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La forza degli intellettuali ucraini di fronte alla guerra

La forza degli intellettuali ucraini di fronte alla guerra

La forza degli intellettuali ucraini si è irrobustita. Oggi, il loro grido pretende la pace e la libertà, contro ogni forma di guerra.

Da una parte sostanziosa del mondo intellettuale russo, l’Ucraina ha ricevuto sostegno e comprensione. Tutti i pilastri contemporanei della cultura sovietica si sono addolorati per la sofferenza delle vittime. E ognuno di loro ha espresso il proprio sdegno verso la guerra in corso. Così, la forza degli intellettuali ucraini si è irrobustita. Oggi, il loro grido pretende la pace e la libertà, contro ogni forma di violenza.

Gli scrittori ucraini sono quel “brandello di muro” di ungarettiana memoria. Le loro voci, riverberanti anche a livello internazionale, sono colonne che rifiutano la caduta del tempio. E si stringono, senza il minimo pensiero della resa. Non c’è spazio per la titubanza, tantomeno per la paura.

L’intellettuale non possiede armi da fuoco. E molto probabilmente il suo intervento può sembrare irrisorio rispetto alle bombe che piovono sui tetti e sventrano asili e ospedali. Ma personalmente confido molto nella potenza della parola. La parola può comunque colpire e smuovere. Può costruire e demolire. Infatti, tuttora pare che l’unica soluzione plausibile per porre fine al conflitto sia la diplomazia e l’ars oratoria.

Influenzare le coscienze significa essere potenti. E l’intellettuale, almeno fino al secolo scorso, poteva aizzare le masse, mobilitare folle, suscitare sentimenti profondi. Di conseguenza, la voce degli intellettuali ucraini è linfa per la speranza.

La guerra per Kurkov, ucraino che scrive in russo

«Non ce ne andremo, è il nostro Paese. Solo l’amore cura, ma per amare bisogna essere vivi». Parole roventi, rilasciate ad Avvenire. Dichiarazioni che sbriciolano ogni possibile indifferenza. Come la frase scritta nel libro Jimi Hendrix a Leopoli: «Si può sentire la felicità barcollare lungo la strada».

I pensieri di Andrei Kurkov generano ancora più commozione, perché destinati allo strazio dei bambini. Nessuno meglio di lui riesce a immedesimarsi negli occhi dei più piccoli. Del resto, tutta la sua produzione riguarda cinema e romanzi per giovani. «Ufficialmente ci sono già stati 135 bambini uccisi, mentre le cifre reali sono diverse volte superiori. L’educazione dei bambini è già stata colpita dalla pandemia del coronavirus. Ora soffrirà ancora di più a causa della guerra, a causa delle scuole e degli asili distrutti».

Le speranza di Kurkov per il futuro? «Il mio sogno è che l’Ucraina diventi membro dell’Unione Europea e che finalmente sconfigga sia la corruzione che gli altri problemi che hanno reso l’Unione Europea così cauta sulle prospettive europee dell’Ucraina prima della guerra»

Andrukhovych e il russo, una guerra linguistica

Le dichiarazioni di Yuri Andrukhovych a Repubblica non lasciano spazio a possibili interpretazioni. «Oggi tutta la società combatte contro l’invasore. […] Siamo un popolo unito. E per quanto riguarda la lingua. Credo che nel prossimo futuro tutti gli ucraini comunicheranno in una sola lingua: l’ucraino».

Può sembrare secondario o irrilevante, ma anche la lingua gioca un ruolo importante. Secondo lo scrittore ucraino, staccarsi completamente dalla cultura russa è un forte segnale di indipendenza. Nessun legame, nessuna connessione con l’aggressore. Nemmeno una familiarità idiomatica.

«Molte persone che fino a ieri parlavano russo dichiarano che dal 24 febbraio non lo parlano più» rivela lo scrittore. «Più Putin dice che noi non esistiamo come nazione più forte è la volontà di dimostrare che lo siamo. Oggi rinunciare al russo è un mezzo di lotta. […] Il russo è un’arma nelle mani di Putin. La lingua ucraina è un’arma contro Putin».

Zhadan, da scrittore a militare per l’Ucraina

Probabilmente, Serhiy Zhadan è lo scrittore ucraino contemporaneo più conosciuto, anche a livello internazionale. Romanziere di successo, poeta affermato, autore teatrale apprezzato e riconosciuto. Oggi cambia veste e indossa la divisa militare: «Da scrittore a Kharkiv mi sono trasformato in attivista per l’Ucraina». Originario del Donbass, la prima regione ucraina invasa da Putin, ha deciso di schierarsi con l’esercito: «Se me ne andrò sarà solo con l’esercito ucraino. E non vedo alcun motivo per cui debba ritirarsi».

Inoltre, i suoi aiuti non si limitano al fronte. I suoi interventi sono destinati soprattutto ai civili, messi in salvo dai bombardamenti e dalla carestia. Per questo motivo, il comitato tedesco della Fiera internazionale del Libro di Francoforte ha deciso di conferirgli il Premio per la Pace 2022.

La frase di Gogol nelle Anime morte

Ritengo necessario citare Gogol, imponente poeta e scrittore nato in Ucraina ai tempi di Alessandro I, autore delle Anime morte: «La sete di possedere è causa di ogni male: fu per essa che accaddero tutti i fatti che il mondo chiama poco puliti».

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Davide Chindamo

Davide Chindamo

Laureato in Scienze dei Beni Culturali e in Filologia moderna presso l'Università Cattolica di Milano, è un poeta e scrittore, docente e studioso dannunziano. Autore di raccolte poetiche ("Apollo", 2020; "Allegrezza solitaria", 2021; "Dimmi, a cosa stai pensando? - Cento poesie d'amore (2021-2024)", in fase di pubblicazione; "Elegie romane", in fase di pubblicazione), romanzi ("Il trionfo dell'Arte", 2022) e articoli scientifici sulla figura di Gabriele d'Annunzio. Vincitore del Premio Letterario Europeo "Oscar Wilde". Storico collaboratore di Aliseo per la sezione Cultura.

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