Con lo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022 l’Europa ha vissuto un brusco risveglio e un rapido, nonché doloroso, “ritorno nella Storia”. Dallo shock iniziale, tuttavia, una delle prime nazioni a riprendersi e a comprendere in maniera più o meno lucida ciò che stava accadendo è stata la Polonia del Presidente Andrzej Duda, esponente del partito conservatore Diritto e Giustizia.
La guerra in Ucraina e più in generale il corso degli eventi nell’Est Europa, hanno riportato d’attualità un’iniziativa geostrategica molto importante per Varsavia e non solo: l’Intermarium, oggi declinata nella formula Three Seas Iniatiative, ma meglio conosciuta come Trimarium. Nella sua dimensione strategica, si tratta di un progetto volto a creare un’alleanza di Stati tra Baltico, Adriatico e Mar Nero per contenere la Russia e la Germania.
Le radici storiche del progetto
Il concetto di Intermarium è stato elaborato per la prima volta dalla Confederazione polacco-lituana, che tra XVI e XVIII secolo controllava un vasto territorio nell’Europa centro-orientale, tra il Mar Baltico e il Mar Nero. Dopo la spartizione subita da parte di Russia, Prussia e Austria alla fine del XVIII secolo, diversi tentativi furono fatti per ristabilire una statualità polacca autonoma.
Tra questi, spicca il progetto del principe Adam Jerzy Czartoryski, ministro degli Esteri del governo polacco in esilio a Parigi nel XIX secolo. Czartoryski immaginava una federazione delle nazioni dell’Europa centro-orientale, dal Baltico al Caucaso, con una politica estera fortemente anti-russa, vista la minaccia storica rappresentata da Mosca. Tale assetto avrebbe favorito l’ascesa di Varsavia come potenza regionale.
Nella seconda metà degli anni Trenta, il ministro degli Esteri polacco Józef Beck rilanciò il concetto di Intermarium in chiave più pragmatica e geopoliticamente articolata. Rispetto all’idea federalista di Józef Piłsudski, Maresciallo di Polonia e primo presidente della neonata Repubblica polacca, la proposta di Beck ruotava attorno alla creazione di una “Terza Europa”. Ovvero un’alleanza tra Stati di piccole e medie dimensioni compresi tra il Baltico, il Mar Nero e l’Adriatico, pensata per contrastare le minacce alla sovranità polacca provenienti sia da est che da ovest.
Molto pragmaticamente, Beck comprese come il nucleo del blocco doveva essere formato da Polonia, Ungheria e Romania, con l’aggiunta di Jugoslavia e Italia in modo da assicurare l’accesso ad entrambe le sponde del bacino adriatico. Inoltre, nella maggior parte delle configurazioni dell’Intermarium, la Polonia non prevedeva l’inclusione di Austria e Cecoslovacchia, poiché si dava per scontato che questi paesi sarebbero presto diventati oggetto dell’espansionismo tedesco.
L’Intermarium immaginato da Beck andò presto ad arenarsi in una miriade di problemi regionali e strategici. Nel contesto dell’Europa sud orientale e dei Balcani, il progetto si scontrò con gli obiettivi geopolitici degli Stati che facevano parte della Piccola Intesa (composta da Jugoslavia, Cecoslovacchia e Romania, nata sia in chiave anti-sovietica, ma soprattutto per limitare il revanscismo magiaro) e dell’Italia.
Tuttavia, il vero problema ai tentativi polacchi di formare un blocco coeso di Stati nella regione era rappresentato dal conflitto che tale piano aveva con gli interessi della Germania, la quale iniziava a pianificare la propria strategia per l’egemonia sull’Europa centro-orientale. Senza il supporto di Berlino, una tale alleanza di Paesi di piccole e medie dimensioni sarebbe stata troppo debole per fungere da barriera efficace a una potenziale aggressione sovietica.
Trimarium, la nuova carta di Varsavia per guidare l’est
Negli ultimi anni, in particolare con l’inizio della guerra del Donbass nel 2014, la crescente assertività della Russia sulla frontiera orientale della Nato ha incoraggiato Varsavia a cogliere l’occasione per riproporre il progetto dell’Intermarium, al fine di diventare un importante pilastro dell’Alleanza oltre che un interlocutore privilegiato di Washington.
Nel 2014 il think tank statunitense Atlantic Council, in collaborazione con il centro studi polacco Central Europe Energy Partners, ha presentato il rapporto Completing Europe, osservando che «il completamento del corridoio nord-sud offre un’opportunità unica per favorire l’integrazione dell’Europa, migliorare la sua sicurezza energetica, aumentare la sua competitività sul mercato globale e rafforzare la sua resilienza economica».
