ยซGrazie del Ventaglio, di questi giorni se ne apprezza di piรน l’utilitร ยป. Esordisce con una battuta il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia del Ventaglio, l’annuale incontro con la stampa prima della pausa estiva tenutasi lo scorso 27 luglio. Il sorriso bonario da “nonno” stampato sul viso, gli occhi azzurri, sereni che scrutano la folla, timidi, come se il Presidente avesse timore di verificare che la sua facezia abbia riscosso la simpatia sperata.
Poi, passato l’attimo, il tono giocoso svanisce, lo sguardo si fa fermo, quasi duro e Sergio Mattarella si produce in discorso a tutto tondo con il quale, ancora una volta, cerca di richiamare all’ordine non solo Governo, Magistratura e Istituzioni ma anche corpi intermedi, giornalisti e classe dirigente in generale.
In venti minuti di discorso, il Presidente della Repubblica affronta una serie di temi che vanno dalla stretta attualitร ad annose questioni che dilaniano il nostro Paese. Esalta il legame intrinseco tra democrazia e libertร di informazione, evidenziando i pericoli delle fake news e dei raffazzonati tentativi di limitarle attraverso l’istituzione di organismi certificatori; parla dell’immigrazione e dell’impossibilitร di affrontare tale tema con cinismo e spregiudicatezza; reitera l’appello a “mettersi alla Stanga” per l’attuazione del Pnrr che non pertiene solo al Governo ma all’Italia intera.
Con un invito a tutti a fare la propria parte e a svolgere al meglio le proprie funzioni per il bene del Paese. E con questo appello, Sergio Mattarella, con la pacatezza che da otto anni e mezzo conosciamo, coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa e mandare il messaggio piรน significativo del suo discorso: ยซOgnuno faccia il proprio mestiereยป.
La questione morale e la giustizia come arma
Si riferisce, Sergio Mattarella, alle Istituzioni italiane e, in particolare, allo scontro che da ormai piรน di trent’anni, e cioรจ dall’inchiesta Mani Pulite, investe la vita del Paese, quello tra politica e magistratura. I prodromi di questo conflitto vanno ricercati dieci anni prima, quando, nel 1981, in una celebre intervista a Eugenio Scalfari, il segretario del PCI Enrico Berlinguer denunciรฒ la “Questione morale” della classe politica italiana.
E cioรจ, nelle parole del compianto leader di sinistra, il sistema collusivo di occupazione delle istituzioni da parte dei partiti governativi. Sistema che poi sarebbe stato al centro del palcoscenico giudiziario di Tangentopoli. Oltre alle vicende giuridiche, quel discorso ebbe anche una certa rilevanza politica perchรฉ sdoganรฒ l’utilizzo dell’argomento morale-giudiziario come arma nell’agone elettorale.
Ma v’รจ di piรน. Giร con la questione morale di Berlinguer, possiamo notare una particolaritร di questa nuova arma: essa non รจ rivolta solo contro il singolo personaggio, deputato, ministro, imputato che commette un crimine ma anche e soprattutto contro un “sistema“, una “classe” additata come corrotta in quanto tale.
E il solo evocare questo sistema attrae l’opinione pubblica molto piรน del singolo caso giudiziario perchรฉ solletica due pulsioni: primo, il gusto per il complotto e per lo scabroso, la fascinazione per gli orditi sotterranei che si dipanano all’oscuro dei piรน, accessibili solo a non meglio identificati adepti, depositari di veritร cabalistiche; secondo, la gratificazione di poter espiare le proprie privazioni e mancanze attraverso la colpevolizzazione di un gruppo elitario che dirige la vita nazionale, che si nutre della ricchezza e del benessere che altrimenti ricadrebbero su tutti indistintamente.
