In questo report:
- Da Nvidia e Facebook, le big tech sotto pressione
- Come Washington si serve delle aziende tecnologiche
- Il Pentagono e le start-up della Difesa
Lo scorso 27 agosto, con una lettera indirizzata al Comitato giudiziario della Camera degli Stati Uniti, Mark Zuckerberg ha dichiarato di aver subito pressioni da parte della Casa Bianca per rimuovere specifici contenuti legati al Covid-19 dalle proprie piattaforme.
Stando al Ceo di Meta, durante la pandemia, diversi funzionari dellโamministrazione Biden avrebbero spinto per censurare gli utenti che diffondevano informazioni contrarie alla narrazione del governo sulle piattaforme social.
A giugno del 2021, queste ultime erano state accusate da Joe Biden di โuccidere le personeโ, permettendo la diffusione di contenuti โ specie relativi ai vaccini โ giudicati pericolosi per il contrasto alla pandemia. Zuckerberg si รจ detto pentito di non aver sollevato la questione in precedenza, affermando, inoltre, di non essere piรน disposto a cedere a simili pressioni in futuro.
La lettera si colloca, in ordine cronologico, in mezzo a due altri casi interessanti della scorsa settimana: quello relativo a Pavel Durov e la sua piattaforma Telegram, e il blocco di X (ex Twitter) in Brasile, a seguito di una sentenza della Corte Suprema brasiliana. Notizie, queste, che riaccendono i riflettori sul rapporto tra politica e big tech.
A Washington, tecnologia e sicurezza vanno insieme
Negli Stati Uniti รจ ancora un โcaso Zuckerbergโ a confermare che i potenti Ceo della Silicon Valley non sono cosรฌ autonomi ed indipendenti come si crede. Eloquenti, in tal senso, sono le parole usate dalla Casa Bianca per replicare alla lettera del magnate di Meta: โLe compagnie tech e altri attori privati devono prendere in considerazione gli effetti delle loro azioni sul popolo americanoโ. A leggere tra le righe, il messaggio di Washington a Zuckerberg sembra dire: โIl giudizio ultimo sulle vostre azioni รจ il nostroโ.
E il Ceo di Meta lo sa bene, dopo che nel 2018 si scusรฒ innanzi al Congresso per non essere riuscito a impedire che la societร britannica Cambridge Analytica drenasse dati sensibili dagli utenti americani attraverso Facebook. Un’emorragia di informazioni e profilazioni inammissibile per gli apparati (specie perchรฉ passate per mano russa) per cui era necessario rimettere mediaticamente – oltre che giuridicamente – in riga il Ceo di Meta.
Dโaltronde, per gli Stati Uniti, รจ sempre stato questo il modus operandi che ha informato le relazioni tra potere pubblico e i โgrandiโ privati – e tra politica ed economia, piรน in generale: non รจ un mistero che il governo federale usi lโindustria – e la sorvegli attentamente – per conservare potenza e mantenere lโegemonia a stelle e strisce sul globo. E quando le corporation minano in qualche modo la sicurezza o lโinteresse nazionale, Washington prova a riportarle sui giusti binari.
In particolare, sin dalla nascita degli Stati Uniti, รจ il trinomio ricerca-tecnologia-difesa ad essere sempre stato sottratto ai capricci delle singole aziende per essere sottoposto al controllo (se non addirittura alla direzione) del governo federale e, in particolare, del Dipartimento della Difesa (Il Pentagono; Dod).
Dallโarchetipo, costituito dal Progetto Manhattan, alla progettazione del primo circuito integrato della storia installato sul missile Minuteman nel โ62, passando per la stessa invenzione di Internet ad opera del DoD. Il tutto, in nome della sicurezza nazionale.
Il fronte chip e la questione Nvidia: lโultimo ammonimento del governo federale?
Negli ultimi anni รจ la delicata filiera dei semiconduttori ad essere lโosservato speciale degli apparati federali: lโamministrazione Biden, ricalcando le orme di Trump, ha continuato (e continuerร ) a imporre severe restrizioni sullโesportazione di chip Ai e know-how strategici in funzione anti-cinese, stanziando inoltre fondi cospicui per riportare in patria il settore manifatturiero dei pezzetti di silicio.
Un approccio che ha provocato lโinsofferenza delle aziende statunitensi come Intel, Qualcomm o Nvidia. Questโultima, prima chipmaker al mondo per capitalizzazione, รจ riuscita perรฒ a progettare un chip Ai compatibile con le restrizioni imposte. Tuttavia, sembrerebbe che anche i processori Nvidia su cui pende il divieto di export siano riusciti ad arrivare nella Repubblica Popolare attraverso una rete di contrabbando.
Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, a comprarli sarebbero lโUniversitร di Pechino Tsinghua, lโAccademia della ricerca statale e lโAccademia cinese delle scienze, luoghi privilegiati per estrarre quei know-how cruciali per applicazioni dual use che Washington vuole proteggere a tutti i costi.
Il Ceo di Nvidia ha assicurato di essere ligio ai paletti imposti da Washington. Ieri, perรฒ, il Dipartimento di Giustizia americano ha emesso richieste giuridicamente vincolanti nei confronti del colosso per verificare se vi sia stata una violazione delle leggi antitrust, dopo che รจ stata aperta unโindagine per abuso di posizione dominante nel settore dei semiconduttori Ai. Che dietro i cavilli legali si nasconda lโintento, da parte del governo federale, di ammonire una volta per tutte Nvidia sulla questione chip?
Lโoro etereo dei dati dopo lโ11 settembre
Oltre al legame simbiotico tra produzione manifatturiera e settore militare, da due decenni a questa parte รจ la frontiera dei big data a interessare i rapporti tra apparati e corporation della Silicon Valley. Tutto inizia nel post 11 settembre.
