A seguito della scadenza, il 27 aprile, della tregua tra Israele e Libano, promossa dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lโaeronautica israeliana ha ripreso con maggiore intensitร i bombardamenti nel sud del Paese, fino al fiume Litani e sui quartieri meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah.
La ripresa delle ostilitร conferma la volontร del Primo ministro Benjamin Netanyahu di mantenere aperti piรน fronti, dal Libano allโIran, passando per Gaza, Yemen e Siria, e Cisgiordania.
Questa โguerra permanenteโ appare meno legata a necessitร militari che a una logica politica.
Consente infatti di rinviare questioni interne fondamentali per Israele, come il confronto sulla riforma della giustizia, sulle responsabilitร dellโattacco del 7 ottobre e sulla crescente frammentazione interna tra laici, sionisti religiosi e ultraortodossi.
Il โconflitto negli apparatiโ indebolisce Israele
Oltre alle critiche internazionali, le prime voci contrarie alla โguerra senza fineโ emergono dagli stessi apparati di sicurezza, consapevoli dei limiti di uno sforzo bellico prolungato.
Tra i principali critici figurano il Mossad e alcuni settori delle Idf. Tuttavia, queste tensioni non sono una conseguenza della guerra, bensรฌ ne rappresentano una causa profonda.
I primi malumori risalgono al 2018, con le critiche di alcuni ufficiali alla Legge Fondamentale sullo Stato-nazione, voluta da Netanyahu.
Tale legge consolida il carattere ebraico di Israele, descritto come: โStato nazionale del popolo ebraicoโ. Verso questa spinta nazional-religiosa, si รจ opposto in maniera velata lโallora Capo di Stato Maggiore dellโIdf, Gadi Eizenkot.
Egli richiamava il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini evidenziando il contributo delle minoranze nelle Idf, come gli arabi israeliani, ben integrati e con elevati tassi di arruolamento.
In particolare tra di essi, i drusi, vantano un tasso di arruolamento superiore allโ80%, mentre circa il 30% sceglie la permanenza nelle file dellโesercito.
Un secondo punto di rottura lo si ha nellโestate del 2023. A seguito della presentazione di una nuova riforma giudiziaria, voluta da Bibi per imbrigliare la Corte Suprema, migliaia di membri delle Idf e della riserva hanno partecipato alle infuocate proteste di piazza.
Queste componenti delle forze di sicurezza, tradizionalmente laiche, ashkenazite e moderate sono consapevoli di quale sia il progetto politico dellโesecutivo Netanyahu.
Per Bibi lโindebolimento della Corte Suprema รจ funzionale alla risoluzione dei propri guai giudiziari, per i sionisti religiosi cappeggiati da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, Ministri della Sicurezza Nazionale e delle Finanze, rappresenta la rimozione del principale vincolo allโespansione degli insediamenti in Cisgiordania.
Negli ambienti ultraortodossi invece incide positivamente su un tema sensibile come la coscrizione degli haredim.
La terza fase di crisi si materializza nel maggio 2025, quando il governo decide di occupare totalmente la Striscia di Gaza e di eliminare tutte le sacche di resistenza ancora presenti. Linea fagocitata dallโala estremista, ma osteggiata dai vertici sia delle Idf che dello Shin Bet.
Tanto per Ronen Bar quanto per Herzi Halevi, allโepoca rispettivamente a capo dello Shin Bet e dello Stato maggiore, lโoccupazione di Gaza era considerata unโopzione controproducente per gli interessi di Israele, ma questo non ha impedito al governo di spingere entrambi alle dimissioni.
Cosรฌ facendo Bibi ha potuto designare un nuovo Capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, piรน vicino alle posizioni del governo ed estraneo alla catena di comando di Halevi.
Zamir sposava lโidea di fondo dellโOperazione Carri di Gedeone, ma a differenza dellโesecutivo credeva piรน efficace lโaccerchiamento dei maggiori centri urbani di Gaza al fine di fiaccarne la resistenza, martellandoli al contempo con lโaviazione.
Anche in questo caso, le divergenze tra politica e vertici militari hanno alimentato nuove frizioni, a conferma di una crescente politicizzazione degli apparati e del loro uso sempre piรน strumentale, spesso a favore di interessi particolari piรน che di una visione unitaria dello Stato ebraico.
Netanyahu โsotto scaccoโ della destra messianica?
A partire dal novembre 2022, Netanyahu guida una coalizione definita da molti come โla piรน a destra della storia del Paeseโ. Allโinterno sono presenti i giร citati Smotrich e Ben-Gvir leader rispettivamente dei partiti Religius Zionism e Otzma Yehudit i quali, insieme, contano ben 14 deputati alla Knesset.
Essi si discostano dal sionismo di matrice laica e interpretano lo Stato dโIsraele in chiave quasi teocratica.
La natura stessa dello Stato e la definizione dei suoi confini vengono ricondotti alle sacre scritture, mentre le operazioni militari contro i vicini arabi assumono un valore che trascende la sicurezza, configurandosi come parte di una missione di matrice religiosa.
Entrambi ritengono che i territori della Cisgiordania siano la patria ancestrale del popolo ebraico, definiti dalle sacre scritture Giudea e Samaria e come tali devono essere interamente occupate ed annesse ad Israele.
