Sarebbe stato raggiunto l’accordo tra Kiev e Washington sullo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine, i due leader si incontreranno per firmarlo venerdรฌ 28 febbraio. Dopo negoziati difficili, il presidente statunitense Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sembrano aver trovato un compromesso.
Il presidente ucraino aveva inizialmente mostrato esitazioni nel firmare lโaccordo cosรฌ come rielaborato dagli Stati Uniti, ritenendo non si trattasse di unโintesa equa. Successivamente, i negoziati sono ripresi e Zelensky si era detto intenzionato a raggiungere un giusto compromesso quanto prima. Il presidente statunitense, dal canto suo, sembra aver accettato la rimozione di alcune delle clausole che avevano rischiato di far arenare le trattative.
Le negoziazioni sulle risorse naturali ucraine
Sono proseguite per diverse settimane le negoziazioni tra Washington e Kiev sulle risorse naturali ucraine: giร nei primi giorni di febbraio del 2025 la nuova amministrazione Trump aveva manifestato lโintenzione di volere accedere ai minerali del Paese come โcontropartitaโ per il sostegno prestato dagli Stati Uniti allโUcraina durante gli ultimi tre anni di conflitto. In conseguenza di ciรฒ, il 14 febbraio 2025, Kiev ha sottoposto allโattenzione della Casa Bianca un progetto di partenariato sulle risorse minerarie e strategiche del Paese.
Tuttavia, le trattative hanno incontrato ostacoli sin da subito: ad avviso del presidente ucraino la bozza di accordo, cosรฌ come rivista da Washington, aveva perso i caratteri di unโintesa di partenariato bilaterale. Dopo una fase iniziale in cui Zelensky si era mostrato accondiscendente, probabilmente timoroso della nuova amministrazione americana e della sua postura rispetto al conflitto, in un secondo momento aveva risollevato il capo dinanzi a quello che aveva definito un โimpegno unilateraleโ a carico dell’Ucraina.
Era stato il nuovo segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, a presentare la contro-proposta al presidente ucraino, durante una visita a Kiev che si รจ tenuta il 12 febbraio 2025. Zelensky si era rifiutato di firmare il piano che prevedeva la cessione agli Stati Uniti del 50% delle entrate derivanti dalle risorse naturali del proprio Paese.
Oltre al petrolio e al gas, Washington aveva chiesto lo sfruttamento delle riserve di minerali essenziali come il litio, la grafite e l’uranio, nonchรฉ la cessione di alcune infrastrutture strategiche: il conto presentato dagli Stati Uniti per gli aiuti militari forniti dallโinizio del conflitto ammontava a circa 500 miliardi di dollari.
Tra le obiezioni sollevate, Zelensky aveva lamentato la mancanza di garanzie di sicurezza e di assistenza militare per l’Ucraina. Inoltre il leader ucraino aveva puntualizzato che, sul piano finanziario, lโacquisizione dei diritti di sfruttamento sulle risorse minerarie ucraine avrebbe avuto un valore molto piรน elevato dellโesborso economico statunitense.
Dallโinizio del conflitto gli Stati Uniti avrebbero fornito aiuti militari a Kiev per circa 67 miliardi di dollari, mentre altri 33 miliardi sarebbero stati stanziati per sostenere le finanze del Paese: cifre ben inferiori rispetto alla somma di 500 miliardi di dollari che il governo statunitense rivendicava.
Dopo il fallimento dei primi colloqui, Trump sembrava voler ricattare la controparte minacciando di far disconnettere il sistema Starlink nel caso in cui il governo di Kiev non avesse accettato la proposta. Starlink, il servizio satellitare gestito da SpaceX di Elon Musk, consente allโUcraina di accedere ad una connessione internet rapida e sicura, garantendo al Paese in guerra di rimanere interconnesso sia sul fronte militare sia in ambito civile.
Dopo la rassicurazione su Starlink, i negoziati sono ripresi: in seguito alla visita del generale Keith Kellogg a Kiev il 19 febbraio 2025, Zelensky aveva dichiarato che ci si stava avvicinando ad un accordo. Pochi giorni dopo, il 21 febbraio 2025, durante la Conservative Political Action Conference, Richard Grenell, inviato speciale di Trump, ha sottolineato lโimportanza della partecipazione economica americana in Ucraina come strumento di stabilitร , dichiarando che la presenza sul posto di investitori privati statunitensi rappresenterebbe la migliore garanzia di sicurezza e di aiuto e allo sviluppo economico.
Domenica 23 febbraio, il leader ucraino ha mostrato un segnale di apertura dicendosi pronto a condividere le risorse e dichiarandosi desideroso di raggiungere un risultato giusto che assicuri che prima si ponga fine alla guerra. Allo stesso tempo, perรฒ, ha ribadito le proprie condizioni, specificando che non cโรจ lโintenzione di firmare un documento che imponga un costo a dieci generazioni di ucraini, riferendosi alla richiesta di Trump dei 500 miliardi.
