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Come funziona il Rosatellum e perché va modificato

Governabilità, collegi elettorali e preferenze: alcuni dei problemi del Rosatellum, la legge elettorale con cui l'Italia andrà al voto

Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche, nel dibattito pubblico italiano rispunta ciclicamente il problema della legge elettoralevexata questio per eccellenza nel nostro paese. Più in sordina, perché dinanzi a guerra, pandemia, povertà e crisi energetica, novelli cavalieri dell’Apocalisse, occuparsi di sistemi elettorali può risultare disdicevole agli occhi dell’opinione pubblica.

Ma la questione rimane ed è d’importanza cruciale, specie perché due anni fa il Parlamento ha approvato a cuor leggero la riforma del taglio dei parlamentari che impatta in modo significativo sul sistema elettorale nel suo complesso. Ed è d’importanza cruciale perché dal corretto funzionamento del sistema democratico dipende la nostra capacità di affrontare le emergenze che ci si parano davanti. 

Il sistema proporzionale italiano

L’attuale legge italiana prevede una formula mista: il 61% dei seggi viene assegnato in modo proporzionale, il 37% viene assegnato dai collegi uninominali con formula maggioritaria, il 2%, infine, dalle circoscrizioni estere.  Alla Camera, 244 dei 400 Deputati saranno eletti quindi proporzionalmente ai voti che i partiti e/o le coalizioni prenderanno su tutto il territorio nazionale.

Se una coalizione o un partito, per esempio, prendesse il 50% dei voti, otterrebbe 122 seggi. Altri 148 Deputati, invece, vengono eletti in collegi uninominali con metodo maggioritario. Questo significa che tutto il territorio italiano viene diviso in 148 collegi e, in ciascuno di essi, diviene Deputato il candidato che ha preso la maggioranza relativa dei voti.

I candidati nei collegi devono essere collegati ai partiti o alle coalizioni che si presentano sul territorio nazionale e non è ammissibile il voto disgiunto: se voto Caio nel collegio, devo poi votare il partito di Caio a livello nazionale.

Al Senato il meccanismo è simile ma i voti proporzionali non sono ripartiti su base nazionale bensì su base regionale: se il partito di Caio prende il 30% dei voti in Abruzzo prenderà il 30% dei seggi che assegna l’Abruzzo anche se nelle altre Regioni prende zero voti.

Altra differenza tra i due rami del Parlamento è rappresentata dalle soglie di sbarramento: alla Camera c’è una soglia del 3% per le singole liste e del 10% per le coalizioni, mentre al Senato, per scongiurare dubbi di costituzionalità sorti già ai tempi della legge Calderoli, è prevista una soglia del 20% dei voti espressi in una singola Regione (alternativa a quella del 3% a livello nazionale) in modo da garantire la rappresentanza di partiti a forte radicamento territoriale come  il Südtiroler Volkspartei in Alto Adige. 

La legge prevede inoltre che ogni lista debba indicare il proprio “capo politico”, in ossequio alla tendenza leaderistica che caratterizza i partiti in Italia negli ultimi trent’anni, un programma e l’eventuale adesione a una coalizione.

La formazione di coalizioni vincola i partiti che ne fanno parte a sostenere un solo candidato nei collegi uninominali, norma che fa presagire (è già avvenuto alle scorse elezioni) un inquieto mercanteggiare tra le forze politiche per piazzare i propri candidati nei collegi dove si è sicuri di vincere, rebus ancor più intricato visto che è possibile per un candidato presentarsi in più collegi (fino a cinque). 

Rosatellum: governabilità e preferenze

Il Rosatellum è stato applicato una sola volta alle Elezioni politiche del 2018 e non ha dato una gran prova di sé in termini di governabilità. I già citati Cavalieri dell’Apocalisse non hanno aiutato ma, già all’indomani del voto, il Parlamento appariva diviso in tre tronconi (Centrodestra, M5S, Centrosinistra).

