Al tempo del disordine globale, gli strumenti di sicurezza e gli arsenali delle grandi potenze si sono diversificati, sono vari e in costante divenire.
Se la cronaca quotidiana ci bombarda con immagini di missili balistici e sciami di droni in Medio Oriente, esistono armi potenti che non provocano esplosioni nรฉ vittime immediate.
Sono i semiconduttori allโavanguardia, i flussi di beni energetici, le materie prime e i prodotti chimici. Nonostante si parli da molto tempo di โdecouplingโ e โfriendshoringโ, persistono vulnerabilitร strutturali che rendono le economie moderne ostaggi di dinamiche geopolitiche che sfruttano i mercati.
Lโadagio classico โdove passano le merci non passano gli esercitiโ โ evocato da pensatori come Frรฉdรฉric Bastiat per descrivere lโinterdipendenza pacifica del commercio โ รจ capovolto, perchรฉ oggi le merci sono gli eserciti, strumenti di coercizione economica che vincolano gli avversari senza sparare un colpo.
Un caso paradigmatico รจ lโautorizzazione concessa dallโamministrazione Trump a Nvidia per esportare in Cina il semiconduttore H200, dopo lโembargo dei chip. La decisione risponde a una strategia di “dipendenza controllata”.
Fornendo alla Cina hardware di alto livello, ma non di punta, Washington mira a rallentare l’urgenza di una piena autonomia tecnologica cinese, mantenendo Pechino vincolata all’architettura americana. Inoltre, il governo federale agisce come un socio di minoranza di Nvidia, incassando il 25% del valore delle vendite.
Analogamente, pochi mesi prima, gli Stati Uniti avevano imposto a Intel la riconversione dei sussidi federali del Chips Act โ varato dallโamministrazione Biden per rilanciare la produzione domestica di semiconduttori โ in una partecipazione azionaria del 10%, conferendo allo Stato un ruolo di azionista influente.
Questi episodi non sono isolati, ma emblema dellโintreccio tra geopolitica ed economia, in una fase storica in cui lโintervento pubblico ridefinisce le regole del gioco nella crisi della globalizzazione.
Stato minimo, non troppo
Dalla prima presidenza trumpiana, il ruolo dello Stato ha abbandonato la funzione, affermatasi dopo la Seconda guerra mondiale, di redistributore di ricchezza e correttore di fallimenti di mercato, evolvendo la propria linea dโazione verso un modello di politica economica posto al servizio della competizione tra attori statali, dove il mercato diventa estensione della sovranitร e della proiezione dello Stato.
Il mutamento del paradigma neoliberale ha impatti tangibili su settori interi, mentre i governi stanno riconquistando il controllo sulle dinamiche di mercato attraverso misure regolatorie indirette e dirette.
Le prime influiscono su settori esposti come i semiconduttori e le terre rare, imponendo vincoli alla libertร dโimpresa per ragioni di sicurezza nazionale.
Si va dalle restrizioni domestiche sulla vendita di tecnologie sensibili (come i divieti americani su Huawei) alla confisca di asset stranieri, come nel caso della olandese Nexperia, dove lโAia ha espropriato lโazionista cinese Wingtech per affermare il controllo su un produttore chiave di chip.
Non meno disruptive sono le distorsioni delle catene del valore globali, come ha fatto Pechino limitando le esportazioni di terre rare da imprese statali e private, mentre organismi come il Committee on foreign investment in the United States (Cfius) o i meccanismi europei di screening degli investimenti bloccano acquisizioni ostili.
Ancora si veda il caso di Asml, leader nei litografi per semiconduttori, le cui esportazioni verso la Cina sono state tarpate da pressioni congiunte provenienti dallโAia e da Washington.
Quando invece parliamo di misure dirette, รจ lo Stato ad agire in prima persona, attraverso strumenti come clausole di veto (golden share), partecipazioni azionarie in imprese strategiche, fondi sovrani o partnership forzate.
LโItalia ne offre un esempio con Pirelli, leader nella produzione e design di pneumatici, sotto scrutinio della Commissione Golden Power per ridurre lโinfluenza della cinese Sinochem (34% del capitale).
Dal 17 marzo, le nuove norme americane sui veicoli connessi (quelli dotati di sensoristica e connessione internet) โ che limitano lโaccesso a societร con azionisti cinesi significativi โ hanno spinto i produttori a escludere componentistica โcontaminataโ da capitali cinesi.
Le restrizioni nellโaccesso al mercato americano hanno alimentato lo scontro per il controllo della societร tra Camfin, holding di Marco Tronchetti Provera, e il socio cinese.
Casi analoghi si moltiplicano e vedono coinvolti i fondi sovrani cinesi come la China Investment Corporation (Cic) o gli equivalenti occidentali (come il controverso Us Innovation Fund) che puntano a costruire holding pubbliche per settori critici, mentre partnership pubblico-private cercano di accelerare i posizionamenti nazionali in Ia e quantum computing.
Stanno proliferando il protezionismo high-tech e le nazionalizzazioni soft, evidenze dellโerosione dellโordine liberale post-1989, mentre stiamo entrando in un mondo di โcapitalismo di Stato competitivoโ, dove lโimpresa privata รจ subordinata alla ragion di Stato.
In conclusione, la geoeconomia รจ oggi la direttrice dellโeconomia tout court. Le potenze che sapranno orchestrare questi strumenti โ bilanciando innovazione e sovranitร โ detteranno lโagenda del secolo.
Immagine in evidenza: https://unsplash.com/it/foto/primo-piano-di-un-chip-del-processore-del-computer-sul-circuito-stampato-cMoE2tU_BbM
