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Il lungo biennio di crisi della Germania e la fine del “sincretismo tedesco”

La Germania e le sue molteplici crisi: politica, economica, geopolitica. Berlino fatica a trovare una direzione, mentre tornano a affiorare le (molte) anime del Paese dopo la pace sociale dell'era Merkel

Il 24 febbraio 2022 è stato uno spartiacque decisivo della storia d’Europa nel periodo post-1945 e post-1989 anche per gli impatti che l’invasione dell’Ucraina ha prodotto sulla traiettoria strategica del Paese chiave della parte occidentale del Vecchio Continente, la Germania. Chiamata dall’ingresso delle truppe di Vladimir Putin in Ucraina a una serie di scelte esistenziali che, a cascata, hanno portato alla stratificazione delle crisi per Berlino.

Il primo, decisivo tagliando per lo stato di salute della nazione tedesca sarà il prossimo giugno. Le elezioni europee potrebbero, allo stato attuale delle cose, segnare la durissima bocciatura della coalizione tripartitica, la prima della storia repubblicana tedesca, tra Spd (socialdemocratici), Verdi e Fdp (Liberali).

La cosiddetta “Coalizione Semaforo” guidata da Olaf Scholz che è ascesa al potere nel dicembre 2021 dovendo ereditare la leadership di Angel Merkel ha dovuto fare del governo dell’emergenza la sua cifra esistenziale. Ad oggi Spd, Verdi e Liberali veleggiano quindici punti sotto i risultati delle elezioni 2021, con la prima attorno al 15%, i Verdi tra il 10 e il 13% e i Liberali tra il 4 e il 5% nei sondaggi.

La Cdu-Csu popolare post-Merkel domina saldamente i sondaggi e in mezzo è da segnalare il boom dei nazional-conservatori di Alternative fur Deutschland. Il volo di Afd ha molto a che fare con il contesto geopolitico venutosi a creare per la Germania dopo la guerra in Ucraina e ne riassume le faglie esistenziali.

Afd contesta la rottura con la Russia, agita la rivolta dei Lander orientali dell’ex Germania socialista colpiti dall’austerità energetica, rinfaccia a Scholz il crollo del sistema fondato sulla terna dei bassi costi energetici, della deflazione salariale e dell’austerità imposta all’Europa che Merkel e Scholz dopo la pandemia, quando governavano da cancelliera e Ministro delle Finanze il Paese nell’ultima grande coalizione Cdu-Spd, hanno gradualmente demolito.

Il partito spinge sulla protesta della Germania “profonda” alimentata dall’azione dimostrativa degli agricoltorimette in discussione il tradizionale bipolarismo tedesco. In un concetto, nella sua ascesa si condensano tutte le problematiche che la crisi d’Ucraina ha fatto venire al pettine.

Sondaggi aggregati per le prossime elezioni tedesche, che sottolineano la crescita di Cdu/Csu e Afd a scapito delle tre forze governative

La crisi del sistema Germania

Si è parlato di un “ritorno” della Germania nella storia sotto l’onda dell’esplosione della guerra a Est. La realtà, più concretamente, ha a che fare con la fragilità della progettualità su cui Berlino ha costruito la sua egemonia continentale negli scorsi decenni. Arrivata a identificarsi con la capacità di Angela Merkel di operare un vero e proprio piano di “sincretismo” per far coesistere le varie anime del Paese.

Come primo capo di governo proveniente dalla ex Repubblica Democratica Tedesca e prima donna a ricoprire la carica a Berlino, la Cancelliera ha dedicato parte della sua agenda politica alla promozione di iniziative finalizzate a ridurre il divario economico e produttivo tra le due Germanie.

Nell’ottica di rafforzare la centralità di Berlino nel Vecchio Continente, ha sostenuto governi di coalizione aperti sia ai socialdemocratici (in tre occasioni dal 2005 ad 2021i) che ai liberali (nel periodo 2009-2013) unendo tutti i partiti nel progetto nazionale del consolidamento dei presupposti industriali e sistemici della leadership tedesca passante per l’obiettivo di scaricare i costi sul resto dell’Europa. Il sincretismo tedesco è stato quello tra Lipsia e Monaco, Amburgo e Berlino.