Non ha funzionato quindi il correttivo maggioritario dato che la coalizione che ha raccolto più voti, il Centrodestra, non è riuscita a formare un Governo. Né la previsione di formare coalizioni pre-elettorali ha garantito poi, a urne chiuse, che i partiti restassero fedeli a quelle alleanze, tanto che il primo Governo si è formato dall’unione di M5S e Lega, con quest’ultima che ha abbandonato la coalizione di centrodestra.

Rimane poi la criticità, per alcuni, delle preferenze: nel Rosatellum, così come nel Porcellum, non è possibile per gli elettori esprimere alcuna preferenza. L’unico correttivo rispetto alla precedente legge è l’aver inserito le “liste corte” per garantire una maggiore trasparenza nei confronti degli elettori

Taglio dei Parlamentari e collegi elettorali

Alle prossime elezioni, con il taglio dei Parlamentari e il conseguente ridisegno dei collegi elettorali, il Rosatellum potrebbe portare a esiti del tutto diversi e imprevedibili. Da sempre il disegno dei collegi (cioè come dividere il territorio per l’elezione dei parlamentari) è opera d’ingegneria elettorale volutamente opaca, sia perché la materia è assai complicata, sia perché, attraverso i collegi, è possibile influenzare e non poco gli esiti elettorali.

Emblematico è il caso, negli USA, del cosiddetto collegio “dead cat on the highway” (gatto morto in autostrada, dalla bizzarra forma che assume se lo si rappresenta su una cartina geografica), disegnato in Georgia nel 2002 appositamente per rendere ininfluente il voto delle comunità afroamericane, senza tenere conto di alcun criterio demografico, geografico o sociale. 

Sicuramente la Commissione che ha lavorato al Decreto Legislativo 177 del 2020 ha adoperato criteri scientifici, rigorosi e imparziali nel ridisegnare i collegi elettorali nostrani ma pur riponendo la massima fiducia negli esperti nominati da Palazzo Chigi, è inevitabile che qualche ripercussione sull’esito elettorale ci sarà.

Per far comprendere la portata della questione, basta fare un esempio sulle grandi città, il cui voto è fortemente differenziato per zone e quartieri (lo si è visto bene a Roma e a Torino nelle ultime elezioni). Se si ritaglia un collegio mettendo insieme tutti i quartieri centrali si potrebbe ottenere un determinato esito del tutto differente rispetto a quello che si otterrebbe dividendo i quartieri centrali e associandoli a quelli periferici. 

La scarsa efficacia del Rosatellum

Tali considerazioni, il dover adeguare il sistema elettorale al nuovo Parlamento a ranghi ridotti, la scarsa efficacia del Rosatellum in termini di governabilità, il ridisegno dei collegi elettorali, dovrebbero indurre le forze politiche a considerare un’ennesima riforma della legge elettorale. Esercizio noioso e sicuramente non remunerativo a livello elettorale ma necessario per quanto esposto finora.

Tuttavia, l’attuale frammentazione del quadro politico italiano, la tendenza, tutta del bel Paese, a cambiare legge elettorale ogni cinque anni, non per arrivare a un metodo di elezione condiviso ed efficace ma per perseguire interessi di partito, e le oggettive emergenze che l’Italia si trova ad affrontare non fanno pensare, per ora, a una felice risoluzione della vexata questio.

Foto in evidenza: “The Palazzo Montecitorio, seat of the Italian Chamber of Deputies” by Alex E. Proimos is licensed under CC BY-NC 2.0.

Davide Masciocchi

Appassionato di politica e storia sin da ragazzino, lavoro a Roma in BMTI (Borsa Merci Telematica Italiana) e studio alla Scuola di Geopolitica di Limes. Sono un lettore accanito, amante della letteratura e della cultura classica, amore che cerco di riversare anche nei miei scritti. Tra le mie passioni, mi piace sempre citare quella per gli scacchi e i giochi di strategia in generale.

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