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L’ultimo numero della rivista di Aliseo, dedicato al futuro degli Stati Uniti. 14 analisi per capire l’America, dalla geopolitica alla crisi interna

La posizione della Turchia nella nuova guerra in Medio Oriente

La posizione della Turchia nella nuova guerra in Medio Oriente

Ankara condanna i lanci contro il suo territorio, ma sceglie prudenza strategica per non compromettere i rapporti con lโ€™Iran e il proprio peso diplomatico

Nellโ€™ultima settimana, due missili balistici, lanciati presumibilmente dallโ€™Iran e diretti verso la Turchia, sono stati neutralizzati dai sistemi di difesa antiaerea della Nato.

Il primo รจ caduto nel distretto di Dortyol, nella provincia di Hatay, mentre i resti del secondo sono precipitati sulla cittร  di Gazantiep.

รˆ probabile che i missili dovessero colpire la vicina base aerea di Incirlik, utilizzata anche dallโ€™aeronautica militare degli Stati Uniti e in cui lโ€™ex ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, aveva individuato uno dei possibili obiettivi di unโ€™eventuale rappresaglia iraniana.

In risposta, il ministero della Difesa di Ankara ha dichiarato di essere disposto a compiere ยซqualsiasi passo necessarioยป per difendere il proprio spazio aereo. ยซRibadiamo che ci riserviamo il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile rivolta al nostro paeseยป ha aggiunto in un comunicato.

Il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha condannato entrambi i lanci, dichiarando su X che Ankara resterร  ยซcauta, prudente e paziente per garantire che nemmeno un capello sulla testa di uno dei nostri 86 milioni di cittadini venga danneggiato, ma altrettanto risoluta di fronte a ingiustizie e banditismoยป.

Inoltre, ha affermato che per vivere in pace e tranquillitร , la Turchia deve necessariamente aumentare le proprie capacitร  di deterrenza e ยซnon lasciare niente al casoยป.

Tali affermazioni rientrano nel dibattito che sta prendendo piede in Turchia sulla politica nucleare nazionale. Infatti, durante unโ€™intervista, alla domanda se Ankara possedesse giร  ordigni atomici, il ministro degli Esteri, Hakan Fidan, si รจ limitato a sorridere, lasciando intendere il desiderio turco di diventare una potenza nucleare.

Unโ€™ambizione che, di fronte alla crescente instabilitร  globale, potrebbe gradualmente concretizzarsi.

Ad ogni modo, lโ€™ambasciatore iraniano in Turchia, Mohammad Hassan Habibollahzadeh, รจ stato richiamato dal ministero degli Esteri turco, che ha espretto preoccupazione per gli attacchi e ha chiesto che tali eventi non si ripetano. Dโ€™altro canto, Teheran ha negato di aver lanciato missili contro la Turchia, definendo il Paese anatolico come ยซvicino e amicoยป.

Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha sostenuto la stessa tesi, dichiarando che tali attacchi non sarebbero stati decisi dai vertici militari, ma sarebbero opera di alcune unitร  isolate che avrebbero perso ogni comunicazione con i loro superiori.ย 

I due lanci hanno trovato la ferma condanna di tutti gli alleati della Nato. Tuttavia, questi hanno anche cercato di minimizzarne la gravitร  per evitare qualsiasi escalation.

Perchรฉ la Turchia non interviene? Il nuovo rapporto fra Teheran e Ankara

Malgrado gli attacchi subiti, Ankara non intende abbandonare la sua vicinanza allโ€™Iran. Lunedรฌ, Erdogan ha definito gli attacchi congiunti israelo-americani come una ยซchiara violazioneยป del diritto internazionale e si รจ dichiarato ยซprofondamente addoloratoยป per la morte della Guida suprema iraniana Alรฌ Khamenei.

Il Presidente turco ha anche insistito sulle possibili conseguenze catastrofiche per la regione in caso di un conflitto prolungato e ha criticato la passivitร  delle organizzazioni internazionali di fronte alla diffusione dellโ€™instabilitร  in tutta la regione.

Intanto, il governo turco ha avviato unโ€™intensa attivitร  diplomatica a piรน livelli per coordinarsi con le altre potenze regionali e internazionali. Fidan ha dialogato con i suoi corrispettivi per avviare ยซuna mediazione a piรน livelliยป e il ministro dellโ€™Interno, Mustafa ร‡iftรงi, ha dato inizio a una cooperazione con altri Paesi del Golfo per rafforzare la sicurezza delle infrastrutture critiche e dei confini.

La Turchia non รจ intenzionata a rompere i propri rapporti con lโ€™Iran, ma intende preservare una vicinanza tattica che possa permettergli di inserirsi nel conflitto in corso nel ruolo di mediatore, in modo da potersi sedere un giorno al tavolo della pace.

Tuttavia, di fronte al nuovo caos mediorientale, Ankara desidera rimanere parte attiva, rispettata e, se serve, anche temuta. Con questa lente vanno lette le minacce di ritorsioni dopo lโ€™incidente dei missili iraniani: mantenere tutti i canali aperti, ma mostrare capacitร  di deterrenza in caso di minaccia.

Dallโ€™altra parte, Teheran si trattiene dal deteriorare lโ€™amicizia con Ankara. I vertici iraniani sanno che la forza militare turca รจ di molto superiore a quella degli altri attori finora attaccati e che le autoritร  anatoliche sarebbero fra i candidati piรน accomodanti come mediatori in eventuali trattative.

