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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

Il nuovo paradigma dei conflitti contemporanei, intervista al Gen. Nicola Cristadoro

Il nuovo paradigma dei conflitti contemporanei, intervista al Gen. Nicola Cristadoro

Dalla Russia alla Cina, dalle operazioni informative alla coercizione economica: come cambia la guerra nel XXI secolo e perchรฉ le democrazie sono esposte
<a href="https://aliseoeditoriale.it/author/redazione/" target="_self">Redazione</a>

Redazione

20 Gen, 2026
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20 Gen, 2026

Aliseo: Il concetto di โ€œguerra ibridaโ€ รจ recentemente arrivato al centro del dibattito, sulla scorta delle crescenti tensioni tra Russia e Paesi occidentali. In realtร , parliamo di un approccio ai conflitti che precede lโ€™invasione russa dellโ€™Ucraina. Come possiamo definire la guerra ibrida oggi e quali sono state le sue evoluzioni negli ultimi decenni?

Gen. Cristadoro: Cโ€™รจ da chiedersi se, al giorno d’oggi, abbia ancora senso parlare di Eserciti nel senso tradizionale, intesi come forze militari di grande entitร  numerica per l’uso del territorio in operazioni belliche su larga scala.  Se consideriamo l'”operazione speciale” intrapresa dalla Russia con l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, la risposta sembrerebbe essere affermativa.

Tuttavia, se consideriamo la maggior parte dei conflitti che sono scoppiati o si sono protratti negli ultimi venti anni, questa concezione appare in gran parte superata. Il concetto di โ€œmanovraโ€, tradizionalmente definito come combinazione di fuoco e movimento, allo scopo di guadagnare una posizione vantaggiosa sul nemico e poterlo ingaggiare, oggi deve essere concepito in una prospettiva olistica che comprenda tutti i domini: fisico, cognitivo e cibernetico. Giร  questo aspetto ci indirizza verso il concetto di ibridizzazione della guerra.

Sotto il profilo strettamente correlato allโ€™impiego di unitร  regolari e irregolari sul terreno, lo stesso concetto di “guerra asimmetrica” non รจ piรน sufficiente a spiegare il massiccio ricorso, direi il prevalente ricorso, a metodologie e strumenti che vanno oltre le procedure di combattimento armato, proprio del dominio fisico.

Dal punto di vista dellโ€™impiego di risorse umane, asimmetrici sono stati i conflitti di decolonizzazione in Africa, le campagne Vietcong in Indocina, le azioni delle organizzazioni terroristiche palestinesi contro le forze di sicurezza israeliane, gli attacchi dei talebani e degli affiliati ad Al Qaeda contro la coalizione schierata in Afghanistan…

Oggi รจ piรน corretto parlare di “guerra ibrida“, concetto che ci rimanda con immediatezza alla Russia e non per via dellโ€™attuale conflitto con lโ€™Ucraina. Questa definizione, infatti, รจ stata coniata nel 2002 da William J. Nemeth per descrivere l’insurrezione cecena,  che ha visto la fusione (da cui l’aggettivo “ibrido”) delle tecniche di guerriglia con le moderne tattiche militari, unitamente al diffuso sfruttamento della tecnologia civile: dai telefoni cellulari a Internet.

In un campo di battaglia post-moderno รจ preferibile sostituire le tradizionali unitร  di manovra e di supporto logistico con unitร  di piccole dimensioni, flessibili in termini di schieramento, estremamente mobili, veloci nell’azione e, magari, prive di insegne e distintivi riconducibili alla loro affiliazione e nazionalitร ; in tal modo – ecco lโ€™ibridizzazione –  agevoliamo il principio della โ€œnegabilitร  plausibileโ€ su cui si รจ fondata, ad esempio lโ€™invasione della Crimea da parte russa con gli โ€œomini verdiโ€.

