Abbonati

a

Scopri L’America dopo l’egemonia

L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

La Lega compie trent’anni: dove va il Carroccio?

La Lega compie trent’anni: dove va il Carroccio?

L'8 Febbraio 1991 si apriva a Pieve Emanuele il primo congresso della Lega Nord. Sei partiti autonomisti semisconosciuti davano origine a quello che oggi รจ il primo partito italiano.

La Lega compie trent’anni: dove va il Carroccio?

L’8 Febbraio 1991 si apriva a Pieve Emanuele il primo congresso della Lega Nord. Sei partiti autonomisti semisconosciuti davano origine a quello che oggi รจ il primo partito italiano.


Sono passati esattamente trentโ€™anni da quando lโ€™8 Febbraio 1991 a Pieve Emanuele, un comune di media grandezza immediatamente a sud di Milano, si apriva il congresso fondativo di un partito che avrebbe fatto, tra alterne vicende, la storia della politica italiana piรน recente. Il partito che oggi compie trentโ€™anni รจ la Lega, che allora nasceva col nome di Lega Nord. Padre e patrono del processo fondativo era Umberto Bossi, giร  senatore dal 1987 per la Lega Lombarda, uno dei partiti โ€œantenatiโ€ della Lega Nord.

Le prime leghe autonomiste in Nord Italia



Il partito, o piรน esattamente il movimento, non nasceva infatti dal nulla, ma da una federazione di diversi movimenti autonomisti del nord Italia la cui fusione ufficiale avvenne proprio in occasione del congresso di Pieve Emanuele. La storia, quindi, parte da piรน indietro. Umberto Bossi, il futuro Senatur, รจ un operaio di umile estrazione originario di Cassano Magnago, poco distante da Gallarate, comune industriale della pedemontana lombarda. Dopo un periodo di militanza allโ€™interno del Partito di Unitร  Proletaria per il Comunismo e del Partito Comunista Italiano, alla fine degli anni Settanta rimane affascinato dalle istanze libertarie dei movimenti autonomisti legati alle minoranze linguistiche. Entra cosรฌ in contatto, ancora studente, con Bruno Salvadori, giornalista di Aosta e ideologo dellโ€™Union Valdรดtaine, partito autonomista della Valle dโ€™Aosta le cui radici ideologiche affondavano nel terreno del liberalismo politico e nella tradizione resistenziale. Nello stesso periodo conosce Roberto Maroni, un giovane attivista di Varese membro di Democrazia Proletaria e attivo nella galassia delle radio libere, con il quale nasce unโ€™immediata sinergia di interessi e vedute.

Eโ€™ Salvadori a incoraggiare, studiare ed ispirare gli autonomismi settentrionali in unโ€™epoca, quella della fine degli anni di piombo, che sembra ancora lontanissima dalle battaglie post-ideologiche. Bossi e Maroni seguono con interesse il giornalista e le sue conferenze, e il futuro Senatur fonda cosรฌ il suo primo movimento politico, la UNOLPA (Unione Nord-Occidentale Lombarda per lโ€™Autonomia), ispirato allโ€™analogo movimento autonomista della Val dโ€™Ossola UOLPA, anchโ€™esso patrocinato da Salvadori. Il sodalizio con il giornalista valdostano continua fino alla tragica e improvvisa morte di questโ€™ultimo in un incidente stradale nel 1980. Bossi e Maroni decidono quindi di portare avanti la battaglia dellโ€™autonomia lombarda da soli e nel 1982 fondano il giornale Lombardia Autonomista. Cominciano in questo periodo i contatti con altri movimenti del nord Italia che nel frattempo stanno sorgendo sulla base di una progressiva e crescente sfiducia verso la corruzione delle forze politiche del Pentapartito. In particolare, nasce una collaborazione con il giornalista e autonomista biellese Roberto Gremmo, ex militante comunista e maoista, nonchรฉ collaboratore di Pietro Secchia.

In questo periodo, Bossi entra anche in contatto con alcuni esponenti della Lista per Trieste, movimento politico di centrosinistra della cittร  giuliana che si propone lโ€™autonomia della cittร  dal resto del Friuli. Proprio dagli autonomisti triestini Bossi riesce a ottenere la possibilitร  di scendere per la prima volta nel campo delle competizioni elettorali. Ottiene infatti il permesso di presentare il simbolo della LpT in alcune circoscrizioni lombarde, con sรฉ stesso allโ€™interno delle liste, alle elezioni politiche del 1983. Il bottino รจ tuttavia magro, la LpT raccoglie soltanto novantaduemila voti (0,2%), quarantamila dei quali a Trieste. In Lombardia i voti per Bossi sono pochissimi: 0,09% nella circoscrizione Milano-Pavia (2820 voti), 0,2% in quella di Como-Varese-Sondrio, 0,1% in quella di Brescia-Bergamo e 0,1% (meno di novecento voti) in quella di Cremona-Mantova. Il nome di Bossi in qualitร  di preferenza viene scritto sulle schede solo 187 volte, un numero che non gli avrebbe consentito nemmeno lโ€™elezione al consiglio comunale di Cassano Magnago. Delusi dal risultato ma decisi a non mollare, Bossi e Maroni dopo circa un anno decidono di fondare la Lega Autonomista Lombarda, in realtร  esistente a livello informale giร  da due anni. Il movimento, che si propone come trasversale, propone lโ€™autonomia della Lombardia dal potere centrale di Roma, ma รจ ancora molto lontano dal secessionismo che caratterizzerร  gli anni Novanta. Cominciano in questo periodo i contatti con gli autonomisti veneti della Liga Veneta, movimento politico fondato quattro anni prima in un bar di Recoaro Terme che alle politiche del 1983 aveva raccolto lo 0,3% dei voti eleggendo il primo deputato autonomista Achille Tramarin.

