fbpx

Scopri Aliseo Plus

Scopri Aliseo Plus

“Amicizia senza limiti” tra Russia e Iran, un grande progetto nel cuore dell’Eurasia

Come intorno al progetto del “Corridoio Nord-Sud” tra Mosca e Teheran si intrecciano gli interessi delle potenze euroasiatiche

Le ultime settimane hanno visto l’attenzione mediatica catalizzata dalla riunione del G7 a Hiroshima, in Giappone, dove i leader delle sette maggiori economie occidentali hanno rilanciato la loro unità contro la Russia e la Cina. Ha fatto notizia anche il “contro-vertice” a Xi’an della Cina assieme ai paesi centroasiatici, un modo per ribadire la propria proiezione di forza nella regione. Ma, oscurato dalla concomitanza con gli altri summit, negli stessi giorni si è tenuto anche un altro vertice potenzialmente molto rilevante per gli equilibri mondiali.

Il 17 maggio scorso, infatti, il Presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo iraniano Ebrahim Raisi hanno sottoscritto un accordo per la realizzazione di una nuova arteria ferroviaria che dovrà collegare le città di Rasht e Astara, nel nord dell’Iran. Un’intesa apparentemente secondaria che tuttavia assume una nuova rilevanza se letta alla luce delle intenzioni esplicitate durante il vertice, cioè di fare di questa iniziativa il primo passo per rendere operativo l’International North-South Transport Corridor (INSTC), un complesso progetto infrastrutturale teso a collegare le città russe ai porti dell’Oceano Indiano, e che è stato accompagnato dalla proclamazione di una “amicizia senza limiti” russo-iraniana che ha riecheggiato quella già ostentata da Mosca e Pechino

La proposta del “Corridoio Nord-Sud” risale al 2002, quando Russia, Iran e India sottoscrissero il primo accordo in materia per la realizzazione di una rotta commerciale lunga 7,200 chilometri che connettesse quel vasto spazio compreso tra Mosca e Mumbai. Negli anni successivi altri dieci paesi vi hanno aderito, attirati dalla prospettiva di sviluppo infrastrutturale e dalle opportunità di riportare la regione compresa tra il Caucaso e il Pamir al centro delle rotte commerciali internazionali. 

Le potenze fondatrici hanno intrapreso poi iniziative autonome per rafforzare l’impianto dell’accordo. Nel 2003 l’India ha per la prima volta proposto di sviluppare il porto iraniano di Chabahar. L’iniziativa è stata congelata dopo l’imposizione delle sanzioni occidentali a Teheran per le sue controversie nucleari ma, in un segno di crescente autonomismo, nel 2016 i due paesi hanno sottoscritto un accordo formale per lo sviluppo del porto di Chabahar, che dal 2018 è passato sotto supervisione indiana, e della rete ferroviaria iraniana. Nel 2011 invece, su iniziativa iraniana, sono stati i paesi dell’Asia Centrale a sottoscrivere l’Accordo di Ashgabat, mirato a sviluppare le reti di comunicazione centroasiatiche con finalità molto simili a quelle dell’INSTC. 

All’origine di queste iniziative sembra esserci una solida convergenza di interessi coincidenti. Per l’India, per esempio, il rafforzamento dei legami con l’Iran e i paesi centroasiatici offre la possibilità di un accerchiamento strategico del proprio rivale storico, il Pakistan, mentre la creazione di un corridoio economico russo-indiano compenserebbe quello sino-pakistano creato da Pechino nell’ambito della Nuova Via della Seta. Non solo, ma la realizzazione di un punto di appoggio stabile all’imbocco del Golfo Persico permette a Nuova Delhi un accesso più rapido e sicuro alle risorse petrolifere della regione, essenziali per il suo rapido sviluppo economico.