Parliamo, allora, delle forze speciali. Il riferimento alle figure dei “consiglieri militari” americani e sovietici attivi in America Latina, Asia e Africa tra gli anni Sessanta e Ottanta รจ immediato. Se si considerano, poi, gli altri attori che costituiscono le unitร  che combattono negli odierni teatri di guerra, come la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e la stessa Ucraina, accanto alle Forze Speciali, ci sono gruppi paramilitari locali, mercenari, gruppi di civili fedeli all’una o all’altra parte su base etnica e, non ultime, organizzazioni criminali interessate a trarre profitto dai traffici legati al conflitto.

In questo quadro giร  sufficientemente confuso, non bisogna trascurare il ruolo sempre piรน cogente degli hacker di Stato, i “signori della guerra” nel dominio cibernetico, che con le loro competenze e strumenti sempre piรน sofisticati a loro disposizione, rappresentano l’avanguardia dell’infowar. A loro appartiene il dominio della propaganda in tutte le sue forme, e loro รจ la capacitร  di colpire in modo devastante i centri nevralgici dell’economia, della societร  e della politica di uno Stato, compromettendo o neutralizzando le reti informatiche.

Sarร  sempre piรน difficile determinare “chi รจ chi”, e questa premessa fa presagire un’ulteriore evoluzione della guerra futura in una forma di conflitto incontrollabile che in diverse occasioni ho definito “guerra del caos totale“.

Aliseo: Il concetto di guerra ibrida รจ spesso connesso alle attivitร  ostili della Federazione Russa. Mosca ha sicuramente perfezionato questo genere di tecniche negli ultimi anni, con una particolare accelerazione a partire dalla rivoluzione di Maidan. Perchรฉ โ€“ secondo lei โ€“ la Russia ha investito tanto in questo genere di operazioni e come si potrebbe sintetizzare lโ€™approccio russo alla guerra ibrida?

Gen. Cristadoro: Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la Russia ha lottato per trovare e rivendicare il suo posto nell’ordine mondiale. Per mantenere il controllo sugli stati “quasi stranieri”, Mosca avrebbe dovuto esercitare il potere in modo piรน clandestino e occultabile. Le tattiche piรน efficaci attuate dalla Russia per agire nella cosiddetta “zona grigia” sono le operazioni di (dis)informazione e gli attacchi informatici, seguite dalla coercizione politica e dalle operazioni spaziali.

Le info-ops russe continuano ad essere generosamente finanziate, implacabili e prolifiche. L’attivitร  coercitiva diretta contro le strutture socio-politiche in Europa รจ diventata sempre piรน aggressiva nel tempo, in seguito ai tentativi di Putin di bloccare l’espansione della Nato verso est. Anche nello Spazio, la Russia ha dimostrato la sua capacitร  e spregiudicatezza nel prendere di mira gli Stati da cui si sente minacciata, con azioni di disturbo dei segnali Gps durante le esercitazioni militari della Nato, con attacchi contro satelliti commerciali statunitensi e militari alleati.

La prerogativa offerta dalla guerra ibrida, soprattutto agendo in quella che abbiamo chiamato la “zona grigia”, รจ proprio quella di decurtare le proprie azioni, e durante le campagne in Ucraina, laddove possibile, Mosca ha negato strenuamente il proprio coinvolgimento, sfruttando elementi di prossimitร  e ricorrendo all’inganno per eludere le condanne della comunitร  internazionale associate a un’invasione armata convenzionale.

Il Servizio di Sicurezza Interna (Fsb) e il Ministero degli Affari Interni (Mvd), infatti, assunsero il ruolo di dirigere le forze agendo per procura, una tecnica organizzativa iniziata alla fine del secolo scorso e che sarebbe continuata nelle successive operazioni belliche guidate dal Cremlino. Ricordiamo che dal 1999 al 2009 Mosca ha diretto una campagna che ha efficacemente soppresso l’insurrezione islamica in Cecenia e riaffermato il controllo russo della regione. Finchรฉ le guerre potevano tecnicamente essere considerate affari interni, la Russia รจ stata in grado di evitare accuse di aggressione.