Secondo i funzionari che hanno partecipato allโultima trattativa, sono state rimosse dalla nuova bozza di accordo alcune delle condizioni che gli ucraini consideravano piรน onerose e che avevano portato Zelensky a respingere la precedente proposta.
Lโaccordo raggiunto martedรฌ 25 febbraio, che dovrebbe essere firmato venerdรฌ 28 febbraio, tiene conto delle richieste ucraine: sono state introdotte alcune delle garanzie di sicurezza ripetutamente richieste da Zelensky in cambio dei diritti minerari, sebbene non quelle relative allโadesione alla Nato o alla stipula di un trattato di mutua difesa.
La cifra di 500 miliardi sembrerebbe sia stata estromessa dal testo e, inoltre, gli Stati Uniti si impegnerebbero a sostenere attivamente il futuro sviluppo economico dellโUcraina attraverso la creazione di un fondo per reinvestire parte dei ricavi dellโestrazione nel Paese.
Le risorse del sottosuolo ucraino
Lโaccordo che Washington voleva che Kiev sottoscrivesse avrebbe consentito agli Stati Uniti di acquisire diritti di sfruttamento su circa il 5% delle riserve minerarie globali. La Commissione europea ha dichiarato che il sottosuolo ucraino รจ una potenziale fonte di oltre 20 materie prime critiche, giacimenti che, al tempo dellโinizio dellโinvasione, hanno certamente attirato lโattenzione di Mosca.
Ora, anche gli Stati Uniti hanno messo gli occhi sulle riserve naturali ucraine non sfruttate di litio, grafite e uranio, minerali che, secondo gli esperti, rappresenteranno โgli elementi al centro della futura transizione energeticaโ. Si stima che, nei prossimi anni, la domanda di questi minerali supererร l’offerta facendone impennare il prezzo.
Pare che i depositi di litio, materiale fondamentale per la produzione di batterie per auto elettriche e telefoni cellulari, siano tra i piรน grandi d’Europa (stando alle stime del Servizio Geologico di Stato ucraino, circa 500 mila tonnellate). Collettivamente, si stima che i giacimenti di litio non sfruttati, assieme alle riserve di titanio, le piรน grandi al mondo, abbiano un valore economico di trilioni di dollari, anche se non รจ possibile operare valutazioni precise non essendo nota al pubblico la loro distribuzione allโinterno del Paese.
Presenta grande valore strategico e industriale anche la grafite, fondamentale per l’economia statunitense e presente a iosa nel sottosuolo ucraino, prodotta a livello globale, principalmente, dalla Cina. Infine, pare che le riserve geologiche d’oro dell’Ucraina siano stimate in quasi 3 mila tonnellate, circa pari a quelle statunitensi.
Tra gli elementi inclusi nell’accordo minerario proposto dagli Stati Uniti mancherebbero le risorse classificate come โterre rareโ,una classe di 17 minerali utilizzabili come magneti ad alta tecnologia, per i quali Trump aveva espresso un certo interesse all’inizio del mese (probabilmente perchรฉ รจ la Cina che ne detiene la maggiore quantitร a livello globale).
Questo episodio aveva di fatto generato una certa confusione in quanto, a ben vedere, l’Ucraina non ne รจ ricca: il presidente statunitense sembra averli erroneamente confusi con gli altri metalli rari giร menzionati.
Zelensky, inizialmente riluttante, contava di trarre da questi depositi future opportunitร commerciali per gli alleati dell’Ucraina nel periodo postbellico e cederli non sarebbe stato nellโinteresse nazionale. Inoltre, alcuni funzionari del governo ucraino hanno fatto notare che lโidea statunitense di trarre profitti rapidi dal sottosuolo sia sostanzialmente mal calcolata in quanto, investimenti di questo tipo, richiederebbero anni, soprattutto stante lโattuale stato di belligeranza che rende ancor piรน difficoltosi i complessi processi per lโestrazione delle risorse.
Inoltre, non si puรฒ trascurare che solo alcuni dei giacimenti sono attualmente sotto lโeffettivo controllo di Kiev: gli analisti stimano che Mosca si sia impadronita di metalli, minerali e giacimenti di petrolio e carbone ucraini per un valore di oltre 12 mila miliardi di dollari.
Infatti, i territori a sud-est del Paese, occupati dalla Russia, presentano ampi giacimenti, specialmente di risorse minerarie non metalliche. La penisola di Crimea รจ ricca giacimenti di petrolio e di gas naturale, come anche la regione del Luhansk. Di gas e petrolio รจ ricca anche Kharkiv, regione ancora sotto il controllo ucraino ma vicina al fronte di guerra.
La maggior parte dei giacimenti occidentali e centrali del Paese sono rimasti sotto il controllo ucraino, tra cui quelli di Zhytomyr, regione ricca di grafite. ร invece sotto controllo ucraino anche il giacimento di Liodiane, che si trova nella regione di Kirovohrad, nell’Ucraina centrale, a circa 350 km a sud della capitale Kiev.
Il deposito, dallo straordinario potenziale, ospita i piรน ricchi giacimenti di litio e rappresenta una tra le principali risorse sotto controllo ucraino. La regione di Kirovohrad, infatti, presenta anche depositi di uranio,nonchรฉ quantitร moderate di grafite e di titanio.