Per Teheran invece queste strategie servono a rompere l’assedio sanzionatorio con cui l’embargo occidentale cerca da decenni di spezzarne l’attivismo politico. L’espansione dei rapporti con Russia e India non solo garantisce un accesso a tecnologie e risorse altrimenti fuori dalla portata iraniana ma permette anche di proiettare l’influenza persiana oltre i suoi confini settentrionali. Mettendo in sicurezza la regione caspica, Teheran si copre le spalle rispetto invece alla pressione del proprio nemico storico, quella superpotenza navalista americana che esercita ancora una presenza nel Golfo Persico.

Per Mosca, infine, il “triangolo strategico” sino-russo-indiano, con la successiva aggiunta dell’Iran, è centrale nella strategia per recuperare un ruolo imperiale fin dall’enunciazione della Dottrina Primakov nel 1996. Il collegamento con l’Oceano Indiano realizzerebbe una delle direttrici imperiali storiche del Cremlino, vincendo, con un secolo e mezzo di ritardo, il Grande Gioco che a fine Ottocento contrappose la Russia alla Gran Bretagna, in seguito parzialmente ripreso con gli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. L’integrazione con Nuova Delhi e Teheran offre poi a Mosca uno sbocco su dei popolosi mercati ora che l’accesso a quelli europei è stato reciso dalla crisi ucraina. 

Si tratta di immagini suggestive, che però necessiteranno di grandi investimenti e di un progetto di lungo periodo portato avanti con impegno costante per poter vedere la luce. Allo stadio attuale non è ancora possibile certificare il successo o il fallimento dell’INSTC né il suo esatto grado di avanzamento. Tuttavia, se l’impatto futuro di questi progetti resta speculativo, il loro rilancio in questo frangente storico è già oggetto di dibattito.

Da un lato, molti analisti hanno sottolineato come la tempistica dell’annuncio, a ridosso del summit di Xi’an convocato da Xi per mostrare la sua crescente influenza in Asia Centrale, sia stato un modo da parte del Cremlino per ribadire la propria autonomia strategica, mostrando una politica estera indipendente capace di tessere legami senza dover far affidamento sull’ingombrante alleato cinese. Lo sviluppo dello storico legame Mosca-Nuova Delhi servirebbe dunque a presentare una Russia imperiale capace di conservare una sua sfera di influenza e un ruolo da attore principale senza doversi ridurre al rango di comprimario che alcuni osservatori gli preannunciano alla luce della crescente dipendenza dall’economia di Pechino

Dall’altro però, è difficile scorgere qualche seria contraddizione tra le iniziative russe e quelle cinesi. La visione dell’INSTC di creare una rete infrastrutturale solida in Iran e in Asia Centrale non solo non ostacola ma ben si coniuga con l’analogo sforzo cinese nella regione nell’ambito della Nuova Via della Seta. In altre parole, una eventuale, futura ferrovia che collegasse il Mar Caspio con il Golfo Persico non trasporterebbe solo le merci da e per la Russia, via Baku, ma anche quelle da e per la Cina, attraverso i “5 Stan”. In generale, questa coincidenza di interessi fa sì che entrambe le potenze desiderino per la regione un assetto molto simile.

Il caso nel Kazakhstan è indicativo in tal senso: all’inizio del 2022 il grande stato centroasiatico fu scosso da forti proteste contro la corruzione, represse con l’assistenza militare russa. Così facendo però Mosca mise anche in sicurezza anche i grandi investimenti che la Cina aveva compiuto nel paese, che sono anzi aumentati dopo la stabilizzazione. Il fatto che questo sia avvenuto prima dell’invasione dell’Ucraina sembra mostrare come russi e cinesi abbiano, con i dovuti distinguo, trovato un equilibrio regionale che prescinde dai legami di dipendenza venutisi a creare dopo lo scoppio della crisi ucraina.

