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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

La clausola «Buy European» sulle armi crea nuove frizioni tra Usa e Ue

La clausola «Buy European» sulle armi crea nuove frizioni tra Usa e Ue

Gli Stati Uniti attaccano l'Europa, accusandola di voler escludere i produttori americani dal mercato della Difesa. Sullo sfondo, le divisioni su dazi e Ucraina

La clausola «buy European» sugli appalti della difesa riaccende le tensioni tra Bruxelles e Washington, aprendo un nuovo fronte nel rapporto transatlantico. Gli Stati Uniti contestano la possibile svolta protezionista dell’Unione e minacciano contromisure. Sullo sfondo, le divisioni interne all’Unione sulle sanzioni alla Russia e sul sostegno a Kiev complicano ulteriormente il quadro.

 

Il nodo del “Buy European” e l’opposizione degli Stati

Il principio del Buy European prende forma tra il 2023 e il 2024 nel contesto del dibattito sull’autonomia strategica e sulla necessità di rafforzare la base industriale europea a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Si consolida nel 2025 attraverso l’elaborazione di strumenti finanziari come il programma Safe e le iniziative collegate a Readiness 2030, per poi entrare formalmente nel confronto politico nel 2026 con l’avvio della revisione della direttiva europea sugli appalti nel settore della difesa (direttiva 2009/81/CE)

 

L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue e rafforzare la capacità produttiva continentale nel comparto militare. L’Unione europea resta infatti, attualmente, fortemente vincolata alle forniture militari statunitensi. In alcuni segmenti produttivi chiave, come quello dei sistemi di difesa aerea (piattaforme aeree avanzate e componentistica ad alta tecnologia), la produzione europea è limitata o, in alcuni casi, assente, rendendo imprescindibile il rapporto con l’industria americana.

 

Se introdotta all’interno della direttiva, la clausola prevederebbe che almeno il 65% del valore dei componenti dei programmi finanziati con fondi europei provenga dall’Unione. Un criterio già applicato, seppur in forma settoriale, nel programma Safe e nel prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina.

 

Tra i principali sostenitori figurano Francia e Commissione europea, che considerano la preferenza europea uno strumento di consolidamento industriale e di autonomia strategica. Parigi, in particolare, spinge per rafforzare la filiera made in Europe in un contesto di riarmo accelerato e di ridefinizione delle catene di approvvigionamento.

In questo report:

  • Usa contro Europa sul Buy European
  • Oltre i dazi: il futuro delle tensioni commerciali
  • L'Ue resta divisa sull'Ucraina

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Daria Luisa Petrucci

Daria Luisa Petrucci

Avvocato. EU law Phd candidate. Specializzata in diritto internazionale e diritti umani. Appassionata di geopolitica, relazioni internazionali e diplomazia.

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