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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

Breve storia della Russia nell’Artico, dagli Zar al Bastione di Kola

Breve storia della Russia nell’Artico, dagli Zar al Bastione di Kola

Il Polo Nord รจ per Mosca una frontiera strategica cruciale, un pezzo fondamentale della sua identitร  geopolitica
russia artico

Dalla Russia all’Artico

La prima nevicata non significa inverno, cosรฌ come il primo amore non significa matrimonio.

Proverbio russo

Esisteva un luogo che, secondo gli scienziati, doveva rimanere fuori dalla Storia: il Polo Nord. Mentre i riflettori sono puntati sulla guerra russo-ucraina, nessuno ha fatto caso alla lotta verbale scoppiata a Reykjavรญk, durante il summit tra i paesi artici: lโ€™Ammiraglio Rob Bauer, rappresentate della Nato, รจ venuto ai ferri corti con lโ€™ambasciatore cinese Feng Gao, rappresentante congiunto di Cina e Russia, per la posizione ambigua tenuta da Pechino sul conflitto.

La guerra, dopo aver mandato in coma la globalizzazione, ha ucciso la cooperazione al Polo Nord: sette paesi artici hanno abbandonato ogni progetto con la Russia e per reazione i russi e i cinesi hanno formato un proprio consiglio autonomo. La Russia, fin dai tempi degli Zar, vede il Polo Nord come una parte integrante  del proprio impero.

la Russia verso Hyperborรฉa

Lโ€™Artico, un mare ghiacciato di cinque milioni di metri quadrati, situato oltre la linea del Circolo Polare (66ยฐ 33โ€ฒ 44โ€ณ Nord), รจ una futura โ€œautostradaโ€ che inizia dal Mare di Barens, passando per il Mare di Kara e Chukchi, e finisce allo Stretto di Bering. รˆ simbolo di una sorta di eccezionalismo per alcune scuole geopolitiche russe vicine ad Alexander Dugin. Secondo questo mito, i russi sono discendenti degli abitanti di Hyperborรฉa , la mitologica terra abitata dagli ariani descritta da Erodoto e inseguita dai nazisti. Questo mito geopolitico ha risvegliato, e alimentato, i sentimenti di โ€œeccezionalismoโ€ intorno allโ€™Artico, che ha profonde radici storiche.

La prima spedizione russa proveniente dalla cittร  mercantile di Novgorod verso le terre artiche รจ dellโ€™XI secolo. Questo  processo di colonizzazione si intensificรฒ tra il XV-XVI secolo, quando la Russia si era emancipata dallโ€™Orda dโ€™Oro. I pomory (ex contadini che si riciclavano in esploratori), in nome dello Zar, iniziarono a colonizzare la Siberia e le regioni artiche adiacenti. Lโ€™Artico, perรฒ, non era di solo interesse russo: ad occidente, olandesi, spagnoli e inglesi esplorarono le zone tra la Groenlandia e il Canada per trovare nuove fonti di ricchezza e per capire se il โ€œNuovo Mondoโ€ fosse circumnavigabile.

Durante lโ€™epoca delle esplorazioni iniziรฒ a circolare una leggenda: secondo alcune voci, nellโ€™estremo nord, durante i periodi estivi si apriva un passaggio, libero dai ghiacci, che portava direttamente in Asia. Alla fine del XVI  secolo, le spedizioni russe stabilirono lโ€™esistenza di una rotta est-ovest attraverso l’Artico. Ma i russi non erano in grado di sfruttarla a pieno, mentre gli occidentali non trovarono nessun canale ovest-est. Lo sviluppo dei motori a vapore, del cibo in scatola e degli scafi dโ€™acciaio rinnovarono lโ€™interesse per il Polo Nord, una โ€œcuriositร  scientificaโ€ alimentata dal Great Game tra Russia e Inghilterra, una guerra fredda ante litteram per il controllo del continente euroasiatico.

Ma gli uomini sottovalutarono la geografia e il clima, e la Royal Navy ne pagรฒ le conseguenze: gli inglesi, nel 1845, persero la spedizione di Sir John Franklin per la ricerca del passaggio a Nord Ovest. La Corona non optรฒ per una seconda spedizione, traumatizzata dagli eventi: la Erebus e la Terror erano il meglio della tecnologia di Sua Maestร  e Sir Franklin e il suo equipaggio erano esploratori veterani. Solo nel 1905, la missione di Roald Amundsen riuscรฌ ad attraversare il Passaggio, navigando nella sezione centrale del passaggio ed emergendo nel Mare di Beaufort, dopo tre anni di viaggio.

