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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

FRIDAYS FOR FUTURE: appunti di contro-insorgenza

FRIDAYS FOR FUTURE: appunti di contro-insorgenza

Che fare? Innanzitutto partiamo con le cose semplici, ovvero che cosa non fare assolutamente. Il piรน grande errore sarebbe, oggi, replicare il passo falso che il sistema conservatore e liberale post bellico fece nei confronti delle piazze sovversive del Sessantotto, ovvero sottovalutare e rispondere: โ€œgiovinastri, tornate a studiareโ€.

Cโ€™รจ da rimanere stupefatti, se si osserva la nonchalance con la quale il sistema di potere mediatico riesce a tirare fuori sempre nuovi conigli dal cappello senza che nessuno, o quasi, abbia nulla da obbiettare. Greta Thunberg non รจ che lโ€™ultima di queste geniali trovate, che appare assolutamente speculare a quella di Malala Yousafzai, la undicenne pakistana, ora sparita dai radar, che si occupava di lottare a favore del diritto allโ€™istruzione delle donne in tutto il mondo, con particolare riguardo per i paesi non proprio congeniali agli orientamenti geopolitici occidentali. Una lunga scia di personaggi auto-replicanti, quella dei โ€œpiccoli angeliโ€ liberali debitamente microfonati. Una sorta di Radio Mosca alla rovescia, che ci racconta quanto รจ brutto il mondo oltrecortina, e che non fa che chiamare a raccolta le opinioni pubbliche occidentali tramite il titillamento del riflesso pavloviano dellโ€™indignazione. Il filo conduttore รจ lungo, e parte dallโ€™ormai remoto Iqbal Masih, col quale รจ stata tartassata lโ€™infanzia dei nati negli anni ottanta, per giungere alla celeberrima, almeno per un certo periodo, Nayirah, la ragazza quindicenne che sosteneva, davanti alle telecamere di tutto il mondo, di aver visto i soldati del Baโ€™ath di Saddam Hussein fare strage di neonati nellโ€™ospedale al-Adnan di Kuwait City. Poco importa se si rivelรฒ poi una bufala, poichรฉ si apprese che la ragazza in questione altri non fosse se non la figlia dellโ€™ambasciatore del Kuwait a Washington, Nasser Saud al-Sabah, debitamente istruita con un corso di recitazione professionale; tanto bastรฒ a far esplodere lโ€™indignazione popolare sufficiente a scatenare una tempesta di fuoco sullโ€™Iraq baathista, che causรฒ oltre ventimila morti e settantacinquemila feriti. Potenza delle lacrime.

