Nell’analisi dei mercati energetici capita sovente di cedere a una semplificazione: pensare che scoprire un grande giacimento coincida automaticamente con l'acquisizione di una leva di potere strategico.
Nel Mediterraneo orientale, tuttavia, questa promessa si è scontrata con la realtà materiale della filiera degli idrocarburi.
La partita regionale, infatti, non si gioca più solo sulla capacità di individuare ed estrarre le riserve sottomarine, ma anche sul controllo dei passaggi obbligati, dagli impianti di liquefazione alle reti di terraferma, senza i quali il gas resta intrappolato sul fondo del mare, privo di sbocchi commerciali e di reale peso negoziale.
Paesi come Israele, dotato di giganti offshore come Leviathan e Tamar, o Cipro, con i più contenuti Aphrodite e Cronos, dispongono nel bacino levantino di riserve stimate in centinaia di miliardi di metri cubi.
