Negli ultimi anni, la realtร internazionale รจ diventata sempre piรน conflittuale e caotica. Prima fra tutte la regione del Medio Oriente, che ha visto lโapertura di svariati fronti di guerra e colpi di scena improvvisi.
Tel Aviv e Washington hanno attaccato i siti nucleari iraniani, gli Houthi hanno minacciato la libertร di transito nello stretto di Bab el-Mandeb e le forze antiregime siriane hanno abbattuto la dittatura di Bashar al-Assad, per fare accenno ai piรน importanti.
Questa destabilizzazione ha spinto grandi potenze come gli Stati Uniti e attori regionali come Arabia Saudita, Turchia ed Egitto a cercare un dialogo che portasse a una cessazione delle ostilitร fra Israele e Hamas. Tuttavia, conciliare le due parti in conflitto non รจ mai stata unโimpresa facile, dunque รจ stato richiesto un lungo e complicato processo diplomatico.
Negli ultimi anni, la mediazione รจ diventata un elemento centrale nei conflitti contemporanei, e il ruolo di mediatore ha acquisito uno status di riconoscimento e prestigio internazionale. Lโintermediazione nelle trattative ha dimostrato di poter portare diversi vantaggi.
Primo su tutti, essa offre maggiore voce internazionale e un ruolo di primo piano a livello regionale. In secondo luogo, permette di costruire relazioni privilegiate con gli attori coinvolti e di esercitare unโinfluenza in aree strategiche lontane e difficilmente accessibili.
Il Medio Oriente come nuovo centro di mediazione internazionale
I Paesi della regione si sono dimostrati particolarmente abili nel portare avanti le trattative di pace nelle varie crisi regionali ed extraregionali, nonostante la loro complessitร . Esempi possono essere gli accordi di Doha del 2020 fra gli Stati Uniti e i talebani per il graduale ritiro dallโAfghanistan, quelli in Oman del maggio 2025 per la sospensione degli attacchi degli Houthi alle navi commerciali nello stretto di Bab el-Mandeb o i negoziati che hanno portato alla pace di Sharm el-Sheikh.
Attori come il Qatar, lโArabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono riusciti a distinguersi nello scenario internazionale come mediatori sicuri e affidabili. Ciรฒ รจ dovuto a elementi che riescono a favorire la riuscita dei negoziati. Tra questi, la vicinanza politica e geografica ai conflitti in questione e le radici culturali che legano i Paesi mediatori con quelli coinvolti nelle ostilitร .
I Paesi che ospitano i negoziati, infatti, riescono a comprendere il fattore etnico-religioso allโinterno delle ostilitร e la necessitร di conciliare gli interessi del potere centrale con quelli delle tribรน locali che ne fanno parte e degli attori non-statuali interni per raggiungere accordi duraturi.
Una tecnica di mediazione piรน flessibile รจ presente giร da millenni nella tradizione del โแนฃulแธฅโ. Tale processo non รจ fondato sulla legge scritta, ma sui rapporti personali fra le parti e sulla fiducia nel mediatore per arrivare a unโintesa. Le trattative, dunque, non si basano su un approccio legalistico come in Europa, ma sullโintermediazione allโinterno dei tessuti sociali e fra i loro interessi sia locali che nazionali.
Inoltre, nellโefficienza delle mediazioni hanno inciso anche i rapporti di equilibrio diplomatico dei Paesi arabi. La capacitร di rimanere in buone relazioni bilaterali con tutte le potenze internazionali ha permesso loro di diventare ottimi intermediari e, di conseguenza, anche mediatori affidabili e imparziali. Questo, insieme a una particolare discrezionalitร e riservatezza nei rapporti, ha portato a una rilevanza di alcuni attori mediorientali come negoziatori.
Negli ultimi anni diversi Paesi della regione hanno cercato di inserirsi in alcune trattative di pace e hanno sviluppato nuove strutture di intermediazione e dialogo. Un esempio รจ la Riyadh International Disputes Week (Ridw). L’evento annuale รจ nato nel 2024 nella capitale saudita per riunire governi, imprenditori e associazioni locali per la risoluzione di controversie internazionali e la cooperazione diplomatica nellโarea del Medio Oriente e del Nord Africa.
Negli ultimi anni, diversi Stati hanno anche firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sugli Accordi Internazionali Derivanti dalla Mediazione (piรน nota come โConvenzione di Singaporeโ) del 2018. Fra questi, ci sono Iran, Israele, Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, anche se per ora solo sauditi e qatarioti lโhanno ratificata ufficialmente.
Nel frattempo, sono stati rivalorizzati diversi centri di intermediazione, come il Centro Globale di Abu Dhabiย (Adgm), il Centro Arbitrale Internazionale di Dubai (Diac) e il Centro di Arbitrato Commerciale dellโOman (Oac).
Qatar: il Paese della mediazione mediorientale
Il Qatar รจ lโesempio piรน chiaro dei vantaggi della mediazione. Fino agli anni Novanta, era soltanto un piccolo Stato al centro del Golfo, poco considerato a livello internazionale e vassallo de facto dell’Arabia Saudita. Dopo il colpo di Stato del 1995, orchestrato dal principe ereditario Hamad bin Khalifa Al Thani ai danni del padre, Doha si รจ immessa in pochi anni nella scena internazionale, per sviluppare una politica estera piรน risoluta e distanziarsi dall’influenza saudita.
