Da decenni, la zona tra lโisola di Timor e lโAustralia รจ teatro di una disputa territoriale nata dalla volontร di sfruttamento di uno dei piรน grandi giacimenti petroliferi della zona oceanica, che risponde al nome di Greater Sunrise.
Questo tesoro sommerso fu la causa nascosta dietro gli avvenimenti a cavallo tra il 1970 ed il 1990, quando lโIndonesia invase lโex colonia portoghese di Timor-Leste, con il tacito accordo del governo di Canberra. Questโultimo, infatti, giร aveva delineato un confine marittimo con Giakarta che garantisse allโAustralia tra il 50 ed il 90% degli introiti del giacimento.
Nel 1978 lโAustralia arrivรฒ a riconoscere la sovranitร indonesiana sullโest dellโisola, in contrasto con le risoluzioni Onu.
Se dalla propria indipendenza nel 2002 Timor Est ha dovuto sottostare alle richieste australiane di spartizione degli introiti petroliferi dai giacimenti attualmente nelle acque territoriali di Dili, nella revisione del trattato sul Timor Gap, a fine del 2023, il presidente timorese Timos Orta ha sottolineato come il Paese potrebbe appoggiarsi alla Cina per avviare il progetto del Greater Sunrise.
Pechino infatti, da anni sta intessendo una complessa rete di relazioni con i Paesi dellโAsean, associazione nella quale anche Timor Est sta lavorando per entrare a pieno titolo.
Le tensioni tra Australia e Cina
Le relazioni tra Cina e Australia sono degenerate dal 2020 a causa della pandemia e della politica commerciale – di forte stampo protezionistico – portata avanti da Canberra. A seguito delle prime tensioni commerciali nel corso dellโanno, il governo australiano ha proibito lโavvio di ogni progetto connesso alla Belt and Road initiative, segnando un punto di rottura che ha portato a un inevitabile peggioramento dei rapporti tra i due Paesi.
Non รจ tardata la risposta anglo-americana nella disputa, che osservando unโevoluzione sempre piรน aggressiva della politica cinese, prima ad Hong Kong e poi verso Taiwan, ha portato alla ratifica dellโAukus, lโaccordo di collaborazione in campo bellico tra i tre paesi anglofoni.
Se perรฒ Cina e Australia si contendono il terreno nel settore commerciale ed energetico, specialmente in ottica strategica, la politica estera cinese vede ancora difficoltร a tenere testa a questo scontro a causa delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale che rendono difficile un prossimo avvicinamento della Cina con i Paesi dellโAsean, contrariamente alle ambizioni pechinesi.
Un fronte di distensione รจ dettato dallo sciamare della disputa commerciale del 2020, attualmente pacificata grazie a diverse visite di alto livello tra Cina ed Australia, a partire dall’incontro tra Xi Jinping e Anthony Albanese di novembre 2023.
Ad appesantire la posizione di Pechino vi รจ la situazione del suo maggior alleato, la Russia, che impantanata nella guerra in Ucraina difficilmente puรฒ offrire lโappoggio diplomatico e politico che la Repubblica Popolare necessita.
A corredare lโaggravamento delle relazioni sino-australiane dal 2020, si sono verificate varie ondate di allarmismo su un possibile conflitto tra i due Paesi, che hanno portato in luce le difficoltร logistiche dellโisola ed alla nascita di una nuova linea strategica.
Oltre allโAukus, Canberra ha avviato un piano di rafforzamento della propria Slocs, acronimo per Sea Line of Communication, ovvero lโinsieme di infrastrutture logistiche e comunicative che permettono al Paese di mantenere i contatti ed il coordinamento con i propri alleati e che sarebbe il primo bersaglio di un possibile confronto diretto con un nemico esterno.
L’Australia, negli ultimi mesi, ha preso coscienza della propria incapacitร a resistere a uno scontro asimmetrico con il proprio avversario regionale, la Cina, ed il focus del Paese si รจ spostato sul mantenimento della superioritร nei settori per i quali puรฒ fornire assistenza diretta ai propri alleati; primo fra tutti la superioritร navale statunitense, sia nel campo bellico che come garanzia della propria capacitร commerciale.
A garantire ulteriore supporto alla strategia australiana, Canberra ha avviato un piano di collaborazione nei settori militare e logistico anche con le altre medie potenze della regione: Corea del Sud, Giappone e Singapore, nellโottica di creare un blocco sempre piรน compatto per contrastare le azioni cinesi nella zona.
Canberra non si รจ lasciata sfuggire lโoccasione per delineare e annunciare un aumento della propria capacitร navale, con un modesto ingrossamento della flotta nel corso del prossimo decennio, e la possibilitร di sviluppare munizioni a lunga gittata di produzione domestica, settore ancora vergine nella dottrina australiana.
Il fianco debole dell’Australia
Alla base delle azioni – sul versante economico – di Canberra vi รจ un problema intrinseco dellโisola: lโarretratezza e lโinadeguatezza della capacitร di raffinazione petrolifera del Paese, specialmente per i propri giacimenti nazionali, spesso di qualitร inferiore o con una produttivitร limitata rispetto alle necessitร del Paese.
Questa situazione รจ alla base delle azioni australiane sia nel Timor Gap, per assicurarsi il controllo del giร menzionato Greater Sunrise, sia nel quadro piรน generale di rafforzare la propria linea logistica con i propri alleati. Per Canberra รจ dunque vitale mantenere un rapporto quantomeno cordiale con Timor Leste, al fine di impedire infiltrazioni cinesi nella zona, ma il risentimento della ex colonia portoghese รจ una minaccia non ancora risolta nella strategia politica australiana.
Australia, dunque, prima di poter espandere le proprie proiezioni marittime con lโallargamento della propria flotta, deve seguire un graduale processo di ampliamento degli stock emergenziali di petrolio sia crudo che raffinato, che ad oggi le garantirebbero unโautonomia di solamente 57 giorni (a Febbraio 2024).
A questo si aggiunge anche la controversa situazione della produzione metallurgica del Paese. Sebbene Canberra sia infatti uno dei maggiori esportatori mondiali di ferro – nonostante la sua limitata flotta mercantile – la produzione di acciaio rimane scarsa.
Questa carenza limita le capacitร produttive anche del settore navale nazionale ed incide negativamente anche nella capacitร australiana di sviluppare un settore economico maggiormente complesso. Di fatto ancora oggi il Paese รจ la pecora nera tra i propri alleati, con Giappone, Corea del Sud e Singapore che giร nel 2021 performavano con una economia molto piรน complessa e diversificata rispetto a quella australiana.
Resta da vedere quali saranno gli sviluppi della nuova strategia di Canberra, sia sul piano diplomatico con la spinosa questione del Greater Sunrise, sia sul piano strategico con una delicata opera di espansione delle proprie capacitร senza esporsi allo scontro diretto con Pechino.
Foto in evidenza: By Australian Embassy Jakarta – https://www.flickr.com/photos/kedubesaustralia/51627921345/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=133425573
