Cโera una volta il Dante poeta, cโera una volta il Dante filosofo, poi il Dante linguista, il Dante politico, ma cโera una volta anche il Dante geopolitico. Fra i tanti attributi che meglio nobilitano la figura del Sommo, questโultimo sopracitato di certo non pare familiare, in ragione di una sua fisiologica subordinazione alle altre qualitร spiccatamente piรน marcate.
E con ciรฒ non si vuole dire che lโAlighieri trattasse propriamente di geopolitica, non solo perchรฉ materia inesistente allโepoca, ma anche perchรฉ, nella sua spietatezza, mal si sarebbe sposata con i dolci versi stilnovisti.
Eppure una non troppo velata sensibilitร spaziale si rintraccia anche nei suoi scritti, restituendo una riflessione sul complesso binomio spazio/potere tipico di questa disciplina.
Fruire del codice geopolitico per decostruire il linguaggio dantesco vuol dire munirsi di un valido alleato che sappia interpretare un lato ignoto e forse demodรจ del poeta, ma non meno apprezzabile delle classiche versioni di Dante a cui normalmente si approccia.
Significa dare vigore e completezza allโAlighieri politico, sovente dileggiato.
Ma significa anche intessere il filo di Arianna che aiuti a orientarsi dentro questo dedalo intellettuale, tratteggiando gli โspazi politiciโ piรน ricorrenti nelle sue opere.
E il primo spazio, fra tutti, รจ quello che sta piรน a cuore al Sommo: Firenze.
Firenze: spazio disputato
Spazio dinamico, spazio in espansione, spazio conteso. Il โbello ovileโ รจ tutto questo. Squassata dal brutale e cieco antagonismo fra Guelfi e Ghibellini – lโespressione piรน sanguinaria della dicotomia Papato/Impero – la Firenze duecentesca, claudicante, si regge in piedi su una gamba sola.
Cosรฌ come in fisica un campo di forze descrive la distribuzione di queste ultime in ogni punto dello spazio, similmente quello fiorentino puรฒ essere assimilato a un campo che forze concorrenti tentano di alterare.ย Geopoliticamente instabile, la cittร risente delle opposte visioni spaziali dei due partiti.ย I primi, fautori del Papato, auspicano una maggiore emancipazione delle cittร -stato italiane, i secondi, seguaci dellโImperatore, vedono in questโultimo lโunico pilastro di stabilitร politica per lโintera penisola.
La lotta per la conquista dello spazio dilania il territorio fiorentino sin dagli inizi del XIII secolo con lโalternarsi delle due fazioni al potere fino a quando, nel 1266, la definitiva cacciata ghibellina segna lโera guelfa in cittร . E lโAlighieri cresce proprio in questo contesto.
Il comando unico dei Neri dura poco piรน di trentโanni, traducendosi poi in unโattenuazione di โpresaโ sullo spazio cittadino. A dispetto di unโanelata imperitura soliditร politica, questi ultimi – nel 1300 – pagano il prezzo del proprio scisma interno: il contraddittorio rapporto tra Guelfi Bianchi, di cui da un lato fa parte lo stesso Dante, e Guelfi Neri dallโaltro. Due anni dopo, con lโespulsione dei Bianchi, il poeta toscano apprende tutto il peso di quella โarteโ predetta da Farinata degli Uberti nel canto X dellโInferno: lโesilio.
โMa non cinquanta volte fia raccesa la faccia de la donna che qui regge, che tu saprai quanto quellโarte pesa.โ
Ma la patria di Dante non รจ solo spazio reclamato, รจ anche spazio che ridisegna costantemente i propri confini, sintomo di una dinamicitร sorprendente. Reduce da un recente processo di inurbamento, ora la cittร tardomedievale si rende protagonista di unโurbanizzazione crescente, accompagnata da una conseguente crescita economica, vedendo oltretutto le proprie cinta murarie perimetrare un territorio di volta in volta piรน esteso.
