Domenica 16 novembre si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali cilene. I candidati vincitori sono Jeannette Jara, del partito comunista (Pc), con il 26,85% dei voti, e José Antonio Kast, repubblicano, con il 23,92% delle preferenze.
La sinistra si è presentata compatta a queste elezioni sotto la coalizione Unità per il Cile. Al contrario, la destra ha presentato diversi concorrenti e ciò ne ha causato la frammentazione durante il primo turno. Il ballottaggio per decidere chi tra loro governerà il Paese avrà luogo il prossimo 14 dicembre.
Queste elezioni sono state le più partecipate della storia cilena, con la presenza di 13,5 milioni di persone su una popolazione totale di poco meno di 20 milioni. Questo è stato possibile grazie al ritorno del voto obbligatorio nel Paese. Esse non decideranno solo chi si insedierà ne La Moneda, ma anche la nuova composizione della Camera dei deputati e metà del senato.
Prospettive sull’andamento delle elezioni di dicembre
Il mancato riconoscimento degli errori della sinistra nell’ultima legislatura e l’approccio al problema della sicurezza, che può essere giudicato troppo blando da alcune parti della popolazione, potrebbero portare alla vittoria il candidato repubblicano.
Così facendo, il Cile si allineerebbe alla recente tendenza delle elezioni in America Latina, caratterizzate dal successo crescente dei partiti di destra. A dimostrazione di ciò vi è il fatto che la coalizione di sinistra non sia nemmeno riuscita a raggiungere il 30%, mentre i voti dati alla destra, se sommati, superano il 50%.
Kast nell’ultima campagna elettorale è apparso più moderato rispetto a quelle precedenti e gli altri partiti di destra gli hanno già offerto il proprio sostegno nelle elezioni di dicembre.
il politico di estrema destra Johannes Kaiser ha invece ottenuto il 13,9% dei voti, i quali molto probabilmente confluiranno nel bacino elettorale di Kast al secondo turno. A questi si potrebbero sommare le preferenze ottenute dal populista Franco Parisi (19,7%), il quale ha anch’egli dichiarato di appoggiare il candidato repubblicano alle elezioni di dicembre.
Chi è Jeannette Jara
Jeannette Jara è la prima candidata del partito comunista che è riuscita a ottenere il sostegno di tutta la sinistra in 25 anni. È la prima di cinque figli, cresciuti in un quartiere povero di Santiago del Cile. All’università si avvicina alla politica diventando militante di Juventudes comunistas de Chile, l’ala giovanile del partito comunista cileno.
Durante il secondo mandato della presidente socialista Michelle Bachelet, viene nominata sottosegretaria della previdenza sociale. In seguito, ottiene l’incarico di ministra del Lavoro per il governo dell’attuale presidente Gabriel Boric. In questo periodo riduce la settimana lavorativa, portandola da 45 a 40 ore settimanali. Questa riforma è stato uno dei successi più significativi del governo di Boric, che Jara ha utilizzato nella sua campagna elettorale.
L’esponente del Pc si è distinta anche per la sua abilità nel negoziare con l’opposizione e con il settore imprenditoriale, anche se il suo partito è stato oggetto di forti critiche a causa della sua posizione ambigua verso il Venezuela di Nicolas Maduro. Il Pc cileno, infatti, non ha mai condannato il regime caraibico, nemmeno di fronte alla frode elettorale del 2024. Jara ha quindi preso le distanze dal Pc su questo tema, sostenendo che il regime di Maduro, così come quello cubano, sia autoritario.
Chi è José Antonio Kast
José Antonio Kast, del partito repubblicano, non è nuovo alle elezioni presidenziali. Si è candidato per la prima volta nel 2017, quando ha perso al primo turno contro Sebastián Piñera, ex presidente del Cile. Nel 2021 ci ha riprovato ma è stato battuto da Gabriel Boric. Quest’anno si è riproposto con la frase «La terza volta è quella buona».
Kast, di origini tedesche, è un politico che si è spesso distinto per le sue posizioni di ultradestra e nostalgiche verso la dittatura di Augusto Pinochet. Suo padre, che aveva aderito al partito nazista, è emigrato con la sua famiglia in Cile nel 1950. Suo fratello maggiore, Miguel Kast, è stato ministro del Lavoro e presidente della Banca centrale durante la dittatura di Pinochet.
Anche Kast, come Jara, entra in politica negli anni in cui frequenta l’università. Diventa il principale referente degli alunni pinochetisti e al plebiscito del 1988, quello in cui si vota per decidere la continuità della dittatura per altri otto anni, Kast appare in televisione per difendere il “Sì”.