Poco mancava che non accadesse ancora, grazie alla nuova creatura del kindergarten degli orrori dellโ€™Occidente: Bana al-Abed, la misteriosa bambina di sette anni residente ad Aleppo che documentava, con la solerzia di un navigato reporter di guerra, le atrocitร  delle forze aeree siriane e russe, ed al contempo lโ€™eroismo dei soccorritori โ€œcaschi bianchiโ€, poi rivelatisi affiliati ad Al-Qaeda. I reportage strappalacrime via Twitter della bambina siriana, che riusciva miracolosamente a postare h24 da una cittร  conciata non meglio della Dresda del 1945, ebbero un ruolo importante nella spinta occidentalista, poi abortita, che mirava a condurre un regime change in Siria. Ecco, Greta proviene da qui, da quel brodo di coltura che ha generato Nayirah, Malala, Bana, e adesso lei, dotata anche di sindrome di Asperger, per meglio ispirare empatia. La ragazzina, diventata celeberrima in tutto il mondo, ha in agenda ben 182 appuntamenti internazionali: non male per una persona che soffre di problemi di interazione sociale. Tuttavia cerchiamo di andare oltre il mero personaggio, di per sรฉ macchiettistico nel suo essere totalmente aderente ai desiderata degli stereotipi di chi si commuove di fronte a Persepolis e cresce i figli a pane (integrale) ed Internazionale. A chi serve Greta? E soprattutto, a che cosa? Greta, come sappiamo lotta, o per meglio dire parla, contro i cambiamenti climatici. Ma cosa sono questi cambiamenti climatici? Chi tra i nostri lettori sa spiegarcelo? No, non รจ la solita tiritera liberale sul diritto o meno, da parte dellโ€™uomo della strada, a pronunciarsi su questione che non conosce o quasi, seguiamo passo per passo il ragionamento. Il cambiamento climatico รจ forse lโ€™argomento piรน evanescente tra quelli sul tavolo verde della politica mondiale. La partita dellโ€™immigrazione, per lโ€™establishment รจ ormai perduta: lโ€™Europa populista si รจ chiusa a riccio, e quella liberale e popolare non ha potuto che fare lo stesso, seppur in modo piรน annacquato, per evitare di venire completamente travolta dalla marea populista dei Salvini, dei Le Pen e degli Strache. Non solo: gli effetti nefasti dellโ€™immigrazione, nel campo della sicurezza, della qualitร  della vita, del clima di guerra civile, sono misurabili e percepibili da tutta la popolazione, dal ricco borghese, che spesso ne approfitta, allo svantaggiato, magari disoccupato, dei quartieri popolari, che invece il processo lo subisce. La profonda incisione del fenomeno, in bene ed in male, nei vari settori della societร , porta ad una acuta politicizzazione del corpo sociale, nel quale vince la parte che gode di maggior supporto e maggiore capacitร  di lanciare il suo messaggio allโ€™interno dei mezzi di comunicazione, nel frattempo diventati sempre piรน social. Nel campo dellโ€™immigrazione, in buona sostanza, lโ€™รจlite liberale, la cosiddetta Neoclasse, perde la partita, in quanto non riesce ad imporsi, nonostante il dominio assoluto sui mezzi dโ€™informazione, sulle masse dโ€™urto populiste che vivono la realtร  multiculturale ogni giorno. Il cambiamento climatico invece si presenta come un territorio perfettamente propizio alla โ€œguerriglia intellettualeโ€ del liberal-pensiero. Si tratta, del resto, di un processo logico: sconfitto in battaglia campale, il nemico si ritira sulle sue alture, dove gli spazi ristretti vanificano la superioritร  numerica altrui, e nelle quali รจ possibile riorganizzarsi in vista di nuove rivincite. Lโ€™errore piรน grande sarebbe, per i populisti, gettarsi ora in queste pericolose Termopili, facendosi sbaragliare dai tecnocrati del potere. Il rischio รจ molto alto. Il cambiamento climatico, infatti, non lo si puรฒ smentire con una battuta alla Salvini-maniera, nรฉ con un meme, nรฉ facendo un reportage in un quartiere difficile o parlando con la gente al mercato (la quale, anzi, รจ la prima a sostenere la mancanza delle famose โ€œmezze stagioniโ€). Per smentire le notizie sul cambiamento climatico, ammesso che si voglia e che convenga farlo, infatti, occorrono dati, studi approfonditi sulla base di statistiche vecchie di decenni, laboratori e ricerche sul campo. Una lotta, questa, che lโ€™apparato del populismo non puรฒ sostenere, almeno per ora. Che fare dunque? E soprattutto per quale motivo dovremmo contestare Greta Thunberg ed il suo bislacco movimento del โ€œFridays for Futureโ€? Attenzione, il Fridays for Future (FFF) non รจ qualcosa di passeggero, sarร  qualcosa che durerร , anche se magari non con questo nome, e che sarร  destinato ad agire in profonditร  nelle giovani generazioni dellโ€™Occidente, e sottovalutarlo sarebbe una gravissimo errore, cosรฌ come allโ€™epoca lo fu sottovalutare il Maggio Francese ed il Sessantotto.

