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Duqm, laboratorio di “multi basing”: dalla retrovia sicura a bersaglio dei droni

Duqm, laboratorio di “multi basing”: dalla retrovia sicura a bersaglio dei droni

La vulnerabilitร  emersa a Duqm evidenzia i limiti del multi-basing in un'epoca segnata da droni a lungo raggio

Nella notte tra il 28 febbraio e il 1ยฐ marzo 2026, una serie di droni colpรฌ il porto commerciale di Duqm, sulla costa sud-orientale dellโ€™Oman.

Non molte ore prima, nel golfo di Musandam, la petroliera Skylight, giร  sanzionata da Washington, venne colpita da un drone a cinque miglia dallo scalo di Khasab: quattro marinai feriti, venti evacuati.

La paternitร  degli attacchi a Duqm era tuttavia contestata; Teheran aveva inizialmente negato lโ€™attribuzione, definendo gli incidenti una possibile operazione sotto falsa bandiera.

Se attribuiti allโ€™Iran, gli attacchi non sarebbero nรฉ casuali nรฉ sorprendenti, perchรฉ mettono in luce la natura ibrida di Duqm: un porto che, per la sua doppia funzione civile e militare, รจ passato da retrovia relativamente sicura a obiettivo contendibile.

Dal corridoio industriale al porto strategico

La trasformazione di Duqm inizia con un decreto reale che istituisce la Special Economic Zone Authority at Duqm (Sezad), pilastro della diversificazione economica del Sultanato in vista di Vision 2040.

La Sezad si estende su unโ€™area di circa 2 mila chilometri quadrati con porto in acque profonde, terminal petroliferi, una raffineria da 230 mila barili al giorno e un aeroporto.

Pur non essendo ancora pienamente maturo sul piano commerciale rispetto alle reti dellโ€™Oceano Indiano, e dunque senza ridefinire i flussi regionali, Duqm offre agli operatori una piattaforma di ridondanza e flessibilitร  logistica, che ospita il dry dock dellโ€™Asyad Group, due graving dock da 410ร—95 e 410ร—80 metri, capaci di accogliere Ulcc e unitร  navali maggiori.

Questa combinazione di capacitร  civili e potenziale di supporto navale rende Duqm una risorsa rara nellโ€™Indo-Pacifico allargato per le marine che cercano punti di appoggio fuori dal Golfo interno.

Un porto, molte bandiere

Negli ultimi anni, Duqm รจ diventato un nodo di riferimento per piรน marine extra-regionali.

Il Regno Unito apre la strada: a settembre 2020 il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, annuncia un investimento di 23,8 milioni di sterline per triplicare la United Kingdom Joint Logistics Support Base (Ukjlsb), aperta nel 2018 per fornire supporto alle portaerei Hms Queen Elizabeth e Hms Prince of Wales durante i dispiegamenti in Oceano Indiano, e dal 2021 nella base รจ sempre presente unโ€™unitร  del Littoral Response Group della Royal Navy, segno di una progressiva militarizzazione britannica dellโ€™avamposto.

Gli Stati Uniti, con lo Strategic Framework Agreement del 24 marzo 2019, garantiscono alla Us Navy pieno accesso ai porti di Duqm e Salalah per manutenzione, rifornimento e rotazioni di gruppi navali, compresi quelli di sottomarini atomici, ma evitano con scrupolo la formulazione di ยซbase permanenteยป.

Anche lโ€™India รจ presente: un memorandum di cooperazione difensiva siglato con lโ€™Oman nel 2018 e rinnovato nel 2021 autorizza la Marina indiana a ricorrere al dry dock duqmiano per operazioni di manutenzione e logistica nellโ€™Oceano Indiano occidentale.

La Cina, infine, con il Sino-Oman Industrial Park prevede investimenti dichiarati fino a 10,7 miliardi di dollari, ma diversi progetti risultano ritardati o abbandonati; parallelamente, la Marina cinese utilizza regolarmente il porto di Salalah per scali navali sin dal 2009, rendendo Salalah, piรน che Duqm, il candidato piรน credibile per un eventuale footprint navale cinese in Oman.

