Da oltre quindici anni gli Stati Uniti affrontano una crisi sanitaria senza precedenti, che ha già provocato circa 800 mila morti. È un numero superiore a tutte le vittime della Guerra civile americana e a quelle sommate di tutte le guerre del Novecento a cui gli States hanno preso parte.
È la crisi degli oppioidi, che ha travolto un’intera generazione e che, nonostante gli sforzi politici e sanitari, continua a mietere vittime. La sua origine è complessa, perché intreccia dinamiche economiche, sanitarie, sociali e culturali, e ha avuto conseguenze tali da influenzare persino la politica commerciale degli Stati Uniti.
Purdue Pharma rivoluziona il mercato
Per comprendere come si sia arrivati a un uso così diffuso di oppioidi, occorre tornare al 1996, quando la società Purdue Pharma lanciò sul mercato l’antidolorifico OxyContin. Si trattava dell’evoluzione di un farmaco precedente, l’Ms Contin.
L’azienda, guidata dalla famiglia Sackler, divenuta miliardaria grazie a campagne pubblicitarie nel settore farmaceutico, aveva sviluppato la tecnologia “continuous release”, che permetteva un rilascio graduale del principio attivo e la somministrazione orale di analgesici molto potenti.
Questo sistema consentiva ai pazienti di evitare l’ospedalizzazione e di ridurre i costi delle cure. L’Ms Contin, a base di morfina, era un successo, ma destinato a una nicchia di malati terminali o pazienti con dolori cronici severi. I Sackler, desiderosi di ampliare il mercato, decisero di puntare su un nuovo prodotto capace di raggiungere una platea molto più ampia. Nacque così OxyContin.
Quest’ultimo conteneva ossicodone, una sostanza 1,5 volte più potente della morfina, ma venne pubblicizzato come un rimedio adatto a qualunque tipo di dolore, anche lieve. La Food and Drug Administration (Fda, l’agenzia che regola e controlla il mercato alimentare e farmaceutico negli Stati Uniti) espresse dubbi sulla sicurezza e sul rischio di dipendenza. Nel 1996 approvò comunque il farmaco, dopo che il funzionario incaricato, Curtis Wright, ebbe contatti diretti con i rappresentanti dell’azienda.
Poco dopo l’approvazione, Wright lasciò la Fda e fu assunto dalla stessa Purdue con un contratto molto alto, di circa 400mila dollari in cinque anni. L’azienda poté così presentare OxyContin come un farmaco innovativo e privo di rischi. Sosteneva che la dipendenza riguardasse meno dell’1% dei pazienti, un dato poi rivelatosi completamente falso.
La campagna marketing più costosa della storia
Purdue orchestrò una campagna pubblicitaria senza precedenti nella storia della farmacologia. I Sackler investirono milioni di dollari per acquistare riviste scientifiche, finanziare medici compiacenti e pubblicare articoli che descrivevano l’OxyContin come sicuro ed efficace.
Vennero organizzati congressi e incontri in tutto il Paese, spesso senza che il nome dell’azienda comparisse, e i rappresentanti commerciali vennero incentivati a promuovere dosaggi sempre più elevati grazie ad un sistema di bonus legati alla quantità di milligrammi venduti.
L’obiettivo era cambiare la percezione stessa degli antidolorifici. Da farmaci per malati terminali a strumenti per garantire una “vita senza dolore” a chiunque soffrisse, anche per motivi banali. Per rendere il prodotto familiare, Purdue creò perfino una mascotte, distribuita sotto forma di gadget nelle farmacie.
La campagna ottenne un successo enorme. Migliaia di medici, convinti dalla propaganda o corrotti dai pazienti ormai dipendenti, iniziarono a prescrivere OxyContin. Uno dei principali promotori fu Russel Portenoy, noto come “il medico del dolore”, che accusava i colleghi riluttanti di mancare al giuramento di Ippocrate, poiché abbandonavano i pazienti alla sofferenza quando avrebbero potuto utilizzare il nuovo farmaco di Purdue.
Sostenendo che non ci fosse ragione di lasciare i pazienti soffrire, Portenoy e altri medici vicini a Purdue contribuirono a legittimare l’uso dell’ossicodone su larga scala. Nel giro di pochi anni, la diffusione del farmaco divenne capillare e segnò l’inizio della prima ondata della crisi degli oppioidi.
Morire di overdose
Gli effetti non tardarono a manifestarsi. Le dipendenze crebbero in modo esponenziale e i casi di overdose raggiunsero livelli paragonabili a quelli dell’epidemia di eroina degli anni Settanta. Gli spacciatori scoprirono che, eliminando il rivestimento “continuous release”, potevano estrarre l’ossicodone puro e rivenderlo come droga da strada.
OxyContin divenne la sostanza più richiesta nei mercati illegali, soprattutto nelle zone più povere e depresse del Paese, come gli Appalachi, la Bible belt e la Rust belt. In quegli anni, negli Stati Uniti, l’Oxy veniva assunto più delle aspirine.