Gli equilibrismi di Ankara tra Iran, Paesi arabi e Stati Uniti

Nel nuovo conflitto del Golfo, il governo turco ha finora scelto di stare saggiamente a guardare, tenendo una posizione di neutralitร  attiva fra le due parti. Non vi รจ unโ€™aperta ostilitร  nei confronti di uno dei due schieramenti, pertanto intende massimizzare il profitto politico ottenibile dagli eventi.

Da un lato, Erdogan spera che lโ€™Iran venga indebolito al punto di non essere piรน un rivale per lโ€™egemonia regionale. Dallโ€™altro lato, perรฒ, un Iran militarmente forte resterebbe una minaccia per Israele, contenendone le ambizioni.

La solidarietร  del Presidente turco verso il vicino persiano rientra proprio nel contesto della crescente competizione regionale fra Ankara e Tel Aviv. La speranza della Turchia รจ infatti quella che una cooperazione con lโ€™Iran possa indebolire lโ€™avversario israeliano.

Tuttavia, Erdogan non puรฒ nemmeno schierarsi apertamente contro Tel Aviv, il maggiore alleato degli Stati Uniti nella regione, e a favore dell’Iran che, al contrario, rappresenta il rivale per eccellenza di Washington in Medio Oriente.

L’influenza statunitense continua infatti a giocare un ruolo cruciale nelle dinamiche regionali, e l’America potrebbe sfruttarla contro la Turchia qualora quest’ultima decidesse di ostacolare i suoi interessi nell’area.

La guerra ha comunque giร  messo Ankara in uno stato di allerta, soprattutto per quanto riguarda le essenziali forniture energetiche provenienti dallโ€™Iran.

Nel 2024, il 13,4% del gas naturale utilizzato dallโ€™economia turca era importato dai giacimenti iraniani. La chiusura, anche solo temporanea, del gasdotto Tabriz-Ankara potrebbe danneggiare lโ€™industria anatolica, rischiando di alzare lโ€™inflazione della lira turca, che รจ giร  oggetto di grave svalutazione dal 2018.

La prospettiva di un conflitto prolungato riporta alla mente anche i fantasmi della guerra civile siriana. Ankara teme che la crisi possa generare consistenti flussi migratori dallโ€™Iran verso la Turchia, portando milioni di profughi sul confine, come successo nel caso dellโ€™esodo siriano del 2012.

Per questa eventualitร , il ministero dellโ€™Interno turco ha giร  preparato le risposte delle adeguate contromisure.

Quale potrebbe essere la futura posizione della Turchia?

Nel contesto dellโ€™attuale guerra, Ankara deve scegliere tra due tattiche. Da un lato, puรฒ mantenere un ruolo da protagonista sfruttando le circostanze per dimostrare le proprie capacitร  di leadership a livello regionale. Dallโ€™altro, potrebbe studiare la situazione e attendere il proseguimento del conflitto, per scegliere infine con quale fronte schierarsi.

Lo scenario piรน probabile รจ che la Turchia mantenga temporaneamente la propria neutralitร  attiva, mantenendo rapporti con ambo le parti e collaborando con gli attori regionali e internazionali per istituire una nuova via diplomatica.

Solo in caso di nuovi attacchi al suolo turco o stravolgimenti nelle sorti del conflitto, Erdogan potrebbe pensare di schierarsi nettamente a favore di una delle due parti.

Intanto, il ministero della Difesa ha giร  inviato sei caccia F-16 nella Repubblica Turca di Cipro del Nord (Rtcn), in risposta allโ€™invio di due fregate e quattro caccia da parte della Grecia per difendere la parte ellenico-cipriota dellโ€™isola.

Intanto, nel sud-est del Paese รจ stato dispiegato un sistema di difesa aerea Patriot ed รจ stata rafforzata la presenza militare al confine con lโ€™Iran, in vista di nuovi incidenti missilistici.

La posizione turca nel conflitto deve ancora essere delineata, ma sempre piรน elementi portano a pensare a uno scontro, almeno sul piano politico, con Israele.

In una riunione dellโ€™Organizzazione degli Stati Turchi (Ots), Hakan Fidan ha criticato la tattica iraniana di attaccare infrastrutture civili in Paesi terzi, ma ha soprattutto condannato Tel Aviv per il suo presunto sostegno allโ€™indipendentismo curdo e per la sua strategia di destabilizzazione permanente della regione.

Inoltre, in una conversazione con Erdogan il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha riferito che Stati Uniti e Israele starebbero cercando di creare nuove tensioni fra lโ€™Iran e i Paesi vicini.

A riguardo, il Presidente turco ha affermato: ยซnessuno faccia calcoli sbagliati. Nessuno dovrebbe cadere nella trappola del tentativo della rete sionista di mettere i fratelli contro i fratelliยป.

Le dinamiche dei prossimi giorni potrebbero spingere la Turchia ad assumere una posizione piรน netta, poichรฉ il Paese non sembra disposto a subire passivamente le conseguenze dell’attuale conflitto.

Immagine in evidenza: https://en.wikipedia.org/wiki/Iran%E2%80%93Turkey_relations#/media/File:Ali_Khamenei_&_Recep_Tayyip_Erdo%C4%9Fan_in_Tehran,_7_September_2018.jpg

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Matteo Faini

Matteo Faini

Appassionato da anni di geopolitica, futuro studente di Scienze Internazionali presso l'Universitร  Statale di Milano. Utilizzo un approccio di analisi basato sul realismo e sulla complessitร  degli scenari e degli attori, partendo sia dalla politica estera che da quella interna. Le mie analisi si concentrano sulle aree mediterranea e mediorientale, con un focus particolare sulla Turchia.

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