Tuttavia, l’indignazione globale sulla scia delle morti civili e il crescente problema dei rifugiati hanno portato le componenti militari e di intelligence di Putin a trasferire il controllo delle operazioni di contro-insurrezione a proxy affidabili: milizie locali e forze paramilitari da schierare al posto delle truppe regolari russe. Nello sviluppo delle loro operazioni, quindi, i russi hanno alternativamente negato il coinvolgimento o minimizzato le dimensioni e le attivitร  delle loro forze.

In particolare, introdussero l’uso della guerra dell’informazione su una scala senza precedenti. Nel conflitto russo-georgiano del 2008, ad esempio, gli agenti russi hanno ampiamente utilizzato la guerra cibernetica e l’intensa propaganda per neutralizzare le opzioni di combattimento dei georgiani e diffamarli sulla stampa come aggressori, accusandoli persino di genocidio.

L’esercito russo ha portato giornalisti nell’area delle operazioni per rafforzare il messaggio della Russia di proteggere la popolazione dall’aggressione georgiana. Mosca ha gestito con cura le trasmissioni televisive sia in patria che nella regione, evidenziando le atrocitร  che i georgiani avrebbero inflitto al popolo dell’Ossezia del Sud.

Queste procedure sono state denominate spetzpropaganda e sono insegnate presso il Dipartimento di Informazione Militare e Lingue Straniere dell’Universitร  Militare del Ministero della Difesa. Come disciplina accademica, si rivolge al personale militare, agli ufficiali dei servizi segreti, ai giornalisti e ai diplomatici. La dottrina specifica che una campagna di informazione รจ multidisciplinare e comprende la politica, l’economia, le dinamiche sociali, l’esercito, l’intelligence, la diplomazia, le operazioni psicologiche, le comunicazioni, l’istruzione e la guerra cibernetica.

In generale, la guerra dell’informazione russa mira a influenzare la coscienza delle masse, sia in patria che all’estero, per condizionarla in vista di uno scontro di civiltร  tra la cultura russa e quella eurasiatica occidentale. Attraverso la manipolazione coordinata dell’intero dominio dell’informazione (giornali, televisione, siti internet, blog e altri media), gli agenti russi tentano di creare una realtร  virtuale nella zona di conflitto che influenza le percezioni o sostituisce la veritร  con versioni che si adattano alla narrazione russa. 

Aliseo: Come emerge dalla pubblicazione del โ€œnon-paperโ€ da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto, lโ€™Italia รจ sicuramente uno dei bersagli delle operazioni ibride russe (e non solo). Nella storia recente esistono casi che riguardano il nostro Paese e che dimostrano quanto possano essere pericolose queste attenzioni malevole? Possiamo tracciare unโ€™evoluzione storica del rischio ibrido per lโ€™Italia negli ultimi decenni?

Gen. Cristadoro: Il bersaglio principale รจ la compagine governativa – con lโ€™eccezione della Lega – per la scelta di schierarsi dalla parte di Kiev e di sostenerne le ragioni contro lโ€™invasione militare russa. In un post dellโ€™ambasciatore russo in Italia pubblicato su Facebook, Mosca esprime il proprio disappunto per quella che definisce โ€œucrainizzazioneโ€ del nostro Paese con una sequenza di affermazioni fondate sulla consueta litania dellโ€™Ucraina โ€œterra di nazistiโ€ che suonano paradossali  in quanto espressione di un regime totalitario

Sulla falsariga di questa tipologia di grossolana propaganda si colloca lโ€™infelice intervento della portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, che รจ arrivata a sostenere che il crollo della Torre dei Conti a Roma, in cui รจ rimasto ucciso un operaio durante i lavori di manutenzione alla struttura, รจ da imputare al sostegno economico e militare fornito dallโ€™Italia allโ€™Ucraina.