Ma cโรจ di piรน: giร dieci anni prima che nasca il Sommo, Firenze comincia a intrecciare relazioni con Pisa, corridoio strategico volto ad assicurare alla prima una proiezione sul mare. Nonostante il tentativo di una postura piรน assertiva rispetto allโintero territorio toscano, le diatribe interne alla cittร ne annullano le aspettative.
Tanto bella quanto dannata, la โGran Villaโ non sarร esente da unโaspra invettiva che Dante stesso – senza mezzi termini – riporta nel Canto VI del Purgatorio.
LโItalia: spazio frammentario
Ma ora la cittร รจ parte di un tutto piรน grande: lโItalia, la quale condensa in sรฉ la natura di spazio di guerra. Disgregata e svuotata di un potere centrale, la penisola รจ alla mercรฉ dei piรน forti. Tradotto in termini geopolitici, significa che subisce fisiologicamente le ingerenze di soggetti terzi.
Paragonandola a una โnave sanza nocchiere in gran tempestaโ, lโAlighieri sollecita lโItalia a guardare dentro i suoi confini e a riflettere sulla conflittualitร che, diffusa in ogni sua porzione, inibisce la pace. Lโassenza di un Cesare – lโImperatore – che โsieda sulla sellaโ non preclude alla Chiesa di impossessarsi del potere temporale.
La geopolitica ora, ovviamente scevra da qualsivoglia giudizio di tipo etico, legge la situazione appena descritta come una carenza di soggettivitร politica forte che sappia incidere sul suo spazio. E lโesito che ne deriva รจ la totale precarietร .
LโImpero: spazio globale
Per dare compiutezza, lโultimo spazio che lโAlighieri si accinge a delineare รจ quello per il quale, paradossalmente, la dimensione spaziale si fa piรน rarefatta, complicando cosรฌ lโindividuazione di un โinternoโ e di un โesternoโ: lโImpero.
Per quanto presente giร nel sesto canto del Paradiso, attraverso unโeloquente digressione espressa nelle parole di Giustiniano, la visione imperiale del poeta meglio si acclara nel De Monร rchia, capolavoro eminentemente politico.
Che la si chiami Monarchia temporale o che la si chiami Impero, non cambia assolutamente nulla. Ciรฒ che rileva di piรน รจ che essa รจ โ il principato di uno solo e al di sopra di tutti, nel tempo ovvero in ciรฒ e sopra di ciรฒ che ha dimensione temporaleโ, ma anche che โรจ necessaria al buon ordine del mondo.โ
E cโรจ piรน geopolitica in queste due definizioni che in tutto il trattato.
Controllo sullo spazio e controllo nel tempo: questo lโobiettivo bidimensionale del Monarca. Fin dove si estenda spazialmente lโufficio della sua potestร รจ ostico da decretare, ma quasi come un cartografo, il poeta fiorentino suggerisce che i contorni imperiali tocchino – come limite ultimo – la piattaforma oceanica.
Oltre ciรฒ, non aggiunge altro e del resto come potrebbe? Rimane sempre e comunque figlio del suo tempo. E se sono solo le immense distese liquide a incorniciare geograficamente lโImpero, allora per deduzione esso รจ uno spazio globale.ย
Dante a raggi x
Chiunque legga Dante, almeno una volta, non puรฒ non persuadersi della sbalorditiva versatilitร che fa di lui, piรน di tutti, un intellettuale che trascende il tempo. Ed รจ in questa sua imperitura polivalenza che si giustifica qui lo sforzo – e anche la supponenza – di definirlo un geopolitico.
A scanso di equivoci, si asserisce che il Sommo ragioni da analista nella misura in cui utilizza il metodo induttivo, proprio come questa materia fa quotidianamente. Perchรฉ, se cosรฌ non fosse, non sarebbe nellโOlimpo dei grandi e la sua ereditร letteraria sarebbe piuttosto carente.
Immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Dante_exile.jpg; Immagini presenti nell’articolo: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a9/Dante_Alighieri_Florence_Firenze_JBU01.JPG