La nascita della Lega Lombarda



Le elezioni europee del 1984 sono la prima occasione per collaudare il neonato tandem lombardo-veneto: nasce cosรฌ la lista comune “Liga Veneta – Unione per l’Europa Federalista“, alleanza che unisce Bossi ed i veneti in una prospettiva che sia al contempo europeista ed anticentralista. Alla coalizione si uniscono anche i trentini del Partito del Popolo Trentino-Tirolese (formazione trentina ispirata alla germanofona SVP alto-atesina) ed i piemontesi del Moviment d’Arnร ssita Piemontรจisa. La lista comune raccoglie lo 0,4%, poco piรน di 160mila voti, ma solo 30mila provengono dalla circoscrizione Nord-Ovest, quella di Bossi. Il progetto sembra al palo, ma Bossi, Maroni ed i loro pochi collaboratori continuano ad intravedere un notevole potenziale per un futuro miglioramento. Nel frattempo, nel 1986, il movimento cambia nome e diventa semplicemente Lega Lombarda. Sono anni di intensa attivitร  propagandistica nelle piazze e nei mercati della Lombardia, dove il carisma di Bossi e lโ€™affabilitร  di Maroni cominciano a farsi strada e rendersi celebri. Alle elezioni politiche del giugno del 1987, con la Prima Repubblica che ormai da’ segni di disfacimento e il debito pubblico che esplode grazie allโ€™assistenzialismo, le istanze della Lega Lombarda guadagnano popolaritร . Il partito di Bossi sfiora lo 0,5% (186mila voti) ed elegge il fondatore Umberto al Senato (da lรฌ detto, in lombardo, Senatur) ed il giornalista Giuseppe Leoni, uno dei primissimi collaboratori di Bossi, alla Camera dei Deputati. Nella stessa tornata elettorale, i veneti della Liga sfiorano i 300mila voti (0,77%), due liste piemontesi (โ€œPiemonte Autonomia Regionaleโ€ e โ€œPiemontโ€) totalizzano insieme altri 133mila voti (0,35%) a cui si aggiungono altri 13mila voti del Movimento Friuli. Bossi capisce immediatamente il potenziale che i movimenti autonomisti del nord Italia avrebbero, se solo si riuscisse ad unirli in unโ€™unica sigla. Tutte unite, le sigle dellโ€™autonomismo settentrionale valgono infatti 1,63 punti percentuali, gli stessi di un partito ben piรน strutturato come Democrazia Proletaria, che ha raggranellato, tra Camera e Senato, ben nove parlamentari.

Bossi decide quindi di accelerare verso la riproposizione dellโ€™alleanza comune degli autonomisti: lโ€™obbiettivo รจ eleggere almeno un eurodeputato alle elezioni europee del 1989. Nel frattempo, la Lega Lombarda cerca, pur tra mille difficoltร , di strutturarsi a livello locale: aprono le prime sedi mentre nessuno, tra i partiti della Prima Repubblica, sembra scommettere una lira sul futuro del partito post-ideologico che sta nascendo. Alle Europee del 1989 Bossi riesce a convincere la Liga Veneta a unirsi nuovamente in coalizione con la Lega Lombarda, ma questa volta sono i lombardi a dare il nome alla lista, che si presenta sulle schede con il nome di Lega Lombarda โ€“ Alleanza Nord. I consensi raccolti sono piรน o meno quelli del 1987: 1,83% dei voti, che permettono perรฒ di eleggere due eurodeputati e superare due sigle storiche della Prima Repubblica: Democrazia Proletaria di Mario Capanna ed il Partito Radicale di Marco Pannella. Nella circoscrizione Nord-Ovest (Lombardia-Piemonte-Liguria e Valle dโ€™Aosta), il partito di Bossi ottiene il 5,6% dei consensi, mentre in quella di Nord-Est, complice anche la presenza dellโ€™Emilia-Romagna nella circoscrizione, il risultato รจ meno lusinghiero e si ferma allo 0,99%.

Manifesto europeista della Lega Lombarda

Proprio dalla Lombardia vengono i dati piรน sorprendenti. Se a livello di circoscrizione i risultati sono buoni ma non cosรฌ impressionanti, a livello regionale le cose cambiano radicalmente: Bossi e i suoi hanno battuto palmo a palmo la regione, e i risultati si vedono. Il partito supera il 10% dei consensi in diverse province, con il dato clamoroso di Bergamo, dove la Lega Lombarda รจ il secondo partito dietro soltanto alla Democrazia Cristiana. Proprio il lusinghiero risultato lombardo fa sรฌ che ad essere eletti a Strasburgo siano due uomini vicinissimi a Bossi: il bustocco Francesco Speroni ed il bergamasco Luigi Moretti. Lโ€™ottimo risultato conseguito da una lista nata dal nulla, in una Prima Repubblica dove i partiti legati al governo centrale romano sono pressochรจ onnipotenti, convince i leghisti lombardi, ma non solo, che quella della federazione รจ la strada giusta. Al congresso nazionale del dicembre 1989 la Lega Lombarda approva la linea che punta alla federazione di tutti i movimenti autonomisti del nord in unโ€™unica grande alleanza, ma occorre ancora tempo per arrivare allโ€™obbiettivo: lโ€™alleanza deve dimostrare di sapere ancora convincere, e i lombardi, promotori del progetto, devono dimostrare di non essere un fuoco di paglia agli altri attori settentrionali. Le elezioni regionali lombarde del maggio 1990 sono il banco di prova perfetto dove Bossi e i suoi possono mostrare quanto valgono senza avvalersi dei loro alleati autonomisti provenienti dalle altre regioni. La campagna elettorale รจ intensa e le parole d’ordine sono sempre le stesse: piรน lontani da Roma e piรน vicini allโ€™Europa, meno tasse, lotta alla mafia, autonomia regionale, federalismo. Il programma convince gli elettori e la Lega Lombarda, contro ogni aspettativa ottiene un roboante 18,9%, superando addirittura il Partito Comunista Italiano. Sono 15 i consiglieri, quasi tutti senza esperienza, che arrivano al Pirellone, con il partito che supera quasi ovunque il 20% e comincia a imporsi come prima forza politica in quelli che saranno, e ancora sono, i suoi storici bastioni: la pedemontana varesina, la Valtellina, la Valcamonica, le valli delle province di Como e di Lecco; tutti luoghi, noterร  qualcuno, simboli della Resistenza e della lotta partigiana.