Sul suo canale Telegram dice la Zakharova: โ€œFinchรฉ il governo italiano sperpererร  i soldi dei contribuenti, l’Italia crollerร , dall’economia alle torri.โ€ La risposta da Roma non si รจ fatta attendere ed ha sottolineato la volgaritร  di tali insinuazioni, soprattutto in considerazione del fatto che in presenza di una disgrazia non si puรฒ speculare in un modo cosรฌ gretto, nรฉ lโ€™Italia lo ha mai fatto quando la Federazione Russa รจ stata colpita da eventi luttuosi.

I proclami del Cremlino mirino a colpire la โ€œpanciaโ€ degli obiettivi, siano essi la classe politica o la popolazione, per condizionare la โ€œmenteโ€ degli stessi. E tra le casse di risonanza degli agenti di influenza russi troviamo una schiera di intellettuali, accademici, giornalisti e influencer che con le loro interviste, articoli e interventi in ambito pubblico a vario titolo creano confusione culturale e vera e propria disinformazione, sovente con documentari assolutamente privi di argomentazioni sostenibili o anche, semplicemente, di argomentazioni.

E gli effetti sortiti da questa tipologia di operazioni si manifestano in affermazioni perentorie e โ€œgridateโ€ sul web da parte di ferventi russofili, in genere fortemente anti-europeisti, latori di sentimenti anti-Nato e genericamente pseudo-pacifisti.

Si varia dalle opinioni di figure come quelle dei foreign fighters che si arruolano tra le file russe per combattere prima come paramilitari e, successivamente, almeno alcuni, come soldati regolari, a quelle dei detrattori tout-court della guerra, anche quando si tratta di difendere la propria nazione da unโ€™invasione. Dโ€™altra parte, le โ€œquinte colonneโ€ sono sempre esistite e su queste fanno un forte affidamento i propagandisti russi.

Nei messaggi filo-putiniani o anti-Nato che affollano i blog, di fondo emerge una profonda rimozione psicologica delle regole del Diritto Internazionale, su una base puramente emotiva. Coloro che hanno espresso i pensieri riportati appaiono animati da un mix di sentimenti che spaziano da un incrollabile fede nellโ€™obiezione di coscienza, al piรน puro egoismo, alla mera codardia.

Se possiamo condividere il principio per cui la Russia e il popolo russo non devono essere considerati aprioristicamente dei nemici, sarebbe il caso di sottolineare che lo stesso non si puรฒ dire perย Putin e il suo governo, stanti le scelte guerrafondaie e minacciose verso unโ€™Europa percepita come nemica in quanto ostacolo alle attuali velleitร  espansionistiche del Cremlino.

Diventa, allora, estremamente preoccupante tutta lโ€™acredine espressa in primis nei confronti della Nato, ma anche dellโ€™Unione Europea, uniche realtร  in atto lโ€™una e in potenza lโ€™altra, di difendere la sovranitร  territoriale di Paesi di cui, ai nostri concittadini, pare importi poco o nulla. La percezione di una minaccia, infatti, รจ relativa alla sua prossimitร . Certamente la Polonia e i Paesi Baltici, per ragioni storiche e per contiguitร  geografica sentono la pressione delle orde russe sui propri confini piรน di quanto non le possiamo sentire noi.

Ecco, allora, emergere quella forma di egoismo che si manifesta, in modo piuttosto semplicistico, nellโ€™esigenza di non inimicarsi la Russia per non perdere il gas russo e rischiare di restare al freddo o di pagarlo troppo altrove. O, ancora, restando in un quadro di guerra economica (altro elemento caratterizzante della โ€œguerra ibridaโ€), riconducibile alla preoccupata esternazione del commerciante di vini della Costa Smeralda che si lamentava con lo scrivente rimpiangendo i โ€œbei tempiโ€, quando poteva vendere una bottiglia di Cannonau a 200 euro agli oligarchi russi che imperversavano sullโ€™isola.

