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Scopri L’America dopo l’egemonia

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

La geopolitica del debito

La geopolitica del debito

Pechino riduce lโ€™esposizione ai titoli Usa mentre gli alleati di Washington li assorbono: il debito come leva nella competizione tra potenze

Gli ultimi anni hanno visto crescere il fenomeno della c.d. weaponization dell’economia internazionale che, da miraggio di benessere, รจ diventata sempre di piรน uno strumento di pressione nella competizione tra potenze. Lo dimostrano le sanzioni applicate dall’Occidente alla Russia, le tensioni commerciali tra Washington e Pechino, i dazi annunciati da Donald Trump durante il Liberation day e quelli minacciati (poi ritirati) ai Paesi europei che si sono opposti alle sue mire sulla Groenlandia.

In particolare, la rivalitร  sino-americana nell’Indo Pacifico รจ un interessante caso studio di come l’economia si possa trasformare nella prosecuzione della guerra con altri mezzi. In estremo oriente, infatti, stiamo assistendo a un imponente trasferimento di miliardi di dollari di debito sovrano americano secondo logiche geopolitiche piรน che finanziarie.

Il fenomeno in corso vede da un lato la Cina, che ha progressivamente ridotto la sua esposizione ai titoli di Stato americani, e dall’altro chi, al contrario, ha incrementato le proprie quote. Se osserviamo la Repubblica Popolare, alla fine del 2022 il suo portafoglio di treasury (i famosi T-bond) ammontava a circa 900 miliardi di dollari, mentre oggi tale somma รจ scesa a 682,6 miliardi.

Specularmente, un blocco di nazioni considerate “alleate” o comunque vicine a Washington โ€“ nello specifico Giappone, Singapore, Corea del Sud e Taiwan โ€“ si รจ prodigato per accrescere la propria esposizione nello stesso arco temporale, passando da circa 1.600 miliardi all’attuale quota di 1.932 miliardi. In sostanza, il debito che Pechino ha dismesso sembra essere stato assorbito dalle casse degli Stati “amici” dell’America.

รˆ doveroso precisare che non esiste un automatismo matematico diretto tra le due azioni. La questione non รจ semplicissima e vanno considerati altri fattori; infatti Pechino potrebbe detenere titoli di debito statunitensi tramite conti terzi in giurisdizioni come il Lussemburgo (sfuggendo cosรฌ ai conteggi ufficiali), e il trend di vendita cinese non รจ nuovo, essendo iniziato giร  nel 2017 quando la quota era di 1.200 miliardi.

Inoltre, le variazioni di prezzo dei bond possono influenzare le scelte della Banca Popolare Cinese (PBoC). Tuttavia, l’interpretazione politica di fondo resta solida, specialmente perchรฉ dalla metร  del 2022 โ€“ pochi mesi dopo l’inizio del conflitto in Ucraina โ€“ questo schema รจ diventato visibilmente piรน netto e, nell’ultimo anno, si รจ ulteriormente radicalizzato.

Perchรฉ questo avviene?

Questo andamento del mercato del debito non รจ totalmente inaspettato e ha profonde radici, anche ideologiche, nella galassia orbitante intorno a Donald Trump e al mondo Maga. Infatti, gli ideologi dietro molte delle politiche adottate dalla Casa Bianca, come il think tank conservatore Heritage Foundation e Stephen Miran (ex consigliere economico di Trump e ora membro della Fed), sostengono che la gestione internazionale dei treasury sia un campo di battaglia nevralgico per lโ€™America.

La Cina, in un’ottica di decoupling con l’Occidente, sta vendendo i titoli americani o, piรน frequentemente, sceglie di non rinnovarli alla scadenza. L’esito di questa gestione del portafoglio รจ duplice: serve a ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e, allo stesso tempo, a garantire a Pechino di mantenere una leva di pressione finanziaria su Washington.

Di conseguenza, l’amministrazione americana ha l’obiettivo di sostituire il creditore cinese con detentori ritenuti piรน affidabili e sicuri. Non bisogna dimenticare che nel primo anno della presidenza Trump โ€“ quella piรน focalizzata sugli aspetti socio-economici โ€“ l’uso dei dazi veniva spesso reiterato come strumento di coercizione per spingere gli alleati asiatici ad acquistare debito americano.

Sebbene il Giappone rimanga il principale detentore di T-bond, il caso di Taiwan รจ forse il piรน significativo. Esso evidenzia la rete sempre piรน fitta di rapporti economici e militari con gli Stati Uniti in chiave anti-cinese. Un rapporto, quello tra Taipei e Washington, cruciale per la competizione tra potenze sul fronte economico e tecnologico.

Il caso di Taiwan

Taiwan, infatti, ha incrementato il suo portafoglio di titoli statunitensi, portandolo a oltre 312 miliardi di dollari. Sebbene l’aumento non sia enorme in termini assoluti, questa รจ una mossa eminentemente politica.

Taipei ha stretto un accordo con Washington che prevede sgravi tariffari e, parallelamente, un impegno taiwanese a investire circa 250 miliardi in alta tecnologia, con il colosso dei semiconduttori Tsmc in prima fila per espandere la produzione in Arizona.

Si tratta di un approccio combinato (acquisto di debito e investimenti industriali) mirato a soddisfare le richieste di Trump, il quale ha adottato una linea molto piรน aleatoria rispetto al passato circa il supporto militare a Taiwan contro le minacce cinesi.

Tuttavia, il secondo anno di presidenza del tycoon sembra complicare notevolmente la situazione. La Casa Bianca non si รจ limitata a interventi militari in Paesi come la Nigeria o il Venezuela, ma ha riaperto fronti di scontro diretto con vari partner, ad esempio con lโ€™Europa sulla questione della Groenlandia.

Questa scelta potrebbe rivelarsi controproducente per i titoli di Stato. L’incertezza e l’insicurezza generate da Washington sui mercati globali โ€“ esacerbate da conflitti istituzionali interni come quelli sull’indipendenza della Federal Reserve โ€“ tendono ad aumentare la volatilitร  dei titoli di Stato, riducendo di fatto l’appetito degli investitori internazionali per il debito americano.

Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a2/US_Dollar_banknotes.jpg

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Alessandro Gorgoni

Alessandro Gorgoni

Sono un giurista con una forte competenza in economia e finanza, che mi consente di fare analisi con una visione ampia e articolata. Lavoro negli affari istituzionali e faccio ricerca sulle politiche pubbliche e nell'analisi dell'impatto della regolamentazione.

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