Nasce la Lega Nord



Cominciano anche i primi dissidi interni, con espulsioni e scissioni, ma nessun tentativo di creare leghe alternative riesce a decollare. Nel 1990, con il movimento ormai al centro dellโ€™attenzione, ma ancora snobbato dai vecchi partiti primo-repubblicani, comincia la collaborazione con la Lega Lombarda del professor Gianfranco Miglio. Giurista, politologo e professore universitario allโ€™Universitร  Cattolica di Milano, Miglio รจ sostenitore di un controverso progetto politico che vorrebbe riformare la Repubblica Italiana in senso federale-confederale. Per il professore comasco, tra i massimi esperti italiani di Carl Schmitt, la sfida a cui รจ chiamata lโ€™Italia รจ quella di porre fine alle storture del processo di unitร  nazionale attuato nel Risorgimento, quando si รจ imposto alla penisola un modello centralista alla francese che perรฒ non ha tenuto in nessun conto le differenze economiche, sociali, politiche e culturali di regioni che per millenni erano rimaste divise e che in comune avevano, a livello superficiale, quasi soltanto la lingua. Miglio, ispirandosi al patriota risorgimentale federalista Carlo Cattaneo, propone una riforma radicale della Repubblica Italiana che nei suoi progetti sarebbe dovuta diventare una federazione di tre diverse macroregioni (Nord, Centro e Sud), dotate di larghi poteri autonomi in maniera simile ai cantoni svizzeri. Il progetto piace a Bossi ed agli altri dirigenti della Lega Lombarda, con i quali la collaborazione si fa sempre piรน stretta; รจ in questo periodo che il professore della Cattolica comincia a venire considerato lโ€™ideologo ufficiale del movimento bossiano.

Nel frattempo, il movimento continua a rinforzarsi aprendo un gran numero di sedi sul territorio, fino ad arrivare al giorno di cui oggi ricorre il trentennale. Ormai definitivamente convinti dalla strada della Federazione, anche per non rimanere schiacciati dalla preponderanza lombarda, i movimenti autonomisti delle altre regioni del nord danno il loro assenso alla federazione. Si apre quindi il congresso dellโ€™8 febbraio 1991, che รจ al contempo lโ€™ultimo della Lega Lombarda ed il primo della neonata Lega Nord. Lo slogan del congresso porta la chiara impronta delle teorie di Miglio: โ€œUno Stato confederale: Nord-Centro-Sudโ€. Oltre ai lombardi, giungono a Pieve Emanuele per lโ€™atto costitutivo i rappresentanti della Liga Veneta, decisamente i piรน โ€œpesantiโ€ in termini di numeri, i piemontesi di Piemรฒnt Autonomista, guidati dal cantautore torinese Gipo Farassino, i liguri dellโ€™Union Ligure, la Lega Emiliano-Romagnola e lโ€™Alleanza Toscana dellโ€™ex tenente dellโ€™Aeronautica Militare Riccardo Fragassi. Il simbolo del neonato movimento federale riprende il vecchio simbolo della Lega Lombarda, il condottiero Alberto da Giussano, simbolo della vittoriosa resistenza delle cittร  padane contro lโ€™imperatore tedesco Federico Barbarossa nel 1176. Quasi contemporaneamente, a pochi chilometri, oltre la frontiera elvetica, nasce il movimento gemello della Lega dei Ticinesi, fondato dall’imprenditore edile luganese Giuliano Bignasca, che si propone di difendere l’identitร  locale del Canton Ticino da immigrazione, fisco, centralismo e frontalierato.

Anche in virtรน della nuova alleanza pan-settentrionale, si tratta ora di dare una nuova identitร  ad un movimento che รจ giร  di per sรฉ eterogeneo sia per provenienze geografiche sia per provenienze ideologiche. Eโ€™ in questo periodo che prende piede il concetto della Padania, termine giร  utilizzato in ambito politologico ed economico ma mai uscito dalle sfere specialistiche. Attorno a questo termine, Bossi ed il suo ideologo Gilberto Oneto, costruiscono unโ€™immagine patriottica, quasi vรถlkisch, di una terra โ€“ la Padania, appunto โ€“ che pur non essendo conscia della sua identitร , ha invece un retroterra millenario e radicato nelle sue lingue, dialetti e tradizioni. I militanti della Lega Lombarda avevano giร  da anni preso ad utilizzare lโ€™antica bandiera dellโ€™omonima lega medievale, bianca con croce di San Giorgio rossa, come simbolo del movimento; in questo periodo essa diviene perรฒ il simbolo informale, patriottico, della nuova federazione. Ma i vecchi simboli non scompaiono: nascono da qui i variopinti eventi politici leghisti costellati delle antiche bandiere storiche delle piccole patrie: il leone di San Marco, il drapรฒ piemontese, la bandiera patriarcale friulana ecc., in una ricerca pervicace della propria identitร  che non si accontenta di rivalutare il processo risorgimentale, ma che viene cercata agli albori stessi della civiltร , in particolare in quel patrimonio culturale che differenzia il Nord Italia dal resto della penisola. Nasce in questo periodo un florilegio di associazioni culturali che si pongono lโ€™obbiettivo di riscoprire le antiche identitร  della Padania, in particolare quelle celtiche e longobarde, temi che attireranno molti esuli del Movimento Sociale Italiano, come ad esempio il futuro eurodeputato Mario Borghezio, che andava proprio in quel periodo disfacendosi.

