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Corsica: tra omicidi politici e promesse di autonomia, quale futuro per l’Île de Beauté?

Corsica: tra omicidi politici e promesse di autonomia, quale futuro per l’Île de Beauté?

Memoria italiana, autonomia incompiuta e centralismo francese: perché la Corsica resta un nodo geopolitico irrisolto nel Mediterraneo

«Siamo Còrsi per nascita e sentimenti, ma prima di tutto ci sentiamo Italiani per lingua, costumi e tradizioni […] Come Còrsi non vogliamo essere né servi e né “ribelli” e come Italiani abbiamo il diritto di essere trattati uguale agli altri Italiani […] La nostra guerra di liberazione è santa e giusta, come santo e giusto è il nome di Dio, e qui, nei nostri monti, spunterà per l’Italia il sole della libertà».

(Filippo Antonio Pasquale de’ Paoli (1725–1807), politico e militare còrso, considerato dal movimento nazionalista dell’isola come “U Babbu di a Patria” (il “Padre della Patria”).

Situata tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno, a nord della Sardegna, a ovest della Toscana e a sud della Liguria, la Corsica fa pienamente parte dello spazio geografico italiano.

L’isola è brevemente tornata alla ribalta sui media italiani all’inizio del mese di gennaio, quando Alain Orsoni, esponente di primo piano dell’indipendentismo còrso tra gli anni Settanta e Novanta, è stato ucciso da un cecchino mentre partecipava ai funerali della madre. 

In un comunicato stampa diffuso dopo l’accaduto, Gilles Simeoni, presidente del Consiglio esecutivo della Corsica, ha definito Orsoni «una figura significativa della storia contemporanea del nazionalismo corso» aggiungendo che «le istituzioni della Corsica continueranno […] a dimostrare che il popolo corso vuole una società pacificata, libera e democratica».

Proprio quest’ultimo è il passaggio più rilevante politicamente, data l’insistenza sul ruolo delle istituzioni isolane nella gestione delle dinamiche che riguardano la società còrsa.

L’eco mediatica dell’omicidio ha avuto così l’effetto di riportare sotto i riflettori una realtà che, nonostante i legami storico-culturali e la vicinanza geografica al nostro Paese, raramente entra nel discorso pubblico italiano: la Corsica.

Breve storia di un’isola contesa

Sin dall’Alto Medioevo l’isola, strategica per la sua posizione, è oggetto di contesa tra le Repubbliche marinare italiane. Viene dominata prima da Pisa e successivamente da Genova.

Fatte salve due parentesi di parziale concorrenza prima aragonese e poi francese, la Repubblica ligure sarà costretta a cedere la Corsica soltanto nel 1768-69, quando, sfruttando l’insurrezione còrsa contro i genovesi guidata da Pasquale Paoli, la Francia ottenne il controllo dell’intera isola, suggellato dalla firma del Trattato di Versailles.

Si interrompeva così un rapporto plurisecolare che aveva segnato tanto la Corsica quanto la Penisola. Per avere un’idea di quanto fossero vicine culturalmente le due realtà basti pensare che riguardo la lingua còrsa, strettamente legata al toscano medievale e influenzata anche dal genovese, ancora nel 1855 Salvatore Viale (poeta e magistrato còrso) scriveva che: «I Corsi non hanno, né certo finora aver possono, altra poesia o letteratura, fuorché l’italiana […] e la lingua còrsa è pure italiana: ed anzi è stata finora uno dei meno impuri dialetti d’Italia». 

Ancora per diversi decenni dopo l’annessione francese, l’italiano rimase la lingua utilizzata dalla Chiesa, nell’istruzione e negli atti amministrativi. L’uso della lingua di Dante negli atti ufficiali fu vietato dalla Corte di cassazione francese il 4 agosto 1859. Venne allora imposto l’uso del francese, ancora oggi unica lingua amministrativa dell’isola.

L’occupazione italiana

Fu facendo leva su questa storia comune che nel 1942 Mussolini diede avvio all’occupazione della Corsica. L’intervento sull’isola, pur trovando il consenso in certi ambienti dell’irredentismo còrso filo-italiano, generò anche un diffuso malcontento tra la popolazione locale.

L’isola fu infatti il primo dipartimento francese a liberarsi dall’occupazione italo-tedesca. Tuttavia, il ruolo delle truppe italiane nella vicenda fu in realtà complesso e piuttosto ambivalente.