La cintura logistica e il paradosso della retrovia

Il Sultanato controlla tre nodi portuali complementari: Musandam, a controllo diretto di Hormuz; Duqm, circa 500 km a sud dello Stretto, sul Mar Arabico; Salalah, proiettata verso il Mar Rosso.

Lo scalo intermedio costituisce nella triade il punto di equilibrio operativo: abbastanza lontano da Hormuz da essere presentato come alternativa sicura ai porti del Golfo interno, ma sufficientemente vicino da sostenere operazioni navali nel Golfo di Oman e nel Mar Arabico settentrionale. Questa logica, tuttavia, rimane ancorata a un calcolo di deterrenza strutturalmente superato.

La distanza di sicurezza era stata concepita rispetto agli arsenali convenzionali degli anni Dieci del secolo, e non incorporava la variabile dei droni one-way attack a lungo raggio, sistemi a basso costo unitario capaci di colpire obiettivi fissi a 500-1.000 chilometri senza richiedere saturazione difensiva.

Gli attacchi del marzo 2026 ne documentano il superamento (Salalah 11/03, Sohar 13/03).

Continuitร  operativa e vulnerabilitร  strategica

La successiva capacitร  di recupero operativo non attenua la rilevanza strategica dellโ€™episodio; al contrario, la ridefinisce. Infatti, al fine di erodere il valore strategico di unโ€™infrastruttura dual use, รจ sufficiente che venga dimostrata la sua vulnerabilitร  selettiva.

Gli episodi di Duqm hanno reso visibile ciรฒ che era fino ad allora rimasto per lo piรน implicito: la coesistenza nello stesso perimetro di traffici commerciali, capacitร  locale di manutenzione pesante e ingressi militari esteri.

Il porto dunque continua a funzionare, ma entra in una categoria diversa: non piรน semplice retrovia logistica, bensรฌ infrastruttura esposta a un rischio strategico permanente.

Il limite del multi-basing

รˆ qui che si rivela il limite strutturale del modello di multi-basing. La concentrazione in un medesimo nodo portuale di funzioni civili e militari riconducibili ad attori diversi abbassa i costi politici della proiezione navale, ma in compenso aumenta la leggibilitร  operativa del sito agli occhi di un avversario.

Duqm mostra che la distinzione formale tra porto commerciale e infrastruttura di supporto militare รจ sempre meno rilevante in un ambiente segnato da droni a lungo raggio, targeting distribuito e pressione nella gray zone marittima.

In assenza di un quadro condiviso che riconosca uno status di protezione alle infrastrutture civili utilizzate anche a fini militari, la neutralitร  proclamata dal Paese ospitante non coincide necessariamente con quella percepita dal contendente: nessun regime giuridico potrebbe impedire materialmente un attacco, ma la sua assenza priva tali infrastrutture di una soglia di legittimitร  riconosciuta, lasciandole in una zona grigia contendibile.

La lezione di Duqm, quindi, non รจ che il multi-basing sia inefficace, ma che la sua sostenibilitร  dipende dalla capacitร  di gestire una vulnerabilitร  ormai strutturale, non piรน eccezionale.

Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e3/%D9%85%D9%8A%D9%86%D8%A7%D8%A1_%D8%A7%D9%84%D8%AF%D9%82%D9%85_%D8%A7%D9%84%D8%AC%D8%AF%D9%8A%D8%AF.jpg

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Massimiliano d'Amore

Massimiliano d'Amore

Massimiliano d'Amore รจ analista di intelligence geopolitica. Il suo lavoro si concentra sul Medio Oriente, sulla sicurezza marittima e sui conflitti proxy: crisi del Mar Rosso, reti di elusione delle sanzioni, chokepoint e filiere di approvvigionamento. รˆ fondatore di The Red Zone, progetto di analisi di fonti aperte. Una formazione in strategic management (Rotterdam School of Management) gli fa da ponte fra rischio geopolitico e rischio d'impresa. Per Aliseo si occupa delle catene commerciali dietro le capacitร  militari, dalla flotta ombra iraniana all'approvvigionamento dei droni Houthi.

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