I cortei, innanzitutto, sono apparsi immediatamente come estremamente politicizzati, e piรน che slogan contro lโ€™inquinamento ne abbiamo uditi contro la Lega, Donald Trump e la religione cristiana. Non parliamo di una manifestazione neutra debitamente infiltrata da rivoluzionari di professione, cosa che le sinistre trotskiste riescono ancora a fare molto bene, ma di un movimento di cartapesta che dietro una parvenza di neutralitร  non fa che riaggrumare le giovani generazioni orfane delle esperienze di โ€œOccupy Wall Streetโ€, degli Indignados madrileni e dei social forum terzomondisti degli anni novanta e dei primi duemila (queste ultime esperienze, a loro volta, avevano come agitatori professionisti i veterani del Sessantotto). Il FFF dunque non รจ assolutamente un movimento neutrale, ma una vera OPA che tenta di riprendersi i giovani dopo i preoccupanti exploit populisti degli ultimi anni, che hanno visto proprio i settori piรน giovani della societร  consacrarsi alle promesse dei leaders identitari. Ma attenzione: il dinamico sistema liberale, la fabbrica delle rivoluzioni cresciuta a pane e libri di Gene Sharp, non si accontenta di parare il colpo, poichรฉ il FFF รจ un tentativo di sorpasso in uscita. Sospettissimo, in tal senso, lโ€™intervento dellโ€™ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che commentando a caldo le proteste chiede, udite udite, lโ€™abbassamento dellโ€™etร  minima necessaria per votare, proprio per premiare โ€œla voglia di partecipazione osservata nei cortei dello scorso venerdรฌโ€. Oltre ad essere una tematica sostanzialmente incontestabile, piรน per la mancanza di studi indipendenti che non per la realtร  dei fatti, la protesta del FFF ha un connotazione squisitamente liberale, che pare pensata ad uso e consumo per i giovani occidentali: il benessere. Ormai disillusi dalle promesse di liberazione del Sessantotto, delusi dalla rivoluzione sessuale (avanzano solitudine, incelism e liquiditร  dei rapporti), i giovani sono sempre piรน attratti dallโ€™ideologia senescente del fine living. Tramontate le ideologie, infatti, non rimane che il benessere della carne, e lโ€™emergenza clima รจ perfetta allo scopo: animare una generazione che non vuole combattere per nulla, e che non crede in nulla, ad applicarsi per qualcosa. Il gioco รจ lo stesso che fanno le destre populiste per quanto riguarda la sicurezza. Nessuno vuole vivere in un contesto dominato dalla violenza, dal degrado e dal rischio dello stupro, similmente nessuno vuole vivere costantemente sotto il tiro dei tornado, degli uragani o della desertificazione. Tutto ruota, in buona sostanza, attorno al grande totem del benessere, poichรฉ le masse difficilmente prendono parte alla battaglia il nome di una mera affezione per lโ€™identitร  o per i metafisici princรฌpi della libertร  hayekiana. FFF รจ la presa dโ€™atto di questa situazione, che infatti riconosce anche la fine della visione storiografica lineare di Fukuyama: โ€œla storia non รจ certo finita, cโ€™รจ un pianeta da salvare!โ€.
Attenzione, quindi, il sistema cavalca la tigre, e mette la freccia per il sorpasso.

Che fare? Innanzitutto partiamo con le cose semplici, ovvero che cosa non fare assolutamente. Il piรน grande errore sarebbe, oggi, replicare il passo falso che il sistema conservatore e liberale post bellico fece nei confronti delle piazze sovversive del Sessantotto, ovvero sottovalutare e rispondere: โ€œgiovinastri, tornate a studiareโ€. Atteggiamento privo di qualsiasi utilitร , per essenzialmente tre motivi: il primo รจ che il cambiamento, in ogni rivoluzione che si rispetti, viene sempre dai giovani, in particolare dagli studenti, e mai dai senatori. Il secondo motivo รจ quello per cui lo โ€œstudioโ€ รจ giร  in mano alle stesse forze che organizzano la protesta, e dunque non cambierebbe assolutamente niente. Il terzo motivo รจ che un approccio simile chiude a qualsiasi strategia, da parte dei populisti e degli identitari, in senso offensivo per quanto concerne le proteste ambientaliste. Vediamo perchรฉ.