Le morti per overdose si contarono a migliaia, anche se il numero reale rimane incerto, perché in molti casi i referti tossicologici rilevavano crisi respiratorie innescate da cocktail di sostanze e alcolici, e quindi difficili da attribuire a una causa univoca.
Per anni Purdue riuscì a evitare conseguenze legali grazie a pressioni politiche e a una rete di avvocati noti e influenti. Dal 2010 in poi iniziò a emergere ed essere resa nota una documentazione sempre più grave e probante. Purdue aveva nascosto documenti interni, falsificato dati e ignorato evidenze che dimostravano la gravità della dipendenza da OxyContin.
Quell’anno la società fu costretta a modificare la formula del farmaco per renderlo meno manipolabile, aggiungendo una sostanza alla pellicola che, qualora fosse stata frantumata, avrebbe rilasciato una sostanza per rendere innocuo l’ossicodone. Ormai però era troppo tardi. La dipendenza aveva generato un vasto mercato illegale, e migliaia di persone, prive della possibilità di ottenere prescrizioni, passarono a droghe di strada ancora più potenti.
Arriva il Fentanyl
Dopo un breve ritorno dell’eroina, comparve il Fentanyl, un oppioide sintetico di nuova generazione, ancora più potente e letale. Dal 2011 la sua diffusione crebbe senza sosta. Bastano due milligrammi per andare in overdose e il costo di produzione è irrisorio, oltre a essere molto difficile da individuare da parte delle forze dell’ordine.
Prodotto in laboratori clandestini e venduto in strada o attraverso il dark web, il Fentanyl si affermò presto come la droga più diffusa negli States e l’investimento più redditizio al mondo, più di investimenti in borsa o commercio di beni di lusso.
La sua potenza lo rende quasi impossibile da dosare con precisione. Basta una minima quantità in eccesso per provocare la morte. Molte vittime non sapevano nemmeno di assumerlo, poiché veniva mescolato ad altre droghe o a pillole contraffatte. Il risultato fu un’esplosione di decessi e una nuova fase della crisi.
La risposta della politica
Per ogni morto di overdose, centinaia di persone sopravvivevano ma ne restavano dipendenti. Il Fentanyl venne ribattezzato “la droga degli zombie” per i devastanti effetti sul sistema nervoso: chi ne fa uso smette di percepire fame e sete, rischia il soffocamento o l’arresto cardiaco e spesso vive in uno stato di apatia totale.
Diversamente da altre droghe, il fenomeno non colpì solo le classi povere, ma anche professionisti, imprenditori e sportivi, molti dei quali iniziarono a usare degli oppioidi per curare dolori fisici. Barbara Kingsolver, nel romanzo Demon Copperhead, che le è valso un Pulitzer, racconta di questo dramma recuperando il David Copperfield di Dickens.
La crisi, oltre che sanitaria, divenne politica ed economica, poiché decimò la forza lavoro e svuotò intere comunità. Nel 2017 Donald Trump dichiarò l’emergenza sanitaria nazionale e stanziò sei miliardi di dollari per combattere l’abuso di oppioidi. La politica dei dazi contro la Cina mira anche a colpire la produzione di componenti del Fentanyl , in cui il Dragone si è specializzato.
La Cina è infatti oggi il principale produttore di sostanze necessarie per sintetizzare questa droga, che vengono esportate in Messico dove nei laboratori clandestini si ottiene il prodotto finale successivamente trafficato negli Stati Uniti. Si tratta di una strategia che per Washington equivale a un atto di ostilità. Trump e Biden hanno entrambi tentato di negoziare con Pechino una riduzione della produzione, ma con scarsi risultati. Quello dei dazi potrebbe essere uno strumento politico per sedersi al tavolo delle trattative con una leva contrattuale in più.
La questione è diventata parte delle tensioni commerciali fra i due Paesi, tanto che alcuni analisti parlano di “Drug warfare”, una guerra in cui le droghe diventano uno strumento di pressione politica e di indebolimento dell’avversario.
La situazione oggi
Oggi negli Stati Uniti la crisi degli oppioidi resta una delle principali emergenze nazionali. Nonostante un lento calo dei decessi, si continua a morire per overdose ogni giorno. L’attenzione pubblica, però, è cresciuta, e gli Stati federali investono sempre più risorse nella prevenzione e nella cura. Purdue Pharma, che ha già dichiarato bancarotta, ha accettato un accordo da 7,4 miliardi di dollari per risarcire 55 tra Stati e territori.
C’è dibattito negli States per decidere la destinazione di tale cifra. Molti vorrebbero investirla nella distribuzione dei kit di Narcan, uno spray nasale a base di naloxone capace di neutralizzare gli effetti degli oppioidi. Da quando il Narcan è disponibile senza prescrizione, i decessi da Fentanyl sono diminuiti di circa un terzo.
Difficile dire se questo basterà per arrestare una delle più gravi minacce che grava sugli Stati Uniti, ma rimane molto da riflettere su una storia che la dice lunga sui meccanismi e le storture che caratterizzano la società in cui viviamo, spesso incapace di difendere i suoi cittadini da chi si arricchisce o fa politica sulle loro spalle.
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