fbpx
a

Spieghiamo a cosa serve la geopolitica

a

Scopri Il ritorno delle guerre

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato allo studio dei conflitti contemporanei. 14 analisi per capire come sono cambiate le guerre e perchè ci toccano da vicino

L’Australia si prepara allo scontro con la Cina, il ruolo di Timor Est
Canberra potenzia la spesa militare per rispondere alla minaccia cinese, ma per affrontare Pechino deve risolvere i problemi interni

Da decenni, la zona tra l’isola di Timor e l’Australia è teatro di una disputa territoriale nata dalla volontà di sfruttamento di uno dei più grandi giacimenti petroliferi della zona oceanica, che risponde al nome di Greater Sunrise.

Questo tesoro sommerso fu la causa nascosta dietro gli avvenimenti a cavallo tra il 1970 ed il 1990, quando l’Indonesia invase l’ex colonia portoghese di Timor-Leste, con il tacito accordo del governo di Canberra. Quest’ultimo, infatti, già aveva delineato un confine marittimo con Giakarta che garantisse all’Australia tra il 50 ed il 90% degli introiti del giacimento.

Nel 1978 l’Australia arrivò a riconoscere la sovranità indonesiana sull’est dell’isola, in contrasto con le risoluzioni Onu.

Se dalla propria indipendenza nel 2002 Timor Est ha dovuto sottostare alle richieste australiane di spartizione degli introiti petroliferi dai giacimenti attualmente nelle acque territoriali di Dili, nella revisione del trattato sul Timor Gap, a fine del 2023, il presidente timorese Timos Orta ha sottolineato come il Paese potrebbe appoggiarsi alla Cina per avviare il progetto del Greater Sunrise.

Pechino infatti, da anni sta intessendo una complessa rete di relazioni con i Paesi dell’Asean, associazione nella quale anche Timor Est sta lavorando per entrare a pieno titolo.


Le tensioni tra Australia e Cina

Le relazioni tra Cina e Australia sono degenerate dal 2020 a causa della pandemia e della politica commerciale – di forte stampo protezionistico – portata avanti da Canberra. A seguito delle prime tensioni commerciali nel corso dell’anno, il governo australiano ha proibito l’avvio di ogni progetto connesso alla Belt and Road initiative, segnando un punto di rottura che ha portato a un inevitabile peggioramento dei rapporti tra i due Paesi.

Non è tardata la risposta anglo-americana nella disputa, che osservando un’evoluzione sempre più aggressiva della politica cinese, prima ad Hong Kong e poi verso Taiwan, ha portato alla ratifica dell’Aukus, l’accordo di collaborazione in campo bellico tra i tre paesi anglofoni.

Se però Cina e Australia si contendono il terreno nel settore commerciale ed energetico, specialmente in ottica strategica, la politica estera cinese vede ancora difficoltà a tenere testa a questo scontro a causa delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale che rendono difficile un prossimo avvicinamento della Cina con i Paesi dell’Asean, contrariamente alle ambizioni pechinesi.

Un fronte di distensione è dettato dallo sciamare della disputa commerciale del 2020, attualmente pacificata grazie a diverse visite di alto livello tra Cina ed Australia, a partire dall’incontro tra Xi Jinping e Anthony Albanese di novembre 2023.

Ad appesantire la posizione di Pechino vi è la situazione del suo maggior alleato, la Russia, che impantanata nella guerra in Ucraina difficilmente può offrire l’appoggio diplomatico e politico che la Repubblica Popolare necessita.

A corredare l’aggravamento delle relazioni sino-australiane dal 2020, si sono verificate varie ondate di allarmismo su un possibile conflitto tra i due Paesi, che hanno portato in luce le difficoltà logistiche dell’isola ed alla nascita di una nuova linea strategica.

