Cโรจ da rimanere stupefatti, se si osserva la nonchalance con la quale il sistema di potere mediatico riesce a tirare fuori sempre nuovi conigli dal cappello senza che nessuno, o quasi, abbia nulla da obbiettare. Greta Thunberg non รจ che lโultima di queste geniali trovate, che appare assolutamente speculare a quella di Malala Yousafzai, la undicenne pakistana, ora sparita dai radar, che si occupava di lottare a favore del diritto allโistruzione delle donne in tutto il mondo, con particolare riguardo per i paesi non proprio congeniali agli orientamenti geopolitici occidentali. Una lunga scia di personaggi auto-replicanti, quella dei โpiccoli angeliโ liberali debitamente microfonati. Una sorta di Radio Mosca alla rovescia, che ci racconta quanto รจ brutto il mondo oltrecortina, e che non fa che chiamare a raccolta le opinioni pubbliche occidentali tramite il titillamento del riflesso pavloviano dellโindignazione. Il filo conduttore รจ lungo, e parte dallโormai remoto Iqbal Masih, col quale รจ stata tartassata lโinfanzia dei nati negli anni ottanta, per giungere alla celeberrima, almeno per un certo periodo, Nayirah, la ragazza quindicenne che sosteneva, davanti alle telecamere di tutto il mondo, di aver visto i soldati del Baโath di Saddam Hussein fare strage di neonati nellโospedale al-Adnan di Kuwait City. Poco importa se si rivelรฒ poi una bufala, poichรฉ si apprese che la ragazza in questione altri non fosse se non la figlia dellโambasciatore del Kuwait a Washington, Nasser Saud al-Sabah, debitamente istruita con un corso di recitazione professionale; tanto bastรฒ a far esplodere lโindignazione popolare sufficiente a scatenare una tempesta di fuoco sullโIraq baathista, che causรฒ oltre ventimila morti e settantacinquemila feriti. Potenza delle lacrime.
Poco mancava che non accadesse ancora, grazie alla nuova creatura del kindergarten degli orrori dellโOccidente: Bana al-Abed, la misteriosa bambina di sette anni residente ad Aleppo che documentava, con la solerzia di un navigato reporter di guerra, le atrocitร delle forze aeree siriane e russe, ed al contempo lโeroismo dei soccorritori โcaschi bianchiโ, poi rivelatisi affiliati ad Al-Qaeda. I reportage strappalacrime via Twitter della bambina siriana, che riusciva miracolosamente a postare h24 da una cittร conciata non meglio della Dresda del 1945, ebbero un ruolo importante nella spinta occidentalista, poi abortita, che mirava a condurre un regime change in Siria. Ecco, Greta proviene da qui, da quel brodo di coltura che ha generato Nayirah, Malala, Bana, e adesso lei, dotata anche di sindrome di Asperger, per meglio ispirare empatia. La ragazzina, diventata celeberrima in tutto il mondo, ha in agenda ben 182 appuntamenti internazionali: non male per una persona che soffre di problemi di interazione sociale. Tuttavia cerchiamo di andare oltre il mero personaggio, di per sรฉ macchiettistico nel suo essere totalmente aderente ai desiderata degli stereotipi di chi si commuove di fronte a Persepolis e cresce i figli a pane (integrale) ed Internazionale. A chi serve Greta? E soprattutto, a che cosa? Greta, come sappiamo lotta, o per meglio dire parla, contro i cambiamenti climatici. Ma cosa sono questi cambiamenti climatici? Chi