Nel settembre del 1943 la resa di Roma scatenò un’insurrezione popolare, ma circa il 20% dei soldati italiani – 16mila uomini guidati dal generale Giovanni Maglidecise di unirsi ai còrsi nella lotta contro i 20mila soldati tedeschi arrivati nel giugno dello stesso anno.

Morirono combattendo per la liberazione della Corsica circa tre volte più soldati italiani rispetto ai soldati còrsi francesi messi insieme. 

Il contraddittorio (ma decisivo) contributo italiano fu però completamente obliterato dalla successiva storiografia francese, che anzi cercò di celebrare la liberazione dell’isola quale simbolo di collaborazione tra Parigi e Ajaccio.

Quale rapporto tra Italia e Corsica oggi?

Oltre ai profondi legami storici e culturali, la Corsica ha per il Bel Paese un rilevante valore strategico. Chi ne dispone può infatti controllare il Tirreno settentrionale e le rotte tra la Sardegna e la Penisola.

In un ipotetico scenario di guerra nel Mediterraneo, l’isola potrebbe essere utilizzata come piattaforma logistica per operazioni dirette contro i principali snodi militari e industriali italiani.

Non a caso, la suggestione secondo cui la strage di Ustica sia stata provocata da un missile francese (come suggerito persino dall’ex Presidente della Repubblica Cossiga e da Giuliano Amato) si fonda sul sospetto che gli aerei francesi coinvolti nell’incidente siano decollati proprio dalla Corsica, dalla base aerea dell’Armée de l’air di Solenzara, affacciata sulla costa tirrenica. Ad appena 260 chilometri da Roma.

Al netto di ipotesi mai pienamente verificate, resta indubbio che l’isola occupi una posizione strategica per chiunque voglia controllare il Tirreno settentrionale e monitorare le principali rotte del Mediterraneo occidentale.

Per i motivi storici, culturali, geografici e securitari di cui sopra, l’Italia dovrebbe dunque tendere quasi naturalmente verso la Corsica. Eppure, poco è l’interesse che l’Île de Beauté (come viene soprannominata dai francesi continentali) suscita nel Bel Paese. 

Già nel 1949 Italo Calvino, nell’incipit di uno dei racconti della raccolta “Ultimo viene il corvo”, scrisse, descrivendo ciò che vedeva dalla Liguria:

«Al mattino presto si vede la Corsica: sembra una nave carica di montagne sospesa laggiù sull’orizzonte. Se si fosse in un altro paese ne sarebbero nate delle leggende; da noi no: la Corsica è un paese povero, più povero del nostro, nessuno ci è mai andato e nessuno ci ha mai pensato».

L’irredentismo italiano per la Corsica, prima risorgimentale e poi fascista, è stato oggi sostituito da una sostanziale indifferenza reciproca tra le due realtà. 

Il fallimentare intervento armato durante la Seconda Guerra Mondiale ha prodotto ripercussioni negative nei rapporti tra la Corsica e la neonata Repubblica Italiana.

E l’Italia, da Paese sconfitto e costretto a concentrarsi su problemi ben più urgenti (dalla questione altoatesina all’esodo giuliano-dalmata) rinunciò a qualsiasi pretesa sull’isola.

Oggi la lingua italiana è studiata soltanto dal 26,5% degli alunni delle scuole medie e dal 30,9% di quelli delle scuole superiori, percentuali sorprendentemente simili alla media nazionale francese, a conferma della fine del rapporto privilegiato fra la Corsica e il Bel Paese.

Le aspirazioni di autonomia della Corsica e la crisi dello Stato francese 

Il popolo còrso, da sempre insofferente nei confronti delle dominazioni straniere, ha storicamente avanzato anche nei confronti di Parigi richieste sia indipendentiste sia autonomiste.

La lotta per l’indipendenza fu particolarmente dura tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, quando il Flnc (il “Fronte di Liberazione Naziunale Corsu”) intraprese azioni armate contro lo Stato per ottenere l’indipendenza dell’isola.

Nel 2014 i militanti del Flnc hanno annunciato la deposizione delle armi, in un clima di crescente apatia nei confronti della causa indipendentista.

Le tensioni non si sono però esaurite: quando il 2 marzo 2022 il militante indipendentista Yvan Colonna è stato aggredito a morte nel carcere di Arles da un altro detenuto, scoppiarono diffusissime e violente proteste al grido di Statu francese assassinu”. Alle massicce manifestazioni popolari è seguito anche il ritorno della lotta armata del Flnc.

