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Elezioni in Bolivia: la destra scalza il Movimento al socialismo dopo vent’anni

Elezioni in Bolivia: la destra scalza il Movimento al socialismo dopo vent’anni

Il voto si inserisce al centro di una congiuntura che intreccia crisi economica, tensioni legate alle vicende giudiziarie dell’ex presidente Evo Morales e la competizione per lo sfruttamento del litio

Dopo una travagliata campagna elettorale, il 17 agosto si sono svolte le elezioni presidenziali in Bolivia. Nessun candidato ha raggiunto la quota minima per governare, perciò il democristiano Rodrigo Paz e Jorge “Tuto” Quiroga, già presidente dal 2001 al 2002, si affronteranno nel ballottaggio del 19 ottobre. 

Le cause della sconfitta della sinistra

Alle elezioni, la sinistra si è presentata fratturata e ciò ha diminuito le possibilità di vittoria. A questo ha contribuito l’ex presidente Evo Morales, idolo dei produttori di coca (in Bolivia ne è legale la coltivazione), determinato a ricandidarsi nonostante avesse già raggiunto il limite di mandati, e quindi dichiarato ineleggibile dal Tribunale costituzionale.

Per protesta, ha invitato i suoi sostenitori al voto nullo e ne ha rivendicato il successo poiché è stato raggiunto il record di schede bianche o nulle (21,7%). Tuttavia, secondo gli analisti è sicuramente azzardato considerare questa cifra come voti che sarebbero andati all’ex presidente. 

Morales, in una recente intervista all’American Press ha affermato di essere «nel mirino dell’impero della destra». Su di lui pende un mandato di arresto per tratta di essere umani e stupro di una minorenne. Attualmente, l’ex presidente si trova in una sua roccaforte vicino a Cochabamba protetto dai suoi sostenitori, i cosiddetti evisti, i quali non lasciano entrare la polizia

Un altro fondamentale elemento che ha determinato la sconfitta della sinistra è sicuramente la profonda crisi economica che lo Stato plurinazionale sta affrontando, unita alla scarsità di riserve di dollari e al disagio causato dalla mancanza di benzina nel Paese. 

La Bolivia ha visto un veloce aumento dell’inflazione accumulata negli ultimi mesi, la quale è arrivata al 17%. A rendere più cari i prodotti ha contribuito la mancanza di dollari nelle riserve nazionali. Secondo gli analisti, ciò è dovuto alla cattiva gestione della politica economica e da un decennio di alti deficit fiscali finanziati con crediti della banca centrale. 

Una delle cause dello squilibrio di bilancio è il sussidio al carburante. Quest’ultimo viene importato, nonostante le riserve di petrolio boliviane, e viene pagato in dollari nel mercato internazionale. A ciò si somma la caduta delle esportazioni e perciò la diminuzione dei dollari che arrivano nel Paese. 

Questa situazione complessa ha portato a violente proteste, come quelle avvenute a giugno nel sudovest del Paese, che hanno causato la morte di quattro poliziotti e un civile. In quell’occasione, la polizia stava cercando di disperdere i manifestanti che stavano bloccando le strade da una decina di giorni. Il 17 agosto, in occasione delle elezioni, si temevano grandi proteste e sono state schierate 25 mila forze dell’ordine per garantire la sicurezza. 

Ciò non è bastato a evitare l’aggressione al candidato di sinistra Andrónico Rodríguez, contro il quale sono state tirate delle pietre poco dopo aver espresso il suo voto. Qualche ora prima, era stata rilevata la detonazione di un ordigno esplosivo vicino a dove sarebbe andato a votare. Inoltre, il capo della campagna elettorale di Rodríguez, Guido Zeballos, è stato attaccato da dei sostenitori di Morales. Due dirigenti evisti sono stati arrestati per la grave aggressione, la quale ha causato il coma di Zaballos.

Chi è Rodrigo Paz Pereira

In vantaggio, con il 32,14% dei voti, Rodrigo Paz Pereira ha smentito i sondaggi che lo davano appena quinto. Figlio dell’ex presidente Jaime Paz Zamora, cerca di seguire le orme del padre e di diventare il prossimo inquilino del Palacio Quemado. 

È nato in Spagna mentre la sua famiglia era in esilio durante il periodo delle dittature militari in Bolivia. Dopo gli studi in Economia e relazioni internazionali in patria, ha frequentato un master in gestione politica a Washington. In seguito, ha iniziato la sua carriera politica diventando deputato al congresso e poi sindaco di Tarija. 

