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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

Il fronte interno di Israele alla prova della guerra permanente

Il fronte interno di Israele alla prova della guerra permanente

La โ€œguerra senza fineโ€ di Netanyahu tiene insieme il governo, ma aggrava le tensioni tra esercito, destra messianica e ultraortodossi

A seguito della scadenza, il 27 aprile, della tregua tra Israele e Libano, promossa dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, lโ€™aeronautica israeliana ha ripreso con maggiore intensitร  i bombardamenti nel sud del Paese, fino al fiume Litani e sui quartieri meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah.

La ripresa delle ostilitร  conferma la volontร  del Primo ministro Benjamin Netanyahu di mantenere aperti piรน fronti, dal Libano allโ€™Iran, passando per Gaza, Yemen e Siria, e Cisgiordania.

Questa โ€œguerra permanenteโ€ appare meno legata a necessitร  militari che a una logica politica.

Consente infatti di rinviare questioni interne fondamentali per Israele, come il confronto sulla riforma della giustizia, sulle responsabilitร  dellโ€™attacco del 7 ottobre e sulla crescente frammentazione interna tra laici, sionisti religiosi e ultraortodossi.

Il โ€œconflitto negli apparatiโ€ indebolisce Israele

Oltre alle critiche internazionali, le prime voci contrarie alla โ€œguerra senza fineโ€ emergono dagli stessi apparati di sicurezza, consapevoli dei limiti di uno sforzo bellico prolungato.

Tra i principali critici figurano il Mossad e alcuni settori delle Idf. Tuttavia, queste tensioni non sono una conseguenza della guerra, bensรฌ ne rappresentano una causa profonda.

I primi malumori risalgono al 2018, con le critiche di alcuni ufficiali alla Legge Fondamentale sullo Stato-nazione, voluta da Netanyahu.

Tale legge consolida il carattere ebraico di Israele, descritto come: โ€œStato nazionale del popolo ebraicoโ€. Verso questa spinta nazional-religiosa, si รจ opposto in maniera velata lโ€™allora Capo di Stato Maggiore dellโ€™Idf, Gadi Eizenkot.

Egli richiamava il principio di uguaglianza tra tutti i cittadini evidenziando il contributo delle minoranze nelle Idf, come gli arabi israeliani, ben integrati e con elevati tassi di arruolamento.

In particolare tra di essi, i drusi, vantano un tasso di arruolamento superiore allโ€™80%, mentre circa il 30% sceglie la permanenza nelle file dellโ€™esercito.

Soldati del battaglione druso “Herev” delle Forze di Difesa Israeliane in addestramento

Un secondo punto di rottura lo si ha nellโ€™estate del 2023. A seguito della presentazione di una nuova riforma giudiziaria, voluta da Bibi per imbrigliare la Corte Suprema, migliaia di membri delle Idf e della riserva hanno partecipato alle infuocate proteste di piazza.

Queste componenti delle forze di sicurezza, tradizionalmente laiche, ashkenazite e moderate sono consapevoli di quale sia il progetto politico dellโ€™esecutivo Netanyahu.

Per Bibi lโ€™indebolimento della Corte Suprema รจ funzionale alla risoluzione dei propri guai giudiziari, per i sionisti religiosi cappeggiati da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, Ministri della Sicurezza Nazionale e delle Finanze, rappresenta la rimozione del principale vincolo allโ€™espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Negli ambienti ultraortodossi invece incide positivamente su un tema sensibile come la coscrizione degli haredim.

La terza fase di crisi si materializza nel maggio 2025, quando il governo decide di occupare totalmente la Striscia di Gaza e di eliminare tutte le sacche di resistenza ancora presenti. Linea fagocitata dallโ€™ala estremista, ma osteggiata dai vertici sia delle Idf che dello Shin Bet.