E questo egoismo trova la sua apoteosi nel cocktail emozionale tra il generico rifiuto di impugnare un arma e il generalizzato atteggiamento pusillanime di coloro che non ritengono di essere vittime di unโ€™invasione in quanto il concetto di Patria non va oltre il pianerottolo della propria abitazione; giร  quanto accade a livello condominiale non sente debba riguardarlo. Ecco la perentorietร  delle frasi che trovano la loro sintesi estrema nellโ€™asserzione โ€œNoi italiani non manderemo mai i nostri figli in guerra.โ€

Va anche detto che il concetto di โ€œDifesaโ€ รจ diverso dal concetto di โ€œguerraโ€ tout-court e la retorica pacifista irrazionale in Italia si fonda su una narrazione fuorviante dei principi costituzionali. Lโ€™articolo 11 della Costituzione recita: โ€œL’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertร  degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di paritร  con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranitร  necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.โ€

Non basta recitare la litania dellโ€™Italia che ripudia la guerra e lรฌ troncare il discorso. La parte razionale che il pacifismo ideologizzato militante omette di considerare รจ che lโ€™Italia ripudia la guerra e, tuttavia, fino a prova contraria, deve potersi difendere.

Aliseo: Rispondere a questo genere di attenzioni per un Paese disabituato al rischio geopolitico risulta particolarmente complicato. Una difficoltร  esasperata dal fatto che le operazioni ibride vanno a colpire molto spesso bersagli non militari. Quali possono essere a suo giudizio delle contromisure che il sistema Paese italiano dovrebbe adottare โ€“ a tutti i livelli โ€“ per mitigare questo genere di rischi?

Gen. Cristadoro: Le prove in tutti i settori dimostrano chiaramente che la Russia e i suoi alleati stanno conducendo una strategia decennale di liminal warfare – una guerra sotto-soglia -, progettata per erodere la coesione, sfruttare le giunture ed esaurire la resilienza degli avversari. Sabotaggio, diversione, spionaggio, disinformazione e manipolazione legale formano un’offensiva coordinata che prospera sull’esitazione occidentale.

La Russia cerca la paritร  per sottrazione, non per modernizzazione, e continuerร  quindi a esportare entropia finchรฉ le democrazie non acquisiranno consapevolezza e coordinamento. Al contrario, le democrazie occidentali, vincolate a cicli elettorali brevi, ridefiniscono troppo spesso le prioritร , mentre Mosca, con la sua peculiaritร  autocratica, mantiene una pressione senza sosta. Esiste un netto squilibrio tra gli sforzi intensi e ben finanziati della Russia e dei suoi alleati per comprendere e influenzare l’Occidente e l’approccio limitato, eccessivamente accademico e lento dell’Occidente allo studio della Russia.

Lโ€™Occidente non puรฒ abbandonare lo Stato di diritto, che รจ il fondamento della sua legittimitร  e forza. Tuttavia, fare costantemente riferimento agli aspetti legali e procedurali mentre gli avversari operano nell’ombra significa rinunciare all’iniziativa. Anche la pressione sui diritti civili e sulla libertร  di parola, cardine della percezione della forza e dei valori occidentali, gioca un ruolo significativo in questo senso. La Nato, l’Ue e i governi nazionali possiedono giร  risorse senza pari in termini di intelligence finanziaria, poteri legali, capacitร  informatiche e portata narrativa. Ciรฒ che manca รจ solo la determinazione a integrarle in una strategia duratura che tratti le minacce ibride come un continuum di guerra piuttosto che come incidenti isolati.