tra i nostri lettori sa spiegarcelo? No, non รจ la solita tiritera liberale sul diritto o meno, da parte dellโuomo della strada, a pronunciarsi su questione che non conosce o quasi, seguiamo passo per passo il ragionamento. Il cambiamento climatico รจ forse lโargomento piรน evanescente tra quelli sul tavolo verde della politica mondiale. La partita dellโimmigrazione, per lโestablishment รจ ormai perduta: lโEuropa populista si รจ chiusa a riccio, e quella liberale e popolare non ha potuto che fare lo stesso, seppur in modo piรน annacquato, per evitare di venire completamente travolta dalla marea populista dei Salvini, dei Le Pen e degli Strache. Non solo: gli effetti nefasti dellโimmigrazione, nel campo della sicurezza, della qualitร della vita, del clima di guerra civile, sono misurabili e percepibili da tutta la popolazione, dal ricco borghese, che spesso ne approfitta, allo svantaggiato, magari disoccupato, dei quartieri popolari, che invece il processo lo subisce. La profonda incisione del fenomeno, in bene ed in male, nei vari settori della societร , porta ad una acuta politicizzazione del corpo sociale, nel quale vince la parte che gode di maggior supporto e maggiore capacitร di lanciare il suo messaggio allโinterno dei mezzi di comunicazione, nel frattempo diventati sempre piรน social. Nel campo dellโimmigrazione, in buona sostanza, lโรจlite liberale, la cosiddetta Neoclasse, perde la partita, in quanto non riesce ad imporsi, nonostante il dominio assoluto sui mezzi dโinformazione, sulle masse dโurto populiste che vivono la realtร multiculturale ogni giorno. Il cambiamento climatico invece si presenta come un territorio perfettamente propizio alla โguerriglia intellettualeโ del liberal-pensiero. Si tratta, del resto, di un processo logico: sconfitto in battaglia campale, il nemico si ritira sulle sue alture, dove gli spazi ristretti vanificano la superioritร numerica altrui, e nelle quali รจ possibile riorganizzarsi in vista di nuove rivincite. Lโerrore piรน grande sarebbe, per i populisti, gettarsi ora in queste pericolose Termopili, facendosi sbaragliare dai tecnocrati del potere. Il rischio รจ molto alto. Il cambiamento climatico, infatti, non lo si puรฒ smentire con una battuta alla Salvini-maniera, nรฉ con un meme, nรฉ facendo un reportage in un quartiere difficile o parlando con la gente al mercato (la quale, anzi, รจ la prima a sostenere la mancanza delle famose โmezze stagioniโ). Per smentire le notizie sul cambiamento climatico, ammesso che si voglia e che convenga farlo, infatti, occorrono dati, studi approfonditi sulla base di statistiche vecchie di decenni, laboratori e ricerche sul campo. Una lotta, questa, che lโapparato del populismo non puรฒ sostenere, almeno per ora. Che fare dunque? E soprattutto per quale motivo dovremmo contestare Greta Thunberg ed il suo bislacco movimento del โFridays for Futureโ? Attenzione, il Fridays for Future (FFF) non รจ qualcosa di passeggero, sarร qualcosa che durerร , anche se magari non con questo nome, e che sarร destinato ad agire in profonditร nelle giovani generazioni dellโOccidente, e sottovalutarlo sarebbe una gravissimo errore, cosรฌ come allโepoca lo fu sottovalutare il Maggio Francese ed il Sessantotto.