Forte di una fitta rete diplomatica e di una ricchezza quasi illimitata derivante dai giacimenti di idrocarburi, dai primi anni Duemila il Qatar iniziรฒ a guardare con interesse allโambito della mediazione internazionale. Lentamente, giunsero i primi successi, gestendo i negoziati fra governo libanese ed Hezbollah nella crisi politica libanese del 2008 e fra Israele e Hamas per la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit (trattative che sarebbero terminate solo cinque anni dopo).
In seguito, arrivarono occasioni di maggiore portata, come le trattative per una pace in Yemen e quelle per un accordo fra Stati Uniti e talebani per il ritiro dallโAfghanistan. Anche negli ultimi anni, Doha รจ rimasta al centro dellโattenzione internazionale, per i difficili negoziati fra Israele e Hamas e fra Russia e Ucraina. Washington ha sfruttato le abilitร del gruppo diplomatico qatariota anche nel dialogo di distensione fra Repubblica Democratica del Congo e Rwanda, culminato nellโaccordo di pace firmato infine alla Casa Bianca.
Grazie alla mediazione, il Qatar รจ riuscito a compensare le sue ridotte dimensioni e a rafforzare il suo riconoscimento internazionale, modificando gli equilibri di potere nel Golfo a proprio favore. Infatti, il piccolo emirato era risultato fortemente indebolito dalle operazioni di isolamento operate da diversi attori regionali (su tutti Riyad e Abu Dhabi) nel 2014 e dal 2017 al 2021, per cui aveva dovuto poggiare sul sostegno turco e iraniano per resistere.
Al contrario, i processi di mediazione โ uniti ai campionati mondiali di calcio del 2022 โ hanno offerto ampia visibilitร al Qatar, riuscendo cosรฌ a ricevere maggiore legittimitร come Stato e assicurarsi un sostegno da parte delle grandi potenze, che hanno visto nellโemirato un possibile alleato strategico nel Golfo. Non a caso, nel 2022 Doha ha ricevuto lo status di โmajor non-Nato allyโ dagli Stati Uniti, ricavandone benefici come la partecipazione a progetti di ricerca e lโacquisto di sistemi dโarma avanzati.
La gestione dei negoziati รจ diventata il pilastro centrale della politica estera qatariota, e lโemiro Tamim sembra intenzionato a seguire la strada tracciata dal padre, per rendere Doha uno dei principali centri di dialogo internazionale.
La mediazione nella lotta per la leadership regionale
Di fronte alla necessitร di placare le tensioni crescenti in Medio Oriente, la mediazione รจ diventata un elemento di primaria importanza nella strategia estera delle potenze della regione. Essa si รจ dimostrata non solo uno strumento per garantire la stabilitร regionale โ condizione essenziale per lo sviluppo economico e il commercio internazionale โ, ma anche un mezzo efficace per accrescere il proprio status e il proprio ruolo negli equilibri dellโarea. Dunque, le capacitร di condurre al dialogo le parti in conflitto e di favorire soluzioni negoziate sono ormai una prova concreta del peso politico di uno Stato.
Mediare con successo significa dimostrare di saper gestire le crisi regionali, di essere un attore affidabile e indispensabile. In questo senso, riportare stabilitร e pace in Medio Oriente non รจ soltanto un obiettivo politico, ma un modo per affermare leadership ed egemonia nella rivalitร regionale.
Per questo motivo, la mediazione รจ divenuta un vero e proprio campo di competizione fra gli attori piรน ambiziosi della regione. Accanto ai complessi giochi di alleanze, alle rivalitร strategiche e alle guerre per procura, la possibilitร di ingraziarsi le grandi potenze e di acquisire prestigio e credibilitร come Paese โpacificatoreโ del Medio Oriente rappresenta oggi uno dei premi piรน ambiti.
Diversi Paesi hanno abbandonato una politica estera piรน aggressiva, basata sullโhard power, per passare a una piรน sottile, utilizzando strumenti come la diplomazia e la mediazione. Per esempio, lโArabia Saudita, dopo le operazioni fallimentari contro gli Houthi, ha modificato la propria agenda a favore di una gestione diplomatica delle crisi. In pochi anni, ha normalizzato le relazioni con Iran e Yemen, cercando di raggiungere la leadership regionale con mezzi pacifici, ma parimenti efficaci.
Chiaramente, vi sono casi in cui anche i Paesi impegnati, direttamente o indirettamente, in un conflitto ricercano un ruolo da mediatori. Lโesempio piรน lampante รจ il Sudan. Dallโinizio della guerra, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si sono offerti come possibili negoziatori per il cessate-il-fuoco.
Tuttavia, i due regni operano su fronti opposti, supportando le due fazioni opposte con finanziamenti e forniture dโarmi. Pertanto, le proposte emiratine e saudite di mediare in Sudan sono date dallโinteresse di manipolare le trattative a favore del proprio schieramento, nella speranza di indebolire il fronte rivale.
Di fronte a una realtร sempre piรน caotica e multipolare, attori come Doha, Riyad e Abu Dhabi sono riusciti a trasformare il ruolo di mediatore in uno status di primo piano, generando un capitale politico da investire nella competizione regionale.
Immagine in evidenza: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fd/Arab_Strategy_Forum_2018.jpg; immagini presenti nell’articolo: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Emir_of_Qatar,Feb._19,_2025(cropped).jpg
