fbpx

Scopri Aliseo Plus

Scopri Aliseo Plus

Corea del Sud: l’inverno demografico rischia di minare la sicurezza del Paese

La Corea del Sud conta su un apparato militare di primo livello, ma la crisi demografica ora minaccia arruolamenti e budget per la Difesa

L’Evoluzione geopolitica dell’Estremo Oriente post Seconda Guerra Mondiale ha lasciato in dote a Giappone e Corea del Sud una posizione geografica poco invidiabile: la loro geolocalizzazione le pone tutt’oggi come antemurale di tre potenze nucleari invise e revisioniste. Tokyo e Seoul vivono nel costante rischio di un’aggressione (diretta o indiretta) da parte di Repubblica Popolare Cinese, Russia e Corea del Nord

Proprio quest’ultima per Seoul è considerata minaccia esistenziale al suo sistema socioeconomico e politico. La guerra fratricida interrotta nel 1953 con l’armistizio di Panmunjom, costata due milioni di morti e la divisione della penisola coreana in due entità diametralmente opposte, suddivise al 38° Parallelo, ha imposto alla Repubblica di Corea di mantenere negli anni un apparato militare di primo livello, sia in termini qualitativi che quantitativi.

Al cessate il fuoco siglato nel succitato villaggio di confine tra il Nord comunista e il Sud capitalista non è di fatto mai seguita una riunificazione né tantomeno un trattato di pace tra i due lati della Dmz (DeMilitarized Zone).

Ultimo lascito ancora plasticamente tangibile della Guerra Fredda, la divisione intercoreana ha generato uno stato di tensione costante nell’area, con conseguente escalation delle commesse militari tra i due lati del 38° Parallelo, che ha portato Pyongyang a sviluppare un proprio arsenale atomico.

Washington perno insostituibile per garantire la stabilità della Repubblica di Corea 

L’impianto securitario sudcoreano, oggi come allora, poggia saldamente sul contributo che Washington dà in termini di deterrenza a un possibile secondo atto, stavolta conclusivo, della faida intercoreana. Il Pentagono schiera nella Repubblica di Corea quasi 30mila uomini e donne delle proprie forze armate, dislocati su oltre 10 basi tra Air ForceUs Army e Us Navy.

Queste truppe nel tempo hanno acquisito un alto grado di interoperabilità con le controparti sudcoreane; un coordinamento interforze che, dopo gli accordi agostani di Camp David, non potrà che rafforzarsi. Con essi Washington, Seoul e Tokyo si sono accordate per acuire la cooperazione in campo economico e militare, al fine di impedire tentativi unilaterali di sconvolgimento dello status-quo in Estremo Oriente.  

Soldati statunitensi con obici obice M-109 Paladin in Corea del Sud | By Expert Infantry – 8th US Army – Korea, CC BY 2.0, Wikimedia Commons

Primi tangibili segnali della rinnovata cooperazione sono state le esercitazioni trilaterali aeronavali svolte a ottobre: nella prima decade del mese scorso le marine militari dei tre Paesi hanno sostenuto una due giorni di esercitazioni antisom, alle quali hanno partecipato assetti del calibro della Portaerei Ronald Reagan (Us Navy), il cacciatorpediniere Yulgok-Yi I (Marina Sudcoreana) e il cacciatorpediniere portaelicotteri Hyuga (Forze di Autodifesa Marittima Giapponese).

Ancora, il 23 ottobre le aeronautiche dei tre Paesi hanno dato il via a una seconda ondata di esercitazioni congiunte, che hanno coinvolto i bombardieri strategici B-52 dello Usaf, oltre ai caccia giapponesi e coreani. 

Il tutto per lanciare un chiaro segnale a Pyongyang (e a Pechino), data la crescente assertività dimostrata nel quadrante disputato e a seguito delle rinsanguate relazioni russo-coreane, con la recente visita di Kim Jong-Un in Russia e la successiva consegna di munizionamento funzionale a sostentare gli sforzi bellici di Mosca nel conflitto ucraino. 