L’abbraccio del Cavaliere



Nel frattempo, esplodono gli scandali di Tangentopoli, la Prima Repubblica viene travolta dagli scandali ed emergono le ruberie dei cosiddetti partiti tradizionali, primi tra tutti il PSI e la Democrazia Cristiana. Per la Lega Nord รจ unโ€™occasione da non perdere. Bossi inaugura cosรฌ una linea politica giustizialista ed invita i padani a fare definitivamente pulizia dei vecchi partiti marci e corrotti che derubano il nord delle sue risorse. Al centro degli attacchi vi รจ soprattutto l’ex presidente del consiglio socialista Bettino Craxi, per il quale Bossi evocherร  a piรน riprese le manette. Alle elezioni politiche del 1992 per la Lega รจ boom: la confederazione guidata da Bossi totalizza lโ€™8,6%, superando partiti storici come MSI-DN, Partito Liberale e Partito Repubblicano. Al Nord i risultati testimoniano la volontร  di rottura dei cittadini nei confronti del vecchio assetto partitico: la Lega si impone come prima forza politica nelle circoscrizioni di Milano-Pavia e Como-Sondrio-Varese, ed รจ seconda forza in quasi tutto il Nord, incluse le grandi cittร , con risultati molto lusinghieri anche in Emilia-Romagna. Un anno dopo la Lega Nord conquista anche il Comune di Milano, vincendo le comunali meneghine con il suo candidato Marco Formentini. Come partito a vocazione trasversalista, la Lega Nord raccoglie consensi dai delusi di tutti i partiti, ma la geografia dei voti leghisti rende subito chiaro agli analisti come la maggior parte dei nuovi seguaci di Bossi sia costituita prevalentemente da elettori cattolici e moderati. รˆ questo dato di fatto che porta Bossi ed i suoi a guardare con interesse verso quello che in futuro si chiamerร  centrodestra. La Lega, che non รจ ancora secessionista, cerca in questo periodo di capire quale, tra i vecchi partiti della Prima Repubblica, possa essere il tram migliore per giungere ai propri obbiettivi. รˆ il periodo in cui tutti i partiti politici cambiano dโ€™abito: nel giro di pochissimo tempo il Partito Comunista si รจ presentato nella nuova veste di Partito Democratico della Sinistra, la Democrazia Cristiana sta per sciogliersi ed il vecchio Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale, con le sue origini neofasciste, sta per dare vita alla sigla neoconservatrice Alleanza Nazionale con la cosiddetta svolta di Fiuggi.

Eโ€™ in questo periodo, con la famosa โ€œdiscesa in campoโ€ di Silvio Berlusconi con Forza Italia, che si propone come referente dei liberali e dei conservatori italiani orfani della DC, che il Senatur comincia a guardare con interesse ad Arcore. Per vincere, Berlusconi ha bisogno di Bossi, e non lo nasconde. Anche se a Berlusconi servono pure i โ€œfascistiโ€ (come piรน volte li definรฌ Bossi) di AN, il Senatur, pur tra alcuni mal di pancia della sua base, accetta di allearsi con il Cavaliere: la sua immagine di imprenditore lombardo che si รจ fatto da sรฉ lo convince, e si imbarca quindi nella variegata coalizione del โ€œPolo della Libertร  e del Buon Governoโ€, che con Berlusconi candidato premier si oppone allโ€™Alleanza dei Progressisti di Achille Occhetto, che raduna tutta la sinistra, ed ai liberali del Patto per lโ€™Italia di Mariotto Segni. Contro ogni pronostico, Berlusconi vince le elezioni, ereditando quasi in blocco lโ€™intero pacchetto dei vecchi voti della Democrazia Cristiana e del MSI-DN, a cui si aggiungono quelli della Lega Nord, che in sostanza conferma il risultato del 1992 con il suo 8,36%.

A tre anni dalla sua fondazione il partito di Bossi รจ quindi giร  al governo, con il partito autonomista che incamera cinque ministeri, di cui due molto pesanti: gli Interni con Roberto Maroni, lโ€™Industria con il confindustriale Vito Gnutti, e la presidenza della Camera con Irene Pivetti. Arriva in questo momento la rottura con Gianfranco Miglio. Lโ€™anziano costituzionalista accusa Bossi di non aver โ€œrispettato i pattiโ€ e di non essere realmente interessato alle sue riforme e se ne va sbattendo la porta dichiarando che non sarebbe piรน tornato fino a che Bossi fosse rimasto segretario (Miglio morirร  nel 2001, tenendo fede alla sua promessa). Il governo dura perรฒ soli otto mesi, e tocca proprio a Bossi ed ai suoi leghisti il ruolo di picconatori. Le divergenze con il Cavaliere, e in particolare quelle con Alleanza Nazionale si dimostrano troppo profonde: i cosiddetti โ€œpartiti di Romaโ€ allโ€™interno del governo fanno spallucce di fronte alle proposte federalistiche contenute nel Decalogo di Assago preparato lโ€™anno prima da Miglio ed approvato dalla base, mentre altri conflitti nascono a proposito della riforma delle pensioni. Nel gennaio del 1995 il governo salta, con Berlusconi e Bossi che si accusano vicedendevolmente di slealtร , mentre prende vita il governo tecnico di Lamberto Dini.

