Dopo tensioni e nuove minacce, nella serata di mercoledì il Presidente Trump ha annunciato al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, un accordo sulla Groenlandia: dunque, niente dazi a partire dal 1° febbraio sui Paesi che avevano inviato truppe sull’Isola a seguito dell’escalation diplomatica-coercitiva imposta dalla Casa Bianca.
L’annuncio è arrivato dopo un colloquio con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, e per ora consiste in un framework, ovvero un quadro, entro il quale dovranno poi essere definiti i dettagli tecnici di una nuova architettura di sicurezza per la Groenlandia e l’intera regione artica.
Nel suo post su Truth, il Presidente ha esplicitamente citato il GOLDEN DOME, ovvero lo Scudo che la Casa Bianca punta a creare nei prossimi anni per difendere l’America dalle minacce missilistiche, balistiche e ipersoniche. In realtà, ancora del GOLDEN DOME non c’è traccia (compresa la componente di intercettori basati nello Spazio, con forti potenzialità offensive, veramente ben lungi dall’essere determinata): dopo l’ordine esecutivo dello scorso anno che dava il via all’iniziativa, infatti, non si ha notizia di contratti concessi all’industria, né ci sono dettagli veri su cosa il GOLDEN DOME dovrà essere.
Con certezza, però, il GOLDEN DOME abbraccerà delle iniziative già in corso e, queste sì, già adesso molto concrete. La prima di queste è il nuovo intercettore antibalistico basato a terra e denominato Next Generation Interceptor (NGI), di cui Lockheed Martin sta portando avanti lo sviluppo.
L’NGI – che affiancherà e poi rimpiazzerà l’attuale GBI (Ground Based Interceptor), schierato in 44 esemplari in silos nelle basi di Fort Greely (Alaska) e Vandenberg (California) – è pensato per affrontare missili balistici a “lungo raggio” (leggi intercontinentali, ICBM) di nuova generazione, ovvero missili dotati di robusti pacchetti di contromisure e profili delle testate di rientro altamente manovranti.
La caratteristica principale dell’NGI è che, a differenza del GBI, sarà dotato di più “kill vehicle” intercettori, in modo tale da massimizzare l’impatto sul/i bersaglio/i. L’obiettivo del Pentagono e della MDA (Missile Defence Agency) è arrivare, entro fine decade, a schierare 64 intercettori: 44 GBI già esistenti e 20 NGI (vedremo se anche in basi diverse oltre Fort Greely e Vandenberg).
La seconda iniziativa riguarda il Glide Phase Interceptor (GPI), il nuovo missile per il contrasto a minacce ipersoniche, il cui sviluppo/realizzazione è stato assegnato a Northrop Grumman. Il GPI, al quale coopera anche il Giappone, è concepito per l’ingaggio di missili ipersonici tipo HGV (Hypersonic Glide Vehicle), ovvero dotati di veicoli plananti, e per essere impiegato dai lanciatori Mk-41 dei sistemi AEGIS delle unità navali di superficie maggiori e dei siti AEGIS ASHORE (la variante terrestre).
La terza iniziativa, invece, è denominata Hypersonic and Ballistic Tracking Space Sensor Satellites (HBTSS) ed è strettamente legata al programma GPI, avendo l’obiettivo di sviluppare una costellazione di satelliti ottici in orbita bassa per il tracciamento continuo delle minacce ipersoniche e balistiche. Nel febbraio 2024, il Pentagono ha annunciato il lancio e la messa in orbita dei primi 2 satelliti prototipici. Il primo è sempre Northrop Grumman.
È chiaro che, considerati questi elementi, la Groenlandia, con la sua posizione rispetto alle rotte delle potenziali minacce, diventa un elemento centrale dello scudo americano, dopo che, peraltro, già nel giugno 2025, il Dipartimento della Difesa ha deciso di spostare la responsabilità della Groenlandia dal Comando Europeo al Comando Nord degli Stati Uniti (NORTHCOM).
In particolare, non è da escludere, tra le altre cose, che gli USA vogliano realizzare sul territorio dell’Isola un sito AEGIS ASHORE dotato dei GPI. Già oggi, ricordiamolo, la Groenlandia ospita la base di Pituffik, dove è schierato il mega radar di early warning Upgraded Early Warning Radar (UEWR), progettato per rilevare e tracciare missili balistici intercontinentali lungo le traiettorie verso il Nord America.
Gli USA, dunque, negozierebbero con la Danimarca, sotto il cappello NATO, che si occuperebbe in generale della sicurezza della regione Artica, un emendamento al Trattato del 1951 per la realizzazione di nuovi siti militari sull’Isola, fuori, appunto, da Pituffik.
L’altra questione, quella delle Materie Prime Critiche (Terre Rare, carbone, grafite, cobalto, uranio, ecc.), di cui è potenzialmente ricco il sottosuolo della Groenlandia, è se vogliamo più semplice.
L’Act on Greenland Self-Government del 2009, tra Danimarca e Groenlandia, riconosce al Governo locale la competenza esclusiva sullo sfruttamento delle proprie risorse minerarie, elemento su cui possono fare leva i progetti di sviluppo minerario dell’Isola dell’Amministrazione Trump, visto che, per inciso, né il Governo locale né tanto meno la Danimarca hanno le tecnologie e le risorse economiche necessarie per la piena valorizzazione del potenziale minerario della Groenlandia.
Insomma, fatta salva la sovranità dell’Isola, la strada per un accordo è ben chiara e tracciata. Com’era logico che fosse.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/10/AI_generated_image_regarding_the_Greenland_Crisis_posted_by_Donald_J._Trump_on_Truth_Social.jpg
