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Gibuti, il perno della presenza italiana nel Mar Rosso

Gibuti, il perno della presenza italiana nel Mar Rosso

Tra basi militari, operazioni anti-pirateria e progetti infrastrutturali, Gibuti รจ diventato uno snodo cruciale per lโ€™Italia nella difesa delle rotte tra Asia ed Europa

Il 22 dicembre scorso, il Ministro degli Affari Esteri italiano, Antonio Tajani, si รจ recato in visita ufficiale a Gibuti, dove ha tenuto un incontro con il Presidente della Repubblica gibutiana, Ismail Omar Guelleh, e il Ministro degli Esteri, Abdokader Houssein Omar.

Durante il colloquio, Tajani ha manifestato lโ€™interesse italiano a valorizzare la cooperazione nella regione e a rafforzare i rapporti bilaterali fra i due Paesi. In seguito, ha visitato la base italiana locale, per esprimere i propri auguri per le festivitร .

La visita diplomatica, tuttavia, non va letta come un gesto puramente simbolico e di routine, ma si colloca nella risposta italiana allโ€™instabilitร  del Mar Rosso. Lo stretto di Bab el-Mandeb, su cui si affaccia Gibuti, รจ stato negli ultimi anni teatro di attacchi armati dei miliziani Houthi al traffico commerciale, limitando la libertร  di transito delle navi. 

La rotta che collega lโ€™Asia con lโ€™Europa passa infatti per questo punto di strozzatura, e le minacce alla navigazione hanno prodotto un aumento dei costi assicurativi e la deviazione di numerose tratte verso il Capo di Buona Speranza, con conseguenze dirette per Paesi come lโ€™Italia. 

Lโ€™instabilitร  del Mar Rosso ha quindi spinto Roma e altre potenze occidentali a rivedere la propria strategia nella regione, al fine di garantire la transitabilitร  delle rotte marittime.

In questo contesto, Gibuti รจ diventato il principale punto di appoggio logistico e militare per le operazioni internazionali anti-pirateria nella regione: il Paese ospita giร  basi militari americane, cinesi, francesi, giapponesi e italiane, mentre altri attori internazionali โ€“ come Germania, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita โ€“ stanno valutando lโ€™apertura di una propria installazione.

Lโ€™influenza italiana in Gibuti: investimenti, Cimic e operazioni anti-pirateria

Comprendendo lโ€™importanza del Paese per la sicurezza dei traffici marittimi, lโ€™Italia ha mantenuto stretti legami con il governo di Gibuti, puntando sulla collaborazione economico-infrastrutturale, su quella civile e militare e mantenendo una presenza fissa con la Base militare italiana di supporto (Bmis).ย 

Inoltre, lโ€™Italia รจ riuscita, tramite le proprie imprese, a inserirsi in programmi di importanza regionale. Fra questi, vi รจ lโ€™ambizioso piano di sviluppo โ€œDjibouti Vision 2035โ€, che mira a trasformare il Paese in un centro economico e logistico a livello continentale, attraverso grandi progetti infrastrutturali e la creazione della piรน grande zona franca dellโ€™intera Africa.ย 

Secondo il programma, Gibuti dovrebbe aprirsi ulteriormente alla cooperazione internazionale per la costruzione di infrastrutture logistiche piรน avanzate. Cinesi ed emiratini si sono giร  inseriti, attraverso la realizzazione dei nuovi porti di Gibuti City, Ghoubet e Tadjourah, vitali per il ruolo gibutiano di hub marittimo regionale

Anche Roma vuole far parte del progetto. Benchรฉ il Paese del Corno non rientri fra i beneficiari del Piano Mattei, durante la visita il ministro Tajani si รจ espresso a riguardo, dicendo: ยซpossiamo fare molto di piรน, soprattutto nei settori agricolo e industrialeยป. Lo sviluppo agricolo e la lotta alla desertificazione sono infatti due delle basi del programma gibutiano, dove lo Stato italiano puรฒ inserirsi tramite il suo know-how e firmare nuovi accordi di cooperazione

Accanto alla dimensione economica, lโ€™Italia mantiene una propria presenza con lโ€™attivitร  diplomatica.ย Roma partecipa come osservatore allโ€™Unione Africana e ha un ruolo allโ€™interno dellโ€™Intergovernmental Authority on Development (Igad), principale forum regionale per la gestione delle crisi e della cooperazione, mentre detiene la co-presidenza dellโ€™Igad Partners Forum (Ipf).

Questa presenza multilaterale consente di accompagnare lโ€™azione italiana in Gibuti nel quadro politico regionale, rafforzando il profilo del Paese come partner attivo e affidabile.

Un ulteriore aspetto รจ la cooperazione civile e militare (Cimic). Nel tempo, Roma ha saputo farne una delle sue principali eccellenze, sfruttando la competenza e la professionalitร  delle proprie task forces per operare in progetti specifici di emergenza o di sostegno alla popolazione locale

La cellula Cimic stanziata in Gibuti si รจ giร  distinta nel proprio impegno sociale per le istituzioni โ€“ come la ristrutturazione della sottoprefettura di Dammerdjog โ€“ e per la popolazione โ€“ come lโ€™addestramento medico fornito al personale dellโ€™ospedale di Balbala e la formazione professionale nella scuola di Arta.

Inoltre, nel Paese resta attivo il programma Miadit, volto alla formazione delle forze di polizia gibutiane e somale da parte di addestratori dellโ€™Arma dei Carabinieri. Questi aiuti acquisiscono un alto valore in termini di soft power, creando relazioni di fiducia con le istituzioni locali e migliorando lโ€™immagine dellโ€™Italia nella popolazione. 

