Secondo l’Office of Foreign Assets Control (Ofac), l’ufficio sanzioni del Tesoro americano, gli Houthi hanno comprato da un’impresa di Shenzhen componenti a doppio uso per decine di migliaia di dollari, e da un’altra centinaia di componenti per sistemi di guida missilistica.
Hanno la forma di ordini commerciali, e spostano la domanda da quanti intercettori servano per un drone a come quel drone arrivi a esistere.
Dal settembre 2025 nessun attacco houthi risulta confermato contro navi mercantili, e non รจ pace, ma una pausa. Il 14 luglio 2026 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Onu) ha prorogato al gennaio 2027 l’obbligo di rendicontarli.
Il 20 luglio 2026 le forze houthi hanno annunciato un divieto di navigazione verso i porti sauditi, minacciando di colpirne le navi con missili e droni. Resta un blocco dichiarato, non attuato, ma la cautela si misura sulla capacitร di ricominciare, che รจ capacitร di acquisto.
Comprati sul mercato civile
I componenti non escono da una fabbrica militare sorvegliata. Sono tecnologia a doppio uso, cioรจ impiegabile tanto in ambito civile quanto militare, e si comprano da fornitori che vendono a chiunque. A ordinarli รจ una rete di societร di comodo.
L’Ofac ha designato una societร di Yiwu che dal 2021 coordina acquisto e spedizione di componenti per droni da fornitori cinesi. Ad assemblarli, in Yemen, รจ un soggetto con un nome e un indirizzo, l’istituto tecnico Irtiqa, con sede a Sana’a, che secondo l’Ofac procura componenti a doppio uso da fornitori commerciali, fabbrica velivoli senza pilota e sperimenta nuovi progetti d’arma.
Negli ultimi due anni, scrive il Tesoro, รจ stato determinante per migliorare le capacitร dei droni houthi a perdere e di altri loro sistemi d’arma. In fondo alla filiera c’รจ un’officina, non un arsenale ricevuto giร pronto.
La filiera paga per restare in piedi. Lo stesso documento descrive spedizioni etichettate in modo falso e componenti occultati dentro carichi legali nel tentativo di sfuggire all’interdizione. Ogni occultamento richiede un intermediario in piรน, e ogni intermediario รจ designabile.
Una delle imprese designate avrebbe aiutato gli Houthi ad aggirare i controlli sulle esportazioni cinesi. Il 5 novembre 2025 il rappresentante cinese aveva replicato in Consiglio che il rapporto non accusa la Cina, e che Pechino mantiene controlli rigorosi sui beni a doppio uso, droni compresi.
Resta agli atti come posizione di uno Stato membro. L’accusa americana e la difesa cinese convergono nel dire che la rete aggira anche i controlli di Pechino. E chi compra invece di fabbricare deve pagare.
| Funzione nella filiera | Chi | Designato il |
|---|---|---|
| Fornitura di componenti | Due imprese di Shenzhen | 2 ott 2024 |
| Precursori chimici | Due imprese cinesi | 11 set 2025 |
| Acquisto per conto terzi | Societร di comodo, Yiwu | 11 set 2025 |
| Spedizione e occultamento | Quattro logistiche cinesi | 2024-2025 |
| Assemblaggio | Istituto tecnico, Sana’a | 11 set 2025 |
| Transito | Trasporti in zona franca, Oman | 16 gen 2026 |
| Pagamento | Casa di cambio, Sana’a | 16 gen 2026 |
Il canale di pagamento
Il 19 dicembre 2024 l’Ofac ha aggiunto alla propria lista cinque portafogli digitali della rete di Sa’id al-Jamal, che indica come finanziatore del gruppo, e il 2 aprile 2025 ne ha identificati altri otto, pubblicandone gli indirizzi.
Ma non parla di sostituzione, e scrive che la rete usa la criptovaluta in aggiunta alle imprese di servizi finanziari che le procurano fondi all’estero.
E l’atto piรน recente va in direzione opposta. Il 16 gennaio 2026 designa una casa di cambio di Sana’a come il nodo che finanzia gli acquisti di armi. Il responsabile degli approvvigionamenti degli Houthi le avrebbe ordinato di usare i fondi dei depositanti per pagare componenti missilistici su conti esteri.