La stagione secessionista

Risale a questo periodo lโ€™inaugurazione della stagione secessionista, quella per la quale la Lega Nord รจ piรน celebre. Nel 1996 Bossi si convince che lo Stato italiano non รจ riformabile dal suo interno, e occorre quindi optare per la soluzione piรน radicale: lโ€™indipendenza della Padania. Proprio in questo periodo la Lega Nord diventa โ€œLega Nord โ€“ per lโ€™indipendenza della Padaniaโ€, e lโ€™ottenimento della secessione diventa lโ€™articolo 1 dello statuto del movimento. Oneto, intanto, disegna quella che sarร , nei progetti leghisti, la bandiera della Padania, e riprende lโ€™antichissimo simbolo del Fiore della Vita, presente in tutto il mondo ma molto frequente nellโ€™area alpina, rinominandolo โ€œSole delle Alpiโ€. Il simbolo, prima rosso e poi verde, diventa la bandiera โ€œufficialeโ€ della futura Padania indipendente.

La prima bandiera padana ideata da Oneto nel 1995

Alle elezioni del 1996 i partiti โ€œromaniโ€ del centrodestra pagano dazio: la Lega aumenta sensibilmente i consensi, arrivando alla doppia cifra con un rotondo 10%, e lโ€™esperienza di federazione dellโ€™Ulivo guidata da Romano Prodi sconfigge il centrodestra di Berlusconi, inaugurando il primo governo di sinistra della storia italiana. La Lega Nord รจ forza egemone nella parte di Paese che ha scelto di rappresentare: รจ primo partito in Lombardia e Veneto, cosรฌ come in Friuli Venezia-Giulia e in Trentino, in Piemonte anche le provincie di Verbania e Cuneo si colorano di verde. Bossi canta vittoria: con lui in coalizione, il Cavaliere avrebbe vinto le elezioni con ben nove punti di scarto.

Lโ€™agenda secessionista รจ nel frattempo a pieno regime, i toni di Bossi e dei suoi colonnelli si fanno via via sempre piรน forti e minacciosi. Cominciano le prime inchieste ai danni del movimento indipendentista e le accuse sono gravissime: attentato allโ€™unitร  dello stato, associazione paramilitare, vilipendio alla bandiera. Cominciano a comparire le cosiddette โ€œCamicie Verdiโ€ e i tricolori vengono bruciati durante raduni e manifestazioni; lโ€™agenda leghista si fa al contempo radicalmente anti-immigrazione ed eurocritica. Nonostante fosse stata definita da Massimo Dโ€™Alema come โ€œuna costola della sinistraโ€, รจ in questo periodo che la Lega Nord comincia ad essere associata allโ€™estrema destra. Il 15 Settembre 1996, dal palco della Festa dei Popoli Padani di Venezia, dopo il celeberrimo โ€œrito dellโ€™ampollaโ€ e la catena umana di attivisti leghisti che dalle sorgenti del Po arrivava fino alle foci (il modello era la catena umana antisovietica attuata dagli indipendentisti baltici lungo i loro confini nel 1989), Umberto Bossi proclama lโ€™indipendenza della Padania con il Sole delle Alpi come bandiera ed il โ€œVa pensieroโ€ di Verdi come inno nazionale, atto a cui perรฒ non fa seguito alcuna azione di resistenza nรฉ attiva nรฉ passiva verso le autoritร  dello Stato centrale.

La via per la secessione che Bossi intende trovare รจ, secondo numerose sue dichiarazioni, โ€œgandhianaโ€, ma si denota da subito grande confusione in merito: molti tesserati, in particolare tra quelli agli alti livelli delle amministrazioni locali, fanno intendere di considerare lโ€™intero palco secessionista poco piรน che una boutade, mentre la base non di rado caldeggia soluzioni piรน radicali. Lโ€™assalto armato al campanile di San Marco a Venezia del maggio 1997 condotto dagli indipendentisti veneti dei Serenissimi guidati da Giuseppe โ€œBepinโ€ Segato, pur non essendo imputabile alla Lega Nord, che prende subito le distanze, viene comunque imputato al โ€œclima politico eversivoโ€ creato ad arte dal partito di Bossi. La magistratura si muove implacabile, in particolare con il solerte magistrato siciliano Guido Papalia in forza alla procura di Verona, contro il quale il partito di Bossi si spreca in numerose manifestazioni; tuttavia le condanne tardano ad arrivare, specialmente per i reati piรน gravi. Nel frattempo, la dirigenza leghista vara lโ€™idea di un governo ombra, da eleggersi tramite โ€œelezioni padaneโ€. Il 26 Ottobre del 1997 i militanti leghisti organizzano quindi, tramite gazebo in tutte le piazze del nord, le elezioni per eleggere il primo Parlamento della Padania, la cui sede viene stabilita nella localitร  mantovana di Bagnolo San Vito, centro geografico esatto del nord Italia. Nata come chiara operazione propagandistica, le elezioni padane tuttavia si rivelano un discreto successo (oltre sei milioni di elettori, lโ€™equivalente di un piccolo stato) e danno prova di eccellente capacitร  logistica e radicamento territoriale. Benchรฉ le elezioni padane non abbiano alcun valore legale, รจ interessante ancora oggi studiarne i risultati in quanto rispecchiano un quadro fedele della composizione eterogenea dei background politici del movimento bossiano. Le liste ammesse furono undici, per un totale di 210 seggi da distribuire. Primo partito, con 52 seggi, risultรฒ essere quello dei Democratici Europei – Lavoro Padano (DELP), lista europeista e socialdemocratica che vedeva in Roberto Maroni il suo capofila, che testimoniava comunque, anche allora, la forte componente europeista allโ€™interno del partito. A brevissima distanza (50 seggi) seguivano i Liberaldemocratici-Forza Padania, liberali il cui rimando a Forza Italia era fin troppo evidente, rappresentanti della corrente liberista, europeista e confindustriale della Lega. Terza lista, con 27 seggi, fu quella denominata Destra Padana, vicina, pur dal punto di vista โ€œpadanoโ€ alle posizioni del vecchio MSI ed ascrivibile ai leghisti vicini a Mario Borghezio.