Una volta al governo, Smotrich e Ben-Gvir hanno avviato diversi progetti infrastrutturali, securitari e di pianificazione territoriale, i quali ammontano in tre anni a circa tre miliardi di dollari, per lโampliamento degli insediamenti e hanno inoltre continuato a giustificare le crescenti violenze dei coloni.
Sebbene Bibi non abbia mai espresso particolari simpatie verso il popolo palestinese, i suoi orizzonti politici non prevedevano nรฉ lโampliamento delle colonie nรฉ lโannessione della Cisgiordania, anchโessa ritenuta da diversi membri dellโesercito e dello Shin Bet โun suicidioโ.
Uno di questi, il giร citato Bar, รจ stato sostituito anche per via di queste posizioni, in favore di David Zini, uomo vicino alla linea messianica e promotore di una postura intransigente verso i palestinesi della West Bank.
In virtรน del ruolo decisivo dei sionisti religiosi per la nascita e sopravvivenza del proprio governo, Netanyahu ha avallato piรน volte le richieste di questi ultimi in cambio del loro sostegno, anche al costo dellโerosione della stabilitร delle forze di sicurezza e della societร israeliana.
Si configura cosรฌ un doppio vincolo: inizialmente necessari per formare il governo, essi sono diventati una leva costante di pressione.
Allo stesso tempo, la postura particolarmente bellicosa di questi partiti offre a Netanyahu una via per rinviare una questione centrale: la definizione di una strategia di medio-lungo periodo sulla questione palestinese.
Pare quindi non del tutto improbabile che il ricatto posto in essere dai sionisti religiosi sia per Bibi unโautentica โmanna dal cieloโ.
Gli haredim; lโelemento demografico che pesa sulla sicurezza
Un ulteriore pezzo dellโeterogeneo mosaico israeliano sono gli haredim, anche noti come ultraortodossi. Essi, oltre a offrire un appoggio esterno al Governo Netanyahu tramite il Partito Shas, pongono lโaccento su un nodo strutturale ed esistenziale per Israele, ossia la sicurezza.
Nel 1948, il Primo ministro David Ben-Gurion e il rappresentante haredi Yitzhak-Meir Levin stabilirono, tramite un accordo, lโesenzione degli ultraortodossi dal servizio militare secondo il principio del Torato Umanuto.
Esso prevedeva lโesenzione dal servizio nelle Forze armate a condizione che lo studio della Torah fosse la loro unica professione.
Questo venne deciso per evitare ulteriori spaccature interne al nascente Stato di Israele, concentrato nella lotta per la propria sopravvivenza.
Oggi tuttavia questo principio viene messo in discussione, tanto da Netanyahu quanto dai sionisti laici poichรฉ gli haredim, oltre a non prestare servizio militare sono esclusi in larga parte dal mercato del lavoro, in virtรน dellโestremo isolamento intenzionale di questโultimi rispetto alla societร israeliana.
Un ulteriore fattore di problematicitร legato al mondo ultraortodosso รจ lโincredibile tasso di feconditร di questโultimo.
Negli ultimi anni, in media, una donna haredi partorisce circa sei figli, un dato che doppia abbondantemente il tasso di feconditร medio israeliano che รจ di circa tre figli per donna.
Esso rappresenta un problema strutturale, poichรฉ Israele non solo lega la propria difesa a un esercito di coscritti, ma รจ costretto a osservare oramai da anni il proliferare di una comunitร che contribuisce molto marginalmente allo sforzo securitario pur essendone grande beneficiaria.
Lo scontro tra governo, parti dellโapparato statale e comunitร haredi รจ aperto e a partire dallโestate 2026, in virtรน di una sentenza della Corte Suprema del 2024, le Idf potranno estendere lโarruolamento anche a parte della popolazione ultraortodossa maschile.
Tuttavia tale linea, voluta dalle istituzioni e da parti del governo, rischia di incrinare ulteriormente i rapporti tra societร israeliana e comunitร haredi, le quali ad oggi rappresentano circa il 14% della popolazione, candidandosi non piรน solo al ruolo di agente di pressione, ma a vero e proprio fattore di cambiamento dei canoni politici, religiosi e culturali israeliani.
La posta in gioco
Israele รจ oggi attraversato da una tensione strutturale in cui le esigenze di sicurezza esterne divengono utili a compensare le fratture interne sempre piรน profonde.
La convergenza tra leadership politica, apparati di sicurezza e componenti religiose del sistema ha prodotto un equilibrio estremamente instabile.
In questo quadro, la โguerra senza fineโ รจ il riflesso di una โpolitica senza sintesiโ, incapace di definire un orizzonte strategico condiviso.
Le divisioni tra laici, messianici e haredim, insieme alla politicizzazione degli apparati, non rappresentano piรน soltanto linee di frattura, ma elementi costitutivi del sistema che rischiano di trascinare Israele in una sempre maggiore polarizzazione interna.
Il futuro dello Stato ebraico quindi sembra cosรฌ dipendere da un delicato e complesso passaggio di ricomposizione delle tensioni interne.
Immagine in evidenza: wikimedia commons; Immagini presenti nell’articolo:https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Flickr_-Israel_Defense_Forces–Druze%22Herev%22_Battalion_Training.jpg, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Operation_Gideon%27s_Chariots_36.webp#file, content/uploads/2024/11/Haredi_Orthodox_Jewish_Couples_at_Bus_Stop_-Outside_Old_City-_Jerusalem_5684561290.jpeg