I cortei, innanzitutto, sono apparsi immediatamente come estremamente politicizzati, e piรน che slogan contro lโinquinamento ne abbiamo uditi contro la Lega, Donald Trump e la religione cristiana. Non parliamo di una manifestazione neutra debitamente infiltrata da rivoluzionari di professione, cosa che le sinistre trotskiste riescono ancora a fare molto bene, ma di un movimento di cartapesta che dietro una parvenza di neutralitร non fa che riaggrumare le giovani generazioni orfane delle esperienze di โOccupy Wall Streetโ, degli Indignados madrileni e dei social forum terzomondisti degli anni novanta e dei primi duemila (queste ultime esperienze, a loro volta, avevano come agitatori professionisti i veterani del Sessantotto). Il FFF dunque non รจ assolutamente un movimento neutrale, ma una vera OPA che tenta di riprendersi i giovani dopo i preoccupanti exploit populisti degli ultimi anni, che hanno visto proprio i settori piรน giovani della societร consacrarsi alle promesse dei leaders identitari. Ma attenzione: il dinamico sistema liberale, la fabbrica delle rivoluzioni cresciuta a pane e libri di Gene Sharp, non si accontenta di parare il colpo, poichรฉ il FFF รจ un tentativo di sorpasso in uscita. Sospettissimo, in tal senso, lโintervento dellโex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, che commentando a caldo le proteste chiede, udite udite, lโabbassamento dellโetร minima necessaria per votare, proprio per premiare โla voglia di partecipazione osservata nei cortei dello scorso venerdรฌโ. Oltre ad essere una tematica sostanzialmente incontestabile, piรน per la mancanza di studi indipendenti che non per la realtร dei fatti, la protesta del FFF ha un connotazione squisitamente liberale, che pare pensata ad uso e consumo per i giovani occidentali: il benessere. Ormai disillusi dalle promesse di liberazione del Sessantotto, delusi dalla rivoluzione sessuale (avanzano solitudine, incelism e liquiditร dei rapporti), i giovani sono sempre piรน attratti dallโideologia senescente del fine living. Tramontate le ideologie, infatti, non rimane che il benessere della carne, e lโemergenza clima รจ perfetta allo scopo: animare una generazione che non vuole combattere per nulla, e che non crede in nulla, ad applicarsi per qualcosa. Il gioco รจ lo stesso che fanno le destre populiste per quanto riguarda la sicurezza. Nessuno vuole vivere in un contesto dominato dalla violenza, dal degrado e dal rischio dello stupro, similmente nessuno vuole vivere costantemente sotto il tiro dei tornado, degli uragani o della desertificazione. Tutto ruota, in buona sostanza, attorno al grande totem del benessere, poichรฉ le masse difficilmente prendono parte alla battaglia il nome di una mera affezione per lโidentitร o per i metafisici princรฌpi della libertร hayekiana. FFF รจ la presa dโatto di questa situazione, che infatti riconosce anche la fine della visione storiografica lineare di Fukuyama: โla storia non รจ certo finita, cโรจ un pianeta da salvare!โ.
Attenzione, quindi, il sistema cavalca la tigre, e mette la freccia per il sorpasso.
Che fare? Innanzitutto partiamo con le cose semplici, ovvero che cosa non fare assolutamente. Il piรน grande errore sarebbe, oggi, replicare il passo falso che il sistema conservatore e liberale post bellico fece nei confronti delle piazze sovversive del Sessantotto, ovvero sottovalutare e rispondere: โgiovinastri, tornate a studiareโ. Atteggiamento privo di qualsiasi utilitร , per essenzialmente tre motivi: il primo รจ che il cambiamento, in ogni rivoluzione che si rispetti, viene sempre dai giovani, in particolare dagli studenti, e mai dai senatori. Il secondo motivo รจ quello per cui lo โstudioโ รจ giร in mano alle stesse forze che organizzano la protesta, e dunque non cambierebbe assolutamente niente. Il terzo motivo รจ che un approccio simile chiude a qualsiasi strategia, da parte dei populisti e degli identitari, in senso offensivo per quanto concerne le proteste ambientaliste. Vediamo perchรฉ.