Seguivano poi i cristianodemocratici dei Cattolici Padani (20 seggi), i venetisti dei Leoni Padani (14 seggi), i liberali di Padania Liberale e Libertaria (12 seggi), i Comunisti Padani di Matteo Salvini (5 seggi), lโ€™Unione Padana Agricoltura, Ambiente, Caccia, Pesca guidata dal senatore trentino Erminio Boso (5 seggi) ed i Radicali della Lista Libertaria del pannelliano Benedetto Della Vedova con un solo seggio.

Il ritorno nel Centrodestra


Il partito tuttavia si trova isolato politicamente, e nel frattempo, con la cosiddetta Legge Bassanini, il centrosinistra di Prodi, cerca di sottrarre terreno sotto i piedi della Lega approvando leggi di carattere federalista. Impossibilitata ad intervenire nel processo decisionale in senso federalista e trovandosi sostanzialmente in un vicolo cieco, con lโ€™indipendenza irraggiungibile ed al contempo nessuna possibilitร  di incidere nella politica nazionale, la Lega Nord paga dazio alle elezioni europee del 1999: il partito dellโ€™Alberto da Giussano, stritolato nella morsa del voto utile, precipita al 4,6%, risultato che costringe Bossi a tornare con la coda tra le gambe alla corte del Cavaliere, il quale, desideroso di rivincita nei confronti della sinistra, lo riaccoglie benevolmente nonostante nel 1994 avesse giurato che con Bossi non avrebbe piรน preso โ€œnemmeno un caffรจโ€. Nel 2001 si torna quindi al voto e Berlusconi vince le elezioni, ma รจ solo grazie allโ€™alleanza con il centrodestra che la Lega riesce a rimanere in Parlamento. Il bottino รจ infatti scarsissimo, un misero 3,9%, sotto la soglia di sbarramento, che non scatta solo in virtรน dellโ€™apparentamento con Forza Italia e Alleanza Nazionale. Pesa la defezione dei secessionisti duri e puri, insofferenti verso il Centrodestra,che tramite le liste scissioniste dell’Alleanza Lombarda e della Liga Fronte Veneto portano via 1,3 punti percentuali al partito. La Lega Nord decide quindi di โ€œcongelareโ€ il progetto secessionista per puntare piรน marcatamente sulla lotta allโ€™immigrazione e alle tasse. La linea โ€œmoderataโ€ dei leghisti viene premiata da Berlusconi, che nonostante il magro risultato della lista di Bossi decide di premiare il movimento con due ministeri di peso: il Lavoro, affidato a Roberto Maroni, e la Giustizia, affidato a Roberto Castelli. Lo stesso Bossi diventa Ministro per le Riforme Costituzionali.

Manifesto elettorale del 2008

Il governo Berlusconi II lavora con piรน profitto e continuitร  del precedente esecutivo di centrodestra, e la Lega si รจ fatta nel frattempo piรน collaborativa. Ma la tranquillitร  รจ solo unโ€™illusione: il mattino dell’11 marzo 2004 Bossi, ministro in carica, รจ colto da ictus mentre si trova nella sua abitazione di Gemonio, vicino Varese. In condizioni disperate viene portato allโ€™ospedale varesino della Fondazione Macchi, dove viene salvato in extremis, e trasferito poi in una clinica di riabilitazione svizzera dove comincia una lunga e difficile degenza, mentre Roberto Calderoli lo sostituisce al dicastero delle riforme. Le attestazioni di vicinanza di tutto il mondo politico si moltiplicano, ma durante il ricovero svizzero si sa pochissimo delle reali condizioni di Bossi: solo una ristrettissima cerchia di familiari ed amici, tra cui Giuliano Bignasca, รจ autorizzata a stargli accanto, e le bocche rimangono cucite. Dopo mesi di voci incontrollate che lo davano addirittura in stato vegetativo, il โ€œcapoโ€ alla fine se la cava, ma non si riprenderร  mai completamente, rimanendo provato da unโ€™emiparesi che lo lascia parzialmente afasico e con difficoltร  di deambulazione. Decide tuttavia di non lasciare la politica, anche se comincia a demandare sempre piรน compiti ai suoi collaboratori, il cosiddetto โ€œcerchio magicoโ€, in particolare ai discussi membri della sua famiglia, in primis la seconda moglie Manuela Marrone, i figli Riccardo e Renzo e la consigliera regionale lombarda Rosa Angela Mauro. Continua ad apparire a feste ed eventi del movimento, tra cui i grandi raduni annuali sul “pratone” di Pontida, ma lo stato di debolezza fisica e prostrazione รจ evidente.

