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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

I rapporti tra Venezuela e Stati Uniti sono sempre più tesi

I rapporti tra Venezuela e Stati Uniti sono sempre più tesi

Raid, spionaggio e accuse di narcotraffico: la nuova offensiva americana riporta Caracas e Maduro nel mirino della Casa Bianca

Che tra Venezuela e States non corresse buon sangue è cosa nota. Già ai tempi dell’amministrazione Biden l’embargo commerciale deciso da Washington, unito alla decisione di non riconoscere il governo Maduro, aveva pesantemente danneggiato l’economia del Paese sudamericano. 

Con l’amministrazione Trump, però, i tentativi di disgelo voluti da Biden verso la fine del suo mandato sono ormai un lontano ricordo. Negli ultimi mesi la tensione è di nuovo salita fra il governo americano e Caracas, risultato di sottotrame politiche, interessi commerciali e geopolitici.

Il presunto traffico di droga dal Venezuela

Il due settembre scorso l’account ufficiale della Casa bianca, tramite un post su X, annunciò l’affondamento di una barca di narcotrafficanti in acque internazionali, nell’area dei Caraibi. Il video allegato mostrava una piccola barca a motore, carica di persone, colpita da un missile e presto avvolta dalle fiamme.

Il conto dei morti è stato attestato a 11. Trump non ha aspettato molto nel dichiarare che si trattava di terroristi appartenenti al “Tren de Aragua” e che aveva comandato lui stesso l’azione militare. Maduro ha risposto che si trattava di una fake news, arrivando ad accusare gli States di aver generato il video tramite intelligenza artificiale.

Per quanto possa sembrare strano, il Presidente statunitense ha il diritto di approvare tali operazioni belliche. Il War Powers Resolution, stilato nel 1973, concede questa possibilità all’inquilino della Casa Bianca, a patto che entro 48 ore venga fatto rapporto al Congresso e l’azione sia ben motivata. Per farlo, Trump ha comunque dovuto dichiarare che gli Stati Uniti sono entrati in un conflitto armato contro i cartelli della droga latino americani. 

Nel frattempo, a oggi gli attacchi sono saliti a sei, e le vittime si stimano essere 27. La quinta operazione ha ucciso sei persone e ha colpito una nave appena fuori dalle acque venezuelane. Non ci sono prove che l’imbarcazione stesse trasportando droga come dichiarato da Trump.

La Casa Bianca si è sempre giustificata dicendo che sono operazioni necessarie per impedire alla droga, specialmente il Fentanyl, di entrare nel Paese. Inoltre, Trump si è spinto a dire che per ogni nave affondata si salvano 25 mila americani.

Le azioni della Cia in Venezuela

Sono filtrate ancora meno notizie sull’attività della Central intelligence agency (Cia) sul territorio venezuelano. È comunque singolare, e non capitava da diversi anni, che un Presidente americano dichiarasse candidamente che l’agenzia statunitense ha l’autorizzazione di operare sul territorio di uno Stato con cui non è in guerra.  

Il Presidente ha spiegato che l’obiettivo è quello di bloccare il trasporto di droga negli Stati Uniti e di rallentare il flusso di migranti provenienti dalle prigioni venezuelane. Operazioni che, stando a quanto detto da Trump e i suoi collaboratori, avrebbero il compito di salvaguardare la sicurezza degli americani. 

Impossibile, però, non vedere che queste notizie, unite agli attacchi alle imbarcazioni dei presunti trafficanti, facciano enorme pressione al governo di Maduro. Si sa pochissimo sulle operazioni che la Cia sta svolgendo nel Paese sudamericano, ma è probabile che stiano finanziando i gruppi di oppositori del presidente e stiano compiendo operazioni di spionaggio, oltre ad altre operazioni clandestine.

Alla domanda, posta da un giornalista durante una conferenza stampa, se la Cia avesse l’autorizzazione ad assassinare Maduro, Trump ha dichiarato di non voler rispondere. Già ai tempi di Biden gli States avevano fissato una taglia di 50 milioni di dollari per l’arresto del Presidente venezuelano.

Si trattava di una posizione in linea con l’accusa degli Stati Uniti secondo la quale il Venezuela altro non sarebbe che un grande cartello della droga mascherato da Stato. I brogli con cui Maduro avrebbe vinto le ultime elezioni ne sarebbero la conferma.

Chi è Maria Corina Machado

A complicare un quadro già intricato è arrivato il Nobel per la pace a Maria Corina Machado, storica oppositrice di Maduro. Non a caso Trump è stato inizialmente scottato per non essere stato scelto. Aveva esplicitamente dichiarato di puntare al premio e di voler far cessare la guerra in Palestina anche per questo motivo. È stato però contattato dalla Machado e le ha fatto le sue congratulazioni.

Il Presidente ha detto ai giornalisti che Machado ha ricambiato i complimenti e ha sostenuto che il vincitore sarebbe dovuto essere lui. È evidente che il Tycoon abbia trovato una validissima sponda nella sua sfida a Maduro. 

Una premio Nobel tornata al centro del dibattito che, grazie alla sua vittoria, dopo un periodo lontana dai riflettori, ha compattato il fronte interno contro il Presidente venezuelano, ed è tornata a parlare della necessità di ribaltare il suo governo. Negli anni, Machado ha sostenuto diversi tentativi di golpe, poi falliti. 

Nel frattempo, la politica ha ringraziato Trump per i suoi attacchi alle navi con un lunghissimo post su instagram e ha invocato un suo intervento più deciso per porre fine al governo di Maduro.

Maria Corina Machado

Cosa c’è di vero nelle accuse di Trump

Non tutti gli attacchi del Presidente degli States a Maduro e al Venezuela sono accurati. Molti sono preoccupati della sua decisione, presa in piena autonomia, di affondare imbarcazioni in acque internazionali, soprattutto perché non sempre è stato possibile accertare che fossero trafficanti di droga. 

Mentre la mozione tentata dai Democratici al Congresso per bloccare queste iniziative di Trump è fallita, Maduro ha dichiarato più volte che vuole evitare l’escalation e ha ripetuto che vuole mantenere la pace. Il Tycoon ha risposto che è l’ovvia reazione di chi teme la potenza degli States, così come dovrebbe essere.

Va anche osservato che il Venezuela non è uno dei più grandi produttori e trafficanti di droga. Come riportato dal World drug report delle Nazioni unite, pubblicato nel 2023, i principali Paesi che riforniscono la tratta di droga si concentrerebbero nella foresta pluviale brasiliana, in Perù, in Bolivia ed in Colombia, oltre ovviamente al Messico.

Secondo altri, la grande pressione su Maduro servirebbe ad arginare l’espansione economica cinese nel Paese e attraverso il Canale di Panama. Gli accordi presi da Maduro con Pechino lo scorso anno hanno riguardato non solo molti settori dell’economia, ma anche delle infrastrutture, dell’agricoltura e della Difesa.

Proprio la penetrazione dell’influenza cinese nel Paese potrebbe essere un tema sottovalutato per comprendere la crisi tra Venezuela e Stati Uniti.  Avere i Cinesi di fronte alla porta di casa è contrario alla celebre dottrina Monroe, e Trump si è sempre dimostrato sensibile al rispetto della propria zona di influenza. 

Foto in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c8/Donald_Trump_%2825218642186%29.jpg; Foto nell’articolo presenti nell’articolo: 1) https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/51/Mariacorinamachado2.jpg

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Lorenzo Della Peruta

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