Nel 2002 diventa per la prima volta deputato e fa bandiera dei valori dell’ultra-conservatorismo cattolico, proponendo riforme da cui altri settori della destra hanno preso le distanze.
È stato al centro delle polemiche per le sue posizioni controcorrente. Per esempio, è stato l’unico deputato a non votare a favore della legge sul maltrattamento degli animali. Inoltre, hanno fatto discutere le sue affermazioni nostalgiche, come quando ha dichiarato che se Pinochet fosse vivo avrebbe votato per lui, e la sua tendenza a giustificare le violazioni dei diritti umani avvenute negli anni della dittatura.
Tuttavia, bisogna evidenziare che non era il candidato più estremista di queste elezioni. Infatti, Kaiser ha presentato un programma politico nettamente più conservatore e si è detto pronto, se necessario, ad appoggiare un nuovo colpo di Stato.
La polarizzazione della società cilena
I risultati delle elezioni non hanno sorpreso gli analisti e hanno dato riprova dell’estrema polarizzazione della società cilena. Queste consultazioni elettorali sono state particolari anche perché, per la prima volta dal ritorno della democrazia nel 1989, è mancato un candidato di centro.
Secondo l’analisi della sociologa e giornalista Magdalena Brownie, la polarizzazione in Cile è aumentata negli ultimi anni, nonostante la bassa identificazione della popolazione con un partito preciso.
I temi al centro di questa nuova ondata di divisione politica sono stati ripresi dai singoli candidati durante le loro campagne elettorali: immigrazione, lotta contro il crimine organizzato e ed economia. Secondo il più recente sondaggio realizzato dal Centro de estudios públicos (Cep), il 61% dei cileni pensa che l’insicurezza sia il primo problema del Paese, superando temi classici come l’inflazione o la disoccupazione.
I due candidati hanno visioni contrastanti su come far fronte al problema. Jara propone una risposta combinata tra prevenzione e maggiore presenza delle forze dell’ordine nei territori più affetti dal traffico di droga. Inoltre, pone un’enfasi sulla riabilitazione in carcere dei detenuti. Kast adotterebbe misure più dure, unite al controllo delle frontiere e a una stretta sull’immigrazione.
A questo si collega la presenza sempre più consolidata di organizzazioni criminali transazionali come quella del gruppo venezuelano Tren de Aragua e del cartello brasiliano Primer Comando Capital (Pcc). Ciò ha aumentato i casi di crimini efferati a cui il Cile non era abituato, aumentando il senso di insicurezza nella popolazione.
La conseguenza della polarizzazione e della questione della sicurezza è l’avanzamento di posizioni estremiste di destra. Questo si unisce alla delusione che ha causato il governo di sinistra di Boric per non aver soddisfatto le ambiziose aspettative dell’estallido social, ossia la serie di grandi proteste popolari diffuse in Cile tra l’ottobre del 2019 e marzo 2020.
Cosa potrebbe cambiare sul piano internazionale
Gli Stati Uniti, secondo l’analista dell’Ispi Emiliano Guanella, attualmente stanno dimostrando un grande interesse nella regione dell’America Latina, con pochi precedenti nella storia recente. Questo per via della crescente penetrazione nella regione del loro principale avversario, la Cina.
È possibile quindi che gli Stati Uniti possano giocare un’influenza anche su queste elezioni, essendo il Cile un Paese ricco di risorse come il litio e il rame e che negli ultimi anni ha approfondito i rapporti economici e diplomatici con Pechino.
Per quanto riguarda le relazioni internazionali, entrambi i candidati continuerebbero i rapporti sia con gli Stati Uniti che con la Cina. Quest’ultimo è infatti un attore imprescindibile per Santiago del Cile, essendo il principale partner commerciale del Paese sudamericano.
Kast, in particolare, ha proposto un approfondimento dei rapporti con gli Stati Uniti, la normalizzazione delle relazioni con Israele, fortemente ridimensionate dal governo di Boric in risposta al conflitto in Medi Oriente, e la ripresa dei rapporti diplomatici con la Bolivia del neoeletto Rodrigo Paz, sospesi dal 1978.
In conclusione, il futuro governo del Cile dovrà affrontare diverse questioni ritenute urgenti dalla popolazione e le elezioni di dicembre premieranno chi porterà le soluzioni considerate più adatte.
Inoltre, la polarizzazione della società cilena costituisce una sfida per i due candidati, i quali dovranno conquistare la parte di elettorato restio a votare agli estremi. Tuttavia, nonostante le importanti differenze ideologiche, i due concorrenti appaiono più moderati ed entrambi offrono una certa continuità per quanto riguarda le relazioni internazionali.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/97/Protestas_en_Chile_20191022_07.jpg