Ribaltare la situazione e colpire la Russia attraverso un’azione ibrida legale รจ possibile. L’Occidente dispone di vaste risorse non adeguatamente impiegate che possono imporre un attrito cognitivo, legale, finanziario e operativo prolungato agli ecosistemi di intelligence russi senza imitare tattiche illecite o prendere di mira la popolazione civile. Queste risorse includono, tra le altre, le ineguagliabili capacitร  di intelligence finanziaria di banche e reti di pagamento, che consentono di identificare collegamenti finanziari, tracciare flussi di fondi sospetti e bloccare i meccanismi di riciclaggio di denaro che supportano le operazioni di intelligence.

Altrettanto importanti sono i controlli sulle esportazioni nelle catene di fornitura di semiconduttori e macchine utensili, la leva marittima attraverso le assicurazioni e il controllo dello Stato di approdo, nonchรฉ i consorzi di giornalismo investigativo e le comunitร  Osint. Queste ultime non possono essere formalmente incaricate dagli Stati di svolgere attivitร  segrete, ma possono essere supportate attraverso meccanismi di finanziamento, accesso ai dati e condivisione delle informazioni, che ne migliorano l’efficacia e la complementaritร  con gli sforzi istituzionali.

Un’altra risorsa รจ l’accesso alle piattaforme digitali attraverso regimi di trasparenza vincolanti e programmi di segnalazione attendibile, reti di diaspora e russi anti-regime in esilio, nonchรฉ l’uso della giurisdizione universale, ovvero la capacitร  di perseguire gli autori dei crimini piรน gravi indipendentemente dal luogo dove questi vengono commessi o dalla nazionalitร  dell’autore.

Ulteriori strumenti includono sanzioni modellate sul Magnitsky Act2, capacitร  informatiche delle forze dell’ordine che consentono l’acquisizione di infrastrutture e il blocco di domini โ€“ giร  praticate nelle operazioni congiunte polacco-ceche e statunitensi โ€“ nonchรฉ lo sfruttamento di dati satellitari e del sistema Ais per l’individuazione delle sorgenti in tempo reale. Questi strumenti sono ulteriormente rafforzati dal potere di convocazione di Nato, Ue e G7 nel sincronizzare individuazione e sanzioni.

Se impiegati in modo coerente, questi strumenti consentono un’offensiva fondata sulla veritร  che interrompe la logistica delle operazioni segrete russe, aumenta i costi delle attivitร  esternalizzate a soggetti terzi e indebolisce il controllo del regime sulle narrazioni sia a livello nazionale che internazionale, pur rimanendo in linea con il diritto internazionale e nazionale. La posta in gioco non potrebbe essere piรน alta. O l’Europa e i suoi alleati agiscono con decisione, unendo intelligence, diritto e potenza operativa in una difesa e un’offesa senza soluzione di continuitร , oppure la Russia continuerร  a erodere la fiducia e la coesione dall’interno.

Aliseo: La Cina adotta un approccio diverso rispetto allโ€™Occidente per quanto riguarda i conflitti e la competizione internazionale in generale. Possiamo parlare di una โ€œguerra ibrida con caratteristiche cinesiโ€? Se sรฌ, come si distingue la visione cinese delle operazioni ibride rispetto a quella russa?

Gen. Cristadoro: Se la Russia punta a destabilizzare e dividere, la strategia cinese รจ piรน sottile, ambiziosa e sistemica. รˆ caratterizzata, infatti, da un approccio piรน tecnologico e orientato alla guerra nel dominio cognitivo e cibernetico, piuttosto che in quello fisico, almeno per ora. Guerra informativa, guerra economica e corsa alla militarizzazione dello spazio sono le forme di โ€œbellicismoโ€ attuate da Pechino nei confronti dei suoi avversari.