Il dipartimento di Tarija è il più ricco in giacimenti di idrocarburi e contribuisce a più del 50% della produzione di gas a livello nazionale; infatti, è conosciuto come “il portafoglio del Paese”. Anche per questo motivo, le promesse elettorali di Paz Pereira hanno un focus sulla decentralizzazione dello Stato con l’obiettivo di dare maggiore autonomia e fondi ai dipartimenti.

Lo slogan della sua campagna è «Capitalismo para todos» (capitalismo per tutti), e con questo vuole implementare un programma di crediti accessibili, di facilitazioni tributarie per incentivare l’economia formale (quella informale ha toccato l’84,2% nel 2024) ed eliminare le imposte sui prodotti importati. 

Altre proposte chiave sono la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione, problema sistematico nel Paese sudamericano. A causa della scarsa fiducia nella giustizia e nella polizia, la Bolivia si classifica tra i primi posti in tutta la regione dell’America Latina per linciaggi. Per quanto riguarda la corruzione, secondo un recente studio di World Justice Project, lo Stato è secondo a livello mondiale, preceduto solo dalla Repubblica Democratica del Congo.

Chi è Jorge “Tuto” Quiroga

Anche il suo avversario di destra, Jorge “Tuto” Quiroga, ha studiato negli Stati Uniti. Come scritto sopra, è già stato presidente dal 7 agosto 2001 al 6 agosto 2002. Nel 1997 è stato eletto vicepresidente al governo di Hugo Banzer Suárez, conosciuto come il dittatore militare più sanguinario della storia recente boliviana (1971-1978) e complice dell’Operazione Condor, un piano congiunto delle dittature militari sudamericane, sostenuto anche dagli Stati Uniti, per eliminare oppositori politici.

A causa di un tumore al polmone, Banzer si è dimesso e Quironga ha portato a termine il mandato, diventando così, a soli 37 anni, il presidente più giovane della storia boliviana. In seguito, fonda il partito Potere democratico e sociale e decide di candidarsi alle elezioni del 2005 ma viene sconfitto da Evo Morales, allora capo del Movimento al socialismo (Mas). 

Ora Quironga è il leader di Alianza libre, coalizione tra il Fronte rivoluzionario di sinistra, il Movimento democratico sociale e altri 15 gruppi civici. È un grande nemico delle dittature in Venezuela, Cuba e Nicaragua, e sostiene invece gli Stati Uniti. Fino a oggi, la collaborazione tra i governi chavisti venezuelani e quelli boliviani del Mas è stata molto stretta.

Il candidato propone una politica di austerità economica combinata a un prestito di 12 milioni di dollari dal Fondo monetario internazionale. Inoltre, punta a incentivare le imprese straniere che vogliono estrarre il litio e costruire fabbriche di batterie nel territorio boliviano. 

La Bolivia possiede le più grandi riserve di litio a livello globale, con circa il 24,6% delle riserve mondiali, ed è quindi uno dei campi di battaglia della competizione geopolitica per l’accaparramento di questa risorsa. Fino a oggi, la maggior parte dei contratti sullo sfruttamento dell’oro bianco boliviano sono stati firmati da Cina e Russia. 

Prospettive future

Entrambi i candidati che si affronteranno al ballottaggio hanno promesso di cambiare il modello economico del Paese e di aprire il mercato. Ciò sarebbe una svolta storica per la Bolivia, che porterebbe anche a un aumento degli investitori internazionali. 

La sconfitta della sinistra dopo due decenni marca un punto di frattura che potrebbe riflettersi anche sul piano delle relazioni internazionali. Il cambiamento interno potrebbe portare alla variazione di alcune alleanze rilevanti, come quella con il Venezuela, soprattutto in caso di vittoria di Quironga. 

Un altro punto centrale sarà la gestione delle risorse naturali. Come scritto sopra, la Bolivia è uno dei Paesi centrali nella corsa all’approvvigionamento di litio di potenze come la Cina, gli Stati Uniti e l’Europa. Un cambio di governo potrebbe favorire il riavvicinamento del Paese sudamericano all’Occidente, interessato all’estrazione dell’oro bianco e di altre risorse di cui la Bolivia è ricca. 

immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e6/Evo_morales_2_year_bolivia_Joel_Alvarez.jpg

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Angelica Razza

Angelica Razza

Studentessa magistrale di Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna, appassionata di storia e politica, con un focus sull'America Latina e le sue dinamiche geopolitiche.

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