Le ultime elezioni territoriali tenutesi in Corsica (nel 2021) hanno visto la riconferma del già presidente del Consiglio esecutivo Gilles Simeoni.

Gilles, figlio di Edmond Simeoni (padre nobile del nazionalismo còrso moderno),  si è intestato la risoluzione della secolare aspirazione autonomistica, e ha ottenuto dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron alcune storiche concessioni (si è parlato di “autonomia nella Repubblica”), poi concretizzatesi in una serie di colloqui tra le autorità còrse e francesi. 

Il tema dell’autogoverno sembra però essere oggi scomparso dall’agenda politico-legislativa di Parigi, nonostante le primissime interlocuzioni fossero partite già nel biennio del 2017-18.

A questo, si aggiunga la contestata decisione del tribunale amministrativo di Bastia del 2023, che ha imposto il divieto di utilizzo della lingua còrsa nell’Assemblea di Ajaccio.

L’opposizione di Parigi non è però l’unico ostacolo a una piena autonomia: sono anzi le debolezze interne dell’isola a gravare su una concreta prospettiva di autogoverno per Ajaccio.

Nell’ordine: crollo di locutori della lingua còrsa (e crescente assimilazione dei còrsi nella Francia metropolitana); economia stagnante e rapido invecchiamento della popolazione.

Più nello specifico, nel 1980 circa il 75% della popolazione corsa dichiarava di “possedere dimestichezza del corso” in famiglia, mentre nel 1990 la percentuale era scesa al 55%.

Secondo un dossier dello European Research Centre on Multilingualism and Language Learning nel 2024 il numero di locutori della lingua corsa era crollato a percentuali che si aggiravano attorno al 25/30%, con oltre metà della popolazione in grado solamente di comprenderla. 

Inoltre, stando agli ultimi dati dell’Insee (Istituto nazionale di statistica e studi economici francese) la Corsica è la regione metropolitana più povera del Paese

Nel 2023, con 30.300 euro pro capite, il Pil per abitante è il più basso tra le regioni metropolitane e inferiore del 15% rispetto alla media delle regioni escluse l’Île-de-France.

Il Pil per occupato si attesta invece a 76.200 euro, risultando anch’esso il più basso tra le regioni metropolitane. Anche la fecondità è la più bassa di Francia e l’invecchiamento della popolazione è in rapida ascesa.

Terra da sempre contesa, abitata da un popolo storicamente refrattario a dominazioni straniere, la Corsica, proprio oggi che vede concretizzarsi il sogno dell’autonomia (anticamera di una futura indipendenza?) sembra meno preparata che mai a gestire questo scenario. 

Il declino della lingua còrsa, unito all’invecchiamento della popolazione e allo spopolamento dei centri abitati (in particolar modo quelli delle aree interne) potrebbe sancire la sconfitta definitiva delle aspirazioni di autodeterminazione dell’Île de Beauté, che forse un giorno potrà essere definitivamente assimilata al resto della Francia metropolitana. 

Le forti resistenze di Parigi nei confronti delle richieste di Ajaccio sono dovute al timore che un eventuale riconoscimento di maggiore autonomia per la Corsica possa inficiare l’unità della Repubblica sancita dalla Costituzione, nonché lo storico centralismo di matrice giacobina (scatenando una potenziale reazione a catena che porterebbe altre regioni dell’Esagono a rivendicare le medesime concessioni, a partire dalla Bretagna). 

Una prospettiva che le autorità transalpine intendono scongiurare, anche perché si inserirebbe in un contesto di particolare vulnerabilità per il Paese: dal collasso della Françafrique al crollo della legittimazione dello Stato (oggi ai minimi storici), una disgregazione dell’assetto istituzionale odierno rischierebbe di compromettere ulteriormente la coesione e la tenuta stessa della Quinta Repubblica.

L’esito della partita dipenderà dalla capacità di Ajaccio di capitalizzare le timide aperture di Parigi prima che sia troppo tardi, mentre l’Italia resta inerme spettatrice di fronte agli accadimenti che ridisegnano gli equilibri del suo estero vicino.

Immagine in evidenza: https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=366530&picture=bandiera-della-corsica

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Giacomo Dello Vicario

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