Abbiamo giร  detto come seguire il FFF alle Termopili per gettarsi a testa bassa contro le sue tesi sarebbe un suicidio. Cosa fare allora? Qualcuno, adombrando anche qualche complesso di superioritร  potrebbe sostenere che sarebbe sufficiente ignorare questo movimento, anche per lโ€™oggettiva impossibilitร  di infiltrarvisi (il suo inno รจ Bella Ciao) per portare una discussione allโ€™interno di esso e renderlo meno dogmaticamente anti-sovranista. Grande errore, che presuppone un nemico statico, mentre quella del sistema liberale รจ una guerriglia a connotazione estremamente offensiva, che pur ritirandosi su posizioni piรน elevate, non lesina attacchi agli eserciti momentaneamente vittoriosi rimasti in pianura. Se consideriamo le alture come le vette dei sistemi di comunicazione e dei media, sarร  ovvio che queste siano utilizzate per bersagliare chi รจ rimasto sotto. Fermi, dunque, non si puรฒ stare, pena un lungo stillicidio che finirebbe per logorare le forze di chi resiste. Nemmeno lโ€™assedio puรฒ essere una strategia vincente, in quanto il pensiero unico, proprio in quanto tale, รจ perfettamente autosufficiente ed in grado di autogiustificarsi. Rimangono dunque due sole strade: lโ€™abbraccio della medesima causa, ovvero il tentativo di parare il colpo creando una sorta di FFF identitario, oppure quello dellโ€™infiltrazione caotica, ovvero tentare, senza farsi alcuna illusione egemonica, di infiltrare il FFF e divulgarvi allโ€™interno contenuti di stampo palesemente incompatibile con quelli della metapolitica studentesca dei FFF, generando reazioni isteriche e violente in grado di screditare il movimento stesso, facendolo passare per ciรฒ che alla fine รจ realmente, ovvero una pulsione irrazionalistica volta alla mera conservazione dei privilegi sensisti del benessere slegati da qualsiasi reale afflato di responsabilitร . In secundis, sarร  importante, trattandosi di una โ€œguerra su altureโ€, che il sistema populista cominci unโ€™oculata โ€œguerra di mineโ€, andando a decostruire le fondamenta dellโ€™onorabilitร  del costrutto politico e metapolitico del nemico, ridicolizzando, piรน che lui, la sua cultura di riferimento, il suo humus sociale, lโ€™incubatrice della Neoclasse, ovvero tutte le borghesissime abitudini bio, km0 e cruelty-free che hanno fatto la fortuna di Greta Thunberg e di decine di migliaia di blogger e influencer ad inconsapevole libro paga del sistema liberale. Ciรฒ che Stalin fece nella pratica ai kulaki, dunque, non deve essere risparmiato, sul piano della comunicazione e dellโ€™offensiva dialettica e mediatica, alle Neoclasse in quanto tale. Ciรฒ che la rende cool deve assolutamente essere reso lโ€™opposto, con il sarcasmo, con la satira e con un feroce attacco alle incongruenze del suo stile di vita, tanto eco-friendly quanto costoso e modaiolo.

Combattere dunque senza quartiere il nuovo FFF, ma senza dichiarare una specifica guerra a questo movimento, piuttosto concentrandosi su di unโ€™offensiva basata su di un abbraccio ed un โ€œcontatto direttoโ€ in grado di scatenare poderose reazioni di rigetto, da documentare prontamente agli occhi dellโ€™opinione pubblica, alla quale si dovrร , chiaramente, denunciare come il โ€œcambiamento climaticoโ€ altro non sia che il grimaldello per farle accettare il โ€œprofugo climaticoโ€, ovvero facendo rientrare dalla finestra il Cavallo di Troia della Neoclasse, ristabilendo cosรฌ il primato delle posizioni liberali su quelle populiste.

A fronte di questa situazione, lโ€™approccio non potrร  che essere quello della contro-insorgenza. Poichรฉ la mera repressione sarebbe inutile, e del resto gli apparati repressivi reali sono tutti in mano alla stessa gente che si trova in piazza a protestare, lโ€™approccio dei populisti dovrร  essere di attacco radicale e di โ€œannullamento delle distanzeโ€. Evitare che il nemico instauri con noi una distanza di sicurezza che gli permetta di colpirci senza pagarne dazio, ed al contempo non impegnarsi mai in una lotta sterile nei suoi confronti. Su questo filo del rasoio si gioca la partita della futura controcultura identitaria, e molte delle possibilitร  del nuovo Sessantotto patriottico al quale tutta la controcultura italiana sta positivamente lavorando. Verso una nuova contro-insorgenza, dunque, ma senza mai credere di aver giร  la vittoria in tasca.

Il nemico ha perso una battaglia, non la guerra.


Marco Malaguti

“Fridays for Future – 25.01.2019 in Berlin”ย byย fridaysforfutureย is licensed underย CC BY 2.0

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Marco Malaguti

Marco Malaguti (Bologna, 1988), appassionato di giornalismo, filosofia e civiltร  orientali, vivo, lavoro e studio a Bologna. Da oltre dieci anni collaboro con testate, blog e think tanks che raccontano la politica europea ed il panorama culturale attuale. Mi occupo prevalentemente di politica estera e dirigo il portale culturale Essenzialismi.it

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