Il generale inverno (demografico) è il vero nemico della Corea del Sud

A Seoul sono consapevoli che il contributo americano alla sicurezza del Paese non può essere considerato un succedaneo dell’impegno sudcoreano alla propria difesa. Per tale motivo la Repubblica di Corea ha dovuto predisporre negli anni un robusto complesso militare-industriale che oggi la vede come sesta potenza in assoluto in termini di capacità militari e come produttore di armamenti di assoluto valore; plastica manifestazione in tal senso è l’Mbt K2 Black Panther prodotto dalla coreana Hyundai Rotem, considerato uno dei migliori carri armati in circolazione oggi.    

Eppure, armamenti ipertecnologici e un budget per la difesa di tutto rispetto (42 miliardi di dollari, quasi dieci volte quello della sorella del Nord, che pure investe oltre il 30% del suo Pil in spese correlate alla difesa) potrebbero da soli non bastare a garantire la sicurezza della Corea del Sud.

Con un’età media di 46.5 anni e un tasso di fertilità di 0,78 figli per donna nel 2022 (peggior Paese in tale classifica), la Corea del Sud è oggi uno dei Paesi più vecchi al mondo.

La popolazione sudcoreana sta diminuendo costantemente dal 2020 a oggi, con un tasso di spopolamento più che raddoppiato tra il 2021 e il 2022 (-57,118 abitanti nel 2021 contro i -123,800 dell’anno successivo).

Tutto questo si riflette inevitabilmente sulla componente securitaria del Paese. In Corea del Sud vige ancora la coscrizione militare per gli uomini (le donne possono aderire su base volontaria) con una ferma che va dai 18 ai 21 mesi a seconda del corpo militare di destinazione.

A causa del tasso di natalità in picchiata, nel 2022 le forze armate coreane non hanno raggiunto la soglia di arruolamento delle 500mila unità per la prima volta dall’istituzione della Repubblica. Con 480mila coscritti nel 2022 la Corea del Sud è scesa sotto il limite del 40% delle forze armate attive rispetto alla controparte nordcoreana che schiera in servizio attivo 1.14 milioni di truppe.

Questi dati, per un Paese che tecnicamente è ancora in stato di guerra con il suo vicino del Nord, se letti in concomitanza alla rinnovata assertività di Pyongyang in politica estera (chiare manifestazioni sono i suoi ripetuti test missilistici e il riavvicinamento alla Russia di Putin), non possono che destare preoccupazione a Seoul.

Le cause della denatalità in Corea del Sud

La tendenza statistica allo spopolamento progressivo del Paese registrata negli ultimi anni non sembra intenzionata a invertirsi. Le politiche governative volte a incentivare le nascite si sono rivelate inadeguate ad arrestare il problema. Negli ultimi 16 anni il governo di Seoul ha investito circa 200 miliardi di dollari per combattere lo spopolamento della Repubblica di Corea senza tuttavia ottenere risultati concreti.

Complici gli alti costi della vita (l’inflazione attestatasi al 6% nel 2022 è quella più alta mai registrata negli ultimi 24 anni), la bolla immobiliare che colpisce il settore del mattone specialmente nei grandi centri abitati e l’alto costo del sistema educativo, le coppie sudcoreane sono sempre più disincentivate a fare figli. 

Ciò, oltre che avere un chiaro impatto sulla società civile (stante questo trend, nel 2050 il 43% della popolazione sarà over 65), affligge il bacino di reclutamento delle forze armate, mostrando il fianco pericolosamente a Pyongyang.

Con le attuali numeriche il totale di arruolati potrebbe scendere sotto le 400mila unità entro la fine degli anni Trenta, con pesantissime ripercussioni per le capacità militari sudcoreane. Il tutto senza contare che, con la progressiva diminuzione della popolazione attiva, i fondi per la Difesa potrebbero verosimilmente subire un taglio a favore del finanziamento di politiche sociali volte a sostenere una popolazione sempre più anziana. 