Cominciamo dalla infowar. Pechino integra la dimensione cognitiva con lโ€™uso massiccio dโ€™intelligenza artificiale, analisi dei big data e piattaforme digitali per orientare comportamenti e plasmare ecosistemi informativi. Le strategie di guerra della Cina non si limitano a semplici campagne di informazione, ma sono integrate nellโ€™intenzione dellโ€™Esercito Popolare di Liberazione di condurre una โ€œmeta-guerraโ€ utilizzata per sottomettere la volontร  di un avversario, apparentemente attraverso lโ€™uso dellโ€™inganno e di un esteso data mining per creare una realtร  ingannevole che espone le debolezze di un avversario nel mondo virtuale.

Lโ€™attivitร  di raccolta informativa svolta attraverso la Osint e la Social Media Intelligence (Socmint) consente alla Cina di individuare lacune sfruttabili che gli obiettivi o coloro che sono associati a loro forniscono inconsapevolmente attraverso le piattaforme dei social media. La Cina impiega anche un approccio secondo le modalitร  di un โ€œFronte Unitarioโ€ che include il controllo dei media in lingua cinese e appelli alla comunitร  cinese in tutto il mondo attraverso i social media

Gli influencer sono il volto della Cina e forniscono narrazioni e punti di discussione che entrano nel discorso mainstream senza rivelare i collegamenti degli stessi influencer con i media ufficiali cinesi o le fonti governative. Spesso guidano campagne che soffocano le opinioni opposte sotto un elevato volume di post e la reiterazione di messaggi propagandistici sui social media, fino a quando la narrazione non รจ favorevole alle posizioni di Pechino.

I generatori di contenuti a livello statale e i loro proxy sfruttano il diritto alla libertร  di parola per preparare i campi di battaglia politici, sociali e culturali per il futuro.  La Cina, in definitiva, persegue un obiettivo di lungo periodo: costruire un ordine informativo globale favorevole ai propri interessi geopolitici e ideologici, in cui la democrazia liberale venga progressivamente delegittimata e sostituita da modelli autoritari di controllo sociale.

Esaminiamo ora la coercizione economica, che include il  progetto di politica economica ed estera della Belt and Road Initiative (Bri). Sebbene la Bri migliori i legami commerciali cinesi e riduca il surplus di produzione industriale interna della Cina, Pechino usa la sua capacitร  di penetrazione economica per influenzare gli interessi di altri Stati e allo scopo di scoraggiare il confronto o la critica dell’approccio o della posizione della Cina su questioni sensibili.

Va anche considerato che la “diplomazia della trappola del debito” della Bri crea opportunitร  per la Cina di introdurre forze militari negli Stati in cui vengono effettuati interventi di sviluppo locale, come nel caso di Gibuti, dove la base navale istituita da Pechino รจ di importanza strategica sia militarmente che economicamente per il controllo delle rotte commerciali.

Tuttavia, accanto allo sviluppo della Bri c’รจ stata l’ iniziativa della Digital Silk Road per portare i progressi tecnologici e le infrastrutture digitali nelle economie in via di sviluppo. Come la Bri, la Via della Seta Digitale puรฒ creare benefici economici per la Cina, ma ci sono fondate preoccupazioni sul fatto che l’iniziativa abbia scopi di sicurezza non dichiarati. Ad esempio, attraverso l’installazione di cavi in fibra ottica, le imprese statali cinesi o affiliate allo Stato possono acquisire grandi quantitร  di dati che il governo cinese potrebbe eventualmente utilizzare per esercitare pressioni in aree al di fuori dell’economia. 

Nella corsa al 5G, si teme che una volta che un’azienda come Huawei avrร  installato la sua rete, questa verrร  utilizzata per scopi di spionaggio, finalizzati all’acquisizione di dati sensibili utili a fini industriali, ma anche per potenziali influenze coercitive. La coercizione economica finalizzata all’acquisizione di proprietร  intellettuale o alla conduzione di spionaggio industriale viene effettuata attraverso lo spionaggio informatico o da parte di societร  cinesi sotto il controllo di Guoanbu, l’agenzia di intelligence straniera. Tale attivitร  include l’acquisizione di aziende e tecnologie basate sugli interessi del loro governo, non su obiettivi commerciali.