Parallelamente, lโ€™Italia contribuisce alla sicurezza marittima partecipando alle missioni diplomatico-militari europee nel vicino Golfo di Aden, come le operazioni Atalanta e Aspides. Tali iniziative hanno contribuito al libero traffico navale verso il Mar Rosso e verso il porto di Gibuti, rafforzando cosรฌ i rapporti e la propria credibilitร  nella regione. 

La base โ€œAmedeo Guilletโ€

Malgrado la presenza โ€œdiscretaโ€ dellโ€™Italia sul territorio gibutiano, il perno operativo e logistico trova il suo centro nella Base Militare Italiana di Supporto (Bmis), meglio nota come โ€œBase Amedeo Guilletโ€.ย 

Nominata in onore del celebre โ€œComandante Diavoloโ€ che operรฒ negli anni Trenta e Quaranta come tenente e guerrigliero nella regione, i lavori per la sua costruzione iniziarono nel dicembre 2012, e venne inaugurata il 23 ottobre 2013, alla presenza dellโ€™allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Binelli Mantelli.ย 

La base funge da centro logistico per il supporto alle operazioni militari italiane nellโ€™area del Corno dโ€™Africa, oltre che per il personale nazionale in transito a Gibuti o impiegato nelle missioni umanitarie in Somalia. Tramite questa installazione, il contingente italiano puรฒ intervenire in caso di necessitร , proteggendo le rotte mercantili e le navi che transitano nello stretto.

Negli anni, lโ€™Amedeo Guillet ha avuto un ruolo fondamentale per i rifornimenti alle Forze armate impegnate nelle missioni Atalanta, Eutm Somalia ed Eucap Somalia. Di particolare prestigio รจ stata anche lโ€™operazione di evacuazione del personale italiano a Khartoum (Sudan) il 22 aprile 2023, trasferendo fino allโ€™Aeroporto di Ciampino i 96 evacuati.

I due C130 dellโ€™Aeronautica Militare sono partiti proprio da Gibuti, con il supporto logistico e operativo del personale e della task force della Bmis. Infine, nel 2024, la base italiana ha fornito sostegno anche al cacciatorpediniere โ€œCaio Duilioโ€, impegnato nellโ€™Operazione Aspides per la tutela delle rotte mercantili nel Golfo di Aden e nellโ€™Oceano Indiano. 

La centralitร  della Bmis nella strategia nazionale nel Corno dโ€™Africa e nella sicurezza del Mediterraneo allargato รจ stata provata anche dalla visita del ministro Tajani, che si รจ recato nella base per ringraziare il contingente locale del servizio offerto durante lโ€™operazione Aspides.

ยซSenza di voi, ci sarebbero stati enormi danni economici, costi assicurativi e rischi aumentati da Suez a tutto il Mar Rossoยป ha detto Tajani, ricordando che grazie all’intervento della Marina Italiana, ยซsiamo riusciti a permettere a 500 navi mercantili di passare indenniยป.

I limiti e le opportunitร  future

Una presenza in Gibuti permette a Roma di esercitare unโ€™influenza su uno dei principali choke point marittimi tra il Mediterraneo e lโ€™Oceano Indiano. Inoltre, permette di intervenire con maggiore prontezza nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, grazie a unโ€™autonomia operativa che riduce la dipendenza da infrastrutture alleate. 

Dโ€™altro canto, nella regione sono presenti diversi rischi che potrebbero minare il ruolo dellโ€™Italia. Malgrado le operazioni anti-pirateria di diverse potenze occidentali, le capacitร  dei miliziani Houthi di colpire le navi che attraversano lo stretto continuano a minacciare il traffico marittimo e a destabilizzare la sicurezza dellโ€™area. 

Oltre a ciรฒ, a Gibuti sono presenti basi militari di diverse potenze, limitando il margine di manovra di Roma e obbligandola ad accordare il proprio operato con i propri partner, in un contesto di competizione crescente.

In questo quadro, lโ€™Italia deve mantenere una presenza discreta, utilizzando mezzi efficaci ed economicamente sostenibili, coordinando mezzi diplomatici, economici e militari. Negli anni, lโ€™operato Cimic italiano ha permesso di stringere buoni legami con la popolazione locale, mentre gli interventi per la tutela delle rotte internazionali hanno consentito che Gibuti continuasse a crescere come hub centrale per il commercio interoceanico.ย 

In un contesto regionale complesso e altamente strategico come il Corno dโ€™Africa, la presenza italiana in Gibuti rappresenta un modello che puรฒ essere impiegato anche in altri contesti, per preservare gli interessi nazionali, evitando allo stesso tempo atteggiamenti velleitari o neocoloniali. 

La visita di Tajani nel Paese africano ha dunque un valore strategico per il futuro del ruolo di Roma nella regione. In un contesto caratterizzato da instabilitร  crescenti, la presenza italiana diventa uno strumento per assicurare la sicurezza del commercio internazionale e per tutelare gli interessi nazionali oltre i confini del Mediterraneo

Immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Base_militare_italiana_di_supporto_%22Amedeo_Guillet%22#/media/File:MIADIT_Alzabandiera_2.jpg

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Matteo Faini

Matteo Faini

Appassionato da anni di geopolitica, futuro studente di Scienze Internazionali presso l'Universitร  Statale di Milano. Utilizzo un approccio di analisi basato sul realismo e sulla complessitร  degli scenari e degli attori, partendo sia dalla politica estera che da quella interna. Le mie analisi si concentrano sulle aree mediterranea e mediorientale, con un focus particolare sulla Turchia.

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