I russi, nel 1879, con la spedizione di Adolf E. Nordenskiรถld, riuscirono ad attraversare il passaggio di nord-est per il rotto della cuffia. Il risultato era chiaro: i canali artici risultavano impraticabili per scopi commerciali e militari. Nonostante ciรฒ, lโ€™Impero zarista continuรฒ ad investire le proprie risorse in Siberia e nelle zone artiche per usare la regione come riserva aurea e come โ€œarcoโ€ per la proiezione verso il Centro Asia e l’Estremo Oriente, sperando, un giorno, di usare il passaggio a Nord Est. La Prima Guerra Mondiale e la guerra civile, tuttavia, congelarono ogni pretesa russa nellโ€™estremo nord.

I bolscevichi di Lenin ripresero la corsa artica, progettando una via alternativa alle linee di comunicazione tradizionali: nel 1919, la Rsfsr era in guerra con lโ€™intero mondo capitalista, i mari erano preclusi al governo bolscevico, ma il Passaggio a Nord Est avrebbe agevolato le comunicazioni con le repubbliche orientali e i nuclei di rivoluzionari asiatici, bypassando la Transiberiana, occupata dalla Legione Cecoslovacca. Lโ€™appello alla Rivoluzione mondiale spaventรฒ un attore geopolitico in particolare: il Giappone, che vedeva la rivoluzione come una minaccia alla propria sfera dโ€™influenza.

Durante lโ€™intervento degli Alleati a sostegno dei Bianchi, i giapponesi occuparono parte della Siberia, ma lโ€™operazione, e con lei lโ€™occupazione nipponica, si concluse nel 1919. Tokyo, intrisa delle idee darwiniste e influenzata dalle idee di Karl Haushofer , non digerรฌ lo smacco subito. I nipponici coltivarono fino al 1939 il piano per una โ€œStrada del Nordโ€ (Hokushi-ron), la conquista dello โ€œspazio vitaleโ€ in Siberia, progetto arrenatosi dopo la battaglia di Khalkhin Gol, quando il futuro Maresciallo ลฝukov sconfisse le forze del Manciukuรฒ.

Una carta della regione artica | Wikimedia Commons

La “rivoluzione” artica di Stalin

Con lโ€™avvento dello stalinismo ci fu la rottura con il progetto di rivoluzione mondiale, sostituito dal โ€œSocialismo in un solo paeseโ€. Stalin vedeva nella Siberia, e nellโ€™Artico, il futuro del centro di potere russo. Metร  dei finanziamenti del secondo piano quinquennale (1932-1937) fu dirottato in Siberia per costruire miniere, cittร , cantieri navali e basi militari. Il cambiamento non fu solo politico ed economico, ma anche culturale: se prima, nelle poesie e nei racconti, si celebravano la bellezza e lโ€™immobilitร  della Siberia, sotto il governo di Stalin, simili visioni โ€œborghesiโ€ vennero considerate deleterie al progresso.

Lo scrittore Vladimir Zazubrin scrisse: ยซLascia che la bestia verde in Siberia sia vestita nel cemento armato della cittร , nel cemento delle fabbriche chimiche, cinta dal ferro e da mille binari. Lascia che la taiga sia bruciata. Solo con il cemento e con il ferro si realizza la fraterna unione dei popoli, la fratellanza si forgia nel ferro e nel cementoยป.

In questa rivoluzione geopolitica si possono ricomprendere due avvenimenti: lโ€™invasione della Finlandia, che serviva a mettere in sicurezza la penisola di Kola, acquisendo la Karelia, i territori del Lago Onega e la regione di Pestamo, e a garantire lโ€™accesso al Mar Glaciale Artico; e la crescente competizione con la Cina per preservare il controllo della Siberia. Stalin non era un grande estimatore di Mao (negli anni 30 โ€œZio Joeโ€ tentรฒ di convincere il Timoniere a far confluire il Pcc nel KMT di Chiang Kai-shek, in modo da indebolire futuri โ€œcompagniโ€ del blocco comunista), tanto meno di una Cina unita e forte. โ€œKobaโ€  era molto sospettoso circa le intenzioni della repubblica maoista: il paese asiatico, con il suo enorme bacino demografico, avrebbe infatti potuto, un domani, โ€œinvadereโ€ la Siberia russa e sbilanciare lโ€™equilibrio in favore di Pechino.

Negli anni โ€™40, durante la Seconda Guerra Mondiale, sia gli alleati che le forze dell’asse cercarono di acquisire le regioni artiche per ottenere un vantaggio determinante nel conflitto: gli angloamericani occuparono Islanda e Groenlandia per avere delle basi di appoggio contro la Norvegia occupata dai tedeschi. Il porto di Narvik era strategico per lโ€™industria tedesca, dato senza il ferro svedese non si potevano produrre i panzer necessari ad arginare gli alleati e la presenza degli alleati nella zona era necessaria per contrastare i “wolfpack” – le flottiglie dei temibili U-boat tedeschi che colpivano convogli e navi militari.