Ad esempio, dal 2013 al 2016, le aziende cinesi hanno cercato di acquisire diverse attivitร  nel settore dei semiconduttori. Il potenziale dominio della Cina su questo settore potrebbe svolgere un ruolo cruciale nell’alterare il futuro equilibrio militare globale, poichรฉ i semiconduttori sono essenziali nei componenti dei sistemi militari avanzati. La Cina, quindi, si affida a operazioni informatiche nella “zona grigia” che vanno oltre gli scopi puramente economici.

La guerra cibernetica รจ una delle vie preferite per condurre attivitร  di spionaggio e raccolta di informazioni, ma anche per colpire le infrastrutture critiche di altri Stati e interferire nei processi politici all’estero. Non dimentichiamo che le attivitร  informatiche condotte dalla Russia sono paradigmatiche anche in questo senso.

Infine, considerandoย  lo spazio come un nuovo dominio bellico, il programma spaziale cinese, cospicuamente finanziato, mira a sviluppare una serie di attivitร  nella “zona grigia”. La Cina continua a sviluppare una serie di capacitร  di interdizione spaziale progettate per limitare o prevenire l’uso di risorse spaziali da parte di un avversario durante crisi o conflitti.

L’Esercito Popolare di Liberazione (Pla) ha storicamente gestito il programma spaziale cinese e continua a investire nel miglioramento delle capacitร  della Cina nell’intelligence spaziale, nella sorveglianza, nella ricognizione, nelle comunicazioni satellitari, nella navigazione satellitare e nella meteorologia, nonchรฉ nel volo spaziale umano e nell’esplorazione spaziale robotica.

La Cina utilizza le sue risorse orbitali e terrestri per raggiungere i suoi obiettivi civili, economici, politici e militari. Gli strateghi dell’Epl considerano la capacitร  di utilizzare i sistemi spaziali e di negarne  l’uso agli avversari come punti di forza nella concezione della guerra moderna e computerizzata, e quindi le Forze armate cinesi stanno perseguendo un programma per rafforzare le proprie capacitร  spaziali militari, in contraddizione con la dichiarazione del governo contro la militarizzazione dello spazio.

Aliseo: Gli apparati militari russi e cinesi spesso sottolineano come i Paesi occidentali portino avanti attivitร  ostili assimilabili al concetto di guerra ibrida. Sarebbe il caso โ€“ secondo i funzionari russi โ€“ del supporto alle opposizioni democratiche ostili al Cremlino. Esiste davvero una via occidentale alla guerra ibrida? Se sรฌ, in che misura differisce da quella adottata da Mosca e Pechino?

Gen. Cristadoro: Gli Stati Uniti sono i maggiori teorici di questo tipo di conflitti, ma Russia, Cina, Iran, Corea del Nord, cosรฌ come realtร  non statali come Hamas, sono le nazioni che sullo scenario geostrategico mondiale negli ultimi vent’anni hanno messo in atto combattimenti ibridi, innescando di fatto veri e propri conflitti che, con forme e modalitร  diverse, si sono manifestati in diverse parti del pianeta.

Stiamo parlando di Paesi in cui il concetto di democrazia e di diritti umani รจ inesistente; รจ significativo che in un mondo in cui la guerra, almeno in linea di principio, รจ ripudiata come strumento di risoluzione delle controversie politiche (ricordiamo la definizione che ne dร  von Clausewitz), vi siano nazioni che, prive degli scrupoli umanitari che sono patrimonio della cultura occidentale fondata sul Diritto, hanno trovato una soluzione pragmatica per condurre operazioni che fino al recente passato sarebbero state apertamente indicate come provocazioni belliche a tutti gli effetti.

Immagine in evidenza: https://en.wikipedia.org/wiki/Little_green_men_%28Russo-Ukrainian_war%29#/media/File:2014-03-09_-Perevalne_military_base-_0116.JPG

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