Per Seoul, tante opzioni ma nessuna panacea 

Per rinsanguare i ranghi delle forze armate sudcoreane vi sono varie opzioni al vaglio. La Military Manpower Administration (l’organo preposto alla gestione della coscrizione militare in Corea del Sud), sta vagliando di aprire le porte delle forze armate a soggetti che ne erano esclusi come gli orfani e gli esuli nordcoreani, tradizionalmente ritenuti socialmente vulnerabili. Implementando queste due fasce della popolazione il numero di coscritti potrebbe aumentare di circa mille unità all’anno.

Altra opzione di facile applicazione potrebbe essere quella di estendere la ferma riportandola a 30 mesi, come originariamente era prefissata. Ancora, l’arruolamento di leva delle donne potrebbe sensibilmente contribuire a elevare il numero totale di coscritti; tuttavia, l’argomento è oggetto di accesi dibattiti in un Paese fortemente patriarcale come la Corea del Sud. 

Infine, Sung Il-jong, Presidente del Comitato Politico del Ppp (Partito del Potere Popolare di cui l’attuale Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol è membro), ha ventilato l’ipotesi di garantire l’accesso alle forze armate sudcoreane a giovani stranieri in possesso dei requisiti fisici e linguistici per arruolarsi come volontari, in cambio della cittadinanza.

Come nel caso della coscrizione femminile, potrebbe essere la stessa società sudcoreana a minare le fondamenta di questa ipotesi, essendo il Paese etnicamente omogeneo e poco incline all’immigrazione ancora oggi.   

Se il governo non riuscirà a invertire la tendenza di spopolamento della Corea del Sud gli effetti per l’impianto securitario del paese potrebbero essere potenzialmente catastrofici. Alla Corea del Nord potrebbe bastare “sedersi sulla riva del fiume e aspettare.

Se Pyongyang adottasse uno schema attendista di pazienza strategica, indugiando fino all’implosione sociale della Corea del Sud, potrebbe addirittura riunificare il paese in maniera incruenta nel medio-lungo periodo. Uno scenario improbabile ma non impossibile, se si analizzano i dati in possesso oggi.

Invero la situazione analizzata in Corea del Sud è facilmente rilevabile in quasi tutta la macroarea estremorientale. Paesi come Cina e Giappone soffrono di una forte denatalità e di un invecchiamento progressivo della popolazione. In Cina nel 1979 Deng Xiaoping varò la politica del figlio unico (abolita nel 2013), la quale ha plasmato a tal punto la società cinese che oggi le famiglie sono psicologicamente indotte a concepire il nucleo domestico composto da un figlio solo. 

Anche in Corea del Nord la situazione non è certamente rosea: con un tasso di fertilità di 1.8, il regime di Pyongyang non può garantirsi il ricambio demografico (qui la percentuale richiesta è di 2.1 figli per donna), ma con un’età media sensibilmente più bassa rispetto alla controparte del Sud (circa 35 anni contro 46) può più facilmente invertire la tendenza, fermi restando i gravi squilibri socioeconomici da cui è affetto il “Regno Eremita”, che pongono sulla Corea del Nord una seria incognita sulla sua stabilità e la sua crescita. 


In nuce, delle varie alternative al vaglio di Seoul per rinsanguare le Forze Armate, la soluzione tampone potrebbe ritrovarsi nell’adottare un mix di tutte le opzioni sul piatto. Ma, stante l’invecchiamento progressivo della popolazione, i vari esecutivi sudcoreani che si avvicenderanno nei prossimi anni dovranno risolvere definitivamente la problematica legata alle denatalità. Altrimenti il rischio concreto di avvitarsi e prestare il fianco ai bellicosi vicini potrebbe divenire insostenibile. 

Foto in evidenza: By 대한민국 국군 Republic of Korea Armed Forces – 2014.8.26 GOP 통신병 Republic of Korea Army 6th Infantry Division, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=36996138

Ultimi articoli a tema Esteri

La politica, i conflitti, il mondo.

Spiegati bene da Aliseo per i membri del Club