I nazisti cercano di stabilire piรน volte basi clandestine in Groenlandia per monitorare il meteo durante la Battaglia di Inghilterra, ma non riuscirono mai a completare la missione. Dopo la sconfitta della Luftwaffe, non aveva piรน senso spendere forze e materiali per una missione suicida, anche se pare che le SS di Himmler abbiano compiuto missioni esplorative per la ricerca della โ€œterra cavaโ€. I sovietici, dal canto loro, terranno con le unghie e con i denti i porti di Murmansk e Arcangelo, difendendoli dalle forze finno-tedesche per proteggere le linee di rifornimento degli alleati.

Finita la Grande Crociata contro il nazifascismo, perรฒ, i vecchi alleati diventarono โ€œnemici per la pelleโ€, la Guerra Fredda e il terrore nucleare penetrarono anche nelle gelide terre artiche.

Il Bastione di Kola e il Sogno di Gorbaciov

Lโ€™Artico, negli anni โ€˜50, divenne lโ€™epicentro delle strategie nucleari dei due blocchi: chi controlla questa parte di mondo puรฒ infatti vigilare i movimenti di flotte, arei e avere un vantaggio tangibile per un first strike nucleare, rendendolo plausibile. I dirigenti del Pcus, comprendendo il valore strategico della regione di Kola, investirono sempre piรน denaro e schierarono le forze nucleari per rendere la penisola una fortezza.

Le forze nucleari sovietiche (sezione 13 del ministero della Difesa) svilupparono la dottrina del โ€œBastione di Kolaโ€: rendere la regione sufficientemente armata per condurre un second strike e continuare la lotta armata, anche in caso di decapitazione del  potere politico. Gli americani, per contrastare il dominio sovietico, aumentarono a loro volta la pressione, sviluppando bombardieri stealth e radar capaci di tracciare i sottomarini sovietici.

Poi arrivarono il crollo del Muro e Michail Gorbaciov: archiviate le tensioni tra Russia e Stati Uniti, lโ€™Artico rimase una vetrina della Guerra Fredda. Nel 1987, lโ€™ultimo Presidente del Pcus lanciรฒ un’โ€œiniziativa di Murmanskโ€. Lโ€™obiettivo dichiarato era genuino: espellere dal Polo Nord la storia e rendere la regione uno spazio condiviso per tutta lโ€™umanitร . La Nato e la Russia iniziarono a cooperare nella zona: gli accordi Start (31 luglio 1991) ridussero lโ€™importanza delle armi strategiche e lโ€™accordo di cooperazione militare ambientale artica (Amec) del 1996 puntava a ridurre gli incidenti e potenziare la cooperazione tra i due ex rivali.

I trattati dovevano incoraggiare lo smantellamento delle forze nucleari, ma non fu cosรฌ e nessuna delle due parti intraprese una smobilitazione concreta del deterrente. La scelta di Gorbaciov fu piรน che altro dettata dalla debolezza strutturale dellโ€™Armata Rossa e dal disfacimento economico in corso. Furono la crisi degli anni โ€˜90 e il default del 1998, che provocรฒ il collasso della Flotta del Nord, insieme al disinteresse americano per lโ€™Artico, a โ€œcongelareโ€ il problema politico.

Il Cremlino, specie dall’avvento di Vladimir Putin, non ha mai preso in considerazione lo smantellamento del bastione di Kola, tanto meno di abbandonare il โ€œMare Russoโ€. Gli analisti rimasero accecati dallโ€™incidente del Kursk del 12 agosto 2000, quando un sottomarino K-141 affondo con lโ€™intero equipaggio durante una esercitazione militare. Considerando ogni ambizione russa sopra lโ€™Artico velleitaria, si tendeva a percepire il dominio americano del Polo Nord come un dato di fatto.

Evenienza smentita dal rinnovato interesse russo per la regione a partire dall’inizio del millennio. Oltre ad irrobustire la presenza militare, una serie di gesti simbolici lasciavano intedere il cambio di passo di Mosca tra i ghiacci. Uno su tutti: nel 2007, lโ€™esploratore Artur Chilingarov piantรฒ sul fondale artico la bandiera russa, smentendo le voci di un โ€œnonโ€ ritorno della Federazione tra i ghiacci del Polo Nord. Il sogno di Gorbaciov fu cancellato dai libri di Storia, e forse non tornerร  piรน. 

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Federico Ramponi

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