Ma è stato anche il sincretismo di Angela Merkel che è stata capace di far coesistere, semplificando, Mario Draghi e Vladimir Putin. La Cancelliera promotrice dell’austerità ha criticato il quantitative easing keynesiano della Bce dal 2015 salvo sfruttarlo per cavalcare con l’indebolimento dell’euro la crescita delle esportazioni. Al contempo, ha criticato Putin per le mosse in Crimea, imposto sanzioni e, a parole, seguito la linea di Usa. Ma usato con forza l’alleanza energetica con Mosca per consolidare il rafforzamento del sistema-Germania rispetto al resto dell’Europa.

Il piano inclinato dell’Ucraina ha travolto il sistema-Germania facendo emergere tre grandi problematiche. La prima, più evidente: la rottura del compromesso geoeconomico della “GeRussia”. La seconda: il ritorno del problema atavico che terrorizza i tedeschi, l’inflazione. La terza: la subordinazione delle logiche economico-commerciali a quelle militari e strategiche nelle traiettorie dell’Occidente e dell’Europa.

Vladimir Putin e Angela Merkel durante una delle ultime occasioni ufficiali, Mosca (gennaio 2020)

Tutto questo si è sostanziato sul fronte dell’azione del campo occidentale in un ritorno in auge della leadership americana che Angela Merkel ha sempre maltollerato, complici una serie di episodi accumulati negli anni: dal Dieselgate all’ascesa delle regolamentazioni americane su banche come Deutsche Bank, passando per i dazi di Donald Trump, a Berlino è emersa negli anni la consapevolezza che Washington stesse, passo dopo passo, operando una silente guerra economica alla Germania.

Percezione emersa come cogente dopo che Joe Biden ha preso la palla al balzo della rottura euro-russa per varare l’ingegneria industriale dell’Inflation Reduction Act che colpisce al cuore le politiche della Germania per tenere le redini della transizione green e digitale del capitalismo globale.

Dal febbraio 2022 ad oggi, in sostanza, la Germania ha assistito al collasso del suo sistema di sicurezza geoeconomica, costruito con cura nel corso di decenni. L’asse energetico con la Russia è crollato, nonostante le crisi geopolitiche e le reciproche sanzioni. Il modello economico orientato all’export ha dimostrato la sua fragilità di fronte alla crisi energetica, evidenziando limiti precedentemente sottovalutati.

Il Paese è andato in recessione, l’inflazione ha fatto pagare dazio, il massimo tribunale federale di Karlsruhe ci ha messo del suo cassando decine di miliardi di euro dal bilancio federale per presunti trucchi contabili obbligando Scholz a varare una nuova austerità che si è ripercossa sull’Europa con la versione restrittiva del Patto di Stabilità negoziata dal “falco” liberale Christian Lindner, ministro delle Finanze.

Una Germania che dalla strategia passa all’umoralità è una Germania poco lucida. Una Germania poco lucida è una Germania che può prendere scelte sbagliate: e le scelte di Berlino, se errate, anticipano la crisi europea.

La conseguenza è che la Germania torna a dover fare i conti con un’inversione di tendenza che inverte l’equazione degli ultimi anni. Dall’esternalizzare nel resto d’Europa i costi volti a sostenere un modello che, gradualmente, ricuciva le parti del Paese, Berlino deve fare i conti con un sistema in cui è la complessità europea a esaltare la tendenziale multipolarità tedesca.

Chi vuole contenere la Germania torna a fare suo, in forma maliziosa, il motto dello scrittore fracese François Mauriac, reso celebre in italiano da Giulio Andreotti: J’aime tellement l’Allemagne que je suis ravi qu’ill y en ait deux.

Ci sono ancora tante Germanie

Come scritto su True-Newsla cronaca parla di una Germania spaccata in due: “C’è la Germania di governo e quella di protesta. La Germania dei palazzi e quella della periferia. Poi c’è il Paese che prova a spingere sulla transizione green e quello che si preoccupa di come sostenere i costi dell’energia. Inoltre, c’è una Germania che mostra il volto feroce dell’austerità di ritorno a Bruxelles ma è costretta dalla Corte Costituzionale a un autodafé per i conti “truccati” del passato. E, infine, c’è la Germania degli agricoltori in rivolta contro i tagli a cui il governo di Olaf Scholz è stato costretto per coprire i buchi di bilancio”. C’è una Germania spaccata in due elettoralmente, con il nero della Cdu-Csu egemone nei sondaggi nell’ex Germania Ovest e l’Afd che vola a Est.