Dopo un rimpasto, il governo Berlusconi III arriva al termine della legislatura, e nel marzo del 2006 la Lega Nord si presenta in coalizione col centrodestra, pur capitanata da un leader indebolito per motivi di salute. A sfidarsi sono ancora Silvio Berlusconi, presidente uscente, e Romano Prodi, che ha ricostruito lโ€™Ulivo, questa volta denominato โ€œlโ€™Unioneโ€. A vincere รจ ancora lโ€™ex democristiano bolognese, ma la Lega Nord ha comunque aumentato leggermente i suoi consensi, passando dal 3,9% al 4,5%, e puรฒ rifiatare. La maggioranza di Prodi รจ tuttavia ancorata a pochissimi senatori, e il governo di centrosinistra si qualifica subito come tra i piรน precari della storia della Repubblica. Lโ€™opposizione leghista รจ rumorosa e si colloca marcatamente a destra, in chiave euroscettica, anti-islamica ed anti-immigrazione, ostile allโ€™agenda delle sinistre anche riguardo ai temi etici. I toni populisti della nuova lega bossiana di centrodestra convincono lโ€™elettorato, in un momento in cui i partiti populisti di destra decollano in tutta Europa, e quando il governo Prodi II cade, i risultati si vedono. Berlusconi vince ancora una volta le elezioni, questa volta sconfiggendo il neonato Partito Democratico di Walter Veltroni, ma il vero vincitore รจ la Lega Nord, che raddoppia i propri consensi tornando all’8,3%, di nuovo vicina alle percentuali dei gloriosi anni Novanta.


Nel frattempo, รจ cominciata la stagione degli sbarchi di clandestini a Lampedusa, ed il crimine straniero dilaga nelle cittร  italiane: la Lega reclama a gran voce il dicastero degli Interni per Roberto Maroni, che lo ottiene, mentre il Carroccio incamera anche lโ€™Agricoltura (Luca Zaia), la semplificazione normativa (Roberto Calderoli) e le riforme per il federalismo (Umberto Bossi).

I duri โ€œdecreti sicurezzaโ€ di Maroni e gli accordi con il dittatore libico Muโ€™ammar Gheddafi riescono ad arrivare ad un quasi totale azzeramento degli sbarchi, ed i risultati, in termini di popolaritร , premiano la Lega Nord. Alle regionali del marzo 2010 il leghista Luca Zaia succede al forzista Giancarlo Galan vincendo con oltre il 60% dei voti in Veneto, mentre in Piemonte gli fa eco la vittoria del leghista Roberto Cota. In Lombardia il forzista Roberto Formigoni vince agevolmente, ma la Lega รจ vicinissima ad essere il primo partito. Nellโ€™autunno del 2011 perรฒ lโ€™esperienza di governo si conclude drasticamente: l’innalzamento del tasso di interesse che si abbatte come un uragano durante il rinnovo del debito pubblico e la conseguente crisi di credibilitร  dellโ€™Italia nei mercati internazionali porta alla cosiddetta โ€œletteraโ€ dellโ€™Unione Europea, cui segue il cosiddetto โ€œgolpe biancoโ€ di Giorgio Napolitano, che nomina Mario Monti prima senatore a vita e poi Presidente del Consiglio. Berlusconi decide, nonostante tutto, di appoggiare il nuovo governo tecnico, mentre la Lega Nord passa ancora una volta allโ€™opposizione.

Gli scandali ed il baratro del 2012

Esplode perรฒ il bubbone del caso Belsito: unโ€™inchiesta della procura di Milano denuda infatti una situazione al limite del grottesco allโ€™interno del partito autonomista, con il tesoriere Francesco Belsito, membri della famiglia Bossi (in particolare il figlio Renzo, detto โ€œil Trotaโ€) e diversi dirigenti leghisti, accusati di appropriazione indebita dei rimborsi elettorali. Ne emerge una gestione familistica e nepotista del partito, dove non sono chiari i confini tra beni del movimento e beni della famiglia Bossi, e nel quale la meritocrazia risulta inesistente. A rendere piรน grottesco il tutto emergono note di colore come la fasulla laurea conseguita da Renzo Bossi in Albania, senza alcun valore legale, rendendo palese lโ€™inadeguatezza del Trota, giร  consigliere regionale lombardo, a ricoprire la carica di erede del Senatur a guida della Lega. La base si divide, e le correnti principali sono tre: chi vuole che Bossi faccia un passo indietro, chi pretende che ad andarsene siano soltanto i collaboratori di Bossi, colpevoli di averne strumentalizzato la sua malattia, e chi invece vuole che tutto rimanga comโ€™รจ. A prevalere รจ la seconda corrente: Bossi, dimissionario dalla carica di segretario federale, viene nominato a quella pressochรจ onorifica di Presidente Federale, mentre a capo del partito viene posto un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago. Nel maggio 2012 Bossi ed i suoi figli vengono imputati di truffa ai danni dello Stato da parte della Procura di Milano. La Lega, che poco prima era giunta ai massimi livelli di consenso della sua storia, ne esce demolita, e solo la fulminea opera di risanamento portata avanti da uno dei padri fondatori, Roberto Maroni, evita la completa dรฉbรขcle. Nel 2013 il governo Monti ha termine e si torna alle urne il 25 febbraio: la Lega di Roberto Maroni appoggia Berlusconi contro la coalizione di sinistra di Pierluigi Bersani, mentre comincia ad emergere il terzo polo del Movimento Cinque Stelle. La Lega maroniana totalizza un magro 4%, mentre i tre blocchi si equivalgono. Al governo si insedia un precarissimo esecutivo di sinistra guidato da Enrico Letta, mentre Maroni annuncia di voler lasciare al piรน presto la segreteria del movimento per correre come candidato del centrodestra alle elezioni regionali della Lombardia in autunno. Il partito decide quindi di avviarsi alle primarie, le prime della sua storia, e Umberto Bossi, probabilmente spinto dal โ€œcerchio magicoโ€, scende di nuovo in campo deciso a riprendersi la segreteria ed il ruolo di comandante. Gran parte della base, tuttavia, non ci sta.