Un anno dopo, a margine della 70ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Presidente polacco Duda e la Presidente croata Kolinda Grabar-Kitarovic hanno concordato il lancio di un’iniziativa che riunisse i paesi della “Linea Baltico-Nero”, riprendendo lo storico concetto di Intermarium. Oltre ai due Paesi pilota, a questo progetto hanno sin da subito aderito: Austria, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.
Il progetto a guida polacca si fonda su tre pilastri chiave: sviluppo economico, coesione infrastrutturale e rafforzamento dei legami transatlantici. Quest’ultimo è l’aspetto più distintivo e rilevante, dato il forte sostegno politico e finanziario degli Stati Uniti. Washington appoggia l’Iniziativa sia per ridurre la storica dipendenza dei Paesi dell’Europa centro-orientale da Mosca, riproponendo un solido cordone di contenimento anti-russo, sia per contrastare la crescente influenza cinese.
Dal 2012 infatti, Pechino ha intensificato la sua presenza nella regione attraverso l’iniziativa 17+1, collegata alla Belt and Road Initiative, attirando investimenti e costruendo reti di interscambio commerciale con i paesi dell’Est. Gli Stati Uniti vedono nella Three Seas Initiative un contrappeso strategico al programma cinese. Inoltre, il progetto, soprattutto nelle intenzioni di Varsavia (e di Washington), mira a riequilibrare l’influenza economica tedesca nell’area, rafforzando il ruolo dei Paesi dell’Est, nel quadro di un maggiore bilanciamento all’interno dell’Unione Europea.
La peculiarità dell’Iniziativa consiste nell’immaginare lo sviluppo energetico, digitale e infrastrutturale della regione non solo in termini economici, ma anche militari. Ciò conferisce al progetto una dimensione “dual use” estremamente pragmatica e realista. Il valore complessivo di quest’ultimo ammonta a circa 170 miliardi di euro, distribuiti su una novantina di progetti.
Tra le opere più significative figurano la via Carpatia, che collegherà il porto lituano di Klaipėda a quello greco di Salonicco, la Go Highway tra i porti di Odessa e Danzica, il sistema fluviale Danubio-Oder-Elba e la Rail Baltica, destinata a unire Helsinki a Varsavia. Accanto alle infrastrutture di trasporto spiccano l’ampliamento del porto croato di Rieka, l’oleodotto Odessa-Brody-Danzica, il gasdotto Baltic Pipe, tra Polonia, Danimarca e Norvegia e i rigassificatori di Świnoujście, in Polonia e nell’isola croata di Veglia.
La Polonia sostanzia le sue ambizioni attraverso il riarmo
Negli ultimi anni, la Polonia ha cercato di reinterpretare la propria tradizione geopolitica, rilanciando il progetto del Trimarium in chiave moderna e puntando a diventare un perno strategico per la sicurezza dell’Europa orientale. L’obiettivo è ambizioso: accreditarsi come “alleato modello” agli occhi di Washington e proporsi come futura guida della Nato sul continente, pur dovendo fare i conti con le ben più solide basi economiche e militari di paesi come Regno Unito, Francia e Italia.
Per rafforzare le proprie ambizioni, Varsavia ha avviato un massiccio piano di ammodernamento delle sue Forze armate, sancito dalla “Legge sulla Difesa della Patria”, approvata quasi all’unanimità sia dal Senato che dal Sejm (la camera bassa del parlamento) nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La legge prevede l’aumento degli effettivi dell’esercito a 300 mila uomini e l’innalzamento della spesa per la difesa al 3% del Pil, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il 5% per trasformare l’esercito polacco nella forza terrestre più potente d’Europa.
A sostegno di questo sforzo, Varsavia ha siglato negli ultimi anni una serie di contratti per le forniture militari senza precedenti. Dagli Stati Uniti ha acquistato 250 carri armati Abrams per 5 miliardi di dollari, destinati a sostituire i vecchi T-72 di epoca sovietica ceduti all’Ucraina, e 32 caccia F-35 per un valore di 4,6 miliardi. In parallelo, ha rivolto lo sguardo alla Corea del Sud, per un pacchetto d’armamenti dal valore di circa 12 miliardi di dollari, che comprende 218 lanciarazzi K239 Chunmoo, 48 jet da attacco leggero FA-50, 200 obici K9 Thunder e 180 carri K2 Black Panther.
Il messaggio di Varsavia è chiaro: la sicurezza dell’Est Europa non può più dipendere unicamente da Berlino o Parigi. Attraverso il Trimarium, il riarmo su larga scala e un rapporto sempre più stretto con Washington, la Polonia punta a ricollocarsi come potenza regionale, architrave della difesa europea e ponte strategico tra l’Atlantico e il fronte orientale della Nato.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fc/Polish_Army_Parade_2015_%2821185243536%29.jpg