Tanto per Ronen Bar quanto per Herzi Halevi, allโ€™epoca rispettivamente a capo dello Shin Bet e dello Stato maggiore, lโ€™occupazione di Gaza era considerata unโ€™opzione controproducente per gli interessi di Israele, ma questo non ha impedito al governo di spingere entrambi alle dimissioni.

Cosรฌ facendo Bibi ha potuto designare un nuovo Capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, piรน vicino alle posizioni del governo ed estraneo alla catena di comando di Halevi.

Zamir sposava lโ€™idea di fondo dellโ€™Operazione Carri di Gedeone, ma a differenza dellโ€™esecutivo credeva piรน efficace lโ€™accerchiamento dei maggiori centri urbani di Gaza al fine di fiaccarne la resistenza, martellandoli al contempo con lโ€™aviazione.

Anche in questo caso, le divergenze tra politica e vertici militari hanno alimentato nuove frizioni, a conferma di una crescente politicizzazione degli apparati e del loro uso sempre piรน strumentale, spesso a favore di interessi particolari piรน che di una visione unitaria dello Stato ebraico.

Soldati israeliani impegnati in operazioni di combattimento a Gaza

Netanyahu โ€œsotto scaccoโ€ della destra messianica?

A partire dal novembre 2022, Netanyahu guida una coalizione definita da molti come โ€œla piรน a destra della storia del Paeseโ€. Allโ€™interno sono presenti i giร  citati Smotrich e Ben-Gvir leader rispettivamente dei partiti Religius Zionism e Otzma Yehudit i quali, insieme, contano ben 14 deputati alla Knesset.

Essi si discostano dal sionismo di matrice laica e interpretano lo Stato dโ€™Israele in chiave quasi teocratica.

La natura stessa dello Stato e la definizione dei suoi confini vengono ricondotti alle sacre scritture, mentre le operazioni militari contro i vicini arabi assumono un valore che trascende la sicurezza, configurandosi come parte di una missione di matrice religiosa.

Entrambi ritengono che i territori della Cisgiordania siano la patria ancestrale del popolo ebraico, definiti dalle sacre scritture Giudea e Samaria e come tali devono essere interamente occupate ed annesse ad Israele.

Una volta al governo, Smotrich e Ben-Gvir hanno avviato diversi progetti infrastrutturali, securitari e di pianificazione territoriale, i quali ammontano in tre anni a circa tre miliardi di dollari, per lโ€™ampliamento degli insediamenti e hanno inoltre continuato a giustificare le crescenti violenze dei coloni. 

Sebbene Bibi non abbia mai espresso particolari simpatie verso il popolo palestinese, i suoi orizzonti politici non prevedevano nรฉ lโ€™ampliamento delle colonie nรฉ lโ€™annessione della Cisgiordania, anchโ€™essa ritenuta da diversi membri dellโ€™esercito e dello Shin Bet โ€œun suicidioโ€.

Uno di questi, il giร  citato Bar, รจ stato sostituito anche per via di queste posizioni, in favore di David Zini, uomo vicino alla linea messianica e promotore di una postura intransigente verso i palestinesi della West Bank.

In virtรน del ruolo decisivo dei sionisti religiosi per la nascita e sopravvivenza del proprio governo, Netanyahu ha avallato piรน volte le richieste di questi ultimi in cambio del loro sostegno, anche al costo dellโ€™erosione della stabilitร  delle forze di sicurezza e della societร  israeliana.

Si configura cosรฌ un doppio vincolo: inizialmente necessari per formare il governo, essi sono diventati una leva costante di pressione.

Allo stesso tempo, la postura particolarmente bellicosa di questi partiti offre a Netanyahu una via per rinviare una questione centrale: la definizione di una strategia di medio-lungo periodo sulla questione palestinese.

Pare quindi non del tutto improbabile che il ricatto posto in essere dai sionisti religiosi sia per Bibi unโ€™autentica โ€œmanna dal cieloโ€.