Tracciando idealmente su una cartina il “Corridoio Nord-Sud” russo-iraniano e la direttiva “est-ovest” della Nuova Via della Seta cinese, le due linee si incrocerebbero lungo le coste del Mar Caspio, a non molta distanza da quella Samarcanda che nel settembre 2022 ospitò il summit in cui andò plasticamente in scena, per la prima volta dallo scoppio della guerra in Ucraina, la famigerata “amicizia senza limiti” russo-cinese. Questo incrocio sembra riconsacrare l’Asia Centrale al suo antico ruolo di crocevia dei commerci e cuore delle rotte mercantili euroasiatiche.

Non è un caso se questo sembra essere proprio il fine dei progetti geoeconomici della Cina quanto della Russia. MacKinder teorizzò lo scontro per il controllo dell’Eurasia tra la superpotenza navalista, incentrata sul dominio dei mari, e una serie di grandi potenze terrestri euroasiatiche. Queste ultime cercherebbero di unificare la massa euroasiatica per non dover dipendere dal controllo delle rotte marittime da parte della potenza navalista, la quale detiene un indubbio vantaggio: quasi quattro quinti della popolazione mondiale – e, con essa, larga parte dei suoi centri economici e militari – si trovano in zone prossime alle coste e dunque esposte agli interventi navalisti. 

L’Asia Centrale è una delle poche regioni al mondo a non soffrire di questa condizione, trovandosi a migliaia di chilometri dall’oceano più vicino e affacciandosi su un mare (il Mar Caspio), chiuso e dunque non accessibile alla potenza navalista. Se l’intersezione dovesse realizzarsi, essa sottrarrebbe il fulcro del commercio mondiale al controllo del monopolista del potere marittimo, permettendo alle grandi potenze euroasiatiche, come appunto la Cina e la Russia, di scambiarsi grandi quantità di beni e servizi senza che la potenza avversaria – cioè gli Stati Uniti – possa interferire. 

Se dunque certamente la proclamazione di una “amicizia senza limiti” tra Mosca e Teheran serve alla Russia per ribadire i suoi legami con i vicini di fronte alla crescente influenza cinese, allo stesso tempo questo non appare come un particolare segno di ostilità alle iniziative cinesi nella regione, anzi. Sia l’INSTC sia la Nuova Via della Seta hanno come obiettivo primario quello di “saltare” Suez e con esso il potere di controllo americano sui mari, attraverso l’infrastrutturazione dell’Asia Centrale e il potenziamento della rete di trasporto della regione. 

Le quattro potenze coinvolte in questo intreccio – Russia, Cina, Iran, India – non hanno alcuna visione ideologica comune ma semmai una coincidenza di interessi che ne fa quello che Samuel Huntington definì una “coalizione anti-egemonica”, mossa primariamente dalla volontà di negare agli Stati Uniti il ruolo di egemone a cui Washington aspira dalla caduta dell’URSS. Questo scenario è ancora ben lungi dal realizzarsi ma il vento in Eurasia sembra spirare ormai in questa direzione. All’Occidente non resta che prenderne atto e cercare di elaborare una risposta che il mondo ancora attende.

Foto in evidenza: foto di Harrison Haines da Pexels: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-di-brown-railroad-2869644/Iranian Flag over Archaeological Site – Bishapur – Southwestern Iran” by Adam Jones, Ph.D. – Global Photo Archive is licensed under CC BY 2.0. “russian-turish-flags” by Бесплатный фотобанк is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

Federico Sangalli

Nato a Milano. Classe 1998. Ho fatto il Liceo Classico, poi mi sono laureato in Politiche Europee e Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell'Università Cattolica di Milano. Attualmente svolgo un tirocinio presso la rappresentanza diplomatica della Santa Sede presso la FAO, a Roma. Appassionato inguaribile di Storia, Geopolitica e Relazioni Internazionali. Collaboro con Aliseo per unire la serietà dell'informazione alla facilità d'accesso della divulgazione.

Ultimi articoli a tema Esteri

La politica, i conflitti, il mondo.

Spiegati bene da Aliseo per i membri del Club