Dalla pandemia a oggi sono venute meno molte certezze di quella pax americana che dal 1989 aveva sancito il successo della globalizzazione. Lโequilibrio geopolitico, le catene del valore e i modelli economico-produttivi sono stati sconvolti, spazzando via quella certezza nel business e nellโinterdipendenza reciproca che aveva fatto dormire sogni tranquilli (soprattutto agli europei).
Ma andiamo con ordine. Gli Stati Uniti si stanno imponendo come deus ex machina del mercato energetico mondiale. Dallo scoppio del conflitto in Ucraina e del successivo regime sanzionatorio, le esportazioni di gas russo verso lโEuropa sono crollate da 150 a 40 miliardi di metri cubi.
La distruzione del gasdotto Nord Stream ha poi reso sostanzialmente impossibile il ritorno allo status quo ante. Gli Stati Uniti sono stati rapidi nel colmare il vuoto lasciato da Mosca, portando la loro quota di gas naturale liquefatto (Gnl) nel mercato europeo dal 28% del 2021 al 58% nel 2025.
Grazie a esportazioni superiori a 1.100 miliardi di MWh, Washington ha trasformato lโEuropa in un mercato vincolato, la cui sopravvivenza energetica รจ ormai indissolubilmente legata alla valuta statunitense, sostenendone il valore.
L’influenza di Washington si รจ estesa con altrettanta efficacia in Medio Oriente e Sud America, neutralizzando i circuiti petroliferi alternativi al dollaro. Il crollo del regime di Bashar al Assad in Siria ha fatto fallire il progetto ferroviario Iran-Iraq-Siria, privando la Cina di uno sbocco diretto sul Mediterraneo previsto dalla Via della Seta.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno riaperto canali energetici in America latina, reintegrando il greggio pesante venezuelano nelle proprie raffinerie del Golfo e consolidando il controllo sulle immense riserve di Caracas.
Il dominio del greggio americano
In meno di tre mesi, due dei principali circuiti petroliferi alternativi al dollaro sono stati neutralizzati, rafforzando la posizione americana come maggiore esportatore di prodotti raffinati.
Lโescalation ha raggiunto il suo acme nel Golfo Persico. Fino al 24 febbraio 2022, il mercato energetico era uno degli esempi migliori di multipolarismo e interdipendenza economica tra gli Stati.
La Russia garantiva allโEuropa un flusso di circa 150 miliardi di metri cubi di gas, mentre Iran e Venezuela riuscivano a esportare il loro greggio verso la Cina al di fuori dei mercati finanziari controllati dal dollaro, regolando i contratti in yuan. Nel frattempo, il Qatar si consolidava come grande attore del mercato del Gnl.
Tuttavia, gli attacchi ai giacimenti di South Pars e Ras Laffan hanno sottratto al mercato quasi un quinto della capacitร mondiale di esportazione di Gnl.ย
Con lo Stretto di Hormuz chiuso e tempi di ripristino lunghissimi, Washington รจ rimasta lโunico fornitore affidabile. Se lโinfluenza americana dovesse estendersi pienamente anche allโIran, quasi la metร della produzione petrolifera mondiale finirebbe sotto il controllo diretto o indiretto degli Stati Uniti, annullando di fatto il potere dellโOpec.
L’intelligenza artificiale come leva per conservare il primato
Lโelemento disruptive emerso nel 2022 รจ lโintelligenza artificiale generativa, che rappresenta il vero motore della competizione con Pechino. Essa ha imposto un nuovo terreno di competizione tra potenze.
La supremazia tecnologica, prima combattuta tra societร di software nel campo dei prodotti intangibili, oggi risiede nella capacitร di alimentare i data center e sostenere la produzione di semiconduttori.
LโIa richiede un flusso costante di energia โ garantito in gran parte dal gas naturale โ e risorse strategiche come elio e terre rare.
In questo contesto, le mosse di Washington vanno lette anche in chiave di competizione tecnologica esistenziale con la Cina, con azioni volte a proteggere il vantaggio competitivo delle proprie big tech attraverso un controllo capillare delle fonti energetiche globali.
Segno che allโespressione itโs the economy, stupid, coniata da James Carville nel 1992 per Bill Clinton, andrebbe sostituita itโs the geopolitics, stupid.
Le conseguenze economiche di questo riassetto sono giร visibili. Il nuovo sistema non ruota piรน attorno al greggio saudita, ma sullโenergia estratta in territorio statunitense, vincolata da contratti di fornitura a lungo termine che legheranno per decenni i clientes europei e asiatici.
Il dollaro resta vincitore perchรฉ รจ la divisa da cui dipende lโacquisto dellโenergia rimasta sul mercato. Questo assedio finanziario ed energetico mette alle strette lโex Celeste Impero, la cui capacitร di alimentare i propri data center e sviluppare completamente una propria filiera dei semiconduttori dipende dallโenergia prodotta con combustibili fossili che non produce internamente.
In questo quadro, lโIran rappresenta un campo di battaglia strategico al pari di Taiwan, perchรฉ Pechino non puรฒ permettersi, nel medio-lungo periodo, di perdere un importante fornitore di petrolio.
Cosรฌ, mentre Medio Oriente, Asia ed Europa pagano i costi economici e sociali dei conflitti, gli Stati Uniti consolidano un dominio basato su moneta, energia e tecnologia.
In questo sistema, il gas e il petrolio americani hanno smesso di essere una semplice merce per diventare lo scettro di un potere orientato a blindare il dominio a stelle e strisce nel lungo periodo.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/11/Oil_Tanker_in_New_York_Harbour.jpg; immagini presenti nell’articolo: https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Nvidia#/media/File:NVIDIA_Headquarters.jpg