La politica di Trump: neocolonialista o semplicemente opportunista?
Lโambigua posizione di Trump rispetto allโinvasione russa รจ stata accuratamente tratteggiata tramite una serie di dichiarazioni che hanno oscillato tra il definire Zelensky un โdittatoreโ al sedersi con lui al tavolo delle trattative, dallโaccusare l’Ucraina di aver iniziato la guerra allโoffrirsi di difenderla.
Durante le trattative il leader ucraino, disorientato, ha adottato una certa cautela nellโavanzare su un terreno che fino a poco tempo fa considerava solido e robusto e che adesso รจ a dir poco scivoloso. In seno allโOnu, gli Stati Uniti si sono opposti ad una bozza di risoluzione in cui si definiva la Russia come Paese โaggressoreโ.
Proprio in concomitanza del terzo anniversario dell’inizio dell’invasione, Washington non ha preso le distanze dallโazione di Mosca, anzi, ha respinto un testo preparato da Kiev con il supporto degli europei, avanzandone uno alternativo in cui non si faceva menzione dell’integritร territoriale dell’Ucraina.
Alcuni commentatori hanno descritto l’aggressivo atteggiamento negoziale di Trump come una forma di โimperialismoโ o di โneo-colonialismoโ, richiamando lโatteggiamento delle potenze europee nella spartizione dellโAfrica. Altri hanno fatto notare che, in passato, dure condizioni di negoziazione erano state unilateralmente imposte dalle nazioni vincitrici nei confronti di quelle sconfitte al termine di un conflitto. Si sostiene che Zelensky, non potendo perdere il sostegno statunitense, si sia visto costretto a chinare il capo per non indispettire ulteriormente un’amministrazione americana che รจ passata da alleata a non piรน amica.
Questโinterpretazione รจ stata sostanziata dai dubbi sullโequitร dellโaccordo, che persistono nonostante sia stato rivisto. Lโelemento di disparitร tra Washington e Kiev continua a sollevare interrogativi: contrattualmente si parlerebbe dellโimposizione di una clausola vessatoria nei confronti del contraente piรน debole, in concorrenza di abuso di posizione dominante, finanziariamente di riscossione di un credito con interessi elevati.
Quale che sia lโinterpretazione, una parte sta sfruttando la situazione di difficoltร in cui si trova lโaltra per imporsi e, eventualmente, per trarne un profitto (dato che la somma di 500 miliardi trascende le cifre versate in aiuti).
In questo scenario, sembra piรน opportuno parlare di opportunismo piuttosto che di neocolonialismo: si tratta di una mossa tesa a rafforzare la propria influenza economica e strategica nella regione. La politica adottata da Trump rispetto allโUcraina evidenzia il modo in cui il neo-presidente ha rapidamente re-impostato la postura di Washington nei rapporti con le altre nazioni, ri-orientandone lโazione verso il perseguimento dellโinteresse statunitense in qualunque contesto e in ogni circostanza. I colloqui con un Paese alleato in guerra sono stati trasformati in negoziati per trarre dalla situazione un elemento a beneficio di Washington.
A seguito dellโinsediamento della nuova amministrazione, ciรฒ che deve emergere chiaramente รจ che a muovere gli Stati Uniti non รจ piรน la volontร di contenere la Russia, bensรฌ la necessitร di promuovere nuovi investimenti esteri per gli investitori statunitensi.
Questa nuova strategia americana risponde a logiche di politica estera ma anche di politica interna. In primo luogo, il sostegno allโUcraina comporterebbe lโinasprirsi dei rapporti con Putin, con il quale, invece, Trump intrattiene e vuole intrattenere rapporti colloquiali.
Sul piano interno, invece, il presidente vuole dimostrare agli elettori che gli Stati Uniti possono ottenere qualcosa in cambio del sostegno allโUcraina (che, durante la campagna elettorale, aveva descritto come uno spreco di risorse). Acquisire lโaccesso privilegiato alle risorse minerarie ucraine rafforzerebbe la sua posizione e legittimerebbe la sua narrativa sulla gestione pragmatica degli aiuti internazionali.
Nel contesto delle trattative, le dichiarazioni di Grenell e la visita di Kellogg hanno evidenziato il nuovo modello di intervento economico/finanziario sul quale vuole fare leva lโamministrazione Trump. La nuova strategia americana affida la propria proiezione di potenza non piรน allโesercizio del ruolo di difensore delle democrazie, bensรฌ alla penetrazione economica.
Lโespansione e il consolidamento della propria egemonia non riposano piรน esclusivamente sulla dimensione militare, ma su quella finanziaria, facendo sรฌ che lโiniezione di investitori privati,in un momento cruciale per la ricostruzione e la sicurezza del Paese, leghi e fidelizzi lโUcraina quanto e piรน dei caccia F-16.
Foto in evidenza: Photo by Aleksandar Pasaric: https://www.pexels.com/photo/three-yellow-excavators-near-front-end-loader-1238864/