Da Tangentopoli a Matteo Renzi
La commistione tra azione giudiziaria e campagne mediatiche trova la sua applicazione piรน riuscita in Tangentopoli, l’inchiesta che ha spazzato via la Prima Repubblica. E se รจ innegabile che il sistema illegale di finanziamento dei partiti, attraverso il ricorso alle tangenti, fosse una realtร radicata in Italia, รจ altrettanto innegabile il clima di terrore giacobino che accompagnรฒ quell’inchiesta, come lo definisce Mattia Feltri nel suo Novantatrรฉ: L’anno del Terrore di Mani Pulite.
Con tutta la sovraesposizione mediatica che la caratterizzรฒ, Tangentopoli non fu solo un processo ma la messa in scena di un processo, una rappresentazione drammatica di una carnascialesca commedia (intesa alla greca, cioรจ di opera che ha un lieto fine) in cui finalmente i ruoli si ribaltano ed รจ l’opinione pubblica, il popolo, unico detentore di morale e giustizia, a vincere e a riversare la sua ira sui potenti corrotti. Commedia che perรฒ รจ costata ben 41 suicidi.
Dopo Tangentopoli, la discesa in campo di Silvio Berlusconi non fece che esacerbare il conflitto tra magistratura e politica. In questa sede non รจ utile ripercorrere le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, dalle piรน patetiche (Ruby rubacuori) alle piรน inquietanti (l’accusa, mai tramutata in condanna, di collusione con la mafia).
Con la fine di Berlusconi e i Governi di unitร nazionale, la questione morale ha in seguito iniziato a lambire anche il mondo della sinistra che per primo l’aveva utilizzata e in particolare il Pd, erede del Pci di Berlinguer, additato, dal 2012 in poi, come partito piovra abbarbicato al potere e quindi corrotto e colluso al pari di tutti gli altri. E, analogamente a quanto successo a Silvio Berlusconi, l’arma giudiziaria venne allora rivolta contro Matteo Renzi e i suoi famigliari.
Le conseguenze dello scontro
Al di lร delle vicende giudiziarie dei singoli, la questione da rilevare รจ che dopo Tangentopoli la giustizia รจ divenuta un’arma politica a tutti gli effetti con una serie di indesiderate conseguenze che hanno indebolito il nostro sistema istituzionale. Prima fra tutte la commistione tra politica e magistratura, incarnata da magistrati che, dismessa la toga, sono scesi nell’agone politico candidandosi alle elezioni.
Il ricorso alla Giustizia ha indebolito il sistema politico italiano, contribuendo ad amplificare il racconto che la classe politica italiana sia tutta “un magna magna”, espressione gergale che ben sintetizza l’opinione degli italiani. L’apice di questa vulgata populista si ha nel 2018 quando il M5s arriva al Governo al suono di trombe che gridano “onestร , onestร ” e di annunci tra l’orrido e il faceto come quello di Beppe Grillo di voler aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno.
La seconda conseguenza indesiderata รจ che a indebolirsi non รจ soltanto il sistema politico ma anche quello giudiziario. L’antica divinitร greca della giustizia, Dike, รจ rappresentata bendata a significare la sua assoluta imparzialitร dinanzi a tutti. Ma se la giustizia entra nell’agone politico e viene usata da questo o quel partito, che, etimologicamente, รจ di parte perchรฉ rappresenta determinati interessi di una parte della societร , come puรฒ Dike rimanere bendata? Come puรฒ restare imparziale? E se Dike sbircia dalla benda, se abdica alla sua funzione di giudice imparziale, come puรฒ risultare credibile?
Non รจ un caso che negli ultimi dieci anni la fiducia degli italiani nella magistratura sia crollata: nel 2010 il 68% degli italiani aveva un’opinione positiva dell’istituzione giuridica italiana. Nel 2021 il dato era sceso al 39%. A tale crollo hanno contribuito senza dubbio anche gli scandali che hanno interessato il mondo delle toghe come la vicenda Palamara o il caso Amara. Tra gli sghignazzi della classe politica che gioiva di condividere con i propri persecutori il marcio di cui era accusata. Sic transit gloria mundi.
