโAlgeria possono essere ricondotti al colonialismo, e dalle sabbie del Sahara potrebbe detonare un malcontento le cui caratteristiche rischiano di rivelarsi piรน esplosive del gas custodito nel suo stesso sottosuolo.
Foto in evidenza e nell’articolo: Luigi Laffranco