Gli haredim; lโ€™elemento demografico che pesa sulla sicurezza

Un ulteriore pezzo dellโ€™eterogeneo mosaico israeliano sono gli haredim, anche noti come ultraortodossi. Essi, oltre a offrire un appoggio esterno al Governo Netanyahu tramite il Partito Shas, pongono lโ€™accento su un nodo strutturale ed esistenziale per Israele, ossia la sicurezza.

Nel 1948, il Primo ministro David Ben-Gurion e il rappresentante haredi Yitzhak-Meir Levin stabilirono, tramite un accordo, lโ€™esenzione degli ultraortodossi dal servizio militare secondo il principio del Torato Umanuto.

Esso prevedeva lโ€™esenzione dal servizio nelle Forze armate a condizione che lo studio della Torah fosse la loro unica professione.

Questo venne deciso per evitare ulteriori spaccature interne al nascente Stato di Israele, concentrato nella lotta per la propria sopravvivenza.

Oggi tuttavia questo principio viene messo in discussione, tanto da Netanyahu quanto dai sionisti laici poichรฉ gli haredim, oltre a non prestare servizio militare sono esclusi in larga parte dal mercato del lavoro, in virtรน dellโ€™estremo isolamento intenzionale di questโ€™ultimi rispetto alla societร  israeliana.

Gruppo di ebrei ultraortodossi

Un ulteriore fattore di problematicitร  legato al mondo ultraortodosso รจ lโ€™incredibile tasso di feconditร  di questโ€™ultimo.

Negli ultimi anni, in media, una donna haredi partorisce circa sei figli, un dato che doppia abbondantemente il tasso di feconditร  medio israeliano che รจ di circa tre figli per donna.

Esso rappresenta un problema strutturale, poichรฉ Israele non solo lega la propria difesa a un esercito di coscritti, ma รจ costretto a osservare oramai da anni il proliferare di una comunitร  che contribuisce molto marginalmente allo sforzo securitario pur essendone grande beneficiaria.

Lo scontro tra governo, parti dellโ€™apparato statale e comunitร  haredi รจ aperto e a partire dallโ€™estate 2026, in virtรน di una sentenza della Corte Suprema del 2024, le Idf potranno estendere lโ€™arruolamento anche a parte della popolazione ultraortodossa maschile.

Tuttavia tale linea, voluta dalle istituzioni e da parti del governo, rischia di incrinare ulteriormente i rapporti tra societร  israeliana e comunitร  haredi, le quali ad oggi rappresentano circa il 14% della popolazione, candidandosi non piรน solo al ruolo di agente di pressione, ma a vero e proprio fattore di cambiamento dei canoni politici, religiosi e culturali israeliani.

La posta in gioco

Israele รจ oggi attraversato da una tensione strutturale in cui le esigenze di sicurezza esterne divengono utili a compensare le fratture interne sempre piรน profonde.

La convergenza tra leadership politica, apparati di sicurezza e componenti religiose del sistema ha prodotto un equilibrio estremamente instabile.

In questo quadro, la โ€œguerra senza fineโ€ รจ il riflesso di una โ€œpolitica senza sintesiโ€, incapace di definire un orizzonte strategico condiviso.

Le divisioni tra laici, messianici e haredim, insieme alla politicizzazione degli apparati, non rappresentano piรน soltanto linee di frattura, ma elementi costitutivi del sistema che rischiano di trascinare Israele in una sempre maggiore polarizzazione interna.

Il futuro dello Stato ebraico quindi sembra cosรฌ dipendere da un delicato e complesso passaggio di ricomposizione delle tensioni interne.

Immagine in evidenza: wikimedia commons; Immagini presenti nell’articolo:https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Flickr_-Israel_Defense_ForcesDruze%22Herev%22_Battalion_Training.jpg, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Operation_Gideon%27s_Chariots_36.webp#file, content/uploads/2024/11/Haredi_Orthodox_Jewish_Couples_at_Bus_Stop_-Outside_Old_City-_Jerusalem_5684561290.jpeg

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Marco Benedetti

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