L’era Salvini

A sfidare il vecchio Senatur emerge quindi la figura di Matteo Salvini, europarlamentare, deputato alla Camera, e popolare conduttore radiofonico di Radio Padania, emittente ufficiale del partito, che rappresenta il volto nuovo del movimento. Sullโ€™onda delle contestazioni allโ€™europeismo montiano e alle brutali politiche di austerity imposte da Bruxelles, Salvini si fa portatore di unโ€™immagine nuova, a tratti pop, che cozza profondamente con la vecchia Lega autonomista e secessionista dei fedelissimi di Bossi. Vanno a votare circa diecimila militanti, e Salvini si impone con lโ€™81,6% dei voti mentre Bossi รจ fermo al 18,3%. Il vecchio ex segretario, sconfitto, appare sempre meno in pubblico, anche in virtรน delle sue condizioni di salute precarie. Salvini continua intanto il suo programma di rinnovamento, connotando la Lega di una patina decisamente euroscettica e populista, avvicinandosi gradualmente ai movimenti nazionalisti del resto del continente, primo tra tutti il Front National francese di Marine Le Pen, unโ€™operazione a cui Bossi si era sempre opposto.

Salvini a Milano per le elezioni del 2018

Euroscetticismo e gentismo populista sembrano premiare la linea di Salvini, la cui Lega comincia lentamente a riprendersi dalla scure giudiziaria del 2012. Deciso a mandare in pensione la stagione del secessionismo e dellโ€™autonomismo, difendendo solo un blando federalismo, nel puntare ad una decisa svolta nazionalista Salvini incontra la resistenza della vecchia fronda bossiana la quale, seppur sconfitta, รจ ancora presente e ben rappresentata allโ€™interno del movimento. Il bossiano Giovanni Fava sfida dunque Salvini alle primarie, che si tengono a Parma il 14 maggio 2017, ma il risultato rispecchia sostanzialmente quello del 2013: 82,7% a Salvini e 17,3% a Fava. I bossiani escono cosรฌ dalla scena, ma Salvini non infierisce e anzi, come atto di riappacificazione, decide comunque di candidare Umberto Bossi nel sicurissimo collegio di Varese-Como-Lecco-Cantรน alle elezioni politiche del 2018, dove viene regolarmente rieletto. Le elezioni del marzo 2018 sanciscono il trionfo della Lega di Salvini, che assume definitivamente il semplice nome di โ€œLegaโ€, eliminando ogni riferimento autonomista. Il partito totalizza il 17,3%, e va al governo con un altro partito populista e trasversalista: il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che pone Giuseppe Conte nel ruolo di Premier. La nostra lunga carrellata nella storia della Lega si ferma qui, il resto รจ, se vogliamo, presente.

Con Draghi si torna al federalismo europeista?


La storia del Carroccio, forse un unicum in tutta la storia politica europea, ci mostra un movimento decisamente fuori dagli schemi, una creatura cangiante capace di passare dallโ€™autonomismo allโ€™europeismo, poi al secessionismo, allโ€™euroscetticismo sovranista e infine di nuovo allโ€™europeismo, con la recentissima svolta salviniana a favore dellโ€™esecutivo tecnico di Mario Draghi. In tutti questi cambiamenti viene da domandarsi quale sia, effettivamente, lโ€™anima della Lega, quale sia lโ€™elemento che, allโ€™interno di essa, non cambi mai. Salvini ha portato la Lega, con le elezioni europee del 2019, al rango di primo partito italiano, ma al fallimento dellโ€™operazione salviniana del radicamento al sud non รจ seguito un โ€œritorno alle originiโ€ in senso autonomista, nonostante il nord ed il suo ceto imprenditoriale e medio-borghese continuino a rappresentare il serbatoio principale dei consensi del Carroccio. Rimane costante, va riconosciuto, la vastissima varietร  di elementi presenti allโ€™interno del movimento, dai sovranisti di sinistra ai liberali, dagli europeisti ai nazionalisti tricolori. Molto del destino della Lega, che sembra incapace di svincolarsi dallโ€™identitร  di partito personale legato ad un uomo forte, dipenderร  proprio dalla sorte del suo attuale leader Salvini e soprattutto da quanto influirร  su di lui Giancarlo Giorgetti, ai tempi uomo di assoluta fiducia di Bossi (รจ in parlamento fin dal glorioso 1996) e vero trait dโ€™union tra la vecchia Lega Nord e quella nuova a trazione nazionale. Lโ€™erigendo governo Draghi, e soprattutto la lista dei suoi ministri, ci diranno qualcosa su quale sarร  la Lega dei prossimi anni, ora che la stagione euroscettica e sovranista dura e pura sembra ormai tramontata. Con i suoi trentโ€™anni la Lega รจ oggi il piรน vecchio partito italiano, ma al contempo la sua capacitร  di cambiarsi camaleonticamente dโ€™abito sembra garantirle la sopravvivenza, certo tra molti scossoni, che altre sigle, come Forza Italia, non sono riuscite a conseguire. Chi vivrร  vedrร , nel frattempo, buon compleanno Lega.


Marco Malaguti

La newsletter di Aliseo

Ogni domenica sulla tua mail, un'analisi di geopolitica e le principali notizie sulla politica estera italiana: iscriviti e ricevi in regalo un eBook di Aliseo

Marco Malaguti

Marco Malaguti

Marco Malaguti (Bologna, 1988), appassionato di giornalismo, filosofia e civiltร  orientali, vivo, lavoro e studio a Bologna. Da oltre dieci anni collaboro con testate, blog e think tanks che raccontano la politica europea ed il panorama culturale attuale. Mi occupo prevalentemente di politica estera e dirigo il portale culturale Essenzialismi.it

Dello stesso autore

In evidenza

Aliseo sui social