Oltre all’Aukus, Canberra ha avviato un piano di rafforzamento della propria Slocs, acronimo per Sea Line of Communication, ovvero l’insieme di infrastrutture logistiche e comunicative che permettono al Paese di mantenere i contatti ed il coordinamento con i propri alleati e che sarebbe il primo bersaglio di un possibile confronto diretto con un nemico esterno.

L’Australia, negli ultimi mesi, ha preso coscienza della propria incapacità a resistere a uno scontro asimmetrico con il proprio avversario regionale, la Cina, ed il focus del Paese si è spostato sul mantenimento della superiorità nei settori per i quali può fornire assistenza diretta ai propri alleati; primo fra tutti la superiorità navale statunitense, sia nel campo bellico che come garanzia della propria capacità commerciale.

A garantire ulteriore supporto alla strategia australiana, Canberra ha avviato un piano di collaborazione nei settori militare e logistico anche con le altre medie potenze della regione: Corea del Sud, Giappone e Singapore, nell’ottica di creare un blocco sempre più compatto per contrastare le azioni cinesi nella zona.

Canberra non si è lasciata sfuggire l’occasione per delineare e annunciare un aumento della propria capacità navale, con un modesto ingrossamento della flotta nel corso del prossimo decennio, e la possibilità di sviluppare munizioni a lunga gittata di produzione domestica, settore ancora vergine nella dottrina australiana.

Il fianco debole dell’Australia

Alla base delle azioni – sul versante economico – di Canberra vi è un problema intrinseco dell’isola: l’arretratezza e l’inadeguatezza della capacità di raffinazione petrolifera del Paese, specialmente per i propri giacimenti nazionali, spesso di qualità inferiore o con una produttività limitata rispetto alle necessità del Paese.

Questa situazione è alla base delle azioni australiane sia nel Timor Gap, per assicurarsi il controllo del già menzionato Greater Sunrise, sia nel quadro più generale di rafforzare la propria linea logistica con i propri alleati. Per Canberra è dunque vitale mantenere un rapporto quantomeno cordiale con Timor Leste, al fine di impedire infiltrazioni cinesi nella zona, ma il risentimento della ex colonia portoghese è una minaccia non ancora risolta nella strategia politica australiana.

Australia, dunque, prima di poter espandere le proprie proiezioni marittime con l’allargamento della propria flotta, deve seguire un graduale processo di ampliamento degli stock emergenziali di petrolio sia crudo che raffinato, che ad oggi le garantirebbero un’autonomia di solamente 57 giorni (a Febbraio 2024).

A questo si aggiunge anche la controversa situazione della produzione metallurgica del Paese. Sebbene Canberra sia infatti uno dei maggiori esportatori mondiali di ferro – nonostante la sua limitata flotta mercantile – la produzione di acciaio rimane scarsa.

Questa carenza limita le capacità produttive anche del settore navale nazionale ed incide negativamente anche nella capacità australiana di sviluppare un settore economico maggiormente complesso. Di fatto ancora oggi il Paese è la pecora nera tra i propri alleati, con Giappone, Corea del Sud e Singapore che già nel 2021 performavano con una economia molto più complessa e diversificata rispetto a quella australiana.


Resta da vedere quali saranno gli sviluppi della nuova strategia di Canberra, sia sul piano diplomatico con la spinosa questione del Greater Sunrise, sia sul piano strategico con una delicata opera di espansione delle proprie capacità senza esporsi allo scontro diretto con Pechino.

Foto in evidenza: By Australian Embassy Jakarta – https://www.flickr.com/photos/kedubesaustralia/51627921345/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=133425573

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

Samuel Spiller

Samuel Spiller

Piacentino classe 2002, studioso di relazioni internazionali e fin da giovane appassionato di storia, geografia e politica. Studio in particolare temi di rilevanza strategica ed energetica, dell’Asia Centrale pur non nascondendo una passione per i Balcani.

Dello stesso autore

📩 La newsletter di Aliseo

Ogni settimana, sulla tua mail, un’analisi di geopolitica e le principali notizie sull’Italia

In evidenza

Aliseo sui social