Il canale piรน documentato รจ uno sportello di cambio, non una catena pubblica. Un indirizzo reso pubblico segnala che l’autoritร lo ha identificato, mentre il flusso di denaro resta possibile.
Dove le sanzioni hanno morso
Gli strumenti sanzionatori esistono e sono stati usati con continuitร . Nel comunicato dell’11 settembre 2025 l’Ofac elenca la propria sequenza: 17 giugno, 31 luglio, 2 ottobre e 19 dicembre 2024, poi 5 marzo, 2 aprile, 28 aprile, 20 giugno e 22 luglio 2025.
Quel giorno di settembre designa 32 fra persone ed entitร e identifica 4 navi, la piรน ampia azione del Tesoro contro il gruppo, e il 16 gennaio 2026 aggiunge altri 21 soggetti e una nave. Le giurisdizioni toccate sono Yemen, Iran, Cina, Hong Kong, Oman, Emirati e Isole Marshall.
Il Bureau of Industry and Security (Bis), dal 29 settembre 2025, estende la lista delle entitร alle societร controllate da quelle giร elencate. Undici azioni in diciannove mesi difficilmente indicano un vuoto di volontร politica.
In un caso lo strumento ha funzionato. Nel 2022, racconta l’Ofac, rappresentanti di una societร di logistica di Sana’a con una filiale in Oman hanno tentato di portare 52 missili anticarro Kornet in Yemen, nascosti dentro finti generatori elettrici costruiti apposta.
Il carico รจ stato sequestrato dalle autoritร del governo yemenita riconosciuto. A fermare il carico รจ stato un controllo fisico alla frontiera. La societร e il magazzino omanita che l’aveva aiutata sono stati designati nel gennaio 2026, quattro anni dopo.
Per il resto nessun comunicato quantifica un esito. L’unica valutazione di esito viene dal gruppo di esperti Onu sullo Yemen, ed รจ di segno opposto. Senza attuazione effettiva degli Stati membri, l’embargo della risoluzione 2216 รจ totalmente inefficace.
L’Oman come giurisdizione di passaggio
I 52 Kornet non sono passati semplicemente per l’Oman. Sono stati occultati in un magazzino dentro la zona franca di Al-Mayzunah, a ridosso del confine yemenita, da un’impresa di trasporti registrata sul posto e dal suo titolare, entrambi designati dall’Ofac nel gennaio 2026.
Una zona franca (free zone) รจ un’area in cui le merci entrano, sostano e ripartono con formalitร doganali ridotte, un servizio commerciale legittimo che รจ anche ciรฒ che serve a chi deve far sparire un carico dentro un altro.
ร lo stesso ruolo che l’Oman ricopre nella filiera del greggio iraniano, e la ragione รจ identica, perchรฉ la neutralitร รจ una scelta e rende un servizio a chi paga. Designare l’impresa che gestisce il magazzino non chiude il magazzino, e la zona franca continua a fare, legalmente, ciรฒ per cui esiste.
Il coordinamento che manca
La risposta sta negli atti del Consiglio. Il 14 novembre 2025 il Consiglio di sicurezza adotta la risoluzione 2801 e chiede al gruppo di esperti una valutazione formale dell’ampiezza del flusso di beni a doppio uso verso lo Yemen, con 13 voti e Cina e Russia astenute.
Il 14 luglio 2026 proroga il monitoraggio del Mar Rosso, di nuovo con 13 voti e le stesse astensioni. Due membri permanenti si sfilano ogni volta, e uno รจ il Paese in cui la filiera compra.
La procedura funziona cosรฌ, e il coordinamento manca perchรฉ sul chi coordinare non c’รจ accordo. Non servirebbe a intercettare i pezzi, perchรฉ un condensatore รจ legale ovunque e nessun controllo lo ferma senza fermare l’elettronica civile.
Servirebbe a intercettare chi li ordina e il denaro che li paga, pochi soggetti con un nome e un indirizzo. ร qui che sanzionare e intercettare divergono, e finora ci si รจ fermati alla prima.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e4/Yemeni_Houthi_troops_ride_on_the_back_of_a_police_patrol_truck_after_participating_in_a_Houthi_gathering.jpg