La terza nefasta conseguenza, richiamata dall’intervento di Sergio Mattarella, รจ che dallo scontro tra politica e magistratura sono nate anche delle pericolose commistioni e confusioni di funzioni, con vere e proprie invasioni di campo dell’una negli ambiti dell’altra. Si pensi, ad esempio, al fiorire di Commissioni parlamentari di inchiesta (solo il Governo Meloni ha giร autorizzato due Commissioni, quella sul Covid e quella sul caso Orlandi) con veri e propri poteri inquirenti che dovrebbero spettare alla magistratura. Il Parlamento italiano, infatti, a norma dell’art. 82 della Costituzione, puรฒ sรฌ disporre inchieste e nominare Commissioni ad hoc, ma solo per materie di pubblico interesse.
Il caso della legittima difesa
Dall’altro lato, i piรน alti organi della Magistratura hanno, in alcuni casi, esteso la loro possibilitร di interpretare le leggi tanto da arrivare a sovvertirne il senso, con il rischio di rendersi legislatori al posto del Parlamento. ร il caso della riforma della Legittima Difesa, introdotta nel 2019 e fortemente voluta da Matteo Salvini. La riforma, che tra l’altro presenta profili di incostituzionalitร , introduce il principio che la difesa sia sempre legittima.
Tale assunzione รจ stata oggetto di un’originale e pindarica interpretazione della Corte di Cassazione che, con la pronuncia n. 13191 della I sezione penale del 15 gennaio 2020, ha ricondotto quel “sempre” sotto l’alveo di alcune condizionalitร tra cui quella, sacrosanta, della proporzionalitร della reazione al pericolo che si corre.
Il che รจ un controsenso logico perchรฉ qualcosa o avviene sempre o avviene quando ricorrono delle condizionalitร . Tertium non datur. Al di lร del merito della questione su cui si puรฒ essere d’accordo o meno, ciรฒ che appare rilevante รจ come la Cassazione abbia sostanzialmente modificato il senso di una disposizione legislativa interpretando la volontร del legislatore a tal punto che รจ finita per sostituirsi ad esso.
Come si sia arrivati a questo livello di scontro tra due poteri dello Stato รจ un giudizio che spetta alla storia. Se da un lato รจ vero che la magistratura รจ entrata a gamba tesa nelle vicende politiche del Paese, dall’altro รจ innegabile che il partito politico di turno si sia spesso servito di questi interventi in maniera strumentale.
Elogiandoli quando riguardavano l’avversario, deprecandoli quando riguardavano i propri affiliati. Ciรฒ che dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica รจ come uscire da questo circolo vizioso. Negli ultimi trent’anni si sono susseguiti diversi tentativi di riformare la giustizia. L’attuale Guardasigilli Carlo Nordio รจ al centro di uno scontro durissimo in cui anche il Governo di cui fa parte non sembra sostenerlo appieno.
Al di lร dei tecnicismi giuridici, la questione รจ squisitamente politica. Soltanto una classe politica forte e autorevole, capace di rendersi credibile per ciรฒ che propone e per la propria visione del mondo, potrร rinunciare all’arma giudiziaria, alla questione morale, come mezzo di affermazione nell’agone politico, riprendendosi il proprio campo.
E solo allora sarร possibile portare a termine una vera riforma della giustizia senza correre il rischio di essere accusati di attaccare il sistema giudiziario. Nel disordine complessivo in cui versa il nostro sistema istituzionale, occorre sperare che il pacato appello di Sergio Mattarella trovi ascolto in Parlamento cosรฌ come nei tribunali: ยซOgnuno faccia il proprio mestiereยป. In un paese dove tutti sono virologi, climatologi e Ct della Nazionale appare quasi utopico.
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Foto in evidenza: “Statue of Lady Justice with Judge gavel and flag of Italy” by verchmarco is licensed under CC BY 2.0.
