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COME UN PERSONAGGIO DIVENTA LEGGENDA: Ludwig van Beethoven, l’emblema della sinfonia

di Davide Chindamo

Il privilegio di essere automaticamente correlato alla musica classica è concesso al compositore tedesco Ludwig van Beethoven: è un nome che risuona Teen bodybuilding schering 5 criteria for choosing the best bodybuilding elastic. magicamente sulle note della Für Elise (Per Elisa), che tuona ruggente su quelle della V sinfonia e che incanta solennemente su quelle dell’Inno alla Gioia.

Esistono personaggi che si conoscono senza sapere nulla di loro, senza sapere dove e quando sono nati, senza sapere la loro produzione o nemmeno una loro opera.
Esistono dunque personaggi che inconsciamente appartengono ad un sapere immanente, come se un insieme di nomi ed immagini fosse sempre stato nella mente di ogni persona.
Nominare Dante, Michelangelo, Shakespeare o Einstein concede al destinatario del discorso di conoscere questi colossi della storia, anche se magari non possiede minimamente la datazione della Pietà o la Teoria della relatività.

Questo aspetto è straordinario, perché unisce e mai separa: in questi casi avviene un incontro grazie al sapere, per merito della cultura, che incontra e mai scontra.

Il privilegio di essere automaticamente correlato alla musica classica è concesso al compositore tedesco Ludwig van Beethoven: è un nome che risuona magicamente sulle note della Für Elise (Per Elisa), che tuona ruggente su quelle della V sinfonia e che incanta solennemente su quelle dell’Inno alla Gioia.

“Catturerò il destino afferrandolo per il corpo. Non mi dominerà!”: un urlo prorompente che arriva diretto al cuore di chi crede che l’uomo è artefice e padrone del proprio domani.

A 192 anni dalla sua scomparsa, questo talento straordinario è considerato a livello mondiale come il più grande compositore di ogni tempo, nonché uno tra i più celebri uomini di sempre.
Un gigante colossale che ha omaggiato la musica con la sua sensibile creatività: un estro geniale che ha rivoluzionato la musica classica, con un tocco di tormentata follia ma con estrema grazia poetica.

Nonostante fosse nato a Bonn (Germania) nel 1770, Beethoven è di adozione viennese, poiché è nella capitale dell’Impero austroungarico che il giovane Ludwig ha potuto esprimere la propria classe dirompente: esponente del classicismo, ha abbandonato fin da subito i dettami di Mozart per raggiungere traguardi inauditi, infrangendo i limiti delle possibilità umane.

L’opera di Beethoven è qualcosa che va oltre il consenso del pubblico, perché è costantemente alla ricerca dell’essenza della musica stessa: un’intera produzione che si spinge sempre più verso realtà ignote ed inimmaginabili, infrangendo i limiti umani (“Fai il necessario per realizzare il tuo desiderio più ardente, e finirai col realizzarli”).
Tutta la sua produzione vanta di una personalità prodigiosa, che tende al sovrannaturale: ogni tasto sul pianoforte era intriso di una potenza nuova, diversa, mai vista prima, che rapiva vorticosamente gli spettatori attoniti.

Tutta Vienna lodava Beethoven, garantendogli protezione e soprattutto commissioni: ma anche nei lavori per i mecenati più illustri, il fenomenale compositore realizzava prodotti che non si limitavano mai alla richiesta, ma si spingevano sempre oltre i miseri paletti che la pochezza mentale comune imponeva.

La sordità ha generato resilienza: questo fardello ha dilaniato l’animo di Beethoven fin da giovane e ha scaturito nell’artista un senso di repulsione verso il mondo, accompagnandolo crudelmente per il resto dei suoi giorni.
Più volte spinto al suicidio, l’amore per la musica ha evitato la disgrazia (“La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia”).
Il talento, quando è così smisurato, non potrà mai essere annientato da niente e nessuno, perché la sua trionfale grandezza abbatte ogni ostacolo.
Il portentoso artista ha continuato a produrre distillati musicali dal sapore incantevole.
Senza percepire alcun suono, alcuna nota, alcun rumore, Beethoven ha magistralmente inseguito il suo obiettivo, cioè quello di sublimare la musica verso realtà intangibili, complicate da descrivere con categorie umane.

E di questo progetto divino ne è il testamento l’avvenimento del Maggio 1824 in occasione della prima esecuzione dell’Inno alla Gioia a Vienna.
Al termine della rappresentazione, una standing ovation roboante animò il teatro gremito e una pioggia di applausi pervase l’ambiente provocando un’emozione incontenibile: ma non in Beethoven, chino sul pianoforte e di spalle alla platea, poiché ormai totalmente sordo.
Ma il direttore d’orchestra Umlauf voltò il compositore, il quale ammirò incredulo l’indecifrabile successo: improvvisamente un lacrima inumidì il volto del leggendario artista, decretando così il suo operato come inimitabile e irraggiungibile.

di Davide Chindamo

Davide Chindamo

Nato nel 1998, sono caporedattore della sezione Cultura.
Sono laureato in Scienze dei Beni Culturali, laureando in Filologia moderna e futuro dottore di ricerca in Letteratura. Sono un dandy appassionato di letteratura, filosofia e storia dell’arte. Ma la mia più grande vocazione è la scrittura: ho pubblicato due raccolte di poesie, intitolate "Apollo" (2020) e "Allegrezza solitaria" (2021), e un romanzo, "Il trionfo dell’Arte" (2022).
Collaboro con Aliseo per dimostrare l'assoluta modernità delle materie umanistiche e per difendere la loro natura profetica.

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