C’è la spaccatura del sincretismo tedesco, del rapporto di equilibrio con l’Europa, del ruolo di perno geopolitico consolidato con la trazione comunitaria centrata sull’asse franco-tedesco in cui si inseriscono attori interessati ad atlantizzare l’Europa tramite Ucraina, strategie energetiche e escalation militari.

Pressa la Germania, la Polonia assieme al gruppo dei Paesi baltici sul fronte geopolitico; la pressano gli Usa su quello energetico; la pressa l’Olanda che vuole un consolidamento ulteriore dell’austerità di ritorno. La conseguenza è un Paese spaccato che agisce in forma esclusivamente reattiva per una costante crisi di leadership. E in cui un divisionismo strisciante torna a bussare alla porta.

Non è una novità. La Germania, nel corso dei secoli, ha costantemente affrontato la sfida di trovare unità nella sua complessità storica. Dalle lotte tra i feudatari imperiali ai tempi del Cuius regio eius religio successiva alla Riforma Protestante, ad esempio, se ne è accorto già il potere imperiale.

Tuttavia, persino sovrani di grande rilevanza come Federico II di Svevia e Carlo V d’Asburgo hanno sperimentato le tensioni con i principi tedeschi. La disgregazione del Sacro Romano Impero durante l’era napoleonica e la complessa epopea della Prussia di Otto von Bismarck hanno evidenziato il particolarismo come tratto distintivo della politica e della società tedesca, amplificato rispetto al resto d’Europa.

Alice Weidel, co-presidente di Afd; la crescita del partito nell’est del Paese – dove è primo partito in tutte le regioni, ad eccezione di Berlino – sottolinea le spaccature territoriali che agitano la Germania

Nel corso delle due guerre mondiali, la Germania imperiale e il Terzo Reich hanno utilizzato rispettivamente la Weltpolitik e il pangermanesimo revanscista come fattori unificanti per consolidare le differenze interne. Tuttavia, entrambi i progetti si sono infranti con la sconfitta bellica.

Solo dopo la seconda guerra mondiale, nella Repubblica Federale, è stato tentato di creare un modello di sviluppo e un costrutto sociale che potessero fungere da punto di riferimento comune per l’intero Paese.

Invece, a Est, la sindrome della “morte della patria” fu meno avvertita a causa della riscoperta di diverse narrazioni legate alla storia del Paese da parte del regime socialista. Il modello merkeliano ha cercato di unire la complessità al prezzo di una recessione europea e del primato del mercantilismo sulla logica geopolitica. Oggi queste faglie tornano a galla. E si esprimono anche nelle intenzioni di voto.

L’Est tedesco, il più conservatore, il meno ostile alla Russia e il più “austeritario” per il resto dell’Europa è la fucina di una rivolta per ora solo elettorale che mostra molto della crisi del sistema tedesco e evidenzia il malessere della Repubblica Federale. Il cui governo dovrà ricucire e creare nuovi presupposti per un modello di sviluppo inclusivo.

Possibilmente capace di mediare con la sfida per la leadership europea e il difficile rapporto con la potenza guida dell’Occidente, gli Usa, che mettono la Germania al centro di più partite economiche, politiche e strategiche. Non sarà un compito facile. Ma dal risultato di questa partita dipende molto della sfida per la stabilità europea.

Foto in evidenza: By Norbert Nagel – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31836595; Foto nell’articolo: By Gbuvn – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=111821916; By kremlin.ru, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=86898310; By Hermann Luyken – Own work, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=61254242

Andrea Muratore

Classe 1994, analista specializzato in tematiche geopolitiche ed economiche. Ricopre il ruolo di Responsabile analisi presso l'Osservatorio sul Sistema Industriale Strategico Nazionale del Centro Italiano di Strategia e Intelligence. Collabora con InsideOver, True-News e Money.it.

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