Abbiamo giร detto come seguire il FFF alle Termopili per gettarsi a testa bassa contro le sue tesi sarebbe un suicidio. Cosa fare allora? Qualcuno, adombrando anche qualche complesso di superioritร potrebbe sostenere che sarebbe sufficiente ignorare questo movimento, anche per lโoggettiva impossibilitร di infiltrarvisi (il suo inno รจ Bella Ciao) per portare una discussione allโinterno di esso e renderlo meno dogmaticamente anti-sovranista. Grande errore, che presuppone un nemico statico, mentre quella del sistema liberale รจ una guerriglia a connotazione estremamente offensiva, che pur ritirandosi su posizioni piรน elevate, non lesina attacchi agli eserciti momentaneamente vittoriosi rimasti in pianura. Se consideriamo le alture come le vette dei sistemi di comunicazione e dei media, sarร ovvio che queste siano utilizzate per bersagliare chi รจ rimasto sotto. Fermi, dunque, non si puรฒ stare, pena un lungo stillicidio che finirebbe per logorare le forze di chi resiste. Nemmeno lโassedio puรฒ essere una strategia vincente, in quanto il pensiero unico, proprio in quanto tale, รจ perfettamente autosufficiente ed in grado di autogiustificarsi. Rimangono dunque due sole strade: lโabbraccio della medesima causa, ovvero il tentativo di parare il colpo creando una sorta di FFF identitario, oppure quello dellโinfiltrazione caotica, ovvero tentare, senza farsi alcuna illusione egemonica, di infiltrare il FFF e divulgarvi allโinterno contenuti di stampo palesemente incompatibile con quelli della metapolitica studentesca dei FFF, generando reazioni isteriche e violente in grado di screditare il movimento stesso, facendolo passare per ciรฒ che alla fine รจ realmente, ovvero una pulsione irrazionalistica volta alla mera conservazione dei privilegi sensisti del benessere slegati da qualsiasi reale afflato di responsabilitร . In secundis, sarร importante, trattandosi di una โguerra su altureโ, che il sistema populista cominci unโoculata โguerra di mineโ, andando a decostruire le fondamenta dellโonorabilitร del costrutto politico e metapolitico del nemico, ridicolizzando, piรน che lui, la sua cultura di riferimento, il suo humus sociale, lโincubatrice della Neoclasse, ovvero tutte le borghesissime abitudini bio, km0 e cruelty-free che hanno fatto la fortuna di Greta Thunberg e di decine di migliaia di blogger e influencer ad inconsapevole libro paga del sistema liberale. Ciรฒ che Stalin fece nella pratica ai kulaki, dunque, non deve essere risparmiato, sul piano della comunicazione e dellโoffensiva dialettica e mediatica, alle Neoclasse in quanto tale. Ciรฒ che la rende cool deve assolutamente essere reso lโopposto, con il sarcasmo, con la satira e con un feroce attacco alle incongruenze del suo stile di vita, tanto eco-friendly quanto costoso e modaiolo.
Combattere dunque senza quartiere il nuovo FFF, ma senza dichiarare una specifica guerra a questo movimento, piuttosto concentrandosi su di unโoffensiva basata su di un abbraccio ed un โcontatto direttoโ in grado di scatenare poderose reazioni di rigetto, da documentare prontamente agli occhi dellโopinione pubblica, alla quale si dovrร , chiaramente, denunciare come il โcambiamento climaticoโ altro non sia che il grimaldello per farle accettare il โprofugo climaticoโ, ovvero facendo rientrare dalla finestra il Cavallo di Troia della Neoclasse, ristabilendo cosรฌ il primato delle posizioni liberali su quelle populiste.
A fronte di questa situazione, lโapproccio non potrร che essere quello della contro-insorgenza. Poichรฉ la mera repressione sarebbe inutile, e del resto gli apparati repressivi reali sono tutti in mano alla stessa gente che si trova in piazza a protestare, lโapproccio dei populisti dovrร essere di attacco radicale e di โannullamento delle distanzeโ. Evitare che il nemico instauri con noi una distanza di sicurezza che gli permetta di colpirci senza pagarne dazio, ed al contempo non impegnarsi mai in una lotta sterile nei suoi confronti. Su questo filo del rasoio si gioca la partita della futura controcultura identitaria, e molte delle possibilitร del nuovo Sessantotto patriottico al quale tutta la controcultura italiana sta positivamente lavorando. Verso una nuova contro-insorgenza, dunque, ma senza mai credere di aver giร la vittoria in tasca.
Il nemico ha perso una battaglia, non la guerra.
Marco Malaguti
“Fridays for Future – 25.01.2019 in Berlin”ย byย fridaysforfutureย is licensed underย CC BY 2.0