Con quel conclamato fallimento dellโintelligence, lโamministrazione Bush e i federali credettero che per combattere il โnemico invisibileโ fosse necessario dare accesso completo alla National Security Agency (Nsa), senza un preventivo mandato di sorveglianza (Fisa), a tutte le comunicazioni in fibra ottica tra le principali sedi delle piรน grandi compagnie di telecomunicazioni del Paese, comprese le conversazioni telefoniche, la posta elettronica, l’attivitร su Internet, i messaggi di testo e il traffico di rete privata aziendale.
Nel 2013, quando Edward Snowden sollevรฒ il vaso di Pandora sulla sorveglianza di massa portata avanti negli Stati Uniti, emerse che ai programmi di raccolta dati dellโNsa prendevano parte Google, Microsoft e Yahoo.
Nello stato dโeccezione, il potere pubblico si impone(va) sul privato avviando un programma di sorveglianza e raccolta dati generalizzata, in nome della sicurezza nazionale.
Allora, a capire che il mondo dell’intelligence si sarebbe basato di lรฌ in poi sulla raccolta e lโanalisi di grandi quantitร di dati fu Peter Thiel, giร fondatore di PayPal. La sua idea di โdiventare il principale fornitore di software e di intelligence per il Pentagono nel campo di battagliaโ intercettรฒ lโinteresse della Cia, che attraverso la sua venture capital In-Q-Tel diede di fatto i natali alla start-up Palantir nel 2003.
Per poi avere tra i suoi clienti Pentagono, Nsa, Fbi, il corpo dei Marines, l’aeronautica e lo Special Operations Command, nonchรฉ le Forze di difesa israeliane. E tra i consiglieri dโazienda lโex direttore della Cia George Tenet e lโex segretario di Stato Condoleezza Rice. Fulgido esempio di come, negli Stati Uniti, la tecnologia viva (o nasca) grazie agli usi che di essa fa la politica.
Oltre i big: il Pentagono punta sulle start-up
Le piccole start-up nel settore dellโAi sul modello Palantir, finanziate da venture capital legate al Pentagono, stanno diventando lโโavanguardiaโ degli investimenti a guida DoD: lโobiettivo รจ anche quello di stemperare il ruolo predominante dei big del settore, e โsmuovere un poโ il sistemaโ.
Per connettere start-up ed investitori privati, nel dicembre 2022 il Dipartimento della Difesa ha lanciato lโOffice of Strategic Capital, mentre per lโanno fiscale 2024 il budget della Defense Innovation Unit รจ salito a circa un miliardo di dollari, contro i โsoliโ 190 milioni dellโanno precedente.
Gli apparati federali (specie il DoD), poi, continuano ad assegnare importanti contratti ai big del settore, come Microsoft, Google o Oracle, per i quali tra il 2019 e il 2022 sarebbero stati โspesiโ 53 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato dal rapporto Costs of War della Brown University, un contratto quinquennale di dieci miliardi di dollari tra Nsa e Amazon prevede trasferire i dati di intelligence e sorveglianza dell’agenzia sul cloud di Amazon.
Vi รจ poi il lobbismo, che ha un ruolo cruciale nellโecosistema Washington-Silicon Valley. Le grandi corporation di San Francisco, al primo posto per spesa in lobbying, pagano per ingraziarsi legislatori e funzionari del governo e per assicurarsi una posizione privilegiata in caso di grossi investimenti degli apparati federali in ambito Ricerca e Sviluppo, ad esempio.
Ragion per cui, allโinterno di queste corporation si trovano da sempre ex funzionari del Pentagono o ex ufficiali dellโesercito, giร pronti a lavorare con la burocrazia federale, in un sistema di โporte girevoliโ tra Washington, Silicon Valley e Seattle.
Prima la sicurezza nazionale, dopo i profitti
Si sfata cosรฌ il mito della assoluta dipendenza della politica dai centri di potere economico-industriali: per una superpotenza con imperativi di autoconservazione, oltre che di proiezione, quelli con le big tech non possono essere mai del tutto dei rapporti alla pari, men che meno di subordine.
In tempi di elezioni, poi, bisogna essere prudenti nel valutare i vari endorsement dei Ceo ai candidati alla corsa presidenziale. Elon Musk, che dร il suo sostegno a Donald Trump, non rinuncerร ai suoi affari con il Pentagono (si veda lโimpiego del suo Starlink nella guerra russo-ucraina) se a vincere sarร invece Kamala Harris.
Piuttosto, queste dichiarazioni di sostegno potrebbero piรน pragmaticamente voler preparare il terreno a nuovi esercizi di lobbying con una potenziale nuova amministrazione. Anche se gli apparati, come si sa, non cambiano con lโinquilino della Casa Bianca, nonostante il tycoon dichiari di voler fare piazza pulita del deep state in caso di sua vittoria.
In un momento storico e geopolitico come quello attuale, in cui il potere pubblico afferma in maniera crescente il proprio controllo su grandi privati potenzialmente โribelliโ, anche la volontร di Zuckerberg di non cedere piรน a pressioni che vengano da Washington รจ destinata a rimanere nellโambito dei buoni propositi. Ancora a lungo, negli Stati Uniti, la sicurezza nazionale verrร prima dei desiderata dei magnati.
Foto in evidenza: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=186031; https://it.m.wikipedia.org/wiki/File:AAAMM_Big_Tech.svg; Foto presenti nell’articolo 1) https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Cambridge_Analytica_protest_Parliament_Square3.jpg; 2) https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1b/Peter_Thiel_%2851876933345%29.jpg
